Fino al 2 giugno 1946 l'Italia era una
Monarchia. Per 100 anni i Savoia ne erano stati i RE contribuendo in
maniera determinante alla nascita dell'Italia come Stato unitario. La
Monarchia aveva tutta una simbologia regale che rappresentava
sia la casa regnante che la tradizione del paese.
"Il Regno d'Italia
1848-1946" ha riscoperto per voi il fascino di quella simbologia
regale, oggi purtroppo perso nel tempo, con tutta una serie di articoli
che con stemmi, simboli e bandiere ci ricordano il fascino dell'Italia
che fu.
La simbologia reale è in Italia
oggi introvabile e solo con molta ricerca si è recuperata questa parte
di storia,sia creando qualcosa di unico ed esclusivo che riscoprendo
originali antichi oggetti, bandiere, cartoline di quell'epoca.
Il Referendum Istituzionale
Monarchia-Repubblica del 2 Giugno 1946
Il Referendum popolare sulla
forma istituzionale dello Stato si svolse il 2/3 giugno 1946 e fu
convocato con un decreto firmato da Umberto II di Savoia. Il fronte
repubblicano non aveva scelto la via rivoluzionaria per liquidare la
Monarchia: quest'ultima, se fosse rimasta, non avrebbe sicuramente
mandato in esilio gli esponenti del fronte repubblicano sconfitto.
L'esilio ingiusto.
L'aver introdotto nella Costituzione della Repubblica (1°gennaio 1948)
la disposizione sull'esilio perpetuo dei Savoia ha rappresentato una
violazione delle regole democratiche del Referendum, nel tentativo di
salvaguardare la Repubblica dal "pericolo" di un ritorno alla
Monarchia.
I Savoia non subirono alcun processo come, invece, avvenne per la classe
dirigente politico-militare della Germania Nazista. Il fronte
repubblicano in Italia non aveva la forza per farlo, anche perchè la
Monarchia, malgrado la campagna di criminilizzazione scatenata contro di
essa e la sconfitta militare, non si era macchiata di crimini e
raccolse, al referendum, quasi la metà dei voti del popolo italiano.
Referendum Contestato (quasi tre milioni di cittadini esclusi dal
voto).
Il referendum in molte regioni si svolse senza che i sostenitori della
Monarchia potessero fare liberamente propaganda per la Corona e quasi
3.000.000 di Italiani (prigionieri di guerra non rimpatriati; Italiani
delle Colonie; abitanti di Trieste, di Gorizia, della provincia di
Bolzano; 300mila profughi della Venezia-Giulia e della Dalmazia; i tanti
certificati elettorali non reperiti; ecc.) non poterono votare: troppi
se si pensa che essi superano la differenza "ufficiale" fra
Monarchia e Repubblica (Monarchia voti 10.719.284; Repubblica voti
12.717.923).
Al Re fu impedito di restare per attendere la proclamazione definitiva
dei risultati da parte della Suprema Corte di Cassazione (18 giugno
1946). Nella notte fra il 10 ed l'11 giugno 1946 il governo, senza
attendere la seduta finale ed ufficiale della Suprema Corte di
Cassazione per la proclamazione dei risultati (18 giugno 1946),
trasferisce al capo del governo i poteri del Re, il quale si trova di
fronte alla drammatica alternativa o di opporsi con la forza o di
partire per l'esilio al fine di evitare spargimento di sangue.
L'ultimo messaggio di Umberto II.
Umberto II, ricevuti gli onori militari, partì per il Portogallo il 13
giugno 1946 dall'aereoporto romano di Ciampino, dopo aver indirizzato il
seguente messaggio al Popolo italiano:
"ITALIANI!
Nell'assumere la Luogotenenza Generale del Regno prima e la Corona poi,
io dichiarai che mi sarei inchinato al voto del popolo, liberamente
espresso, sulla forma istituzionale dello Stato. E uguale affermazione
ho fatto subito dopo il 2 giugno, sicuro che tutti avrebbero atteso le
decisioni della Corte Suprema di Cassazione, alla quale la legge ha
affidato il controllo e la proclamazione dei risultati definitivi del
referendum. Di fronte alla comunicazione di dati provvisori e parziali
fatta dalla Corte Suprema; di fronte alla sua riserva di pronunciare
entro il 18 giugno il giudizio sui reclami e di far conoscere il numero
dei votanti e dei voti nulli; di fronte alla questione sollevata e non
risoluta sul modo di calcolare la maggioranza, io, ancora ieri, ho
ripetuto che era mio diritto e dovere di Re attendere che la Corte di
Cassazione facesse conoscere se la forma istituzionale repubblicana
avesse raggiunto la maggioranza voluta. Improvvisamente questa notte, in
spregio alle leggi e al potere indipendente e sovrano della
Magistratura, il Governo ha compiuto un gesto rivoluzionario, assumendo,
con atto unilaterale ed arbitrario, poteri che non gli spettano e mi ha
posto nell'alternativa di provocare spargimento di sangue o di subire la
violenza. Non volendo opporre la forza al sopruso, nè rendermi complice
dell'illegalità che il Governo ha commesso, lascio il suolo del mio
Paese, nella speranza di scongiurare agli Italiani nuovi lutti e nuovi
dolori. Compiendo questo sacrificio nel supremo interesse della Patria,
sento il dovere, come Italiano e come Re, di elevare la mia protesta
contro la violenza che si è compiuta; protesta nel nome della Corona e
di tutto il Popolo, entro e fuori i confini, che aveva il diritto di
vedere il suo destino deciso nel rispetto della legge, e in modo che
venisse dissipato ogni dubbio e ogni sospetto. ... A tutti coloro che
ancora conservano fedeltà alla Monarchia, a tutti coloro il cui animo
si ribella all'ingiustizia, io ricordo il mio esempio, e rivolgo
l'esortazione a voler evitare l'acuirsi di dissenzi che minaccerebbero
l'unità del Paese, frutto della fede e del sacrificio dei nostri padri,
e potrebbero rendere più gravi le condizioni del trattato di pace. Si
considerino sciolti dal giuramento di fedeltà al Re, non da quello
verso la Patria, coloro che lo hanno prestato e che vi hanno tenuto fede
attraverso tante duirissime prove. Rivolgo il mio pensiero a quanti sono
caduti nel nome d'Italia e il mio saluto a tutti gli Italiani. Qualunque
sorte attenda il nostro Paese, esso potrà sempre contare su di me come
sul più devoto dei suoi figli.
Viva l'Italia! UMBERTO.
Roma, 13 giugno 1946."
Manifesto per il referendum con la Famiglia Reale
S.M. UMBERTO II RE D'ITALIA
La Monarchia potrebbe essere
il migliore modello per amministrare un paese in quanto è un punto
di riferimento per tutto il popolo. Ovviamente la famiglia reale
deve assolutamente essere al di sopra di tutte le parti politiche,
anzi, può privilegiare coloro che la sostengono, ma deve vivere in
maniera veramente dignitosa e trasparente, perchè il suo ruolo è di
dare un esempio di vita al popolo. Se un soggetto non è all'altezza
del compito deve rinunciare in favore di altro componente della
famiglia, sperando che esista, altrimenti qui finisce la Monarchia.
E' un vero peccato che molte famiglie reali di alcuni popoli non
abbiano onorato il proprio compito perdendo ovviamente la fiducia
dei loro "sudditi", e perdendo pure l'unica possibilità di dare al
popolo un Re, visto che un Re non si può inventare, ma si ha in
eredità da alcuni secoli, come troviamo in molte specie animali,
quindi naturali.
Nel caso Italiano abbiamo avuto un re molto equivoco, con
comportamenti irresponsabili e criminali, e se avesse abdicato in
tempi ragionevoli a favore del figlio Umberto II sicuramente avremmo
ancora la Monarchia. Umberto II è stato un uomo responsabile e
dignitoso, dimostrando il buon senso, e scegliendo l'esilio con il
risultato del referendum, tra l'altro molto "chiaccherato", ma se
non avesse fatto questa scelta saremmo caduti certamente in una
nuova guerra civile.
Una parola per la nostra Repubblica - se è vero che il referendum
era truccato, su quali fondamenti è nata?