Home Carabinieri


Non dovrebbe essere necessario evidenziare che questo sito non ha niente di ufficiale con l'Arma,
ma per evitare ogni equivoco ricordo che questo è semplicemente un sito personale.


La mia ammirazione per i Carabinieri è iniziata da quando ero ragazzino, e anche adesso, ormai molto stagionato, continuo ad avere la solita ammirazione e molta stima per quanto fanno a tutti noi, purtroppo anche a costo della Loro Vita.
Nella Loro storia secolare ne hanno passate di cotte e di crude dovendo fare fronte ai vari poteri politici, sempre interessati a mettere le mani sopra l'Arma, ma nessuno è riuscito a condizionarla per propri interessi, e adesso, finalmente,
è la 4a Forza Armata Militare Italiana.

Grazie Carabinieri!

Stemma dell'Arma dei Carabinieri




La Patrona dei Carabinieri


Inno alla Virgo Fidelis

1^ Strofa

In una luce fulgida di fiamma, com'ali bianche nell'azzurro ciel, al tuo trono corrusco, o dolce Mamma, sale il palpito del figlio tuo fedel, che in silenzio preparò il suo cuore ed in silenzio veglia l'avvenir su lui rivolgi gli occhi tuoi d'amore rendi nobile e lieve il suo soffrir.

Ritornello

Tu sei Regina dell'eterna corte perché salisti il monte del dolor : il cuore mio non fermerà la morte perché ha giurato fede al tricolor

2^ Strofa

Se di baleni il simbolo d'argento sulla mia fronte ai raggi guizzerà, e la Bandiera a raffiche di vento nel tripudio di luci ondeggerà, allor più ardente delle tue legioni un grido solo a Te si leverà, o nostra stella, che nel ciel risuoni giuramento d'amore e fedeltà.

Ritornello

Tu sei Regina dell'eterna corte perché salisti il monte del dolor : il cuore mio non fermerà la morte perché ha giurato fede al tricolor.


Preghiera del Carabiniere

Dolcissima e gloriosissima Madre di Dio e nostra,
noi Carabinieri d'Italia,
a Te eleviamo reverente il pensiero,
fiduciosa la preghiera e fervido il cuore!

Tu che le nostre Legioni invocano confortatrice e protettrice
con il titolo di "VIRGO FIDELIS".
Tu accogli ogni nostro proposito di bene
e fanne vigore e luce per la Patria nostra.

Tu accompagna la nostra vigilanza,
Tu consiglia il nostro dire,
Tu anima la nostra azione,
Tu sostenta il nostro sacrificio,
Tu infiamma la devozione nostra!

E da un capo all'altro d'Italia
suscita in ognuno di noi
l'entusiasmo di testimoniare,
con la fedeltà fino alla morte
l'amore a Dio e ai fratelli italiani.
 
Amen!


I Mezzi

All'inizio era il cavallo

Da un documento conservato presso l’Archivio di Stato di Torino portante la data del 9 agosto 1814 risulta la consistenza numerica del Corpo dei Carabinieri Reali a 25 giorni dalla sua fondazione, avvenuta il 13 luglio di quell’anno: 476 militari a cavallo, 327 militari a piedi, per un totale della forza di 805 unità. Di quelli a cavallo, 27 erano ufficiali, compreso il Colonnello Comandante, 13 marescialli, 69 brigadieri e 367 carabinieri. La preminenza degli uomini a cavallo era determinata dal tradizionale ordinamento in ambito militare a fare dei reparti montati le punte rappresentativamente più rilevanti degli eserciti.

Le "macchine ciclistiche"

Altro non erano che le biciclette, che alla loro apparizione destarono interesse e preoccupazione agli alti livelli militari. La sua adozione appariva inevitabile, ma con cautela. Il Ministero della guerra ne autorizzò l’uso da parte dei militari dell’Esercito nel 1895, ma a determinate condizioni. Tant’è che il Comando Generale dell’Arma ritenne di emanare una circolare in proposito in data 5 giugno dello stesso anno. Vi si legge, fra l’altro: “…oltre alle limitazioni di tempo e di luogo, che all’uso del velocipede, saranno stabilite dai signori Comandanti di Corpo d’Armata e di Presidio, gli ufficiali dovranno imporsi essi medesimi quelle consigliate dal riserbo e dalla serietà che le loro speciali attribuzioni richiedono”.

Motorizzazione

La motorizzazione delle Forze Armate italiane risale addirittura al 1899, agli albori, cioè, dell’automobilismo. In quell’anno, infatti, il Regio Esercito acquistò un autocarro a vapore De Dion Bouton. Alla vigilia della Grande Guerra (1915-18) i piani operativi dello Stato Maggiore italiano contemplavano largamente l’uso di mezzi a trazione motoristica. Come era accaduto per l’aviazione, che in quel periodo pionieristico non era ancora inquadrata in una specifica specialità, tant’è che gli aviatori provenivano da tutte le armi conservandone distintivi e divisa (numerosi furono i Carabinieri piloti), per l’automobilismo accadde altrettanto. A condurre i nuovi mezzi erano militari di ogni provenienza, Carabinieri compresi

Il più antico documento fotografico che si conosca che ritragga i Carabinieri addetti ad un automobile (all’epoca era maschile) risale al 1918: nella zona di Pordenone, un ufficiale austriaco e un capitano dei Carabinieri sostano accanto ad un’automobile che aveva portato in località Olo gli ufficiali dello Stato Maggiore italiano incaricati di trattare le condizioni della resa da parte dell’Austria. L’auto è una FIAT “2B”, versione Landaulet targata SM 51190.


Fiat 2B

A cavallo degli anni ‘20 e ‘30 fece la comparsa uno strano autoveicolo assegnato alla giovane specialità dei Carabinieri Sciatori. Si trattava di una specie di pullman a cielo aperto, con 4 vani di accesso sul lato sinistro privi di portiere e con 5 file di posti a sedere, dalla capienza complessiva di 15 posti.


SPA 25 C/12 per CC sciatori.

Dello stesso periodo era la FIAT modello 4, di cui alcuni esemplari vennero attribuiti ai Servizi automobilistici del Palazzo del Quirinale, e quindi alla cura dei Carabinieri Guardie del Re, i popolari Corazzieri. Era la stessa autovettura di cui si serviva il re Vittorio Emanuele III durante le sue visite al fronte italo-austriaco. Costruita a partire dal 1911, era dotata di un motore monoblocco a quattro cilindri con valvole unilaterali di 5.699 cmc, che al regime massimo di 1.700 giri erogava 55 CV. Inizialmente munita di trasmissione a catena, dal 1912 venne equipaggiata con quella a cardano. La velocità massima era di circa 90 km/h con un consumo di 24 litri per 100 km. Il cambio era a 4 velocità più retromarcia.


Fiat Modello 4

Fra i mezzi da trasporto affidati ai Carabinieri durante il primo conflitto mondiale va ricordato in particolar modo l’autocarro FIAT 18 BL, entrato autorevolmente di diritto nella storia della motorizzazione militare. Dotato di un motore a 4 cilindri di 5650 cmc, disponeva di una potenza di appena 30 CV a 1.000 giri, ma la sua affidabilità e robustezza sono rimaste proverbiali. Aveva ruote piene, cioè prive di camera d'aria, singole anteriormente, gemellari dietro.


Fiat Autocarro 18 BL

Nel ‘32 sulla scena dell’industria automobilistica nazionale era apparsa la “Balilla”, la leggendaria vetturetta destinata a motorizzare l’Italia.Le Forze Armate se ne dotarono immediatamente: era poco ingombrante, di concezione meccanica molto semplice, dal consumo limitato e, soprattutto, dal prezzo non proibitivo. Alla sua presentazione, avvenuta al Salone dell’Automobile di Milano dell’aprile 1932, il prezzo veniva indicato in 10.800 lire, non certamente economico, ma sicuramente interessante.

Il successo della nuova autovettura fu strepitoso: nel 1934, alla fine del suo secondo anno di vita, ne erano stati venduti 41.395 esemplari, una cifra record per quei tempi.

Nel 1937 la gloriosa “Balilla” venne sostituita dal modello “508 C”, sottodenominata Balilla 1100. In verità tutti la chiamarono subito “FIAT 1100”, nome che assunse ufficialmente nel 1939. In verità della collaudata Balilla il nuovo modello non aveva ormai quasi più nulla. La maggiore cilindrata era stata ottenuta lasciando invariata la corsa dei pistoni (75 mm) e maggiorandone l’alesaggio, portato da 65 a 68 mm., con una potenza di 32 CV a 4.000 giri/min.


La scorta d'onore dei Carabinieri alla delegazione italiana
dopo la firma dei Patti Lateranensi (11 febbraio 1929).

La FIAT “514”, nata nel 1929, è stata, dopo la 509 della stessa casa, la seconda auto con motorizzazione ridotta: la 509, infatti, aveva una cilindrata di 990 cmc, mentre la 517 era di 1438 cmc. A grandi linee derivava dal modello 503, prodotto fra il 1926 e il 1927, che aveva una cilindrata superiore di appena 22 cmc.

Si era alla vigilia della Campagna dell’Africa Orientale, ove i Carabinieri, nelle colonie della Somalia e dell'Eritrea, disponevano già di una estesa rete operativa, quanto mai bisognosa di mezzi di locomozione non pesanti ed adatti al particolare terreno.

La vigilia del Secondo Conflitto Mondiale aveva messo in stato d’allerta le case automobilistiche italiane, la cui produzione era ormai da tempo orientata in senso bellico. L’apparizione nel 1937 della “508 C Coloniale” affiancata alla “1.100” di serie, ne è la conferma.


Fiat 508 C Coloniale

Nel settore motociclistico,

 durante lo stesso conflitto, l’Arma aveva in dotazione i seguenti modelli: Bianchi 250, Bianchi 500, Gilera 250, Gilera 500, Benelli 250, Benelli 500, Guzzi 500, Guzzi Leggera e Sertum.

Nel febbraio del 1912 il Ministero della Guerra, con dispaccio n. 7886 autorizzò gli ufficiali dell’Arma a far uso della motocicletta per esigenze di servizio, subordinatamente alla loro capacità di guida. Qualcosa del genere era accaduto una ventina di anni prima a proposito della “macchina ciclistica”. Inizialmente le motociclette venivano importate dall’estero, come la “Excelsior” e la motocarrozzetta “Indian”. Prime motociclette italiane furono la Frera, col modello “2 1/2 HP” del 1922, e la Borgo, che importava le robuste motocarrozzette americane “Reading Standard” commercializzandole in Italia col suo marchio applicato sul carrozzino. Fra le case italiane, subito dopo la Prima Guerra Mondiale, si affermarono in campo militare la “Bianchi”, che aveva ottenuto una prima importante affermazione già nel 1913 col modello “C 75 A” di 500 cmc, la “Guzzi” e la “Gilera”.

Alla fine del Secondo Conflitto Mondiale, nel cruciale 1945, il parco motoristico dell’Arma disponeva di appena 466 autovetture e di 929 motocicli.


Fiat 1100 R


L'Arma decolla

Prima era il cavallo, poi la bicicletta e quindi i mezzi a motore. Ma pur sempre in dimensione terrena. Pur con la legittima cautela imposta dalle prospettive delle innovazioni, la disponibilità dell’Arma dei Carabinieri verso il progresso scientifico è stata sempre senza riserve. Anche quando si trattò di proiettarsi in una nuova dimensione, quella aerea. Accadde agli inizi della Grande Guerra, nel 1915. Nel cielo erano già apparse le “macchine volanti”, leggere, insicure, quasi irreali. La loro possibile utilizzazione bellica, comunque, non sfuggì a nessuna delle potenze che si accingevano al più immane scontro che la storia conoscesse. Anche l’Italia avvertì l’utilità risolutiva di colpire dal cielo. In breve tempo nacque l’industria aeronautica e, con essa, una nuova specialità militare, quella dei piloti.

Origini

I Carabinieri iniziano a volare durante il I Conflitto Mondiale, a cui partecipano con oltre 170 piloti inquadrati nel Corpo Aeronautico Militare del Regio Esercito, intervenendo a tutte le più importanti fasi della Grande Guerra.

Molte sono le figure di spicco che a bordo di trabiccoli volanti effettuano ricognizioni a bassissima quota sulle linee nemiche, bombardano obiettivi militari ed ingaggiano scontri aerei guadagnando medaglie e ricompense per comportamenti assolutamente straordinari, soprattutto se rapportati ai precari mezzi dell’epoca.


La figura più significativa di questo gruppo di avventurosi militari è certamente il Brigadiere Ernesto Cabruna, pluridecorato al Valor Militare e promosso Sottotenente per meriti di Guerra.

L'Arma Naviga

Nel corso del 1956 il Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri prospettò al Ministero della Difesa Marina la necessità di disporre di propri motoscafi soprattutto allo scopo di svolgere perlustrazioni costiere per sorvegliare i movimenti di natanti e di persone lungo la costa, per impedire espatri ed ingressi clandestini di armi via mare, per i rastrellamenti da mare in concomitanza con quelli da terra e per le altre eventuali esigenze di sicurezza proprie dei servizio dell'Arma.

Alla fine del 1957 i natanti necessari alle esigenze operative dell'Arma furono fissati in 6 motoimbarcazioni da mt. 14 e 12 motoscafi da mt. 6; la loro fornitura venne aggiudicata nel maggio 1958 rispettivamente alla Coop. Costruzioni Navali del Lido di Roma ed ai Cantieri Celli di Venezia.


Con D.P.R. n. 1016 del 30 settembre 1958 l'Arma dei Carabinieri fu autorizzata ad innalzare, sui propri natanti a motore, nei servizi di polizia marittima, lacuale e fluviale e di rappresentanza, la bandiera navale della Marina Militare.


Militari del Servizio Navale dell'Arma nell'uniforme del 1960.

 


Una delle prime motovedette assegnate all'Arma (1960) in esercitazione inun porto italiano.

 


Motoscafo dell'Arma con militari subacquei in servizio nel 1960 sul Tevere, a Roma.

per approfondimenti    Arma Carabinieri


L’Arma dei Carabinieri, in relazione ai propri compiti, partecipa a vari organismi militari interforze o di polizia, nazionali o internazionali, secondo le norme che ne regolano la composizione ed il funzionamento.

 Partecipazione ad operazioni militari all’estero.

Sulla base delle direttive del Capo di Stato Maggiore della Difesa, l’Arma partecipa alle operazioni militari all’estero, comprese le operazioni per il mantenimento ed il ristabilimento della pace e della sicurezza internazionale, al fine, in particolare, di realizzare condizioni di sicurezza ed ordinata convivenza nelle aree d’intervento. Concorre, altresì, ad assicurare il contributo nazionale alle attività promosse dalla comunità internazionale o derivanti da accordi internazionali, volte alla ricostruzione ed al ripristino dell’operatività dei corpi di polizia locali nelle aree di presenza delle Forze Armate, assolvendo compiti di addestramento, consulenza, assistenza e osservazione. In caso di conflitti armati e nel corso delle operazioni di mantenimento e ristabilimento della pace e della sicurezza internazionale, i comandanti dell’Arma, analogamente agli altri comandanti militari, vigilano, in concorso, ove previsto, con gli organismi internazionali competenti, sull’osservanza delle norme di diritto internazionale umanitario.


Reparti di MP in Eritrea

La componente operativa responsabile dell’attuazione delle attività di cooperazione militare internazionale è la 2^ Brigata Mobile, che, attraverso le unità dipendenti, costituisce l’asse portante delle "Multinational Specialized Unit" (M.S.U.), ossia le forze internazionali di polizia, formula ideata dall’Arma nel 1998 con l’impegno in Bosnia Erzegovina.


MSU

L’Arma partecipa poi alla cooperazione internazionale di polizia sviluppata attraverso l’Organizzazione Internazionale di Polizia Criminale -OIPC - Interpol, distaccando, in particolare, propri Ufficiali presso il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia posto alle dipendenze del Dipartimento della Pubblica Sicurezza - Direzione Centrale della Polizia Criminale. 


Interpol

Si è così giunti, nel mese di ottobre 1999, alla formalizzazione dell’Accordo FIEP (acronimo delle iniziali dei primi quattro Paesi firmatari - Francia, Italia, Spagna e Portogallo) cui aderiscono, oltre all’Arma dei Carabinieri, la Gendarmeria Nazionale francese e la Guardia Civile spagnola, la Guardia Nazionale Repubblicana portoghese, la Gendarmeria turca, la Koninklijke Marechaussée olandese e la Gendarmeria Reale marocchina.

Contemporaneamente, sono stati sottoscritti accordi tecnici bilaterali con la Gendarmeria rumena, le Truppe Militarizzate Interne dell’Ucraina, le Forze Armate del Qatar e la Gendarmeria Nazionale Argentina, sempre nell’ottica di ampliare le esperienze di cooperazione in materia di addestramento, formazione dei quadri, sistemi informatici, pubbliche relazioni e rapporti con il pubblico.

Numeroso è anche il personale militare straniero che chiede di accedere ai corsi ed alle attività addestrative gestite dall' Arma ed aperte alla partecipazione estera,

Gendarmeria francese Gendarmeria portoghese Guardia Civil spagnola Mareschaussée olandese
Gendarmeria francese Gendarmeria portoghese Guardia Civil spagnola Mareschaussée olandese

D.I.A. e D.C.S.A.

Nell’ambito del Dipartimento della Pubblica Sicurezza sono istituiti due organismi interforze ai quali l’Arma partecipa con proprio personale ed in numero paritetico rispetto a quello della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza:

  • la Direzione Investigativa Antimafia (D.I.A.), organismo investigativo specializzato che ha il compito di assicurare lo svolgimento delle attività di investigazione preventiva attinenti alla criminalità organizzata, nonché di effettuare indagini di polizia giudiziaria relative a delitti di associazione di tipo mafioso o, comunque, riconducibili all’associazione medesima;

  • la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (D.C.S.A.), organismo attraverso il quale il Capo della Polizia - Direttore Generale della Pubblica Sicurezza – attua le direttive emanate dal Ministero dell’Interno in materia di coordinamento e di pianificazione delle forze di polizia per la prevenzione e repressione del traffico illecito di sostanze stupefacenti.

DIA D.C.S.A.
DIA D.C.S.A.

per approfondimenti    Arma Carabinieri