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Carabinieri 7 |
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PERCHÉIn un'epoca in cui gli eventi storici si compiono nel giro di pochi giorni e nella quale le parole stesse invecchiano prima ancora di essere pronunciate, potrebbe apparire un proposito accademico presentare al pubblico un'altra Storia dei Carabinieri. Il ‘93 con le sue serrate scadenze incalza, trasformazioni profonde incombono, sia pure tra tanti ritardi, sul nostro Paese. Anche L’Arma, che di questo Paese certo è parte viva ed integrante, conoscerà ed affronterà la sfida dell'integrazione europea. Perché dunque rimandare al 1814 quando già il 1989 ci sembra appartenere ad un’epoca lontana? Perché la Storia è innanzi tutto un racconto affascinante che ci permette di riprendere quel distacco e quell'equilibrio profondo così necessari per affrontare il nostro tempo. Non è con l'incalzare della cronaca e della routine quotidiana che si ha il senso del percorso compiuto e forse nemmeno l'idea della strada ancora da percorrere. La Storia dell’Arma è allora una buona occasione per riflettere sulla Storia della nostra nazione attraverso le vicende di una delle sue istituzioni più prestigiose. Le difficoltà le conquiste e gli scacchi del passatoci sembrerebbero allora molto più contemporanei e significativi dell'ultimo clamore dei massmedia. Storia e non oleografia. Gli uomini che hanno ben meritato della Patria non ne hanno bisogno: la verità delle loro azioni brilla di luce propria. Perché la lotta per conservare intatti l'onore e la missione di carabiniere e di cittadino acquista, ancora più significato se immerso nelle contraddizioni della sua epoca. Scopriremo che le virtù civiche e militari richieste ad un militare dell'Arma erano e sono uno sforzo quotidiano, non di rado un sacrificio totale. Chi porta i simboli dell’Arma e talvolta solo con i suoi dubbi nel momento della decisione, e soltanto la sua fede umana e profonda fatta di onestà, disciplina e senso delta Stato lo aiuta ad andare avanti. E’ dunque con l’augurio che questo racconto di antiche cose italiane possa permettere una migliore conoscenza del presente e, perché no, immettere una scintilla di dubbio in qualche idea preconcetta, che mi e grato introdurre la Storia dei Carabinieri pubblicata dalla nostra Rivista. Gen. C.A. Antonio Viesti
Premessa Tuta nera, mitraglietta tedesca imbracciata e soprattutto un passamontagna nero che lascia vedere solo la bocca e gli occhi. Recenti episodi di cronaca hanno mostrato i carabinieri in questa tenuta insolita. Chi non l'avesse saputo avrebbe pensato di avere di fronte un gruppo di terroristi o rapinatori, eppure è uno dei tipici abbigliamenti del reparto d'élite GIS (Gruppo Intervento Speciale) che insieme ad un'altra formazione dell’Arma, i Cacciatori d'Aspromonte, ha portato duri colpi alla malavita organizzata, soprattutto nelle operazioni per la liberazione di ostaggi. La loro storia dimostra però che la fedeltà è una virtù difficile da praticare. Lo sanno bene anche i gesuiti, un'altra istituzione a forte matrice militare. Ed è in una situazione di emergenza e di sconvolgimento che si assiste alla nascita di un corpo dalla doppia funzione di polizia e militare come i carabinieri.
Se le Regie Patenti del luglio 1814 segnano la nascita dei carabinieri, il regolamento stilato un mese dopo fornisce la prima ossatura concreta dei compiti del corpo. Merita di essere riportato nella sua interezza perché, cambiando i tempi e le situazioni, ben poco sembra essere mutato nei compiti principali di questa istituzione in questi ultimi 170 anni. Non stupisca la brevità del regolamento: più di un secolo fa le strutture e la società che le esprimeva erano molto meno complesse di quanto non siano al giorno d'oggi. I trattati generalmente stavano in una pagina, mentre gli odierni trattati di disarmo possono essere scambiati per elenchi del telefono.
Così nacque la Benemerita Rientrato in Piemonte dopo la caduta di Napoleone, Vittorio Emanuele I di Savoia costituì il Corpo dei Carabinieri ispirandosi alla Gendarmeria francese. Napoleone, che aveva letteralmente messo a soqquadro l'Europa per un buon decennio, era stato appena dichiarato decaduto dal suo imperiale titolo il 3 aprile 1814 e Vittorio Emanuele I di Savoia poteva finalmente fare ritorno, sull'onda della Restaurazione, al suo Regno di Sardegna. I suoi possedimenti comprendono, oltre all'isola, i ducati di Savoia, Aosta, Monferrato, Nizza, Oneglia, le città di Alessandria, Voghera, Tortona, Vigevano e le zone della Val Sesia, Val d'Ossola, Lomellina. La situazione politica in Italia era dominata allora da due fattori largamente coincidenti: Austria e Restaurazione. Un potente ed efficiente caposaldo dell'Impero d'Austria è quindi rappresentato dal Regno lombardo - veneto, da cui si irradia l'influenza politica verso i più piccoli Stati italiani. Tra questi vi sono: il ducato di Modena; il ducato di Parma; il granducato di Toscana (tutti e tre con regnanti imparentati con la famiglia imperiale austriaca degli Asburgo); lo Stato pontificio, in cui la fazione politica conservatrice aveva avuto il sopravvento; il regno delle Due Sicilie, il cui sovrano, Ferdinando I, aveva appena abrogato la costituzione. In tutti questi Stati prevale un orientamento politico conservatore che favorisce la stretta intesa con l'Austria contro ogni ritorno rivoluzionario o libertario. Non solo le polizie sono attive nel ricercare gli elementi dissidenti, ma talvolta vengono costituite società segrete il cui scopo è di appoggiare con ogni mezzo il nuovo ordine reazionario. Anche in Piemonte giocava l'accoppiata Austria - Restaurazione nel determinare il clima politico, inasprito dal fatto che il precedente governo si era retto sulla potenza militare dei francesi invasori. L'ordine pubblico, come era prevedibile dopo un simile rivolgimento politico, era quanto mai precario ed era gestito a stento dagli elementi della disciolta Gendarmeria di istituzione francese. In Francia la Gendarmeria aveva origini medievali con la delega del re ad un maresciallo dei potere giudiziario in zona di guerra. Allo scopo di controllare gli eccessi cui volentieri si abbandonavano le sue truppe dopo le battaglie e gli assedi, il maresciallo disponeva della "maréchaussée” (appunto un maresciallato), composta da compagnie di polizia e da giudici, che formavano tribunali militari. L'intelaiatura di comando di questa polizia e della giustizia militare era costituita dai prevosti che erano a capo dei tribunali. Le competenze strettamente militari dei prevosti continuarono con la creazione di eserciti permanenti, cui corrispose l'istituzione di prevosti provinciali per controllare le guarnigioni. L'estensione a compiti di polizia civile avvenne nel 1536 con la decisione del re Francesco I di Valois di affidare ai prevosti la repressione dei cosiddetti delitti di strada, cioè del brigantaggio. Questo concetto fondamentale di duplice polizia civile e militare in un unico corpo sopravvisse alla Rivoluzione Francese ed è tuttora presente nell'ordinamento di polizia francese. Dopo essere sbarcato l'8 maggio a Genova, il vecchio re si affretta a cancellare tutte le vestigia dell'odiato passato rivoluzionario. Tuttavia comprende piuttosto rapidamente che è necessario creare uno strumento che svolga le essenziali funzioni della Gendarmeria. La funzione sopravvive, il nome cambia. Nel giro di un mese l'opinione nei quadri dirigenti della corte si consolida intorno alla soluzione del problema del mantenimento dell'ordine. Il barone Des Geneys, Maggiore Generale delle Armate di Fanteria e Capo Squadra della Marina, in un appunto comunicava che «esaminando anche lo stato attuale delle fortunate regioni ritornate sotto il paterno dominio del loro legittimo Sovrano, non si può fare a meno d'esser vivamente impressionato dalle grandi minacce che dovunque si celano contro la tranquillità pubblica, delle quali non si possono individuare altre cause fuorché le passate peripezie e gli straordinari felici eventi, i quali devono giustamente far sperare in un avvenire fortunatissimo ...». Riflettendo poi sui mezzi coattivi per reprimere il disordine, si osserva come sarebbe «sia opportuna che efficace l’istituzione del Corpo dei Carabinieri Reali. Esso potrà ancor più rendersi utile con la nuova formazione progettata che non solo darà maggior forza con l'aumento del numero degli effettivi, ma più ancora con l'immissione degli eccellenti Ufficiali, che fondatamente si spera di incorporare». Fu così che nel giugno del 1814 fu stilato dalla Segreteria di Guerra (un equivalente dell'attuale Ministero della Difesa) un "Progetto di istituzione di un Corpo militare per il mantenimento del buon ordine" a firma del capitano reggente di Pinerolo, Luigi Prunotti. In diciotto articoli veniva redatto un regolamento che servì di base a successivi documenti. Il 16 giugno dello stesso anno fu completato un secondo studio, “ll Progetto d'Istruzione Provvisoria per il Corpo dei Carabinieri Reali”, controfirmato dal Generale d'Armata Giuseppe Thaon di Revel. In questo progetto si prevedevano molteplici compiti che, in un italiano un po' più moderno del testo originale, suonano così: «Si farà ogni giorno da due carabinieri d’ogni Brigata a cavallo un giro di pattuglia sulle strade principali, quelle di traversa, sulle strade vicinali, nei comuni, casali, cascine ed altri luoghi del distretto di ciascuna Brigata... I Marescialli e Brigadieri marceranno coi Carabinieri per i suddetti giri di pattuglia, anche per i compiti di servizio sia ordinario che straordinario... I Carabinieri arresteranno i malviventi di qualunque specie anche se semplicemente sospetti, colti in flagrante contro i quali la voce dei cittadini richiederà la loro azione». I casi straordinari d'intervento dei costituendi carabinieri comprendevano anche: furti con scasso, commessi da bande di malviventi, incendi ed assassini; rapine a corrieri governativi, diligenze cariche di munizioni o soldi dello Stato; rapimenti; repressione dello spionaggio; repressione del contrabbando e dell'accaparramento di granaglie e viveri; lotta ai falsari. Il progetto prevedeva la formazione di una sorta di Ministero degli Interni, detto “Buon Governo", con la funzione di sovrintendere all’apparato di polizia, di cui i carabinieri sono la forza militare a disposizione.
Le originiEcco tutto quello che dicevano le Regie Patenti Tutto questo lavoro di preparazione culminò con la promulgazione delle Regie Patenti del 13 luglio 1814, che segnarono la nascita dei Carabinieri. Le patenti costituivano un atto ufficiale con il quale si dava formalmente il via a progetti di particolare rilievo per lo Stato e si stabilivano compiti e competenze per il progetto in questione. Il preambolo dello storico documento, che ci siamo preoccupati di aggiornare nel frasario. esprime in modo sufficientemente chiaro e intelligibile le circostanze della nascita del Corpo dei Carabinieri Reali.
AMPIE COMPETENZE. Quello che si configura nelle Regie Patenti del 13 luglio 1814 é dunque un corpo di élite, con ampie competenze in materia di ordine pubblico, la cui funzione di protezione della stabilità interna è considerata talmente importante da venir solo dopo la salvaguardia della persona del sovrano stesso. Questa posizione di preminenza dell'Arma verrà riconfermata in tutti i regimi successivi, fatta eccezione per quello fascista che istituì (ma senza troppo successo, va precisato) un contraltare nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN). Nei primi dell'agosto 1814 veniva emanato l'apposito "Regolamento per l'istituzione del Corpo", in cui sono fissati e specificati molti ruoli già delineati negli studi preparatori di giugno. Sempre in quei giorni (3 agosto) una Lettera Patente nomina Presidente Capo di Buon Governo il Generale d'Armata Giuseppe Thaon di Revel di Sant'Andrea, il quale è contemporaneamente Governatore della città, cittadella e provincia di Torino. In quanto Presidente del Buon Governo, il Thaon di Revel è da considerare anche il primo comandante generale del corpo. Sei giorni dopo, insieme alla nomina del "Signor Conte Provana di Bussolino, colonnello comandante d'esso Corpo" con l'incarico di procedere alla formazione del medesimo ed all'assegnazione degli incarichi, la Determinazione sovrana (9 agosto) stabilisce l’articolazione del Corpo in carabinieri a cavallo e carabinieri a piedi, nonché i lineamenti generali della divisa. L’ORGANICO INIZIALE. La forza con cui i carabinieri cominciano ad operare é di 27 ufficiali e 776 tra sottufficiali e truppa (che allora venivano chiamati Bass'uffiziali e bassa forza). Più precisamente gli ufficiali comprendono: un colonnello con il suo aiutante maggiore, quattro capitani, dieci luogotenenti (i nostri attuali tenenti), dieci sottotenenti ed un quartiermastro. Quest'ultimo aveva funzioni logistico-amministrative e si occupava, fra le altre cose, di vitto, casermaggio e assegni. I sottufficiali erano: quattro marescialli d'alloggio a piedi e tredici a cavallo, cinquantuno brigadieri a piedi e sessantanove a Cavallo ed infine 277 carabinieri a piedi e 367 a cavallo. Il maggiore costo della forza montata rispetto a quella appiedata era compensato dalla superiore mobilità e dal maggiore raggio di azione e controllo. Non dobbiamo dimenticare che un uomo a piedi non supera una velocità media di cinque chilometri orari. DODICI DIVISIONI. Il Corpo venne articolato in Divisioni (corrispondenti agli attuali gruppi territoriali), una per provincia e comandata da un capitano. Ne furono previste dodici, ma quelle costituite immediatamente furono soltanto sei: Torino, Savoia, Cuneo, Alessandria, Nizza e Novara. Ogni divisione aveva sotto di sé una serie di Luogotenenze, guidate da un luogotenente o da un sottotenente. Queste coordinavano l'ultimo anello ordinativo della catena, le Stazioni, che erano capillarmente distribuite su tutto il territorio e comandate da marescialli o brigadieri. L'obiettivo di costituire una prima linea di difesa territoriale e di coprire sistematicamente il territorio per il controllo della criminalità fu considerato di primaria importanza ed è rimasto praticamente lo stesso fino ai nostri tempi. Una selezione severa per entrare nell'Arma Come per tutti i corpi scelti, e in particolar modo per quelli addetti alla sicurezza interna, si pose il problema molto delicato dei criteri di reclutamento. Da un lato il problema veniva risolto dando accesso quasi esclusivo a chi avesse prestato servizio per quattro anni in altri corpi. Diversamente da quanto avviene oggi (accesso per concorso diretto e reclutamenti annuali con la leva), quella disposizione garantiva la presenza di persone che fossero già pienamente formate alla disciplina ed alla vita militare. La validità di questo concetto è stata ripresa nel corso di questi ultimi due anni da diverse proposte che mirano a restringere nuovamente il reclutamento di tutti i corpi di polizia solo ai volontari a ferma biennale nei corpi militari. Due ulteriori filtri per l'aspirante carabiniere di allora erano rappresentati dal requisito di statura pari a non meno di 39 oncie (circa un metro e settantacinque) e da quello di saper leggere e scrivere. In un'epoca nella quale l'analfabetismo toccava valori normali almeno dell'80 per cento e la statura media risentiva di una dieta povera di proteine e lipidi, si trattava di requisiti davvero molto severi. Non meno importanti erano naturalmente le caratteristiche politiche del personale reclutato. Molti elementi della precedente Gendarmeria erano stati esonerati dal servizio di quel corpo perché ritenuti fedeli alla monarchia sabauda o perché sospettati di liberalismo dall'occhiuta polizia politica napoleonica. Proprio questi costituirono un nucleo fedele di appartenenti alla neonata istituzione. Altrettanto attenta era la scelta degli ufficiali, anche se si fece particolare attenzione alla loro competenza acquisita nelle armate napoleoniche. SOTTO GLI ZAR. L'emergenza della situazione interna del Regno di Sardegna faceva rapidamente chiudere un occhio sui precedenti, nonostante il clima di restaurazione imperante COME I GRANATIERI. I famosi alamari d'argento erano in comune con un altro corpo scelto: i granatieri. Che cosa avevano in comune due corpi dalle mansioni così diverse e perché uno dei distintivi dei carabinieri è proprio una granata, la famosa "fiamma"? La parola carabiniere, di per sé, non era affatto nuova. Derivava dall'arma, la carabina, caratteristica di reparti di fanteria leggera, che avevano a disposizione anni di maggiore precisione, gittata e distruttività, come appunto la carabina e la granata. I fanti di questi reparti avevano un addestramento superiore perché, a differenza dei loro colleghi della fanteria di linea, costretti a muoversi in formazioni pesanti e a contatto di gomito, dovevano possedere maggiore mobilità ed iniziativa.
Con la sciabola e la carabina LE ARMI DEL CORPO. Così la Determinazione sovrana del 9 agosto 1814 fissava con precisione l'armamento nel suo undicesimo articolo: «L'armamento per gli individui del Corpo dei Carabinieri Reali deve consistere in una carabina per quelli a cavallo, ed un fucile per quelli a piedi della qualità la più leggera. Avrà ognuno di essi individui una sciabola, col cinturone a tracolla ... ; ed inoltre per quelli. a cavallo due pistole di fonda». Con il successivo "Regolamento per gli uniformi" (8 novembre) l'armamento fu ulteriormente specificato. ADDESTRAMENTO OSSESSIVO. E’ anche facile comprendere che con queste armi era necessario un addestramento meccanico, quasi ossessivo, per tirare con celerità e freddezza sotto il fuoco nemico, e soprattutto che, dopo un po' di fucilate, l'arma risolutiva restava quella bianca, baionetta o sciabola. Le pistole funzionavano con lo stesso principio, ma non venivano portate sulla persona, bensì agganciate alla sella nella fonda, da cui derivò l'attuale fondina. BARBA E CAPELLI. Severi erano i regolamenti per il taglio dei capelli e per quel che riguardava barba e baffi. Non si trattava, come potrebbe sembrare, soltanto di una fissazione più o meno tipicamente militare per l'uniformità (la stessa uniforme ha proprio questo significato), ma una preoccupazione di carattere igienico e politico. Il taglio corto dei capelli si rivelava indispensabile per ragioni estetiche e di disciplina, ma anche e soprattutto per il controllo e l'eliminazione dei pidocchi, una piaga diffusissima in tempi nei quali i livelli di igiene erano molto bassi e non esistevano pesticidi o shampoo efficaci. Invece capelli e basette lunghi, insieme ai baffi ed al pizzetto, avevano connotati indiscutibilmente rivoluzionari. Non è tiri caso che tanti patrioti del Risorgimento avessero capelli lunghi e portassero la barba. Chiunque poi ricordi il '68 saprà che anche allora si poteva agevolmente distinguere a colpo d'occhio l'affiliazione politica di uno studente semplicemente dall'insieme del suo abbigliamento. per approfondimenti Arma Carabinieri Da Grenoble al 1848 Premessa Il periodo dal 1815 al 1848 è particolarmente ricco di eventi che il neocostituito Corpo dei Carabinieri è chiamato ad affrontare. Tanto per cominciare Napoleone non si arrende all'idea di restare nel suo esilio all'isola d'Elba in cui le grandi potenze vincitrici (Austria, Prussia, Russia e Gran Bretagna) lo hanno relegato: evade e sbarca in Francia il 10 marzo 1815. La notizia getta nello scompiglio tutta l'Europa ed in particolare i sovrani appena restaurati, tra cui quelli italiani. Il Regno di Sardegna offre il suo determinante contributo allo sforzo austriaco contro il settore della Francia meridionale, dopo aver respinto le puntate francesi in Savoia
LA RIORGANIZZAZIONE DEL 1816. Ancora durante la guerra era continuata la riorganizzazione sia dei Carabinieri Reali che delle altre istituzioni di sicurezza interna.
LA TEMPESTA DELLA COSTITUZIONE. La pax austriaca, sapientemente e spregiudicatamente instaurata da quel grande statista conservatore che era il principe di Metternich, durò appena cinque anni, anche se le basi del suo sistema, fondato sull'equilibrio delle potenze, crollò definitivamente soltanto nel 1914. Il problemi principale non fu rappresentato tanto dalla complessa valutazione degli effettivi rapporti di forza, quanto dalla sostanziale incapacità, per un uomo di cultura settecentesca, di capire come le aspirazioni libertarie e democratiche non fossero soltanto il prodotto di alcune teste calde. Già in età napoleonica avevano cominciato a diffondersi le sette (società segrete) carbonare, alle quali aderivano non solo aristocratici progressisti, ma soprattutto esponenti della media e piccola borghesia, che vedevano minacciate dal Congresso di Vienna le conquiste politiche e sociali della Rivoluzione francese, consolidate durante l'età napoleonica.
In Italia si diffondono così due tipi di organizzazioni considerate sovversive dai governi: nel centro e a sud le carbonerie, a nord le sette organizzate da Filippo Buonarroti, massimo rappresentante delle idee egualitarie e proto-socialiste fino al 1830. La caratteristica delle sette buonarrotiane (tra cui in Italia gli Ad elfi, i Sublimi Maestri Perfetti, il Mondo) era la suddivisione degli adepti in tre categorie. Le prime si battevano per la sovranità popolare, facilmente raccordabile con le aspirazioni costituzionali dei carbonari, mentre l'ultima riconosceva il programma repubblicano, comunitario ed egualitario, sempre voluto dal Buonarroti. I primi moti scoppiarono il 10 marzo 1821 in Spagna con un pronunciamento militare contro il corrotto governo di re Ferdinando VII di Borbone e in favore della restaurazione della cancellata Costituzione liberale di Cadice del 1812. Il contraccolpo sul Regno di Sardegna e su quello delle Due Sicilie fu immediato. per approfondimenti Arma Carabinieri |
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1848 alla Guerra di Crimea
Le motivazioni sono quelle di sempre, con i soliti aggettivi e sostantivi. "Coraggio”, "zelo", "senza badare al pericolo", "con pericolo della vita". Sta per scoppiare il Quarantotto Negli anni che precedono la prima guerra d'Indipendenza il Corpo dei carabinieri è impegnato soprattutto in Sardegna, ma intanto tutta l'Europa è in ebollizione... Il Corpo dei carabinieri, nel quinquennio che precede la prima guerra d'indipendenza, conosce una serie di costanti adattamenti per sfruttare al meglio tutte le forze disponibili, ed ancora una volta la Sardegna è al centro delle attenzioni.
In guerra con il Tricolore In un clima di febbrile attesa, scoppiano le Cinque Giornate di Milano (18-22 marzo 1848), precedute dalla vittoriosa insurrezione di Venezia. La rivolta della popolazione lombarda riesce a sorprendere e a cacciare i 13.000 soldati austriaci comandati dal generale Radetzky e ad accelerare l'intervento dei piemontesi. Un mese prima (8 febbraio 1848) Carlo Alberto aveva proclamato lo Statuto, la prima Costituzione italiana, una mossa che lo aveva riscattato dalle tormentate indecisioni del 1821, mettendolo ineluttabilmente in rotta di collisione con l'Austria, con la quale era ancora in vigore il trattato di alleanza del 1831.
La carica di Pastrengo All'atto della dichiarazione di guerra viene disposta la mobilitazione di 434 carabinieri a cavallo ordinati su tre squadroni (ciascuno di 90 uomini circa) e tre mezzi squadroni (50 uomini circa) LA NOTTE DI CUSTOZA. Il 6 Maggio 1848 i tre squadroni da guerra si distinguono nello scontro del borgo di Santa Lucia, nei pressi di Verona, dove invano i piemontesi cercano di cacciare gli austriaci (per questa azione viene conferita all'Arma la medaglia di bronzo quaranta anni più tardi, l'8 dicembre 1887: una vittoria del paziente lavoro degli storici e dei vertici del Corpo).
Il 23 maggio Carlo Alberto vince a Goito e prende per assedio Peschiera, uno dei capisaldi del Quadrilatere. Gli ufficiali lo salutano: «Viva il re d'Italia». E’ l'ultimo guizzo in una situazione strategico-operativa che volge al peggio, Monzambano, Pastrengo, Coito, Peschiera: tutte vittorie che hanno appena scalfito il Quadrilatero. Già l'eroico scontro degli studenti toscani a Curtatone e Montanara, che pure permette di prendere Peschiera, è l'avviso che le sorti stanno mutando. UNA FUGA PERICOLOSA. Carlo Alberto arriva il 3 agosto a Milano, deciso a difenderla, nonostante il parere contrario del suo stato maggiore. Da un lato vi è il dovere politico e morale di non abbandonare la città insorta, dall'altro non andrebbe sottovalutato il rischio di far intrappolare l'intero esercito. Nella notte un tormentato consiglio di guerra decide di chiedere l'armistizio e tra gli ufficiali incaricati di trasmettere la richiesta figura anche il comandante dei carabinieri, generale Lazzari L'armistizio verrà firmato il 9 agosto dal generale Salasco, ma le voci, si, propagano come un fulmine per Milano già nella notte tra il 4 ed il 5. Immaginarsi la rabbia e lo sconforto della popolazione, vittoriosa sulle tuniche bianche ed ora abbandonata agli odiati austriaci senza nemmeno combattere. Due malcapitati che recano per primi la notizia dei negoziati vengono trucidati dalla folla inferocita, che verso sera si avvia a Palazzo Greppi, residenza del re, per costringerlo a recedere dall'infame capitolazione. Nel tumulto vengono erette barricate ed il palazzo viene invaso. Solo 25 carabinieri agli ordini di un maresciallo fanno scudo al re, mantenendo il coraggio ed il sangue freddo indispensabili in frangenti del genere.
A CASALE NON SI MOLLA. Qualcuno non sa ancora dell'armistizio. Cento anni più tardi accadrà qualcosa del genere nella jungla delle Filippine, dove alcuni soldati giapponesi continueranno a combattere essendo rimasti all'oscuro dell’esito della guerra. 1849. CALA IL SIPARIO. I carabinieri non hanno molto tempo né per piangere i caduti, né per riprendersi dalle fatiche di una campagna disgraziata. Nel maggio 1849 viene riunita la corte marziale per giudicare l'insubordinazione del generale Ramorino. ARRESTATE IL FAMIGERATO GARIDALDI. In Piemonte il clima è esplosivo: una guerra appena persa, le simpatie per l'eroismo dei patrioti ancora in lotta, passioni repubblicane tutt'altro che sopite. La prima rivolta è a Genova: ci vuole una divisione al comando del generale Alfonso La Marmora per sedare la ribellione. A settembre La Marmora é ancora commissario regio nella Superba, quando giunge la notizia dell'arrivo di Garibaldi Nell'inferno di Crimea per fare l'Italia Dopo il 1849 il Piemonte ha ben compreso una lezione che sarà una costante secolare della politica estera italiana: mai senza un grande alleato. Il ministro Camillo Benso, conte di Cavour, sa perfettamente che gli alleati non si cercano sulla base delle buone intenzioni e delle chiacchiere, ma che bisogna offrire concrete contropartite. La buona occasione viene offerta dalla provocazione dello zar Nicola di Russia al governo turco della Sublime Porta. Nicola chiede al sultano (con il tacito consenso dell'Austria di cui si è garantita la neutralità), di riconoscere il diritto di proteggere tutti i sudditi di religione ortodossa nell'impero turco, cioè in parole povere il diritto di intromettersi nelle questioni interne (febbraio 1853). LA ROCCIA DEI PIEMONTESI. Alfonso La Marmora, messo in allarme da un rapporto informativo francese, ha preso tutte le opportune misure, tra le quali la fortificazione di un avamposto (lo Zig-Zag) oltre la Cernaia. Precedute dal loro terribile "Hurra!" le grigie colonne russe si lanciano sull'avamposto credendo di spazzarlo facilmente. Si sbagliano e la resistenza all'arma bianca consente alla Il divisione sarda e ai francesi di schierarsi per attendere l'urto. per approfondimenti Arma Carabinieri |
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