Carabinieri 5


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ADUA


Eritrea, un ufficiale e due carabinieri accanto al cippo eretto in memoria della Battaglia di Adua del 1896.

Località etiopica in cui il 1° marzo 1896, nel corso della campagna contro l'Abissinia, le truppe italiane ingaggiarono una epica e sfortunata battaglia contro le preponderanti forze del nemico.

Nei combattimenti si distinsero per valore anche il capitano dei Carabinieri Alfredo Amenduni, comandante di una Compagnia formata da 20 carabinieri e 42 zaptié, il tenente dei Carabinieri Achille Alessandri, che cadde sul campo, ed il vice brigadiere Angelo Viganò, anch'egli caduto sul campo.


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AFFRANCAZIONE

Modo di esenzione dal servizio militare obbligatorio ammesso negli eserciti europei - meno il prussiano - sino all'ultimo ventennio del secolo scorso.

L'affrancazione poteva essere conseguita facendosi sostituire, a pagamento, da altro individuo nella prestazione del servizio militare ovvero corrispondendo allo Stato una certa somma, che serviva per arruolare un volontario o per il riassoldamento di un individuo già alle armi. Tale sistema si chiamò affrancazione ordinaria per distinguerla dalla surrogazione.

L'affrancazione ordinaria diede luogo, specialmente in Francia, a notevoli inconvenienti perché immetteva nell'esercito mestieranti indisciplinati, senza contare le critiche mosse al provvedimento, giudicato tale da costituire un privilegio per i ricchi ed una violazione immorale del principio secondo il quale non possono esistere eccezioni al dovere sacrosanto di prestare servizio militare e cioè di difendere la Patria.

L'affrancazione venne abolita in Francia nel 1872 ed in Italia nel 1875.


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ALBANIA (I Carabinieri in)

 Durante la 1^ Guerra Mondiale la situazione estremamente precaria creatasi in Albania - dove turchi, greci e forti gruppi etnici locali si contendevano il dominio - determinò la decisione del Governo italiano d'intervenire militarmente in quella regione per motivi di sicurezza strategica allo scopo di evitare che l'Austria, impadronendosi della sponda orientale dell'Adriatico, condizionasse la sicurezza del canale d'Otranto paralizzando l'operatività delle nostre forze navali. La necessità del nostro intervento era stata condivisa dalle Potenze Alleate.

Il 9 dicembre 1914 sbarcò a Valona il Corpo di occupazione italiano, il cui nucleo principale era costituito dal 10° Reggimento Bersaglieri; i Carabinieri erano, per il momento, rappresentati da una Sezione di 20 militari. Questa prima Sezione, il cui comandante assunse subito le funzioni di Direttore di Polizia, esplicò la sua attività limitatamente alla zona di Valona; ma dovette fronteggiare una situazione assai complessa, se si considerano le particolari mansioni che aveva di tutela e di ristabilimento dell'ordine pubblico. Oltre alla già difficile situazione interna, si aggiungeva, nei primi anni della Grande Guerra, una nuova complicazione: l'arrivo dell'alleato esercito serbo, in fuga davanti agli eserciti austro-tedeschi e bulgari, che lo costringevano a scendere attraverso le montagne del retroterra verso l'Adriatico. La presenza del re serbo, Pietro, trasportato febbricitante in un carretto, non contribuiva minimamente a galvanizzare la provatissima massa di uomini, stipata dapprima nella zona di Durazzo e di Valona, imbarcata poi su mercantili italiani, per essere condotta a Corfù.

Si comprende come in un simile caos di guerra, miseria e malattia, l'opera dei Carabinieri italiani, il cui organico andava crescendo col progredire della guerra, risultasse preziosa. Il 2 dicembre 1915 si creò un Comando di Carabinieri affidato al maggiore Giuseppe Borgna, che già da qualche tempo era in Albania in missione speciale. Per la fine dell'anno erano state impiantate Stazioni in tutta la provincia di Valona. Negli anni seguenti l'organico dell'Arma crebbe ancora, ed i suoi comandi si allargarono su tutto il territorio.

La forza organica dell'Arma contava, nel 1918, 40 ufficiali, 1337 uomini di truppa e 210 aggregati di altre armi. Vi erano tre Comandi di Carabinieri, 21 Sezioni con servizio territoriale, tre Direzioni di polizia, 102 Stazioni territoriali. In seguito questi nomi mutarono in quelli di Divisioni, Compagnie, Tenenze e Stazioni. Creazione dei Carabinieri italiani furono anche il Corpo di Polizia indigena e la Gendarmeria. Questa, organizzata dal maggiore Giuseppe Borgna, riscosse l'ammirazione degli stessi albanesi, presso i quali non era ancora esistito un corpo del genere. I gendarmi, dopo un periodo di istruzione, venivano affiancati nelle Stazioni ai reparti dell'Arma. Tanto bene funzionò l'addestramento che il governo provvisorio albanese, nel 1919, chiese degli istruttori italiani per creare una Gendarmeria indigena ad organico assai sviluppato, con ufficiali pure indigeni. Così sotto la guida del tenente colonnello Rodolfo Ridolfi furono costituiti 5 Battaglioni indigeni, con una propria giurisdizione territoriale distinta da quella degli italiani.

L'on. Giolitti, presidente del Consiglio, nell'estate 1920 ordinò l'evacuazione delle truppe dall'Albania. Lo sgombero dei militari si svolse non solo con dignità, ma spesso con eroismo.

Si hanno esempi di fulgido valore, dimostrato da singoli uomini e da reparti che erano rimasti esposti a tutti i soprusi delle popolazioni abilmente sobillate e in rivolta. Basti ricordare il valore disperato dei carabinieri Serra e Selvaggio, che sostennero contro un numero soverchiante di ribelli una lotta feroce, rifiutando di arrendersi, finché furono uccisi, meritandosi una Medaglia d'Argento; la resistenza strenua dei carabinieri della Stazione isolata di Rege Pai, che rifiutarono di cedere ai ribelli. Dopo un giorno di combattimenti, la Stazione fu espugnata e i sette militari che la componevano, di cui tre gravemente feriti, furono condotti in un campo di concentramento. Né va dimenticata l'azione dell'Arma di Valona, comandata dal maggiore Attilio Morelli, che, con 400 carabinieri, catturò circa 2000 rivoltosi.

Il ritorno dell'Italia in territorio albanese avvenne nell'aprile 1939, quando sbarcò a Durazzo il Corpo di Spedizione Italiano. Con le Grandi Unità del Corpo di Spedizione sbarcarono 16 Sezioni e Plotoni mobilitati di Carabinieri, che cominciarono a disimpegnare immediatamente un prezioso servizio di sicurezza pubblica e di polizia militare.

Dieci giorni dopo lo sbarco un'assemblea costituente decise I' "Unione personale" dei Governi d'Albania e d'Italia, la quale fu rappresentata a Tirana dal R. Luogotenente Jacomoni. Il 24 maggio successivo, il Governo albanese affidò il Comando Generale della Gendarmeria - organizzata 20 anni prima da ufficiali italiani ma già in grave declino - al generale di divisione dei Carabinieri Crispino Agostinucci, che due mesi dopo venne nominato Comandante Superiore dei Carabinieri d'Albania.

Il 23 luglio dello stesso anno 1939 il Corpo della Gendarmeria venne sciolto ed i suoi componenti furono assorbiti dall'Arma, che dal l'agosto successivo assunse un saldo ordinamento territoriale grazie all'arrivo graduale dall'Italia di 38 ufficiali, 149 sottufficiali e 682 militari di truppa ed alla disponibilità di 9 delle 16 Sezioni mobilitate.

Dal 17 ottobre 1939 tale ordinamento si articolò:

  • nel Comando Superiore, dotato di funzionamento amministrativo autonomo;

  • nella Legione territoriale di Tirana - per l'Albania settentrionale e centrale - con i Gruppi di Tirana, Scutari, Durazzo, Elbassan, Piscopia e Kukes;

  • nella Legione di Valona, con i Gruppi di Valona, Berat, Argirocastro e Corizza;

  • in 31 Compagnie, 42 Tenenze ed oltre 200 Stazioni.

In seguito all'entrata dell'Italia nella Seconda Guerra Mondiale (10 giugno 1940), all'Arma d'Albania affluirono 16 ufficiali e 1040 sottufficiali e militari, che vennero distribuiti fra le Legioni di Tirana e di Valona, nonché i militari dei reparti mobilitati al seguito delle Grandi Unità, che alla vigilia delle ostilità contro la Grecia (28 ottobre 1940), poi all'apertura del fronte jugoslavo (aprile 1941) erano complessivamente costituite da due Armate articolate in 8 Corpi d'Armata.
Il totale dei militari dell'Arma dislocati in Albania fu pertanto di 418 ufficiali e di 15.994 fra sottufficiali e truppa.

Cessate dopo l'armistizio del 21 aprile 1941 le ostilità nei Balcani, i Carabinieri d'Albania non ebbero che un'effimera tregua, perché le forze rimaste dopo l'invio di 7 Battaglioni in Grecia e 3 nella Jugoslavia occupata, dovettero affrontare all'interno del paese un movimento di ribellione sempre più vasto, che impose prove di abnegazione e sacrifici di sangue.

Complessivamente, nel periodo compreso tra il primo sbarco in Albania (1939) e l'armistizio dell'8 settembre 1943, vennero concesse ad ufficiali, sottufficiali e carabinieri, per la loro valorosa azione sul fronte greco, in Albania e in Balcania, 9 Medaglie d'Oro al Valor Militare


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ANNIVERSARIO DELL'ARMA DEI CARABINIERI

 Ricorre il 5 giugno, data del decreto che nel 1920 concesse alla Bandiera dell'Arma la prima Medaglia d'Oro al Valor Militare per il comportamento tenuto dai Carabinieri nel corso della 1^ Guerra Mondiale. La motivazione relativa è la seguente:
«Rinnovellò le sue più fiere tradizioni con innumerevoli prove di tenace attaccamento al dovere e di fulgido eroismo, dando validissimo contributo alla radiosa vittoria delle armi d'Italia".


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APPIATTAMENTO (o Appostamento)

 Accorgimento di servizio spesso usato dai Carabinieri per occultarsi, specie in zone boscose o campestri, allo scopo di sorprendere malviventi. Questo vocabolo ricorre soprattutto nella lunga storia del quaderno del servizio giornaliero ("brogliaccio") compilato dai comandanti di Stazione.

Stranamente, però, dell'appiattamento si riscontra ampia menzione solo nella circolare diramata il 14 maggio 1879 dal Presidente del Comitato (Comandante Generale) dell'Arma dei Carabinieri tenente generale Leonardo Roissard de Bellet e diretta ai comandanti di Legione.

Il documento iniziava con queste parole: «Questo Comitato ha avuto a rilevare che i Carabinieri in appiattamento spesso intendono far soffermare con “l’alt, chi va là?" le persone che si avvicinano ai luoghi da essi occupati». Con argomentazioni venate di un certo umorismo il gen. Roissard enunciava poi i motivi che rendevano inopportuna l'intimazione e che sono così riassumibili:

  • se i malviventi da sorprendere sono conosciuti, la perplessità suggerita dall’ "alt, chi va là?" è da escludere;

  • se l'appiattamento mira ad impedire la consumazione di reati, la ingiunzione riesce dannosa allo scopo, specialmente se i carabinieri debbono poi abbandonare l'appostamento per perseguire facinorosi oppure "trarli nell'agguato".

La circolare così concludeva: «In una parola, l' "alt, chi va là?" non solo distrugge l'effetto dell'appiattamento, ma può anche produrre sfavorevoli conseguenze, imperocché i delinquenti sfuggono, e tal fiata, cogliendo il destro, attaccano essi per i primi, ed in condizioni più vantaggiose, la pubblica forza».


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ASSOLDAMENTO

 Termine con il quale s'indicava originariamente il vincolo di ferma contratto dal carabiniere all'atto dell'arruolamento.


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ARMA FEDELE 

Rivista illustrata quindicinale, il cui primo numero vide la luce a Firenze nel novembre 1923. Diretta dal professor Carlo Mannucci, era stampata presso la tipografia dell'editore e proprietario, Ferruccio Bacher, di via Reparata, 41.

Nel primo numero il direttore scriveva: "Mi pare che offrirvi una Rivista che vuol diventare anche tipograficamente bellissima e superba, una Rivista che sia dedicata esclusivamente a Voi, onde ne ricaviate conforto allegrezza educazione elevazione di spirito e di cultura, sia la forma più concreta ed opportuna di manifestarvi non a parole soltanto, quella considerazione e quell'affetto di fratelli che Voi, fedelissimi e carissimi Figliuoli d'Italia, ben meritate…”. Si rivolgeva naturalmente ai Carabinieri. Il direttore spiegava, poi, quali sarebbero stati i "cardini" della nuova pubblicazione: 1° - educazione patriottica; 2° - cultura generale ("non lezioni o pedanterie, per amor di Dio! Ma notizie, fatti e commenti che sia bello e necessario conoscere per la buona cultura dell'intelletto"); 3° - letteratura amena; 4° - amenità e diletto «che senza trascendere in banalità scurrili e triviali, giovino a suscitare quel buon riso che fa il buon sangue".

La rivista si componeva di 24 pagine di grande formato (cm 37x27), 12 numeri erano illustrati a colori con differenti, sgargianti copertine, e 12 di uguale importanza ma, come avvertiva l'editore, "un po' meno costosi dal punto di vista tipografico".

Il costo dell'abbonamento era di 35 lire annue. Sullo schema programmatico si svilupparono i vari numeri di questa bella pubblicazione, che conteneva disegni ed illustrazioni in perfetta linea con il gusto artistico dell'epoca. Le copertine erano, per lo più, del pittore Ezio Anichini. Nel gennaio 1925 la pubblicazione da quindicinale divenne mensile e l'abbonamento passò dalle iniziali 35 a 60 lire annue, pagabili anche a rate mensili di 5 lire (una rata di abbonamento alla rivista rappresentava un sessantesimo dello stipendio lordo ed un trentesimo di quello netto di un carabiniere).

Nel 1926, "per soddisfare l'invito, i consigli e il desiderio vivissimo dei lettori”, la direzione della rivista ridusse il formato a cm 26x19 e nel contempo il costo dell'abbonamento a 30 lire annue. Un anno dopo avvennero nuovi cambiamenti: con il numero di gennaio dei 1927 la testata mutava in "LA FIAMMA FEDELE" e il formato passava da quello di rivista al formato libro.


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ARMA FEDELISSIMA 

 Pubblicazione venuta alla luce a Roma il 10 aprile 1934. Il primo numero recava, però, l'indicazione «Anno VII - n. 3 ed il sottotitolo "IL GIORNALE DEL CARABINIERE"».

La spiegazione era nell'articolo di apertura, nel quale si poteva leggere: "IL GIORNALE DEL CARABINIERE ha cessato le sue pubblicazioni. Al suo posto nasce ora questo nuovo periodico che si gloria - come di un sigillo di fede e di obbedienza - del motto luminoso: "L'Arma fedelissima"... Oltre a tutto - proseguiva l'articolo -, il notiziario, che comprenderà gli echi delle regioni, quando un avvenimento indichi il carabiniere all'attenzione del pubblico; oltre ai capitoli di una storia antica e nuova, da cui emana tanta luce di ardimenti e di eroismo; oltre alla pratica illustrazione delle leggi, al Bollettino ufficiale, al Foglio d'ordini, al movimento delle Associazioni Carabinieri in congedo, sarà nostra norma riassumere, a volta a volta, in brevi note i fatti più notevoli d'interesse nazionale e internazionale e dare conveniente spazio anche alle competizioni sportive, che rientrano nel quadro della maschia istruzione militare".

La pubblicazione, nel formato di cm. 29,5x42, usciva con periodicità decadale (il 1°, l'11 ed il 21 di ogni mese), prima a 16 e poi a 24 pagine, al prezzo di 40 centesimi la copia. Il costo dell'abbonamento annuo era di 12 lire. La Direzione aveva sede nel romano Palazzo Sciarra e la stampa veniva curata presso la tipografia de "Il Giornale d'Italia".

Il primo direttore fu il colonnello dei Carabinieri in ausiliaria Ettore Borghi; condirettore e gerente responsabile, fa il conte Giulio Loccatelli. Dal numero 4 del 21 aprile 1934 a "Il Giornale del Carabiniere" venne aggiunto ARMA E DOVERE, che cessava le pubblicazioni. Il generale Caprini, Presidente della Federazione dei Carabinieri in congedo, nel porgere il suo saluto al nuovo periodico, pensando disinteressatamente e nobilmente che le finalità a cui tendevano i due giornali potessero essere raggiunte solo se all'unicità di scopo corrispondesse l'unicità della stampa, senza inutili dispersioni di forze, con la coscienza e con il proposito di dare alla buona causa il contributo di tutta la Federazione, disponeva, infatti, di far affiancare e fondere il suo giornale ARMA E DOVERE con L'ARMA FEDELISSIMA.

Dal 1° settembre dello stesso 1934 la nuova pubblicazione divenne anche "organo ufficiale del Museo Storico dell'Arma" in quanto il "Bollettino-notiziario", altro periodico nato in quell'epoca a cura del Museo e stampato anch'esso presso la tipografia de "Il Giornale d'Italia” veniva diffuso come inserto speciale de L'ARMA FEDELISSIMA.

Sul nuovo periodico avevano ampio sviluppo articoli storici dello stesso Borghi, specie sulla partecipazione dei Carabinieri alla prima guerra mondiale, una storia aneddotica, a puntate, dell'attività dell'Arma nella repressione del brigantaggio, a firma di Dino Pucci, una serie di articoli, con illustrazioni, sulla organizzazione di tutte le polizie del mondo, la cronaca degli avvenimenti degli ultimi dieci giorni, una rubrica giudiziaria, la sintesi delle principali operazioni di servizio compiute dai Carabinieri, la pagina dello sport, il notiziario della Federazione nazionale dei Carabinieri in congedo e delle Associazioni consociate, rubriche di medicina e di linguistica, le risposte ai quesiti dei lettori e l'immancabile romanzo a puntate.

La pubblicazione era molto nota, anche fuori dell'ambiente dell'Arma, per i suoi articoli e per le cronache agili, vivaci, interessanti.

Essendo venuto a mancare il colonnello Borghi, nell'ottobre del 1936 la direzione del periodico venne assunta dal conte Loccatelli. L'ultimo numero de L'ARMA FEDELISSIMA vide la luce il 21 agosto del 1943, pochi giorni prima, cioè, dell'armistizio.


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ASSISTENZA SPIRITUALE

 Assistenza spirituale non è l'espressione moderna di quelle pratiche religiose che nel secolo scorso venivano imposte ai militari dell'Esercito sardo-piemontese, e quindi anche ai Carabinieri, ma l'esercizio dei doveri - la cosiddetta cura castrense - oggi affidati verso i militari ai ministri del culto cattolico incorporati nelle Forze Armate.

La presenza di religiosi negli eserciti per l'adempimento del loro ministero ha origini lontane: dai tempi di Costantino e dei primi imperatori cristiani, quando vescovi e sacerdoti officiavano in campo, fino ai sacerdoti castrensi presso le truppe degli imperatori germanici e presso ì Crociati. Nel secolo XVI l'ufficio di Cappellano venne ufficialmente istituito negli eserciti di Spagna, di Ungheria, di Francia e della Svizzera, e affidato a religiosi di Ordini vari, ma presentò taluni inconvenienti, come quello della sua dipendenza dagli Ordinari locali e delle controversie relative alle sue facoltà.

Solamente agli inizi del XVIII secolo la condizione giuridica dei Cappellani militari ricevette una normativa meglio determinata seppure ancora incompleta, permanendo, ad esempio, il loro obbligo di presentare le patenti ai parroci locali.

Nei primi decenni dell'800 le norme vigenti in materia di osservanza degli obblighi religiosi erano piuttosto perentorie.

Nel Regolamento Generale emanato il 16 ottobre 1822 per l'allora Corpo dei Carabinieri l'art. 471 stabiliva infatti nella prima parte che l’ “adempimento dei sacri doveri" era imprescindibile nel Carabiniere e che “la menoma trascuranza nell'adempirvi lo renderebbe, in ragione, più colpevole d'ogni altro Cristiano, anche presso il Pubblico stesso" (v. Religione).

Nella seconda parte lo stesso articolo disponeva:
«Non può entrare nelle competenze della militare disciplina la vigilanza sulla frequenza di quegli atti religiosi, che soltanto si consigliano dalla Chiesa per il maggior vantaggio dei Cristiani; ma cade specialmente nelle dipendenze della disciplina stessa il tener mano a che siano esattamente adempiuti quegli obbligatori, come l'accostarsi ai Sacramenti nel tempo pasquale o circostanza di grave malattia, e l'assistere alla santa Messa nei giorni festivi. I Comandanti delle Stazioni sono sotto la più stretta responsabilità incaricati di vegliare a che nessuno dei loro subordinati ometta questi sacri doveri. Ogni domenica od altra festa di precetto essi riuniranno possibilmente l'intera loro brigata, e si recheranno con essa alla Messa parrocchiale, procurando ed esigendo, che quei Carabinieri, che per urgenza di servizio non potranno intervenirvi, assistano ad altra Messa. I doveri dei Comandanti di Stazione verso gli individui ammalati sono specificati nell'articolo relativo susseguente n. 501.
In quanto all'adempimento del precetto pasquale, spirato il termine prefisso dalla Chiesa, essi trasmetteranno un certificato del Parroco locale pel solito canale gerarchico al Comandante della Divisione, il quale è incaricato di far conoscere al Colonnello nominativamente quei Bass'Uffiziali e Carabinieri che non vi si saranno conformati.
In occasione in cui abbiano i Carabinieri ad assistere a sacre funzioni, devono tenersi riuniti in ordine militare e nel contegno il più decente.
Qualunque atto o postura che possa tendere all'irriverenza deve essere punito rigorosamente
».

L'art. 501 prescriveva: “I Comandanti delle Stazioni sono incaricati sotto la loro responsabilità di vegliare a che vengano per tempo amministrati li sacramenti agl'individui della Stazione, ove la loro malattia potesse presentare sintomi pericolosi, ed in tale circostanza avranno cura che sia il SS. Sacramento scortato dalla brigata in tenuta festiva”.
In quel tempo, quindi, i militari delle Stazioni dell'Arma praticavano nelle chiese della rispettiva parrocchia i doveri religiosi loro richiesti ed il parroco era tenuto a darne testimonianza nei casi citati dal Regolamento.

Allorché il Regio Brevetto del 31 maggio 1836 firmato da Carlo Alberto emanò nuovi provvedimenti relativi al Corpo dei Carabinieri, nel "Quadro di formazione" ad esso allegato apparve per la prima volta, in aggiunta alla categoria degli ufficiali, la figura del Cappellano, collocata dopo i sottotenenti ma prima del Chirurgo maggiore, del Chirurgo maggiore in 2^ e del Quartiermastro, il che fa ritenere che disimpegnasse i propri compiti presso il Comando Generale dei Corpo con funzioni di sovraintendenza all'adempimento delle pratiche religiose da parte dei Carabinieri.

Dal Regolamento del Corpo dei Carabinieri pubblicato nel 1867 a seguito del Regio Decreto 24 gennaio 1861 relativo alla riorganizzazione dello stesso Corpo si ricava all'art. 5 che solamente la Legione Allievi (istituita nel 1861 insieme con 13 Legioni territoriali) comprendeva nel suo Stato Maggiore un cappellano, che scompare invece dal Quadro di formazione dei Comitato (nuova denominazione del Comando Generale).

Nello stesso Regolamento vengono però sostanzialmente confermati i doveri religiosi spettanti ai Carabinieri.

Una nota apposta in calce alla pagina che riportava l'articolo suddetto rinviava, per gli acattolici, al Regolamento di Disciplina militare per la Cavalleria (edito il 25 febbraio 1864 e considerato per legge esteso ai Carabinieri), il quale disponeva al paragrafo 206: “Gli acattolici saranno dispensati dall'intervenire alle funzioni puramente cattoliche, eccettuate le parate e le altre funzioni militari, cui siano comandati di servizio. Ove talun acattolico infermo richieda i conforti del proprio culto, i ministri di questo saranno ammessi ad assisterlo senza impedimento".

In virtù dello stesso Regolamento di Disciplina il cappellano era assimilato al grado di capitano.

Ma subito dopo l'emanazione delle norme suddette l'indirizzo laico assunto dalla politica italiana provocò, sotto pretesto di economie di bilancio, la graduale soppressione dei 189 Cappellani militari esistenti nell'Esercito, che si chiamavano "direttori di spirito" presso gli istituti militari di educazione.

L'ufficio di Cappellano della Legione Allievi Carabinieri venne abolito con R.D. 6 gennaio 1867. Rimase solamente il diritto dell'Autorità militare di ripristinare i Cappellani in caso di guerra.

Nel 1915, a seguito della mobilitazione generale e per volontà del Capo di Stato Maggiore generale Luigi Cadorna, il R.D. Luogotenenziale del 27 giugno n. 1024 così dispose all'art. 1: “E’ istituita la carica di Vescovo di campo. Il Vescovo di campo avrà l'alta direzione del servizio spirituale nel R. Esercito e nella R. Marina ed avrà autorità disciplinare ecclesiastica su tutti i Cappellani di Terra e di Mare".

I Cappellani vennero assegnati a tutti i Reggimenti (compreso quindi il Reggimento Carabinieri mobilitato) e reparti corrispondenti di altra specialità; agli ospedali, ospedaletti e sezioni di sanità; ai treni sanitari, agli ospedali di riserva e territoriali, nei quali ultimi venne destinato un Cappellano per ogni 400 letti.

Alla fine della 1^ Guerra Mondiale essi furono conservati temporaneamente con il R.D. 29 ottobre 1922, ma, per l'avvenuta abolizione del Vescovo di campo, si fece ritorno al sistema dei Cappellani dipendenti dagli Ordinari locali e con semplice giurisdizione delegata.

Un nuovo Ordinamento della Curia castrense si ebbe con la legge 11 marzo 1926 (e con il R.D. di applicazione 9 agosto Successivo), che istituì anche in tempo di pace l'Ordinario Militare preposto ai Cappellani assegnati nel numero di 27 all'Esercito, nel numero di 5 alla Marina e, in numero da determinare, all'Aeronautica.

Il Concordato Lateranense firmato l'11 febbraio 1929 disciplinò negli articoli 13-14 e 15 il servizio religioso nelle Forze Armate armonizzando i diritti della Chiesa con quelli dello Stato.
In atto, l'assistenza spirituale all'Arma dei Carabinieri (e alle altre Forze Armate) è regolata dalla legge 1° giugno 1961 n. 512, modificata dalla legge 22 novembre 1973 n. 873.
I Cappellani militari vengono scelti e preparati dall'Ordinariato Militare, che li assegna ai vari reparti, in base alle esigenze.


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ALLEVAMENTO DI CANI

 Istituito nel 1984 a Roma nel complesso dell'Acquasanta (parco dell'Appia Antica) per incrementare un allevamento selezionato di "pastori tedeschi", richiesto dalle crescenti esigenze dell'impiego di cani di polizia nello specifico settore operativo dell'Arma.
Il Centro è stato soppresso in data 14 marzo 1996.
La sede comprendeva:

  • 6 sale parto per fattrici, ciascuna con antistante prato erboso per la ginnastica funzionale dei cuccioli;

  • 2 box per gli stalloni;

  • 16 canili doppi nei quali potevano trovare posto 32 esemplari contemporaneamente;

  • 1 complesso di servizi costituito dall'ufficio del Comandante, la cucina per i cani con annessa dispensa e la sala medicazione e lavaggio degli animali.


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AFRICA ORIENTALE (Campagna in-, 1935/1936)

 La Proseguendo nella politica di espansione in Etiopia, abbandonata nel 1896, il 2 ottobre 1935 il Governo italiano dette il via alle operazioni militari in Africa Orientale: il giorno successivo le truppe italiane varcarono il fiume Mareb, che segnava il confine fra l'Eritrea - allora colonia italiana - e l'Etiopia; contemporaneamente altri reparti italiani varcavano il confine fra la Somalia - anch'essa colonia italiana - e il territorio dell'impero etiopico.

Per attuare i piani del governo, nell'aprile 1935 era stato istituito il “Comando Superiore dell'Africa Orientale” di cui faceva parte il “Comando Superiore Carabinieri” con alle dipendenze 55 Sezioni Carabinieri da montagna, 6 a cavallo, 6 miste, 3 Sezioni zaptiè e 23 Nuclei, oltre a 3.143 zaptiè e dubat somali, inquadrati in reparti diversi.

Nello scacchiere Nord, alla fine del 1935, il maggiore dei Carabinieri Giuseppe Contadini organizzò quattro bande di irregolari indigeni, impiegati come ausiliari di Polizia per la vigilanza della frontiera; due di esse erano sotto il comando di sottufficiali dell'Arma.

Il 20 gennaio 1936 le colonne italiane avanzarono nella regione occupando la località di Zeban Chercatà. Il 21 seguente, mentre proseguiva l'azione, le forze italiane che difendevano il passo Uarieu, importantissima porta del Tembien, si trovarono nel corso di una sortita improvvisamente attaccate da soverchianti forze nemiche. Si accese un combattimento che divenne particolarmente aspro quando i reparti nazionali, ritiratisi, dovettero difendere le posizioni del passo. L'assedio si protrasse sino al 24, allorché l'aviazione italiana ed i rinforzi del XXIV Battaglione eritreo misero in fuga gli assedianti. Alla battaglia parteciparono valorosamente la 302a e 312a Sezione Carabinieri.

Merita un cenno a parte l'episodio d'eroismo che ebbe per protagonista il brigadiere Salvatore Pietrocola, il quale, durante un combattimento a Malca Guba, nella zona di Neghelli, in un momento particolarmente critico dell'azione, caduto il proprio comandante, condusse lui stesso i pochi superstiti all'assalto, pur ferito gravemente, fino a che non cadde colpito a morte. Alla sua Memoria venne concessa la Medaglia d'Oro al Valor Militare.

Avviata la campagna verso la fase conclusiva, furono istituiti speciali reparti dell'Arma da impiegare in operazioni tattiche denominati "Bande autocarrate". Esse vennero inquadrate a Roma ed articolate ciascuna su due Compagnie ed un Plotone comando, per un complesso di 1.000 uomini. Tali reparti s'imbarcarono il 25 febbraio 1936 e raggiunsero Obbia, in Somalia, 10 marzo successivo.

Nello scacchiere Sud il 12 aprile fu costituito il Comando Raggruppamento Bande, di cui facevano parte le “Bande autocarrate” dei Carabinieri, le quali il 24 seguente ebbero modo di segnalarsi nell'aspro combattimento di Gunu Gadu.

Per le esigenze dell'intera campagna in Africa Orientale l’Arma aveva richiamato dal congedo circa 12.000 uomini ed i suoi reparti mobilitati giunsero a 78 Sezioni Carabinieri, oltre ai Nuclei, alle Bande autocarrate ed a quelle di irregolari indigeni.

I Carabinieri, oltre a partecipare a tutte le fasi del ciclo operativo combattendo con le altre truppe, si resero indispensabili nei servizi di loro specifica competenza, di polizia militare e civile. In particolare le Sezioni Carabinieri presso l'Intendenza curarono la sicurezza delle vie di comunicazione e la disciplina del traffico, esercitando inoltre un'azione di controllo e assistenza sui contingenti di operai che affluivano dall'Italia per la costruzione di strade e di altre strutture di supporto logistico alle truppe operanti.

Nel corso della guerra caddero 208 carabinieri e circa 800 furono i feriti. Vennero concesse a singoli militari 4 Medaglie d'Oro, 49 d'Argento e 108 di Bronzo al Valor Militare, oltre a 435 Croci di Guerra. La Bandiera dell'Arma fu insignita della Croce di Cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia con la seguente motivazione:
"Durante tutta la campagna diede innumerevoli prove di fedeltà, abnegazione, eroismo; offrì olocausto di sangue generoso; riaffermò anche in terra d'Africa le sue gloriose tradizioni; diede valido contributo alla vittoria". 


Stemmi Specialità Carabinieri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Anno 2003   31/05/2003

Località   Arezzo, Poggibonsi (SI), Quarrata (PT), Fauglia (PI) e Prato (PO)

I Carabinieri delle Sez. NAS di Firenze e Livorno, unitamente a quelli territorialmente competenti, nell'ambito dell'indagine "Master", finalizzata a contrastare la divulgazione di immagini pedopornografiche via internet, hanno dato esecuzione a 6 decreti di perquisizioni domiciliare, emessi dal Tribunale di Pistoia nei confronti di altrettante persone, sequestrando 9 personal computer, 2 notebook, 1 hard disk, 291 cd-rom, 1 dvd, 82 floppy disk, 566 videocassette vhs, 1 macchina fotografica digitale, 1 scheda per il collegamento alle reti codificate satellitari, per un valore complessivo di 34.000 euro.

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