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Il Reggimento Corazzieri
Con decreto del 24 dicembre 1992, il Presidente della Repubblica, On. Oscar Luigi Scalfaro, ha fissato l'attuale denominazione del reparto in Reggimento Corazzieri, articolato su:
L'arruolamento dei Corazzieri non è diretto. Tutti i componenti del Reggimento sono carabinieri che, oltre al possesso del requisito fisico della statura, devono provenire da reparti dell'Arma dopo un periodo minimo di almeno sei mesi di servizio effettivo svolto con ottimo rendimento. L'aspirante viene promosso corazziere solo dopo il superamento di un tirocinio formativo che si conclude con il conseguimento delle specializzazioni che caratterizzano il suo particolare servizio a cavallo, in motocicletta e come addetto alla sicurezza del Capo dello Stato. Per mantenere ad un livello il più elevato possibile l'insieme di questi requisiti e per consentire di assolvere con l'indispensabile prestigio i loro compiti istituzionali, sempre oltremodo impegnativi non soltanto sotto il profilo formale, ma anche di sforzo fisico spesso prolungato, i Corazzieri vengono sottoposti ad un intenso addestramento in ogni settore, dalle esercitazioni tipicamente militari, allo studio delle discipline professionali, all'educazione fisica. La Caserma Alessandro Negri di Sanfront
L’edificio sede della caserma dei Corazzieri fa parte del complesso di costruzioni monastiche annesse alla Chiesa di Santa Susanna, basilica le cui origini risalgono al VI secolo. All’attuale configurazione architettonica si è pervenuti attraverso numerose ristrutturazioni avvenute sin dal 1590 per volere di Papa Sisto V, che vi sistemò le Monache di San Bernardo, e vede l’esistenza di due distinti fabbricati, a nord e a sud, rispettivamente a pianta quadrata con cortile interno l’uno e l’altro incorporante la chiesa medesima. Dal 1870, una parte delle costruzioni passò al demanio statale venendo destinata a caserma, mentre un’altra rimase alle monache ormai presenti da quasi due secoli.
La divisione degli ambienti fu attuata, a detta dei più, con criteri abbastanza irrazionali, così verificandosi "la straordinaria circostanza che sulla stessa galleria stanno da un lato le suore di clausura, dall’altra i Carabinieri Guardie, salvo sempre e naturalmente i debiti diaframmi" (Apolloni Ghetti). Nella parte rimasta in uso alle monache, le modificazioni sono state pressoché inesistenti e vi si leggono con chiarezza le varie fasi degli interventi dal tempo di Sisto IV a quello di Sisto V e Paolo V, mentre in quella della caserma, per il fatto di essere stata adibita a uso tanto diverso dall’originario, le trasformazioni sono state nel tempo varie, ma tali da non stravolgere il preesistente organismo architettonico.
La caserma dei Corazzieri è titolata al Maggiore Negri di SanFront, Comandante degli squadroni Carabinieri nel glorioso episodio della Carica di Pastrengo. Si compone, tra l’altro, di una scuderia, di una selleria, di un maneggio coperto e di un laboratorio dove vengono realizzati su misura elmi e corazze. In occasione di particolari cerimonie, la distanza che separa la caserma dal Quirinale viene coperta dai Corazzieri in formazione montata. Lo Stemma Araldico Lo Stemma Araldico é stato concesso al Reggimento Corazzieri con D.P.R. del 24 dicembre 1986.
E' formato da uno scudo bipartito, con quello di sinistra suddiviso in tre campi dai colori simboleggianti le città in cui i Carabinieri Guardie ed i Corazzieri hanno avuto sede: azzurro per Torino, argento per Firenze e rosso per Roma. Sovrapposta un'aquila nera caricata in cuore dallo scudetto ovale rosso con le lettere maiuscole "R" ed "I", abbinamento che vuole testimoniare la persistenza delle finalità istituzionali del reparto: la salvaguardia della suprema Autorità dello Stato con immutato impegno anche dopo il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica avvenuto nel 1946. L'aquila nera è infatti simbolo di Casa Savoia mentre il monogramma "RI" è quello della Repubblica Italiana. La parte destra contiene gli stessi simboli che compaiono nello scudo dello Stemma Araldico dell'Arma dei Carabinieri: la branca di leone d'oro afferrante la serpe e la quercia sradicata d'argento, in campo azzurro e rosso. Lo scudo, sormontato dalla corona turrita, simboleggiante l'Italia ed ornante dal 1987 tutti gli emblemi di Forza Armata, è sostenuto da due leoni d'oro, da sempre sinonimo di vigoria, valore, eleganza e potenza e mutuati da quelli che compaiono sul cimiero dell'elmo e sulla corazza indossata con l'uniforme di gran gala. I leoni sostengono anche la bandiera nazionale e lo stendardo presidenziale che fiancheggiano lo scudo, insegne simbolo della funzione assolta dal reparto nei riguardi della suprema carica dello Stato. I "sostegni" appoggiano le zampe posteriori sulla lista posta sotto lo scudo e recante il motto "VIRTUS IN PERICULIS FIRMIOR", proprio del reparto sin dall'inizio del secolo. L'attuale stemma ha subito, rispetto a quello concesso nel 1986, due leggere modifiche degli ornamenti esterni nel 1990 e nel 1992, in conseguenza del cambiamento dello Stendardo Presidenziale. Lo Stendardo Presidenziale Lo Stendardo Presidenziale costituisce, nel nostro ordinamento militare e cerimoniale, il segno distintivo della presenza del Capo dello Stato e segue perciò il Presidente della Repubblica in tutti i suoi spostamenti.
Viene innalzato sulle automobili, sulle navi e sugli aeromobili che hanno a bordo il Presidente, all'esterno delle Prefetture quando il Capo dello Stato visita una città ed all'interno delle sale dove egli interviene ufficialmente. Il nuovo Stendardo Presidenziale, che si ispira alla bandiera della Repubblica Italiana del 1802-1805, vuole legare maggiormente l'insegna del Capo dello Stato al tricolore, sia come preciso richiamo storico del nostro Risorgimento, sia come simbolo dell'unità nazionale. La sua forma quadrata e la bordatura d'azzurro simboleggiano le Forze Armate, di cui il Presidente della Repubblica è Capo. Lo Stendardo è conservato nell'ufficio del Comandante del Reggimento Corazzieri, ove sono anche collocate la Bandiera di Guerra (assegnata al Reggimento nel 1878) e l'Antica Bandiera Colonnella, simbolo della sua speciale missione. Il reparto custodisce anche gli stendardi dei precedenti Presidenti. L’evoluzione Dopo la proclamazione della Repubblica, venne provvisoriamente adottata, quale insegna del Capo dello Stato, la bandiera nazionale.
Soltanto nel 1965, su impulso del Ministero della Difesa, fu predisposto un progetto per l'adozione di uno specifico vessillo destinato al Capo dello Stato. Motivi di opportunità sconsigliarono la soluzione più naturale, il tricolore con l'emblema della Repubblica al centro: in quella foggia, infatti, lo stendardo poteva confondersi con l'insegna del Presidente degli Stati Uniti Messicani, che era anche la bandiera nazionale di quel Paese. Fra le varie ipotesi, l'allora Presidente Saragat scelse quella che prevedeva il drappo d'azzurro, caricato dell'emblema della Repubblica in oro. Entrambi i colori appartengono alla più autentica tradizione militare italiana, simboleggiando, rispettivamente, il comando e il valore.
Questo modello rimase in vigore sino al 1990, quando il Presidente Cossiga ne adottò uno nuovo, costituito dalla bandiera nazionale bordata d'azzurro, introducendo anche un regolamento d'uso che ne moltiplicava l'utilizzazione e l'esposizione nelle cerimonie e negli edifici pubblici. Il modello 1990 durò solo due anni.
All'inizio del suo mandato, infatti, il Presidente Scalfaro volle ripristinare lo stendardo del 1965, riducendo, però, le dimensioni dell'emblema della Repubblica. Questa foggia è rimasta in uso fino al 4 novembre 2000. Le Uniformi
Le uniformi dei Corazzieri rispecchiano il regolamento del 1876, con alcuni lievi ritocchi del taglio dovuti all’evoluzione del costume militare.
L’uniforme di gran gala viene usata nelle occasioni solenni (Altare della Patria, Festa della Repubblica, visita di Capi di Stato esteri).
L’uniforme di mezza gala è adoperata nelle ricorrenze importanti, alle quali è presente il Capo dello Stato.
La grande uniforme (invernale ed estiva) viene prescritta nei servizi al Quirinale
L’uniforme da campo e tenuta da cavallo, a modifica del Regolamento del 1876, è senza corazza ed è usata in campo aperto.
Tenuta e bardatura di gran gala. Tenuta e bardatura di mezza gala.
Maresciallo in tenuta da cavallo. Tenuta e bardatura da cavallo. Un giorno da CorazziereVisita alla Caserma del Reggimento in cui quotidianamente si addestrano gli uomini demandati alla scorta d’onore del Presidente della Repubblica. Un simbolo molto amato dagli italiani, dietro la cui perfezione formale si celano militari di altissimo livello
Ore 8.30, Caserma “Alessandro Negri di Sanfront”. Il rumore del traffico di via XX Settembre è ormai appena un brusio, un ronzio di fondo che ci ricorda di essere nel caldo autunno romano dell’Anno del Signore 2002. Anche perché altrimenti potremmo dimenticarcene. L’imponente cancello della Caserma del Reggimento Corazzieri funziona infatti come una sorta di macchina del tempo: basta oltrepassarlo per piombare di colpo nel passato, quando la gente andava a cavallo e la rivoluzione industriale non aveva ancora dispiegata tutta la sua potenza. In queste stanze, tra stucchi e boiserie, tra quadri d’epoca e collezioni di sciabole e moschetti, i moderni Corazzieri si muovono col passo felpato di un tempo. Entrare in questi ambienti – che fino al 1870 furono un’ala dell’antico Convento di Santa Susanna – è come fare un tuffo in un mondo ormai perduto. È l’Ottocento come lo abbiamo sempre immaginato, come lo abbiamo letto nei libri, come lo abbiamo visto nei film: con le divise riccamente decorate, l’eleganza del comportamento, il contegno quasi aristocratico degli ufficiali. Al Reggimento Corazzieri è la tradizione stessa che vive nei gesti di ogni giorno, nel servizio tutto dedicato alla figura del Capo dello Stato. Chiunque li abbia ammirati anche una sola volta si sarà chiesto come vivono questi aitanti carabinieri che, nelle solenni cerimonie di Stato, sono capaci di stare sull’attenti per ore, sotto il sole cocente o con la pioggia più scrosciante. Dei Corazzieri spesso si conosce soltanto questo aspetto, la scorta d’onore, ma c’è ben altro oltre all’apparenza, che pure è importante. Perché qui la forma non è mai fine a se stessa, ma è l’anticamera della sostanza. E allora, andiamoli a conoscere da vicino questi Corazzieri, andiamoli a vedere come non li abbiamo visti mai: loro, sempre così distanti e imperscrutabili, chiusi nelle scintillanti uniformi di gran gala.
La vita del corazziere si svolge in gran parte in questo quadrilatero di trecento metri per lato che comprende il palazzo del Quirinale e la caserma “Negri di Sanfront”. Quando arriva qui, il corazziere sa che ci passerà gran parte della sua vita, salvo dimissioni o circostanze eccezionali. E sa anche che da quel momento sarà un carabiniere molto particolare, cui è affidato un compito delicatissimo: la tutela del simbolo dell’Unità nazionale. D’altronde è sempre stato così, i Corazzieri tutelano il Quirinale dall’epoca in cui regnava Casa Savoia, e oggi, che dalla monarchia si è passati alla repubblica, continuano il loro compito con lo stesso spirito di servizio, tanto da essere diventati essi stessi un simbolo, il simbolo della continuità nel cambiamento. Per questo vengono loro richieste doti e caratteristiche particolari. E ciò da tempo immemorabile. Già nell’Ottocento erano previsti requisiti speciali per poter entrare a far parte di questo corpo scelto: per i Corazzieri, recita un vecchio regolamento dell’Arma, “oltre alle consuete informazioni che sono richieste per ogni aspirante nell’Arma dei Carabinieri, ne vengono domandate altre speciali per modo che la loro condotta e quella dei componenti la loro famiglia risulti illibatissima. I riconosciuti idonei sono ammessi in esperimento per un periodo di circa sei mesi, dopo il quale, se hanno data sufficiente prova di abilità nell’equitazione, tenuta buona condotta e dimostrata attitudine al servizio speciale, vi sono passati effettivi”. Il messaggio è chiaro: chi è chiamato a stare accanto al simbolo della nazione deve avere una condotta irreprensibile, ma deve anche saper fare tante cose. Per questo la giornata del corazziere è sempre piena.
Di primo mattino, subito dopo l’alzabandiera, i 280 corazzieri vengono divisi in turni. Chi in quel momento non è in servizio al Quirinale o in trasferta al seguito del Presidente della Repubblica, si dedica in primo luogo all’equitazione nel maneggio coperto della caserma o presso il Galoppatoio di Villa Borghese. Una buona forma fisica è essenziale per ogni corazziere che si rispetti, per cui, oltre all’equitazione, è prescritta anche la corsa e una capatina nell’attrezzata palestra del Reggimento. Poi, a metà mattinata, cominciano le esercitazioni a piedi o a cavallo, per coppie o per quintiglie, e si provano le attività con la sciabola: come deve essere impugnata, come si esegue un perfetto presentat-sciab, come va tenuta quando si è a cavallo e con l’uniforme di gran gala. Le esercitazioni a volte sono ripetitive, ma il provare e riprovare una figura, un gesto, una posizione è il modo migliore per garantire la perfetta efficienza fisica e l’omogeneità professionale di tutti i Corazzieri, che non possono permettersi mai un cedimento o una sbavatura. La mattinata volge al termine
tra il via vai degli imponenti cavalli irlandesi (il Reggimento ne ha in
dotazione 60) che vengono governati e fatti muovere intorno alle
scuderie. E dopo il pranzo nell’incredibile mensa della Caserma –
qui si mangia sopra i resti di un’antica villa romana, e dal pavimento
a vetri si può ammirare un bellissimo e rarissimo mosaico parietale
dell’epoca imperiale – c’è appena il tempo per un caffè, quando
scattano i preparativi per il secondo turno di guardia al Palazzo. In
pochi minuti i Corazzieri in grande uniforme già sono pronti per
raggiungere il Quirinale, e noi con loro.
Dal Salone dei Corazzieri, immenso come una piazza d’armi, alla Sala degli Ambasciatori, dal Salone delle Feste all’attigua Sala degli Specchi, dallo Studio del Presidente alla Vetrata fino al Cortile d’onore, tutto è organizzato quotidianamente, insieme al cerimoniale presidenziale, secondo l’importanza dell’evento. Il maresciallo rievoca le grandi visite di Stato, con gli enormi seguiti, le magnifiche cene ufficiali, i brindisi e i colloqui tra capi di Stato. Il tutto sempre sotto l’occhio vigile dei Corazzieri, apparentemente impassibili, quasi statuari. Centinaia di aneddoti si potrebbero raccontare sulle più diverse situazioni che i Corazzieri hanno dovuto affrontare in un luogo così particolare come il Quirinale, ma gli impegni chiamano. Il maresciallo di Palazzo deve controllare qualcosa da qualche parte, saluta e si dilegua inghiottito dai corridoi. Un altro maresciallo nel
frattempo ci prende in consegna. È uno degli addetti alla sicurezza del
Presidente, e con lui parliamo della sicurezza nei giardini, mentre
passeggiamo tra i vialetti ben tenuti. Anche qui la sorveglianza è
discreta, ma implacabile. Nonostante i circa 4 ettari di piante, siepi,
alberi di ogni genere, nulla sfugge al controllo dei Corazzieri. Tranne
il 2 giugno, Festa della Repubblica, quando i giardini vengono aperti al
pubblico, e tranne qualche rara occasione ufficiale, il grande parco è
frequentato esclusivamente dai giardinieri e dai Corazzieri addetti alla
sicurezza, come quelli che adesso si intravedono in fondo tra le siepi:
sagome scure dall’aspetto minaccioso. Ma niente paura, gli angeli
custodi del Presidente della Repubblica sono carabinieri affidabili, di
grande preparazione e professionalità.
Mentre percorriamo a ritroso
l’itinerario già fatto, viene da chiedersi come sia possibile
riuscire a controllare in modo così capillare quest’enorme palazzo
con il suo enorme giardino. Ma la domanda è destinata a restare senza
risposta. La segretezza è d’obbligo, al Quirinale. Comunque, ci si
può consolare pensando che ormai da più di cento anni i Corazzieri si
occupano della sicurezza del Palazzo e tutto è sempre andato per il
meglio. Cosa si può volere di più! per
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D'ACQUISTO SALVO
Vice brigadiere dei
Carabinieri (Napoli, 17 ottobre 1920 - Torre di Palidoro, Roma,
23 settembre 1943) Medaglia d'Oro al V.M. - Arruolatosi
volontario nell'Arma dei Carabinieri il 15 agosto 1939, divenne
carabiniere il 15 gennaio 1940. Il 28 ottobre dello stesso anno venne
mobilitato con la 608a Sezione Carabinieri e sbarcò a Tripoli il 23
novembre successivo. Tornato in Patria, dal 13 settembre 1942 fu
aggregato alla Scuola Centrale Carabinieri di Firenze per frequentarvi
il corso accelerato per la promozione a vice brigadiere, grado che
conseguì il 15 dicembre successivo. Una settimana dopo venne destinato
alla stazione di Torrimpietra, una borgata a 30 km. da Roma. Ai piedi della Torre di Palidoro il ventitreenne vice brigadiere si affiancò così, idealmente, a tutti coloro che nella Resistenza e nella Guerra di Liberazione avevano fatto dono di sé stessi a un ideale di giustizia e di libertà.
Non pochi comuni italiani hanno dedicato al suo
nome strade o piazze, così come sono a lui intitolate numerose caserme
dell'Arma nel cui culto era cresciuto Salvo D'Acquisto, nipote per parte
materna di tre persone che avevano in essa militato. CULQUALBER (Battaglia di)
Nel 1941, in Africa Orientale,
dopo la caduta di Cheren e dell'Amba Alagi, le operazioni militari
vennero ad accentrarsi nell'Amhara, ove il generale Guglielmo Nasi si
era arroccato nel sistema difensivo costituito dal ridotto centrale di
Gondar e da una serie di capisaldi. per
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