Carabinieri 17



La lotta contro la mafia

Premessa

“Un mafioso è uno che lucra per avere prestigio e poi goderne in tutti i settori. E chi lucra è pure capace di uccidere. E, prima di uccidere, intendo assassinio anche come morte civile, è pure capace di usare espressioni come: ‘paternalmente, affettuosamente ti consiglio...’.

( ... ) Nelle stesse pieghe delle amministrazioni locali e statali sono, con molta probabilità, inseriti elementi legati al fenomeno mafioso e il loro mimetismo non solo garantisce il proseguimento del successo dell'illecito ma contribuisce anche a quel 'prestigio' su cui il mafioso deve poter contare in ogni sede”.

(da un'intervista del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa a Epoca nel 1982)

“Il giovane che poi sarebbe stato conosciuto come il pentito Antonino Calderone, era il nipote di un importante capomafia catanese morto nel 1960 in un ospedale di Milano, era cresciuto nell'ambiente di Cosa Nostra ed era candidato all'affiliazione. Durante una visita allo zio malato, cui era molto legato, Antonino si vede indicare una rosa. "Vedi quella rosa sul davanzale della finestra?” - gli dice con voce affaticata lo zio che ben sapeva della sua candidatura - "E’ bella, molto bella, ma se la prendi, ti punge". Silenzio. Poi: "Sapessi come è bello addormentarsi senza il timore di essere svegliato brutalmente nel cuore della notte. E camminare per strada senza doversi continuamente voltate per paura di ricevere un colpo alla schiena".

(dalle memorie del giudice Falcone in Cose di Cosa Nostra).

Storie vecchie, storie nuove di mafia e di soldi, di morti ammazzati e di corone di fiori secche, di brillanti blitz e di processi a bolla di sapone, di roboanti indignazioni e di silenziosa indifferenza, di arroganza e di senso dello stato. Il percorso dei Carabinieri nella loro più che centenaria storia si è sempre imbattuto nelle profonde contraddizioni italiane tra cui quelle riassunte nelle tre parole: mafia, camorra, n'drangheta.

Una lunghissima guerra

I Carabinieri sono stati impegnati in prima linea, pagando un alto tributo di sangue, nella lotta contro la mafia e la criminalità organizzata. E, finalmente, sono arrivati importanti successi

La sfida più difficile alle forze dell'ordine viene proprio da quei profondi intrecci politici, economici, sociali e culturali che hanno generato attività criminali e che da regioni come la Sicilia, la Calabria e la Campagna si sono diffusi in tutta la penisola, riuscendo spesso a superare i confini nazionali.

Lo sviluppo del malcostume e della corruzione politica hanno potentemente favorito l'estendersi della criminalità organizzata anche in regioni prima vergini. Eclatante è, senza dubbio, il caso della Puglia, sino agli anni Ottanta caratterizzata da una normale criminalità concentrata soprattutto nelle grandi città portuali.

A partire dal 1985 l'offensiva di espansione della NCO (Nuova Camorra Organizzata) del boss Raffaele Cutolo si è saldata alle locali strutture criminali. Per lunghi anni la crescita di un potere mafioso in quella regione, pur documentata dai rapporti delle forze di polizia, è stata praticamente del tutto ignorata a livello politico. La Sacra Corona Unita e le organizzazioni consorelle hanno potuto senza troppo contrasto mettere in piedi un fiorente traffico di droga, quando un'azione tempestiva e decisa avrebbe potuto eliminare le prime teste di ponte.

Prima di arrivare a Cosa Nostra, rivediamo cosa sono e cosa hanno combinato le altre due grandi organizzazioni malavitose.

La camorra era già fiorente nel secolo scorso, aveva già avuto modo di stringere ambigue alleanze anche a livello di prefetti e ministri degli Interni. Come negli altri due fenomeni essa parte dalla creazione di un potere parallelo che offre protezione e controllo politico-sociale in cambio di concreti favori. Anche in essa vengono coltivati i miti del camorrista buono, valoroso, abile nel maneggio delle armi, protettore dei deboli e raddrizzatore di torti.

Alla NCO si contrapponeva negli anni 1990-1992 la Nuova Famiglia, più legata alla tradizione originaria della camorra, la quale, al di qua dei miti, significa una sola cosa. Essere camorrista vuol dire prevaricare sugli individui e sulle attività economiche per ottenere il potere, usando prepotenza, astuzia e spietata violenza senza scrupoli.

La camorra tradizionale era un'organizzazione centralizzata, con una struttura piramidale, i cui membri erano legati da apposite cerimonie di giuramento e di iniziazione. Quasi sempre coincidenti con clan familiari, queste strutture mantenevano il controllo su singoli rioni di Napoli o paesi della fascia vesuviana specialmente nei settori dell'ortofrutta e dei mercati generali.

Il dopoguerra apre nuove occasioni alle famiglie camorriste. Ci sono da spartirsi le risorse erogate dallo Stato, ci sono le opportunità di speculazioni edilizie (con conseguente scempio urbanistico) in città come Napoli e Salerno e dell'intera costa campana, ci sono relazioni da stabilire a livello locale con gruppi politici clientelari per averne in cambio appalti, concessioni, privilegi. Ma fino agli anni Sessanta la camorra resta un fenomeno radicato e limitato; poi intervengono due fatti nuovi.

 LA BIONDA CHE UCCIDE. Un vecchio manifesto di sensibilizzazione alla minaccia del contrabbando faceva vedere un fumatore che si accendeva la sua sigaretta, mentre alle sue spalle una mano armata sparava. Il messaggio era semplice: chi compra dal banchetto abusivo, arma la mano del grande crimine.

La campagna pubblicitaria è passata, come è passata la proposta dell'allora ministro delle Finanze, Rino Formica, di dare un lavoro legale ai contrabbandieri napoletani per sottrarre manovalanza alla criminalità organizzata. I banchetti sono rimasti e sono talvolta cambiati i piccoli venditori, sempre di più immigrati da paesi più poveri.

Ma se si alza lo sguardo dai pesci piccoli, si vede che trent'anni fa si verificato il passaggio dal contrabbando di piccolo cabotaggio ad un vero e proprio business. I clan marsigliesi, che prima controllavano questo traffico, vengono emarginati.
I flussi passano ora da Napoli e l’invio in soggiorno obbligato di boss di Cosa Nostra del calibro di Antonino Camporeale, Filippo Gioè Imperiale, Francesco Paolo Bontade favorisce la creazione di nuove alleanze.

Cosa Nostra ha interesse a creare strutture più efficienti in Campania con le quali combinare affari: Michele Zaza e famiglie come i Mazzarella e i Nuvoletta sono considerati come gli interlocutori ideali in quanto affiliati alle "famiglie" di Palermo.

Un'altra ondata di criminosa prosperità arriva a metà degli anni Settanta con il traffico della droga. La camorra può ormai disporre di quadri maturi, sprovincializzati, assolutamente in grado di trattare da pari a pari senza conflitti con gli "uomini d'onore" siciliani.

"Ma nonostante questo ruolo conquistato (...) e i poteri e lo spazio economico occupati, la camorra (...) fin quasi alle soglie del 1980 non era sta fa adeguatamente valutata dallo Stato e dall'opinione pubblica nazionale (...). In definitiva si può dire che la camorra è vissuta all'ombra della mafia, utilizzando il suo modello e riuscendo a consolidare posizioni senza grandi clamori e senza reazioni consistenti da parte delle pubbliche autorità", recita il rapporto provvisorio approvato dalla commissione parlamentare antimafia del 1982, istituita subito dopo l'uccisione del generale Dalla Chiesa.

IL NUOVO CAMORRISTA. Figura centrale di questa espansione è Raffaele Cutolo nato a Ottaviano del Vesuvio. Anche lui conosce presto le sbarre del carcere per un omicidio, ma trasforma uno scacco in un trampolino di lancio. Servendosi delle estorsioni dei suoi amici fuori di prigione, investe attentamente i soldi all'interno per alleviare le condizioni di giovani detenuti, spesso destinati a uscire presto. Cutolo usa anche il suo ascendente per comporre liti e dispute. I risultati non si fanno attendere: la popolarità tra gli ex-detenutí è altissima, i legami di gratitudine sono molto saldi e una serie di "fiori” comincia ad affluire nelle casse del camorrista. Le offerte in danaro sono però il primo passo per creare una falange di fedelissimi.

Il 5 febbraio 1978 Cutolo evade dal manicomio criminale di Aversa e sino al maggio 1979 (quando viene riacciuffato) la campagna acquisti procede a pieno ritmo. La NCO è una piramide il cui vertice assoluto è lui, o' professore; Pasquale Barra, detto o' ‘nnimale per la sua ferocia, è il fedele vice che controlla con pugno di ferro i capizona; Oreste Pagano è il vice per la Lombardia.

La politica di alleanze è intensa e vivace: rapporti d'influenza, come visto, si sviluppano in Puglia e nel resto della Campania; ottimi sono rapporti con la 'ndrangheta; alleanze vengono strette con le bande lombarde di Renato Vallanzasca (il bel René) e Francis Turatello (faccia d'angelo).

Ormai nemmeno la reclusione ferma l'espansione delle attività economiche: gioco d'azzardo, lotto nero, totonero, spaccio di droga, contrabbando di armi e sigarette, rapine, estorsioni, tangenti, truffe sui fondi CEE, biglietti falsi per lo stadio, furto e ricettazione, usura.

 Sempre in carcere, grazie a turpi complicità, Cutolo gestisce il torbido affare della liberazione dalle Brigate Rosse dell'assessore regionale campano Ciro Cirillo.

Il grande pubblico si accorge finalmente della minaccia quando bisogna ricostruire il cratere dopo il terremoto d'Irpinia. Nel 1980 le cricche clientelari si lanciano sulla torta degli appalti per la ricostruzione, oggetto di molte indagini e processi in corso.
Centinaia di edifici vengono dichiarati falsamente inagibili o danneggiati, dozzine di piani-fantasma vengono approvati e finanziati con grande facilità e su tutto si stende la lunga ombra della camorra.

Chi invece si è accorto presto dei nuovo e sgradevole andazzo sono i clan camorristi di più vecchia data. Nel 1978 Michele Zaza e i suoi creano l'onorata fratellanza, ma Cutolo se ne infischia e infiltra i suoi in nuovi territori. Quando tenta di prendere i controllo della zona Forcella-Duchessa-Mercato-Via del Duomo, nelle mani dei Giugliano-Marano, questi si alleano con quelli di San Giovanni-Portici ed alla fine del 1979 scoppia la guerra tra NCO e Nuova Famiglia.

E una guerra senza quartiere: nel 1979 si registrano 71 omicidi di marca camorrista; l'anno successivo sono 134 e salgono a 193 nel 1981, a 237 nel 1982, a 238 nel 1983, per scendere a 114 nel 1984. La guerra si conclude con un indebolimento dei cutoliani e con un rafforzamento della presenza camorristica nel napoletano.

I TANTI NOMI DEL PATTO DI SANGUE. C'è una realtà criminale che è stata così poco conosciuta e così poco descritta che già nell'Ottocento non si sapeva bene come chiamarla. Mafia, camorra, camorra reggina, picciotteria, Famiglia Montalbano, la Santa. Solo due termini sono rispettivamente correnti nei luoghi e nei mass media: onorata società e 'ndrangheta.

Il primo nome richiama il concetto di onore. Esso è considerato l'unità di misura del valore di una persona, di una famiglia e ruota essenzialmente intorno alla figura della donna. La donna dà e toglie onore, quindi va controllata e tutelata strettamente perché l'onore non le venga tolto. Se questo accadesse, tocca all'uomo riparare in un unico modo: uccidendo chi l'ha disonorata. Altrimenti né lui, né la sua famiglia hanno più l'onore.

Il secondo appellativo ha invece molto probabilmente origini grecaniche. Andragathos significa uomo valoroso e coraggioso e solo una persona con questi requisiti può accedere all'onorata società.

Le cosche mafiose calabresi sono ampiamente conosciute con il vocabolo 'ndrina, un'organizzazione locale autonoma, talvolta distinta in maggiore e minore se nello stesso comune ve ne sono due di differente importanza. Anche 'ndrina è di origine grecanica ed indica la persona dalla schiena dritta, che non si piega mai.

Un codice, talvolta scritto e spesso tramandato oralmente, regola la gerarchia degli appartenenti.

"L'albero della scienza è diviso in sei parti: il fusto rappresenta il capo di società; il rifusto il contabile e il mastro di giornata; i rami i camorristi di sangue e di sgarro; i ramoscelli i picciotti o puntaioli; i fiori rappresentano i giovani d'onore; le foglie rappresentano la carogne e i traditori della 'ndrangheta che finiscono per marcire ai piedi dell'albero della scienza”, recita uno degli statuti sequestrati.

L'entrata nella 'ndrina viene chiamata battesimo, non solo per la solennità dell'avvenimento, ma anche perché chi appartiene all'onorata società vi appartiene per sempre; lo 'ndranghetista è infatti un uomo con due battesimi.

Nelle sue memorie un camorrista della 'ndrina del paesino di Presinaci ricorda come fosse stato battezzato picciotto al termine di una rigorosa cerimonia con la formula: "Da questo momento conosco Serafino Castagna come picciotto appartenente a questo onorato corpo di società. Giuro con lui di spartire il giusto e l'ingiusto, qui e fuori di qui e in qualsiasi posto. Se macchie d'onore porterà, tragedia e infamità cadranno su di lui e non sulla società".

Per passare da picciotto a camorrista bisognava commettere uno o più sfregi ordinati dalla 'ndrina e poi fare la tirata del sangue. In questa cerimonia l'aspirante camorrista doveva duellare con un camorrista e colpirlo tre volte e succhiargli il sangue dalle ferite. Le lame dei coltelli erano avvolte nello spago e solo la punta fuoriusciva.

IL METODO MORI IN CALABRIA. Nel 1955 vengono commessi numerosi delitti che convincono l'allora ministro degli Interni, Tambroni, ad agire con i mezzi forti. Già nel mese di aprile i Carabinieri avevano partecipato alla caccia di quello che la stampa battezzava "il mostro di Presinaci", quel Salvatore Castagna che in un sol giorno aveva ammazzato cinque compaesani. Cinquecento Carabinieri con unità cinofile, insieme ai colleghi della polizia, riescono dopo una battuta che ricorda quelle contro il brigantaggio a catturare lo 'ndranghetista.

Nell'estate il ministro spedisce in Calabria il giovane questore di Trieste, Carmelo Marzano, in sostituzione del questore Pietro Sciabica, per ripulire dai latitanti il reggino. Tanta è la distanza tra Stato e cittadini che viene coniata l'ironica battuta: “A Reggio sono arrivati i marziani".

Marzano si muove con rapidità allontanando fuori dalla questura le persone giudicate meno affidabili. Sul flusso di raccomandazioni e sollecitazioni da parte di esponenti politici cala il black-out totale.
Di nuovo i Carabinieri sono in prima linea nella gigantesca operazione lanciata dal questore: controllo del territorio, misure amministrative, ripristino di ammonizione e confino, revisioni dei porti d'arma. I risultati sono: 261 arresti, 22 fucili, 2 mitra, 61 pistole, 136 pugnali e armi bianche entro il 27 ottobre.

Dopo 57 giorni il ministro dichiara ufficialmente conclusa l'operazione ma il prefetto di Reggio Calabria Pietro Rizzo scrive allo stesso ministro: "La mafia che sarebbe stata presunzione ritenere di aver eliminato nel volgere di tre mesi, colpita nelle ramificazioni, ha purtroppo salde radici che soltanto un'azione paziente e graduata nel tempo potranno distruggere". Sull'azione delle 'ndrine si stende il silenzio.

Nel frattempo, dal 1950 al 1980, la violenza caratteristica della 'ndrangheta causa il 90 percento dei 2.100 omicidi commessi in zona. Gli anni Sessanta portano nuovi ignobili e ricchi guadagni con la droga, i sequestri di persona ed il mercato di appalti e subappalti. Saltano così gli equilibri rappresentati dai capibastone dominanti nel ventennio precedente.

Dal 1965 al 1969 infuria la prima fase della guerra fra le 'ndrine con epicentro a Reggio. Il vecchio capobastone di San Martino Taurianova Giuseppe Zappia, lancia un appello all'unità in una riunione segreta, ma la proposta urta contro il tenace paticolarismo delle famiglie.

La seconda fase è segnata, nel 1974, dall'assassinio di Giovanni De Stefano nel Roof Garden, un locale chic di Reggio. Nel 1975 vi saranno 93 morti e 101 nell'anno successivo: dallo scontro fra i Tripodo e i De Stefano emergeranno i secondi. E’ in quest'epoca che il coltello viene definitivamente sostituito con il mitra e con il tritolo: si perde anche qualunque residuo rispetto della persona umana con frequenti sfregiamenti di cadaveri.

"Sembra che non gli importi neppure di morire: è la vita che non vale più nulla", commenta amaro un giovane ufficiale dei Carabinieri.

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La Banda Musicale

La Banda Musicale dell’Arma dei Carabinieri è nota in ogni parte del mondo per la varietà del suo repertorio, per la perfezione formale delle sue esecuzioni e per il fascino che suscitano i suoi orchestrali, con le loro splendide uniformi, la magnifica compostezza, la profonda vocazione musicale. E la partecipazione del pubblico ai concerti della Banda dell’Arma rimane uno dei tanti aspetti di quella naturale simpatia che spinge il cittadino verso i Carabinieri.

Le origini

Le origini del complesso musicale risalgono al 1820, quando, per la prima volta, il Corpo dei Carabinieri Reali comprese nel suo organico un nucleo di Trombettieri. Tale formazione fu trasformata, nel 1862 in Fanfara, poi in Musica, in Banda della Legione Allievi Carabinieri ed attraverso successive modifiche assunse nel 1920 una fisionomia più ampia e la denominazione di Banda Musicale dell’Arma dei Carabinieri.

Fanfara della Legione Allievi Carabinieri di Torino

Il Maestro Luigi Cajoli

Maestro Luigi Cajoli
Sotto la direzione del Maestro Luigi Cajoli, valente personaggio dotato di notevole esperienza e grande sensibilità musicale, la Banda si affermò rapidamente come complesso musicale d’alta qualità stilistica, divenendo degna espressione artistica di quella famiglia più grande che è l’Arma dei Carabinieri.

Nel 1916, dopo innumerevoli concerti tenuti in Italia, il Complesso Musicale ebbe il battesimo internazionale con il suo primo viaggio all’estero, per onorare, con una serie d’esecuzione concertistiche, i soldati alleati feriti. La meta fu Parigi, dove si esibì al "Trocadero", "Les Invalides" ed ai "Jardins de Tuilleries", suonando accanto alle celebri bande della Guardia Repubblicana Francese e della Guardia Reale d’Inghilterra. Il successo fu completo: la stampa parigina dell’epoca ne dette ampio risalto. Da tale avvenimento la "Domenica del Corriere" colse lo spunto per dedicare alla Banda dell’Arma una copertina a colori di Beltrame.

A questo primo viaggio seguirono, nel 1917, le esibizioni a Lione ed a St. Etienne e, nel 1918, la prima tournee artistica attraverso le città di Le Havre, Londra, Birmingham, Sheffield, Liverpool, Newcastle e Southampton.

Nel 1925 il Maestro Cajoli, dopo 38 anni di attività, durante i quali fece raggiungere al complesso vertici d’indiscusso valore tecnico, lasciò la direzione della Banda ormai solida di 70 elementi.

Il Maestro Luigi Cirenei

Maestro Luigi Cirenei - Aix Les Bains (BE) 1935

Al Maestro Cajoli successe il Maestro Luigi Cirenei, allievo di Pietro Mascagni e musicista di rara sensibilità, che mantenne alta la tradizione ed elevò ulteriormente il livello artistico del complesso.

I successi si susseguirono in patria ed all’estero, a Liegi nel 1928, a Parigi nel 1934, a Bruxelles, a Valence sur Rome e Aix-le-Bains nel 1935 e in seguito, Stoccarda, Montecarlo, Madrid, Berlino e Siviglia.

Nel 1940 il Maestro Cirenei venne promosso, unico fra i direttori di complessi bandistici militari, al grado di Capitano Direttore di Banda; due anni dopo gli venne conferita la qualifica di "consulente per le Bande del regio esercito".

Mentre fino al 1943 il compito dei Carabinieri musicanti era stato quello di mantenere alto il morale delle truppe in partenza per le varie zone operative, durante la resistenza essi parteciparono attivamente alla lotta contro i tedeschi: ben 42 Carabinieri musicanti furono deportati in Germania, mentre il prezioso archivi bandistico della Legione Allievi Carabinieri, che raccoglieva tante preziose partiture, venne devastato e distrutto dai tedeschi.

Dopo le vicende della Seconda Guerra Mondiale, fu lo stesso Maestro Cirenei, al quale si deve la composizione della Marcia d’Ordinanza dell’Arma dei Carabinieri, "La Fedelissima", dalle note limpide e solenni, ad iniziare l’opera di ricostruzione, proseguita, poi, dal Maestro Domenico Fantini.

 Il Maestro Domenico Fantini

Maestro Domenico Fantini - Firenze 1951

Successo al Maestro Cirenei nel 1947, con un lavoro profondo e analitico, nonché fervente passione da grande artista, Il Maestro Fantini rinnovò ed arricchì ulteriormente il patrimonio della Banda.

Sotto la sua guida la Banda conobbe un periodo particolarmente denso di impegni internazionali : 25 tournée in Europa, 1 viaggio in Brasile, 1 in Giappone, 42 concerti in 35 città fra le più importanti degli Stati Uniti d’America, memorabili quelli alla Carneige Hall di New York ed all’Accademia di Musica di Philadelphia.

Il Maestro Vincenzo Borgia

Nel 1972, al Maestro Fantini successe il Maestro Vincenzo Borgia. Ed è proprio in questo periodo che il Complesso Musicale dell’Arma ha conosciuto nuovi ed importanti successi internazionali: Toronto, Montreal, Montecarlo, Edimburgo, New York, Philadelphia, Providence, Washington, Parigi, Dortmund, La Valletta, in Israele e Palestina toccando città importanti quali Tel Aviv, Haifa e Hebron, fino a partecipare alle celebrazione del Columbus Day del nuovo millennio a New York.

La Banda oggi

Dal 1 luglio 2001 la Banda è diretta dal Maestro Massimo Martinelli.

Oggi, con i suoi 102 orchestrali, assunti e selezionati attraverso concorsi pubblici, la Banda Musicale dell’Arma dei Carabinieri costituisce una complessa struttura in grado di interpretare composizioni tra le più celebrate. Il suo ricchissimo repertorio va dalle tradizionali marce militari ai brani classici ed a quelli moderni. Nelle sale da concerto, nei teatri, nelle radio ed alla televisione, in qualsiasi luogo si esibisca, la Banda raccoglie successi ed ottiene il plauso dei critici più severi.

Non a caso, infatti, alcuni giornalisti l’hanno definita "una Banda sinfonica che suona come un’orchestra" e "un’orchestra di fiati".

Ma per tutti valga il giudizio di Paolo Monelli, il quale ha individuato il segreto di tanta perfezione "nel fatto che questi musicanti sono appunto Carabinieri e portano nell’esecuzione del loro compito il gran cuore e la dedizione che anima ogni specialità dell’Arma"…

Gli orchestrali

Denoninazione strumentale Parte Titolarità
  Maestro Direttore   Magg. MARTINELLI Massimo
  Maestro Vice Direttore   Ten. CIAFREI Massimiliano
     

1

1° Flauto (con l'obbligo dell'Ottavino)

1^ A

M.A. LOPPI Marco

2

1° Oboe

"

M.A. LOPPI Francesco

3

1° Clarinetto Piccolo in Lab

"

Luogotente PARRETTI Carlo

4

1° Clarinetto Soprano in Sib. n.1 (principale)

"

Luogotente MARTINO Giuseppe

5

1° Clarinetto Basso in Sib

"

M.A. CENCI Roberto

6

1° Saxofono Soprano in Sib

"

Luogotente MIDULLA Filippo

7

1° Corno in FA-Sib

"

//

8

1^ Tromba in Sib

"

Luogotente DE CILLIS Giovanni

9

1° Flicorno Sopranino in Mib

"

M.A. TORRE Santino

10

1° Flicorno Soprano in Sib

"

M.A. TROIANI Corrado

11

1° Flicorno Tenore in Sib

"

Luogotenente DI TOPPA Giancarlo

12

1° Flicorno Basso in Sib

"

M.A. CICCHIRILLO Alessandro

13

1° Clarinetto Piccolo in Mib (OBBl. Lab)

1^ B

M.A. CARDINALI Rossano

14

1° Clarinetto Soprano in Sib N°2

"

Luogotenente STEFANI Paolo

15

2° Clarinetto Soprano in Sib. N°1

"

M.C. DONATI Marcello

16

1° Clarinetto Contralto in Mib

"

M.A. GIOVANNOLI Luigi

17

1° Saxofono Contralto in Mib

"

Luogotente DI RAIMO Antonio

18

1° Saxofono Tenore in Sib

"

M.A. CASTAGNINI Roberto

19

1^ Tromba in FA

"

Luogotenente PIANTADOSI Dante

20

1^ Tromba in Sib/basso

"

Luogotenente PRINCIPE Domenico

21

1° Trombone Tenore

"

Luogotenente PANICO Massimo

22

2° Flicorno Sopranino in Mib

"

M.C. CICCONE Marcello

23

1° Flicorno Contralto in Mib

"

M.C. SANTINI Enrico

24

1° Flicorno Contrabbasso in Sib

"

Luogotenente MENTUCCIA Augusto

25

Timpani (obbl. altri strumenti a percussione)

"

//

26

Ottavino (obbl. Flauto)

2^ A

Luogotenente PECORELLI Romeo

27

2° Oboe

"

//

28

2° Clarinetto Piccolo in Mib

"

M.A. LA PENNA Augusto

29

1° Clarinetto Soprano in Sib N° 3

"

Luogotenente NUGARA Arturo

30

1° Clarinetto Soprano in Sib N° 4

"

Luogotenente

31

1° Clarinetto Soprano in Sib N° 5

"

M.C. AMATO Gennarino

32

1° Clarinetto Soprano in Sib N° 6

"

M.A. D'AURIA Angelo

33

2° Saxofono Contralto in Mib

2^ A

//

34

1° Saxofono Baritono in Mib

"

M.A. MAZZILLI Mauro

35

3° Corno in FA-Sib

"

M.A. TERELLA Romeo

36

2^ Tromba in Sib

"

M.A. BERLUTI Francesco

37

Trombone Basso in FA

"

M.A. GRASSELLI Bruno

38

1° Flicorno Soprano in Sib (raddoppio)

"

M.C. SCUDERI Antonio

39

2° Flicorno Soprano in Sib

"

M.C. CAMILLI Filippo

40

2° Flicono Tenore in Sib

"

Luogotenente ALBANO Diego

41

Flicorno Basso Grave in FA

"

M.A. VANTAGGIO Rocco

42

1° Tamburo (obbl. altri str. a perc.)

"

M.C. DI GIACOMO Flavio

43

Gran Cassa (obbl. altri str. a perc.)

"

Luogotenente MARTELLO Giuseppe

44

2° Flauto (obbl. ottavino)

2^ B

Luogotenente BALESTRIERI Vincenzo

45

Corno Inglese (obbl. Oboe)

"

Luogotenente FIORANI Marcello

46

2° Clarinetto Piccolo in Lab

"

Luogotenente MARUCCI Pietro

47

1° Clarinetto Soprano in Sib N° 7

"

Luogotenente BELARDI Sergio

48

1° Clarinetto Soprano in Sib N° 8

"

Luogotenente DE MICHELIS Desiderio

49

2° Clarinetto Soprano in Sib N° 2

"

Luogotenente DE FILIPPIS Vito Giuseppe

50

2° Clarinetto Soprano in Sib N° 3

"

//

51

2° Clarinetto Soprano in Sib N° 2

"

M.A. CAMPANELLA Giuseppe

52

2° Clarinetto Cantralto in Mib

"

//

53

2° Clarinetto Basso in Sib

"

//

54

1° Saxofono Basso in Sib

"

M.C. GHIRGA Francesco

55

1° Contrabasso ad Ancia

"

M.A. TRIESTE Liborio

56

2° Corno in FA-Sib

"

Luogotenente GIULIANO Giovanni

57

4° Corno in FA-Sib

"

M.A. BERLUTI Giancarlo

58

2^ Tromba in FA

"

M.C. GILIOTTI Gino

59

2° Trombone Tenore

"

M.A. SENSELLI Salvatore

60

2° Flicorno Contralto in Mib

"

M.C. BATTISTI Athos

61

2° Flicorno Basso in Sib

"

M.A. SCALONE Francesco

62

2° Flicorno Contrabasso in Sib

"

M.C. IACONO Raffaele

63

1° Piatti (obbl. altri str. a perc.)

"

//

64

1° Clarinetto Soprano in Sib N°9

3^ A

Luogotenente VIGGI Angelo

65

1° Clarinetto Soprano in Sib N°10

"

Luogotenente MONTIROLI Francesco

66

2° Clarinetto Soprano in Sib N°5

"

Luogotenente SCATOLINI Enrico

67

2° Clarinetto Soprano in Sib N°6

"

M.O. LEFEMMINE Giuseppe

68

2° Clarinetto Soprano in Sib N°7

"

M.A. DE ANGELIS Enrico

69

2° Clarinetto Soprano in Sib N°8

"

Luogotenente SCOGNAMIGLIO Mauro

70

1° Clarinetto Contralto in Mib (radd.)

"

M.A. VALERIANO Mauro

71

Clarinetto Contrabbasso in Mib

"

M.A. TRIMARCHI Alfredo

72

Clarinetto Contrabbasso in Sib

"

M.O. SANTELLI Enzo

73

2° Saxofono Soprano in Sib

"

M.A. PROIETTI Massimo

74

3° Saxofono Contralto in Mib

"

//

75

2° Saxofono Tenore in Sib

"

//

76

2^ Tromba in Sib/basso

"

M.A. CARDINALI Stefano

77

Trombone Contrabbasso in Sib

"

Luogotenente VANTAGGIO Francesco

78

Flicorno Basso Grave in Mib

"

M.A. D'AGROSA Antonio

79

3° Flauto (obbl. Ottavino)

3^ B

//

80

3° Oboe (obbl. Corno Inglese)

"

//

81

1° Clarinetto Soprano in Sib N° 11

"

M.A. ANTINELLI Silvio

82

1° Clarinetto Soprano in Sib N° 12

"

M.A. MAIDA Andrea

83

2° Clarinetto Soprano in Sib N° 9

"

M.A. SOLDINI Lorenzo

84

2° Clarinetto Soprano in Sib N° 10

"

M.A. AVVEDUTO Pasqualino

85

2° Clarinetto Soprano in Sib N° 11

"

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86

2° Clarinetto Soprano in Sib N° 12

"

M.A. MUSTONE Isidoro

87

2° Clarinetto Contralto in Mib (raddoppio)

"

M.A. CUSANNO Michele

88

2° Clarinetto Basso in Sib

"

//

89

2° Saxofono Baritono in Mib

"

M.A. CASTALDI Luigi

90

2° Saxofono Basso in Sib (obbl. Sax C/Bs)

"

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91

2° Contrabbasso ad Ancia (obbl.Clar. C/Bs)

"

Luogotenente MARROCCO Enzo

92

5° Corno in Fa-Sib

"

M.O. IACOMINI Daniele

93

3^ Tromba in Sib

"

//

94

3^ Tromba in Fa

"

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95

3° Trombone Tenore

"

M.O. DIDONATANTONIO Sabatino

96

2° Flicorno Soprano in Sib (raddoppio)

"

//

97

3° Flicorno Contralto in Mib

"

M.A. FERRI Alessandro

98

3° Flicorno Tenore in Sib

"

M.A. SCACCHI Giulio

99

3° Flicorno Basso in Sib

"

M.O. CESARONI Giancarlo

100

3° Flicorno Contrabbasso in Sib

"

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101

2° Tamburo

"

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102

2° Piatti

"

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103

Archivista

"

M.O. VIOLINI Paolo

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