2a Guerra Mondiale 1945-9


La strenua difesa tedesca


Inno Tuvalu 



Particolarmente pesante si faceva l'offensiva aerea anglo-americana contro Berlino, mentre intorno alla città si andavano già apprestando le difese contro la minaccia delle armate sovietiche e mentre si udivano, distintamente i colpi di cannone della battaglia davanti a Kustrin. La capitale tedesca; attaccata incessantemente di giorno e di notte, veniva in buona parte spianata; il resto dell'opera di distruzione lo compieranno le artiglierie russe ed i combattimenti per le strade. Di fronte ai bombardamenti sempre più massicci, la difesa contraerea, che in passate, aveva inflitto severissime perdite agli incursori. si andava ora rivelando meno adeguata; la difesa della caccia poi era ormai addirittura inesistente, data la estrema scarsezza di tali aerei che caratterizzava la situazione della Luftwaffe. Di fronte all'azione indiscriminata delle formazioni di fortezze volanti la popolazione di Berlino sopportava con tenacia la grave situazione, cercando di risolvere singolarmente il problema della protezione dagli attacchi. E molti berlinesi, per esempio, si adattavano a vivere per lunghi periodi nei tunnel della ferrovia sotterranea. In alto una desolata visione delle macerie di Berlino. In basso le famose acciaierie Krupp a Essen completamente distrutte dai bombardamenti.



Durante le ultime fasi dell'offensiva aerea contro la Germania erano apparsi isolatamente degli aerei a reazione tedeschi, che avevano ottenuto brillanti vittorie contro le fortezze volanti, destando molte preoccupazioni tra gli equipaggi e non poche nei Comandi alleati, che temevano la possibilità della produzione e dell'intervento in massa di queste temibili armi germaniche. Per questo, fra i più importanti nuovi obbiettivi dei bombardieri alleati, venivano inserite al primo posto le officine, individuate o supposte, che avrebbero dovuto costruire gli apparecchi a reazione. Con tali incursioni, specie per alcune contro le officine di montaggio, gli anglo-americani riducevano a ben poca cosa le residue possibilità dell'industria tedesca in questo campo. A ciò si aggiungeva l'azione indiretta contro le vie di comunicazioni. che riusciva a paralizzare i movimenti all'interno della Germania. Nella foto in alto la città di Colonia completamente distrutta dagli attacchi. Sulla sinistra è visibile in lontananza la mole del Duomo, in piedi in mezzo a tante rovine. In basso a sinistra incursione sull'importantissimo nodo di comunicazioni di Enskirchen. In basso a destra un aereo alleato attacca una nave trasporto tedesca durante una incursione sul piccolo centro norvegese di Level.

La distruzione di Dresda




La città più colpita della Germania nell'ultimo periodo della guerra era Dresda. Essa non aveva subito fino al 1944 bombardamenti molto pesanti, ma in pochi giorni veniva interamente distrutta. Negli ultimi due mesi del conflitto, Dresda veniva sottoposta a quattro o cinque attacchi di una violenza inaudita, dei quali gli ultimi giungevano a procurare cinquantamila vittime per incursione. Un numero maggiore di morti per ogni attacco veniva raggiunto solo in Giappone col lancio delle due bombe atomiche. Per Dresda si ripetevano gli orrori dei bombardamenti su Amburgo con gli attacchi al fosforo, ma effettuati in maniera ancora più pesante e con risultati tremendi, data la minore mole della città sassone. Dresda, al termine della guerra, era la città più devastata della Germania ed anche quella i cui abitanti avevano subito di gran lunga la più vasta falcidie. Nelle foto in alto ed in basso Dresda e scomparsa in un mare di fumo, di fiamme e di esplosioni.

.Dopo ogni incursione, Dresda, restava letteralmente cosparsa di cadaveri che coprivano le strade e le macerie delle case. Non potendo provvedere alle consuete inumazioni, le salme venivano ammucchiate ed incendiate con la benzina e coi lanciafiamme, per evitare che si sviluppassero epidemie. Dresda, a fianco di Hiroshima e Nagasaki, costituisce l'esempio di un massacro indiscriminato compiuto dagli aerei alleati senza alcuna ragione in un momento in cui, pochi giorni prima del termine della guerra, non era giustificabile da alcuna considerazione di carattere militare. Nelle foto in alto i terrificanti aspetti delle vie sconvolte di Dresda coperte di cadaveri e le macabre cataste bruciate con i lanciafiamme.


4 febbraio 1945. A Yalta, in Crimea, si riunivano Churchill, Roosevelt e Stalin, tra il 4 ed il 12 febbraio. I tre capi della coalizione alleata erano accompagnati dai rispettivi ministri degli esteri, Eden, Stettinius e Molotov, da capi militari e da esperti economici. Durante gli otto giorni della conferenza venivano prese decisioni militari circa la continuazione delle operazioni intese a porre termine al conflitto nel più breve tempo, veniva affrontato il problema della occupazione della Germania dagli eserciti dei vincitori, della creazione di una commissione mista di controllo sul paese vinto e tutti í provvedimenti necessari per sradicare il nazismo ed il militarismo prussiano. A ciò si aggiungeva la decisione di processare i Capi militari e politici tedeschi alla fine della guerra, di smantellare le industrie ed imporre pesanti spese di riparazione. Con la conferenza di Yalta le potenze occidentali, ancora prima del termine del conflitto, riconoscevano all'Unione Sovietica una sfera di influenza che giungeva fin nel cuore dell'Europa. Nella foto in alto Stalin e Roosevelt durante l'incontro di Yalta. In basso Churchill, Roosevelt e Stalin a Yalta.

Fra gli aerei a reazione impiegati sporadicamente dai tedeschi per cercare di arginare le tremende incursioni sulla Germania, oltre i famosi Me. 13 e Me. 262, era anche il caccia a razzo Bachem-BP. 20-Natter. Questo strano apparecchio che aveva la forma di una bomba con corte ali e limitati piani di coda, era pilotato da un uomo, ma partiva verticalmente da una rampa di lancio simile a quella delle V. 2. Il Natter ( Vipera) era propulso da un motore a razzo che gli imprimeva la velocità di circa 965 Km/h. Una volta a contatto con le formazioni nemiche lanciava i suoi ventiquattro proiettili razzo contro le fortezze volanti e poi si allontanava. Ma invece di atterrare alla base scendeva a terra sostenuto da paracadute dopo che il pilota si era lanciato. A sinistra un Vipera nella sua rampa di lancio. A destra la partenza del Vipera.

Il 23 febbraio cessava la accanita resistenza tedesca, nell'assediata Posen, e di Graudenz in Prussia Orientale. Lo stesso giorno un'altra armata sovietica riusciva a penetrare nei sobborghi orientali di Breslau in Slesia, ma senza riuscire ad espugnarla. La città infatti, benché sorpassata ed accerchiata, resisté a lungo. Nella foto a sinistra in alto i reparti russi appena penetrati in un villaggio presso Posen; in primo piano i cadaveri dei difensori. A sinistra al centro un ponte ferroviario distrutto durante il passaggio di un treno, presso Francoforte sull'Oder. A destra in basso due soldati sovietici, subito dopo l'entrata in una cittadina della Slesia, staccano la targa del Partito nazista dalla sede. A destra in alto il Feldmaresciallo Schijrner, che alla fine di marzo sostituì il generale Guderian al Comando del fronte orientale tedesco. A destra al centro il maresciallo Tolbuchin, comandante dell'armata sovietica in Jugoslavia. A destra in basso il maresciallo Malinovski, comandante russo in Ungheria.

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