2a Guerra Mondiale 1945-6


Kamikaze


Inno Filippine 




Nei giorni seguenti avveniva un secondo attacco Kamikaze, sempre nella zona del Golfo di Lette, ad opera della Squadriglia Yamato. Di questa unità partiva dapprima, alle ore 10,15 una sezione formata da due aerei suicidi, ed uno di scorta, che però scompariva senza lasciare tracce, probabilmente intercettata e distrutta dalla caccia nemica; poi, alle 12,30, una seconda sezione di tre Kamikaze e due caccia di scorta. Quest'ultima sezione aveva maggiore fortuna, intercettando una Task Force americana ad 80 miglia ad est dello stretto di Surigao: i tre aerei nipponici riuscivano a superare lo sbarramento di ben 60 aerei da caccia nemici ed andavano ad esplodere su due portaerei, danneggiandole gravemente. Nella foto in alto un Kamikaze, incendiato dalla contraerea, picchia sulla portaerei di scorta Sangamon. In basso  un'agghiacciante foto dell'attacco di uno Zero suicida contro il fianco della nave da battaglia Missouri, presa un attimo prima della esplosione. Notare sulla torretta più avanzata i mitraglieri che tentano di mettersi in salvo dall'investimento; dopo qualche istante il Kamikaze esploderà e delle torri e degli uomini non resteranno che lamiere contorte e morti.


5 gennaio 1945. Una nuova azione di Kamikaze, l'ultima compiuta dalla 201a Squadra (che era stata la prima unità aerea ad adottare la tattica suicida), veniva effettuata il 5 gennaio. Della Squadra erano rimasti appena cinque apparecchi da caccia e trenta piloti, ognuno dei quali chiedeva al comandante di essere prescelto. Designati gli equipaggi, la piccola formazione, suddivisa in due sezioni al comando degli Aspiranti Yuzo Nakano e Kunitane Nakao, partiva dall'aeroporto di Mabalacat, nell'isola di Luzon e si portava sopra una forza navale nemica, iniziando l'attacco con le ormai consuete modalità. Uno dei cinque apparecchi colpiva una nave da battaglia, un secondo un incrociatore, e gli altri tre altrettanti trasporti di grosso tonnellaggio. In alto la portaerei americana Franklin, di 30.000 tonnellate, semidistrutta al largo delle coste giapponesi da attacchi Kamikaze, che incendiata, rientrò alla base dopo 12.000 miglia di navigazione con 332 morti a bordo. Nella foto la Franklin soccorsa dall'incrociatore Santa Fe. In basso i resti di un Kamikaze esploso sull'incrociatore australiano Australia.


Dopo l'attacco del 5 gennaio cessava l'attività dei Kamikaze nelle Filippine. La Ia Flotta aerea dell'ammiraglio Onishi, rimasta ormai senza apparecchi, abbandonava la lotta ed i piloti superstiti si apprestavano a combattere come soldati dell'esercito sulle montagne dell'interno di Luzon. Invece la Flotta aerea dell'ammiraglio Kikuchl che aveva partecipato alla battaglia contro le Task Forces dalla metà di novembre, si trasferiva sull'isola di Formosa, per proseguire gli attacchi Kamikaze da quella base. Ma mentre ciò si, andava verificando, un nuovo ordine del Quartier Generale unificava le due grandi unità in una sola, che assumeva il nome di la Flotta ed era messa agli ordini dell'ammiraglio Onishi. La nuova base veniva prescelta Formosa, che era ormai considerata prima linea, dopo l'occupazione americana di buona parte delle isole Filippine. Nella foto in alto un bombardiere suicida nipponico, benché colpito ed incendiato, dirige contro una portaerei nemica. Nella foto in basso il ponte della portaerei americana completamente sconvolto ed inutilizzato, subito dopo la tremenda esplosione.


La prima azione compiuta dalla base di Formosa veniva effettuata il 21 gennaio dalla Squadriglia Niitaka. Essa era suddivisa in tre sezioni: la I con 2 bombardieri Suiseí e 2 caccia Zero per gli attacchi suicidi ed altri 2 Zero di scorta; la II formata anch'essa da 2 Suisei e 2 Zero, ma con tre caccia di scorta; la III di 2 bombardieri soli scortati da 2 caccia. Partite tutte all'attacco il 21 gennaio, la II sezione veniva affrontata e dispersa da caccia nemici ancora in prossimità della base di partenza, ma la I e la III riuscivano a venire a contatto con unità navali americane nel Mare della Cina meridionale e ad attaccarla con successo, colpendo gravemente alcune grandi unità, fra le quali la nave portaerei Ticonderoga, di oltre 30.000 tonnellate. In alto un eccezionale documento sui drammatici attacchi Kamikaze: un caccia suicida incendiato dal tiro contraereo della portaerei Essex nell'attimo terribile in cui sta per schiantarsi sulla nave.


Dopo i combattimenti delle Filippine, i giapponesi portavano in linea gli Ooka, le bombe volanti pilotate appositamente costruite come Kamikaze. Della prima versione, Ooka. 11 già descritta nelle pagine precedenti, venivano costruiti 755 esemplari, dalle fabbriche Yokosuka e Nippon Kokusai. Poco dopo seguiva la successiva versione Ooka. 22, il migliore dei Kamikaze fra i tipi largamente impiegati. Esso aveva abolito i razzi propulsivi, sostituendoli con un turboreattore sul modello dell'italiano Campini (il motore che aveva fatto volare il primo aereo a reazione del mondo, nel 1941, pilotato dall'asso Mario de Bernardi) che gli imprimeva una velocità di 680 km/h. La carica esplosiva, situata nell'ogiva della bomba volante, era costituita da 1.200 kg di tritolo fuso e cioè quattro volte la carica di un siluro. Nella foto in alto la nave portaerei americana Essex colpita sul ponte di volo, da un Kamikaze. In basso gli attacchi suicidi contro la Essex visti da una portaerei dello stesso tipo, la Yorktown, unità omonima del
l'altra orktown, affondata nella battaglia delle Midway.


Per incrementare gli attacchi suicidi i giapponesi tentavano anche di trasportare e far decollare gli Ooka da sommergibili giganti. Questi, dei tipi I.14 ed I.400 » ( ne erano stati costruiti in tutto 6), dislocavano ben 5.500 tonnellate, cioè quanto un incrociatore leggero ed erano lunghi 122 metri; questi incrociatori sommergibili avrebbero dovuto trasportare tre aerei ognuno in un grande locale a tenuta stagna costruito sul ponte; da tale locale partivano poi i binari di lancio che giungevano fino alla estremità di prua. Ma i sei sommergibili giganti non vennero mai impiegati per questo scopo e gli aerei suicidi continuarono ad essere lanciati da terra o da altri apparecchi trasportatori. Frattanto veniva intensificato l'addestramento di nuovi piloti, dei quali si iniziava ad avvertire la scarsezza. Per l'addestramento degli uomini agli attacchi Kamikaze veniva impiegato l'aliante Yokosuka-MXY.7, di forma identica all'Ooka. 11. Nella foto in alto l'affondamento del cacciatorpediniere Williams, colpito da una bomba volante Ooka. In basso il ponte di volo della portaerei Hornet devastato da un aereo suicida.


Oltre l'11 ed il 22, della classe Ook» erano in costruzione od in progetto altri quattro tipi. Di essi due, privati della carica esplosiva e muniti di armi automatiche, venivano destinati all'impiego come caccia (una seconda versione del 22 e l'Ooka 43). Degli altri due, l'uno, denominato Ooka. 33, costituiva un modello di transizione tra il 22 ed il 43; l'altro, Ooka.Y.50, denominato Myojo (Venere), che avrebbe dovuto essere invece un apparecchio Kamikaze di eccezionali qualità belliche, non fu mai prodotto in serie. Alla fine della guerra era in studio a Yokosuka un nuovo Ooka che avrebbe potuto decollare con propri mezzi, mediante cinque razzi ausiliari ed un motore-razzo Walter (il tipo tedesco montato sul Me.163). Nella foto in alto un aereo suicida, incendiato, dirige su una portaerei di scorta americana. In basso l'impressionante fotografia, presa da distanza ravvicinata, del Kamikaze che sta per abbattersi su un incrociatore americano.


In seguito all'attacco contro Iwo Jima, anche la Flotta, al comando dell'ammiraglio Teraoka, costituiva un gruppo Kamikaze, che faceva parte della 601a Squadra e prendeva il nome di 2a Squadriglia Mitate del Corpo di attacco speciale. Essa era costituita da 32 apparecchi, caccia, bombardieri e siluranti, che venivano suddivisi in cinque sezioni. Nella mattinata del 21 febbraio, la Squadriglia Mitate, al comando del tenente di vascello Iroshi Murakawa, si gettava sulle forze navali americane che appoggiavano l'attacco anfibio contro Iwo Jima, affondando 1 nave portaerei, 4 trasporti e danneggiando un'altra portaerei e 4 navi da battaglia. Dopo la caduta di Iwo Jima, le Task Forces americane venivano segnalate ad Ulithi (a nord est delle isole Palau). Il 10 marzo, 24 bombardieri Ginga, che formavano una nuova unità Kamikaze, il Gruppo Azusa, partivano per quella base, ma solo 11 di questi giungevano sulla flotta nemica e l'attaccavano. Alle basi di partenza non giungeva però alcuna notizia circa i risultati. Nella foto in alto una portaerei inglese colpita da un Kamikaze. In occasione della operazione anfibia contro Okinawa ed in preparazione dell'attacco anfibio contro il Giappone, interveniva a fianco degli americani, anche una Squadra navale britannica. Nella foto in basso i tremendi effetti dell'attacco suicida su una portaerei centrata in pieno.


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