
Con il dettato di pace l'Italia perdeva anche alcune terre al confine occidentale, rivendicate dalla Francia per ragioni strategiche, come Briga e Tenda, i passi del Monginevro, del Freyus, del Moncenisio e del Piccolo S. Bernardo, la cui annessione alla Francia passava quasi sotto silenzio, ad eccezione di Briga e Tenda per le quali si elevava la protesta dell'opinione pubblica italiana. Inoltre, per la pressione politica della Francia, veniva concesso uno statuto speciale alla Valle d'Aosta, con riconoscimenti così ampi alla minoranza francese, da renderla quasi arbitra della situazione locale. Fra gli altri territori minori perduti, l'isoletta di Saseno aveva uno strano destino: italiana da decenni, per costituire una base avanzata verso l'Albania, è divenuta, oggi, munitissima base di
sommergibili sovietici, minaccia avanzata a poche miglia dalla costa italiana. In Africa poi si sottraevano all'Italia tutti i possedimenti. Per l'Etiopia ciò avveniva automaticamente, senza alcuna discussione, quasi che i sei anni dell'unione di questo territorio all'Italia non fossero mai
passati, annullando così imponenti opere di civiltà costruite dagli italiani, che avevano reso fiorenti città, centri prima formati da sudici tuguri. Ma con l'Etiopia, ci venivano tolte anche terre ormai legate all'Italia da oltre mezzo secolo, come l'Eritrea, la Somalia e la Libia, che il lavoro italiano aveva strappate all'arido deserto, trasformandole in fonte di ricchezza e di benessere. Nelle foto in
alto Briga e Tenda. Al centro le famose grotte di Postumia, nei pressi di Fiume. In basso l'isola di Simi, nell'Egeo,
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