2a Guerra Mondiale 1945-56


Vincitori e Vinti


Inno Nuova Zelanda 



Particolare significato acquistava la celebrazione della vittoria a Londra. Per gli inglesi che avevano miracolosamente superato un momento tragicamente critico nel 1940 ed avevano subito fino agli ultimi giorni di guerra bombardamenti di aerei e di bombe volanti era davvero, come dice Churchill, la loro ora più bella: anche se non ancora era apparsa in tutta la sua evidenza la perdita di prestigio della Gran Bretagna di fronte agli Stati Uniti ed all'Unione Sovietica e quella ancor più grave del suo immenso impero coloniale. La Gran Bretagna, superato il pericolo forse non mortale, di una vittoria del Terzo Reich, stava avviandosi a divenire una sorta di Impero bizantino che dell'antica potenza romana aveva solo il ricordo e con lo svanire di questo, vedeva svanire anche il prestigio di fronte agli altri Stati, forse meno gloriosi, ma giovani e forti. In alto le truppe sfilano per le vie di Londra. In basso la folla londinese di fronte alla reggia di Buckingham Palace a celebrare la vittoria.


La parte della vittoria più spettacolare fu quella di Mosca, nella Piazza Rossa, davanti a Stalin ed ai marescialli vincitori. Con la vittoria del 1945, aveva termine per i russi quel ciclo che, dopo i disastrosi avvenimenti del 1917 e degli anni immediatamente successivi, portava gli altri popoli a considerare la Russia come una potenza di secondo ordine. A ciò si aggiungeva un rafforzarsi notevole del mito della invincibilità di questa Nazione, della impossibilità a piegarla anche dopo una vittoria militare, della inutilità di una sua invasione. Ma oltre queste conseguenze, che riportavano il pericolo del panslavismo russo a proporzioni anche maggiori di quelle assunte al tempo di Pietro il Grande e di Caterina II, ve n'era un'altra, molto più grave: l'addensarsi su tutto il mondo della minaccia comunista. Nella foto in alto Stalin ed i suoi marescialli assistono alla parata di Mosca dal mausoleo di Lenin. Nelle foto in basso i soldati sovietici sfilano davanti a Stalin, nella cornice della immensa Piazza Rossa.



Le celebrazioni trionfali e le manifestazioni di giubilo avevano luogo anche in quegli altri paesi che, non potendo essere considerati obbiettivamente vincitori, tuttavia fanno parte del gruppo dei « liberati », dei cobelligeranti o di quei pseudo-vincitori costituiti ad esempio dalla Francia di De Gaulle o dalla Cina di Chang Kai-shek. La Francia in particolare, salutava una vittoria che non era propria, ma che rappresentava soltanto una speranza di rinascita (una volta sfumata quella di una ripresa della Nazione nell'ambito di un Nuovo Ordine europeo, ai tempi di Petain e di Laval), unita naturalmente alla gioia per la cessazione della guerra, della guerra civile sul suolo nazionale e della fine della occupazione militare tedesca. Nella foto in alto la sfilata dei marocchini a Parigi, sullo sfondo dell'Arco di Trionfo. In basso a sinistra parata d'onore par Montgomery a Kopenhagen, fra le acclamazioni dei danesi che, dopo oltre cinque anni di pacifica ed amichevole convivenza con i tedeschi, si ricordavano, negli ultimi giorni di guerra, di « dover » essere liberati. In basso a destra i vincitori, in Italia, sfilano sull'autodromo di Monza.


La vittoria delle Nazioni Unite nel secondo conflitto mondiale apportava alla carta d'Europa notevoli modificazioni, con fortissime ripercussioni di carattere politico che si riveleranno ben presto di portata storica tragicamente vasta. Oltre le gravi mutilazioni inflitte all'Italia, nei riguardi della Germania veniva acuita la ormai universalmente riconosciuta ingiustizia di Versaglia (che aveva strappato alla patria tedesca la Wartheland, Danzica e il Corridoio, oltre a province occidentali e settentrionali), con la cessione forzata alla Polonia ed alla Russia di regioni che costituiscono il cuore della Germania: buona parte della Pomerania, il Brandeburgo orientale, la Slesia. La Polonia poi, a fianco dei grandi quanto illeciti vantaggi territoriali conseguiti ai danni dei tedeschi, registrava la perdita delle proprie terre orientali cedute ai russi, si da apparire letteralmente spostata in un sol blocco verso occidente. Il tutto si risolveva a solo vantaggio dell'URSS, che annetteva ufficialmente Kunigsberg, i paesi baltici, Leopoli e la Moldavia e portava le proprie truppe di occupazione oltre Berlino, ad appena 80 km. da Amburgo ed a 150 dal Reno. Nelle foto la carta geografica d'Europa nei suoi mutamenti, avvenuti durante il periodo che va dal 1939 al 1945.


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