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2a Guerra Mondiale 1945-51 |
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Inno Estonia |
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Armi nuove e armi segrete |
![]() Per far fronte alla strapotenza della Flotta inglese i nostri tecnici navali furono costretti a ricorrere a nuovissimi tipi di mezzi insidiosi che già nel I° conflitto mondiale erano stati sviluppati e portati in guerra con alcuni successi. Nacquero cosi, inquadrate nella leggendaria X Flottiglia MAS, nuove tremende armi tra le quali notevolissimi furono i maiali i famosi siluri pilotati che ottennero eccezionali successi contro le unità inglesi ad Alessandria e Gibilterra. Altri mezzi insidiosi destinati alla guerra di superficie furono i barchini d'assalto, costruiti in alcune versioni dalla nostra Marina ed impiegati con successo a Creta. In alto un maiale. La parte anteriore, staccata dall'elemento centrale, veniva assicurata sotto la chiglia delle unità nemiche, esplodendo per mezzo di una spoletta a tempo.
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| ARMI NUOVE E ARMI SEGRETE
Allo scoppio del II conflitto mondiale le Marine militari dei paesi belligeranti erano assolutamente impreparate ai compiti che le necessità della guerra gradatamente imponevano. Tutte le principali Marine infatti erano state vincolate nel loro sviluppo sia dalla precedente esperienza, nell'ormai lontano 1914-18, sia dal Trattato di Washington, sottoscritto nel 1933 dalle maggiori potenze navali che, nell'assurdo tentativo di evitare una nuova guerra mondiale limitando gli armamenti, obbligava le potenze firmatarie alla costruzione di unità rivelatesi in gran parte sorpassate fin dai primi scontri sul mare. E mentre le Aviazioni e gli Eserciti si rinnovavano e compivano giganteschi passi sulla via della tecnica, sul mare ogni nazione cercava di adeguarsi alle necessità dei propri teatri operativi. Sul fronte del Pacifico, in cui per la particolare configurazione geografica, si rivelò determinante l'apporto navale, gli Stati Uniti gettarono in pieno il peso della loro potenza tecnica ed industriale: la flotta americana, praticamente distrutta il 7 dicembre 1941 dall'attacco giapponese a Pearl Harbour, metteva in campo nuove unità; navi da sbarco dì ogni tipo, unità lanciarazzi, potentissimi incrociatori di cui numerosi contraerei, una miriade di portaerei (ne furono costruite oltre 90), nuove unità da battaglia, molti sommergibili e un vero stuolo di navi ausiliarie e da carico, (famosissime tra queste le Victory e le Liberty varate a centinaia). La Marina nipponica, direttamente impegnata dalla statunitense, dovette accontentarsi di completare la costruzione di due gigantesche corazzate, la Yamato e la Mushashi di oltre 70.000 tonnellate, di quattro portaerei e di pochi incrociatori, navi scorta ed unità minori. Sull'Atlantico invece la lotta fu quasi del tutto circoscritta al traffico dei convogli, ma non per questo fu meno aspra e lunga. Alla fine di sei anni di lotta, le centinaia di navi scorta alleate, munite dei più moderni mezzi di ascolto e di offesa antisommergibile, ebbero ragione dei sommergibili tedeschi nonostante l'eccezionale efficienza di questi ultimi. Il Mediterraneo vide l'abnegazione ed il sacrificio degli equipaggi della nostra Marina alla quale decenni di gloria non risparmiarono l'onta della resa a domicilio! Su questo teatro di guerra la lotta fu, come per l'Atlantico ma in misura minore, imperniata rispettivamente sulla protezione e sull'offesa ai convogli che rifornivano il nostro esercito operante in Africa Settentrionale. Gli altri fronti marittimi registravano operazioni non determinanti per lo svolgersi del conflitto. Notevolissima importanza ebbe il famoso radar che permetteva di combattere in piena notte con perfetta visibilità, usato con la consueta dovizia di mezzi degli anglo-americani e dai tedeschi; in questo settore la flotta nipponica disponeva di poco efficienti apparecchiature mentre la Marina italiana ne era totalmente sprovvista! Come abbiamo già accennato, sul mare, dal 1339 al 1945, non si videro molte armi sostanzialmente nuove, come avvenne soprattutto per l'aviazione, rivelatasi un'arma essenziale anche nella guerra navale: si trattò soprattutto di adeguarsi alle necessità dei diversi fronti marittimi con novità e perfezionamenti di notevole efficacia al pari delle armi e armi segrete degli eserciti belligeranti. Nel campo delle armi terrestri, così com'era avvenuto per l'aviazione, i belligeranti conducevano a fondo quel processo evolutivo che le esigenze di un conflitto che impegnava sempre più eserciti, e popoli rendevano sempre più impellenti. Questo sviluppo si rivelò particolarmente notevole per i mezzi corazzati, che giungevano dall'iniziale stadio grezzo ad uno stadio di complessa perfezione e funzionalità. La Nazione che portò più avanti lo sviluppo qualitativo dei mezzi corazzati fu indubbiamente la Germania, che riuscì ad impiegare o sperimentare oltre un centinaio di tipi e versioni di queste armi. Al contrario dei tedeschi, invece, gli americani si stabilizzavano su un solo tipo di carro, lo Sherman e le sue poche varianti, costruendolo in serie in decine di migliaia di esemplari, si da supplire alla grave inferiorità qualitativa di fronte ai Panzer tedeschi, con una schiacciante superiorità numerica. I più notevoli carri armati tedeschi furono il Tigre», il Pantera e l'insuperato PZ.VII-Tigre Reale di 87 tonnellate, armato di un potente cannone da 88/71. A questi sono da aggiungere i semoventi, i caccia carri ed i cannoni d'assalto, fra cui potentissimi, il Briirnrnbar, lo Sturmtiger, lo Jagdpanzer VI ed il Thor (colosso di 120 tonnellate, armato di un mortaio da 615 mm.). Negli altri eserciti, si imponevano all'attenzione i T 34 e gli Stalin sovietici, esemplari britannici e i semoventi italiani del 1943. Notevoli nell'artiglieria, durante il conflitto furono invece i sovietici. Non tanto per il buon materiale da 76, 122 e 152 mm, per i pezzi a lunga portata o gli anticarro di cui disponevano, quanto per l'impiego in massa in questo campo. Difatti, nell'esercito russo si erano costituiti addirittura le brigate, le divisioni ed i corpi d'armata di artiglieria, che ottenevano spaventosi effetti distruttivi, segnatamente nelle battaglie di Mosca, Stalingrado e Berlino. Fra il più semplice materiale di artiglieria sovietico vanno ricordate anche le celebri Katiusce. In Germania i maggiori pezzi di dotazione erano l'ottimo 88, il 150, 170 e 210 mm.; nell'esercito britannico 1'88/27 e il 140/30; in quello americano il 105/22, 155/23 e 155/45; nell'esercito italiano il 90/53. Negli ultimi tempi della guerra fecero la loro apparizione i cannoni senza rinculo, sia da parte tedesca che giapponese e americana. Arma di difesa semplicissima e proporzionalmente potente era la Oil Defense, sbarramento di petrolio incandescente che gli inglesi si apprestavano a lanciare in mare di fronte alle proprie coste nel 1940, nel timore dell'invasione germanica. Altra notevole trovata britannica, i cosiddetti cannoni Z, batterie di lanciarazzi contraerei, impiegati per la prima volta durante la battaglia d'Inghilterra. Nel corso del conflitto venivano impiegati a terra, dai tedeschi e dai sovietici, lanciarazzi multipli, mentre gli americani si limitavano ad usarli durante l'ultimo assalto anfibio del Pacifico, quello contro Okinawa. Altro impiego dei razzi era costituito dalla lotta contro i carri armati, che veniva effettuata dagli americani col bazooka, dai tedeschi col Panzerfaust col Panzerschreck e dagli inglesi col Piat, basati tutti sul principio della carica cava. Sempre nel campo delle armi leggere, altre novità erano date dal fucile d'assalto, lo Sturmgewehr 44 e dal fucile mitragliatore MG 42 (3.000 colpi al minuto), ambedue tedeschi, nonché dalle armi a tiro curvo e di quelle con mirino a raggi infrarossi, anch'esse progettate e sperimentate in Germania. Fra le armi di maggiore potenza, eccellevano ancora (sempre di nazionalità germanica) il Langer Gustav (lunghezza 36 metri e gittata 128 km.), il Fleissiges Lieschen (che avrebbe dovuto sostituire il proprio fuoco continuo a quello meno frequente delle V.1 e V.2 ed il ndkanone, cannone ad aria con esplosivo fornito da idrogeno ed ossigeno.
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| Soprattutto la Marina tedesca sviluppò la tecnica e l'impiego dei
sommergibili tascabili, piccole unità adatte all'impiego costiero ed alla
difesa dei porti. In alto a sinistra un sommergibile italiano del tipo CA. Questi battelli operarono essenzialmente in Mar Nero, ottenendo successi contro unità sovietiche. Inoltre alla data
del1'8 settembre 1943 era in attuazione un progetto di attacco ai porti americani ed inglesi dell'Africa del Sud a mezzo di sommergibili
CA trasportati in vicinanza degli obbiettivi dalle unità italiane operanti in Atlantico. Al centro a
sinistra un tascabile tedesco del tipo Seehund. In basso a sinistra un Marder il famoso
siluro pilotato germanico. In alto a destra un sommergibile inglese del tipo usato per l'attacco alla corazzata
Tirpitz nei fiordi norvegesi. Al centro a destra un altro mezzo insidioso britannico. In basso a
destra sommergibile tedesco, tipo Biber, con due uomini ed armato di due siluri. |
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