2a Guerra Mondiale 1945-5


Kamikaze


Inno Seychells 



Il nome Kamikaze (che significa Vento Divino) veniva dato al nuovo Corpo d'attacco speciale, a ricordo di una terribile tempesta (il Vento Divino) che nel XIII secolo aveva distrutto una potente flotta cinese che si apprestava ad invadere il Giappone. Agli inizi era usato anche il termine Shimpu, altro modo di pronunciare gli ideogrammi che formano la parola Kamikaze. Come nel XIII secolo, così nell'ottobre 1944, il Vento Divino avrebbe dovuto salvare dall'invasione le ultime posizioni nipponiche; compito dei Kamikaze era di colmare l'inferiorità giapponese nell'aviazione navale, per consentire alla flotta di battere il nemico. In alto un gruppo di Ooka. 11, bombe volanti pilotate, appositamente costruite, per gli attacchi suicidi. In basso l'ammiraglio Onishi (a sinistra nella foto) con gli uomini del I Corpo Kamikaze.


Il I Corpo Kamikaze era formato in principio dagli aerei superstiti della 201a Squadra da caccia: di questi, 13 apparecchi erano destinati all'attacco per percussione, mentre gli altri 13 costituivano la scorta. Il primo comandante del Corpo era il tenente di vascello Yukiho Seki. Erano ai suoi ordini 4 gruppi aerei, denominati Shikishima (nome poetico del Giappone), Yamato (la regione di Kyoto, antica capitale del Giappone feudale), Asahi (Sol levante) e Yamazakura (ciliegio selvaggio). In brevissimo tempo venivano scelti gli equipaggi, lottando contro l'unico ostacolo del desiderio di tutti i piloti di volare sugli apparecchi Kamikaze, limitatissimi di numero. Il saluto ai prescelti lo dava personalmente l'ammiraglio Onishi: in verità, il Giappone è in pericolo! Chi può salvarlo? Il Capo di Stato Maggiore Generale? Gli ammiragli? No. Neppure io stesso. Il pericolo non può essere allontanato che da giovani come voi, intrepidi e puri come dei fanciulli. E' così che io mi rivolgo a voi a nome di cento milioni di giapponesi per chiedervi questo sacrificio pregando per la vostra vittoria. Voi siete già degli Dei e gli Dei dimenticano i loro desideri umani. Se tuttavia ve ne resta uno, questo sarà di sapere che il vostro sacrificio non sarà stato inutile. In alto i Kamikaze si fasciano la fronte con i colori nipponici prima di partire. In basso piloti suicidi studiano accuratamente l'azione.


Tutti i piloti della Ia Flotta aerea chiedevano di far parte del nuovo Corpo di attacco speciale, sia gli ufficiali che i sottufficiali (questi ultimi, non essendo stati inizialmente compresi, protestavano per non sentirsi disonorati). Essi affrontavano la prova con grande entusiasmo, ma non erano degli esaltati o dei pazzi, poiché andavano verso la morte con spirito sereno ed equilibrato, pienamente e normalmente umano. Il Kamikaze era un uomo come tutti gli altri, che pensava e sentiva e viveva come gli altri, che scriveva ai propri familiari esprimendo affetti e sensibilità umani, rendendosi chiaramente conto di essere sul punto di lasciare il mondo fisico, rinunciare ad ogni cosa della terra, rinunciare ad una somma di beni cui egli teneva né più e né meno che gli altri uomini. Ma ciò era necessario perché il Giappone era in pericolo ed i Kamikaze, semplicemente perché soldati nipponici, dovevano sacrificarsi per scongiurare od almeno allontanare il pericolo. Per essi, sopravvivere alla rovina dell'Impero, senza aver tentato il possibile e l'impossibile per evitarla, era disonorevole. Nella foto in alto la cerimonia dei Kamikaze prima della partenza; l'ammiraglio Onishi offre ai morituri il saké, bevanda tradizionale nipponica propria delle cerimonie rituali e dei funerali. Nella foto in basso i piloti del I Corpo d'attacco speciale partecipano al proprio funerale prima di decollare verso le unità nemiche.


Quando i Kamikaze partivano, gli esclusi, o coloro che erano stati prescelti per una successiva missione, salutavano i morituri con invidia e con ammirazione. Ma queste manifestazioni, la commozione dei comandanti che con le lacrime agli occhi vedevano partire i propri uomini (essi si immolavano per ultimi, dopo la distruzione del reparto), il pensiero per i propri cari in Giappone, non distoglievano i Kamikaze dalla attenzione maggiore: quella di seguire alla lettera le istruzioni dei capi per non fallire il colpo. Nell'imminenza dell'azione questi uomini divenivano attentissimi dietro i loro banchi, ascoltando con la massima diligenza le istruzioni, gli ordini, le raccomandazioni del comandante, informandosi di ogni particolare uscendo dall'aula solo dopo aver acquisito una conoscenza perfetta del piano e delle modalità di azione. Poi, nelle ultime ore che precedevano la partenza, le ultime lettere ai familiari, infiammate di patriottismo, a volte qualche poesia: Noi possiamo morire come a primavera i fiori di ciliegio puri e brillanti (dalla lettera di addio al padre, dell'Aspirante Teruo Yamaguchi). Nella foto in alto un gruppo Kamikaze riceve l'ordine di partire. In basso uno Zero suicida in partenza, salutato dai commilitoni rimasti a terra.


Di fronte alle nuove esigenze, il Giappone iniziava a costruire per la tattica Kamikaze un aereo speciale, vera e propria bomba volante pilotata, da sostituire allo Zero, nato come caccia. L'aereo suicida era l' Ooka (che significa fior di ciliegio), chiamato poi dagli americani Baka (in giapponese equivale a  stupido). La prima versione di questo aereo era l' Ooka. 11, che veniva portato in prossimità dell'obbiettivo da un bimotore, attaccato sotto la fusoliera. Giunto a breve distanza, dopo che il pilota Kamikaze era sceso dall'aereo trasportatore all'abitacolo dell'Ooka, quest'ultimo veniva sganciato e partiva, azionato da tre razzi (invece dei razzi, avrebbe dovuto funzionare un motore a reazione, apparso poi, per un ritardo nella costruzione, sulle successive versioni), dirigendo verso la nave nemica, sulla quale si abbatteva esplodendo. Il primo Ooka. 11, denominato Jinrai (colpo di tuono) veniva prodotto nel settembre 1944 su progetto del capitano di corvetta Niki. Nel disegno sopra riportato sono state illustrate le diverse fasi dell'attacco di un Ooka. 11 contro una portaerei americana. Mentre il bombardiere (A) sganciata la bomba suicida si allontana, 
l' Ooka (B). evitando il tiro antiaereo, precipita sul bersaglio esplodendo.


25 ottobre 1944. Dopo alcune missioni a vuoto, gli aerei del I Corpo Kamikaze (di base nelle Filippine) riuscivano finalmente ad incontrare il nemico e ad attaccarlo. Il 25 ottobre, alle ore 10,10, la Squadriglia Shikishima, composta di 5 Zero suicidi e 5 di scorta, al comando del tenente di vascello Seki, avvistava ed attaccava una formazione navale americana tra Samar e Leyte. L'aereo di Seki si gettava sul ponte di una portaerei, esplodendovi. Il secondo Kamikaze si precipitava nella breccia aperta dal comandante della formazione, esplodendo all'intemo della nave. Un terzo Zero si schiacciava su una seconda portaerei ed un quarto su un grosso cacciatorpediniere. Il quinto apparecchio suicida falliva invece il colpo. I risultati del primo attacco Kamikaze organizzato, effettuato dalla Squadriglia Shikishima erano costituiti da 2 navi portaerei di scorta, Santee e St. Ló ed 1 cacciatorpediniere affondato. Nella foto in alto un bombardiere suicida nipponico attacca attraverso il tiro di sbarramento americano. In basso un Kamikaze ha mancato la portaerei tipo Essex ed è precipitato in mare.


Dopo le operazioni della fine di ottobre 1944, venivano formate altre unità Kamikaze oltre il I Corpo. Dopo altri tentativi, infruttuosi a causa della caccia nemica o della difficoltà di intercettazione delle formazioni navali, i gruppi suicidi ottenevano nuovi successi a metà novembre. In quel periodo i Kamikaze di base nelle Filippine erano divisi in tre Corpi, che adottavano ormai anche altri tipi di apparecchi oltre lo Zero: il I° era infatti composto di 17 Zero, mentre il II contava di 3 bombardieri medi Suisei ed il III aveva in organico 6 bimotori P.1-Y.1-Ginga (nome che significa Via lattea), questo ultimo tipo di apparecchio più noto con la denominazione americana di Frances. Il 14 e 15 novembre alcuni di questi Kamikaze attaccavano le forze americane che avevano conquistato una testa di sbarco a Mindoro, nelle Filippine occidentali, colpendo 2 incrociatori ed 1 cacciatorpediniere ed affondando 2 navi da sbarco per carri armati. Contemporaneamente, altri apparecchi suicidi si gettavano sulle posizioni terrestri americane di Leyte, con una tattica che sarà poi ripetuta ad Okinawa. Nella foto in alto un Kamikaze (indicato dalla freccia bianca) all'attacco contro una Task Force americana. In basso un bombardiere suicida nipponico caduto su un aeroporto americano. Sono visibili nella foto i corpi orribilmente straziati dei piloti.


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