2a Guerra Mondiale 1945-48


La guerra aerea


Inno Nepal 



L'aviazione da bombardamento ebbe una importanza decisiva ai fini della conclusione del conflitto. L'impiego strategico degli aerei venne iniziato dalla Luftwaffe nella battaglia d'Inghilterra che doveva preludere all'invasione del territorio inglese da parte delle forze germaniche. Con l'evolversi della situazione e l'entrata in guerra degli Stati Uniti il controllo degli spazi aerei passò in mano alleata. La R.A.F., e in misura assai maggiore l'Aeronautica americana, crearono forti masse di bombardieri quadrimotori che sottoposero a implacabile martellamento le fonti del potenziale avversario. Le due principali aviazioni alleate si divisero i compiti; alla R.A.F. vennero affidate le operazioni notturne mentre le formazioni d'attacco americane preferirono l'azione diurna. In alto il più tipico bombardiere pesante britannico l'Avro Lancaster che operò anche sulle città del nord Italia. I Lancaster ritratti in questa pagina sono quelli che portarono a compimento il famoso attacco a bassa quota contro il sistema di dighe del bacino della Ruhr. Le bombe che si vedono appese esternamente alle fusoliere dei velivoli erano di forma specialissima appositamente studiata per la particolare azione. In basso il più grosso bombardiere entrato in azione nel corso della seconda guerra mondiale, la Superfortezza B-29 capace di portare anche a distanze notevolissime oltre 10 tonnellate di bombe. Venne impiegata per l'attacco al Giappone. Furono i B-29 a sganciare le atomiche su Hiroshima e Nagasaki.


In alto una formazione di Boeing B-17 le celebri Fortezze Volanti in rotta verso gli obiettivi nel territorio tedesco. Le scie che si notano sono dovute alla condensazione dell'umidità dell'aria a contatto con i gas di scarico dei motori. Al centro un bombardiere medio B-25 Mitchell dell'Aviazione americana mentre sgancia il suo carico di bombe. Velivoli di questo tipo eseguirono il primo bombardamento su Tokio dopo aver decollato da bordo della portaerei Hornet, nonostante le numerose difficoltà d'ordine tecnico derivanti dal fatto che tali aerei erano stati creati per operazioni da terra ferma e dato il loro peso e le grosse dimensioni mal si adattavano al decollo dall'angusto ponte di una portaerei. In basso equipaggio e uomini di manovra necessari per il funzionamento del grosso quadrimotore italiano. Piaggio P-108. Una sola squadriglia di tali velivoli, la quale portava il nome di Bruno Mussolini, agì sulla roccaforte di Gibilterra e sui porti algerini. 


Caratteristica dell'aviazione da caccia e da attacco al suolo fu l'aumento nel calibro delle armi di bordo dei velivoli. L'arma principale degli aerei di questa categoria durante lo scorso conflitto fu il cannoncino a tiro rapido da 20 mm; ma non mancarono esempi di calibri maggiori destinati specialmente alle operazioni anticarro e contro naviglio leggero. In America alcune serie di bimotori Mitchell vennero equipaggiate con cannone da 75 mm; in Italia venne sperimentata su un quadrimotore P-108 l'installazione di un cannone da 105 mm. In questa pagina due esempi di velivoli muniti di armi di grosso calibro, in alto il caccia americano Bell Airacobra munito di cannoncino da 37 mm sparante attraverso il mozzo dell'elica; venne largamente adoperato dall'aviazione d'assalto sovietica. In basso il minaccioso aspetto del bimotore plurimpiego Mosquito XVIII, uno dei più riusciti aerei britannici, con l'armamento composto 4 mitragliatrici da 12,7 mm e un cannone da 57 mm antinave.


Un altro esempio di armi di calibro inconsueto a bordo di velivoli fu dato dallo Stuka-kannone. Il notissimo velivolo, concepito per il bombardamento in picchiata, venne modificato con l'installazione di due cannoncini da 37 mm nell'intento di creare un antidoto contro la crescente marea dei mezzi corazzati sovietici. In effetti fu specialmente con questa macchina che l'asso tedesco Hans Rudel, nel riquadro in alto, riuscì nel corso di innumerevoli azioni a distruggere oltre 500 carri avversari. In basso altri aspetti dell'evoluzione dell'armamento aereo; i velivoli italiani Reggiane così attrezzati, vennero presentati al Capo dello Stato nella primavera del 1943 su uno dei campi nei dintorni di Roma; si trattava come mostra la foto di un Re-2001 caccia bombardiere munito di una bomba ad aria liquida che però non andò oltre l'impiego sperimentale e di un Re-2002 da assalto munito di un nuovo siluro espressamente concepito per l'impiego aereo. Monoposti Reggiane avrebbero dovuto equipaggiare le portaerei Aquila e Sparviero derivate da trasformazione di due transatlantici che all'atto dell'armistizio erano ancora in allestimento.


Le vicende del conflitto incisero profondamente anche sulle concezioni della guerra sul mare. Specialmente nelle varie fasi della lotta nel Pacifico l'aereo si dimostrò quale elemento essenziale della strategia navale. L'impiego delle portaerei in scala sempre più vasta segnò il tramonto definitivo delle grosse navi da battaglia e gli scontri diretti tra le flotte con lo scambio di salve di grosso calibro si trasformò nelle azioni a grande distanza condotte con l'impiego di forti masse di velivoli lanciate reciprocamente. In alto l'istante del decollo da una portaerei inglese di un aerosilurante Swordfish; nonostante l'aspetto antiquato questo biplano ebbe modo di comportarsi egregiamente in vari episodi della guerra sui mari; fu tra l'altro il principale protagonista della fatale notte di Taranto dell'11 novembre 1940 durante la quale con 24 di questi velivoli venne posta temporaneamente fuori combattimento la flotta da battaglia italiana. In basso una veduta aerea di una portaerei inglese con i velivoli schierati. Gli aerei in posizione di lancio sono dei caccia Seafire, versione navale del notissimo Spitfire.


L'evoluzione dell'armamento riguardò naturalmente anche il calibro delle bombe, di tonnellaggio sempre maggiore dato che l'industria aeronautica era in grado di fornire velivoli dotati di notevoli capacità di carico. I Lancaster inglesi usavano queste bombe da 8000 kg (foto in alto) contro obiettivi in muratura di notevole mole o comunque corazzati come viadotti, dighe, fortificazioni, navi da battaglia. Particolarmente violente furono le incursioni britanniche su Helgoland la munitissima isola, piazzaforte della Marina germanica. Un aspetto non molto evidente ma di effettiva e determinante importanza sullo svolgimento delle operazioni, era rappresentato dalle capacità produttive dei singoli paesi specie nel settore aeronautico da considerare uno dei più costosi e delicati dell'intera produzione bellica. Formidabile fu il peso esercitato dall'industria aeronautica americana che nel suo complesso arrivò nel 1945 a produrre ben 1000 velivoli al giorno. In basso una visione dei capannoni di montaggio delle officine North American di Dallas nel Texas. I velivoli sono i famosi caccia P-51 Mustangs capaci di velocità intorno ai 700 km/h; nel padiglione adiacente si producevano i bombardieri Liberators, quadrimotori di notevoli caratteristiche.



Un'importanza fondamentale nella strategia aerea ed eminentemente in fase difensiva ebbe l'adozione del radar. La priorità nell'impiego dell'importantissimo strumento spetta agli inglesi che ne fecero la principale arma per la decisione della battaglia di Inghilterra. In alto, uno dei radar posti sulle coste dell'Inghilterra Meridionale che consentivano di « sentire » il nemico a grande distanza e nel contempo di guidare alla sua intercettazione gli squadroni da caccia. Il radar venne presto adoperato anche per facilitare le operazioni aeree nelle fasi metereologiche avverse. Nella foto in basso a sinistra nello schermo di un radar G.C.A. è chiaramente visibile la traccia dl una « Fortezza Volante » americana. Naturalmente i sistemi di radio localizzazione vennero opportunamente ad integrare l'azione dei mezzi controaerei. Nella foto in basso a destra un riflettore inglese munito di antenne radar che automaticamente lo puntavano in direzione del velivolo incursore.


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