2a Guerra Mondiale 1945-41


Processi di guerra


Inno Eritrea 



Il processo di Norimberga si concludeva con la condanna a morte di 11 capi nazisti: Goring, von Ribbentrop, Keitel, Kaltenbrunner, Rosenberg, Frank, Frick, Streicher, Seyss-Inquart, Jodl e Sauckel. Inoltre, venivano condannati all'ergastolo Raeder, Funk e Hess; a vent'anni Speer e von Schirach; assolti invece von Papen, Fritzsche e Schacht. Il maresciallo Goring compiva l'ultima beffa ai danni del tribunale di Norimberga, suicidandosi con una fialetta di veleno alla fine del processo. Nella foto in alto a sinistra il palazzo dove aveva luogo il processo di Norimberga; la freccia indica il luogo dove vennero erette le forche. A sinistra dall'alto Keitel e Frank. A destra dall'alto Goring, Frick, von Ribbentrop.

Tutti i condannati a morte salivano sul patibolo con grande fermezza d'animo, rivolgendo il proprio ultimo pensiero alla Germania, alcuni serenamente stigmatizzando e negando la validità del processo di Norimberga, seguendo in questo l'atteggiamento di Goring che qualche giorno prima di morire aveva affermato che i posteri avrebbero eretto ai condannati di Norimberga monumenti come ai martiri ed agli eroi. Nella foto in alto a sinistra il colonnello generale Jold. A sinistra al centro Seyss-lnquart, capo dei nazisti austriaci ed uno degli autori dell'« Anschluss ». In basso a sinistra Fritz Sauckel. A destra in alto Julius Streicher, Gauleiter di Norimberga ed esponente del razzismo militante. A destra al centro Kaltbrunner. A destra in basso Alfred Rosenberg, teorico del razzismo, incaricato di risolvere le questioni etniche nei territori occupati dell'est.

Regimi consensuali.
Al pari del famoso transvolatore Lindeberg che si oppose all'entrate in guerra dell'America, Mister Avery, proprietario di un complesso in dustriale di Chicago si rifiutò di lavorare per il governo. "Menù militari", venne buttato fuori dalla sua azienda.

 


La guerra psicologica



Una delle armi maggiori per la guerra psicologica era, nel secondo conflitto mondiale, la radio: con essa gli anglo-americani crearono indubbiamente le premesse per la vittoria finale. La guerra della radio era combattuta da ogni belligerante con trasmissioni effettuate nella lingua del paese nemico, od in quella di Nazioni neutrali od incerte che si voleva attrarre nella propria sfera. In queste trasmissioni, più che inviti specifici alla collaborazione, veniva data lettura ai notiziari in cui gli avvenimenti erano riflessi in una luce particolare, di commenti sulla situazione opportunamente orientati in un certo senso; talvolta seguivano anche rubriche estranee alla politica o alla guerra, come ad esempio pagine musicali od artistiche, argomenti cioè che più facilmente potevano colpire i sentimenti degli ascoltatori. Nella foto una potente stazione radio.

LA GUERRA PSICOLOGICA

Se il primo conflitto mondiale aveva già conosciuto manifestazioni non trascurabili della « propaganda di guerra » (le più note sono quelle pretese atrocità tedesche nei confronti dei bambini belgi cui sarebbero state mozzate le mani), il secondo segnava addirittura la nascita della « guerra psicologica », come arma di importanza notevolissima, cui vennero dedicati uomini e mezzi a profusione. Questo enorme sviluppo della propaganda di guerra trova la sua causa oltre che nel maggiore significato ideologico del secondo conflitto mondiale (ciò che non lasciava soluzioni di continuità tra la propaganda politica del tempo di pace e quella del tempo di guerra), soprattutto nella grande diffusione della stampa, del cinematografo, della radio, degli spettacoli artistici e di varietà, tutti rivelatisi mezzi utilissimi per condurre la guerra psicologica. In questo scontro di propagande, nonostante tutti gli sforzi dei paesi dell'Asse e del Tripartito, la palma della vittoria va senza dubbio concessa al campo avverso, che meglio seppe realizzare la « guerra psicologica », dimostrando di comprenderne in pieno tutta l'importanza e di possedere tutte le capacità atte a condurla. E non è senza significato il fatto che la discriminazione di questo particolare tipo di lotta nacque in Gran Bretagna, come Psicologica Warfare, per l'azione della guerra psicologica anglo-americana, e specialmente per la efficacissima propaganda di « radio Londra », la più celebre fra le manifestazioni di questo particolare tipo di guerra, l'opinione pubblica di molte Nazioni neutrali od incerte e poi addirittura quella di taluni paesi dell'Asse venne guadagnata alla causa delle « nazioni unite », suscitando movimenti di resistenza, gruppi partigiani, azioni di guerriglia e di sabotaggio che invece la propaganda italiana e tedesca, o nipponica in Asia non seppero suscitare. Il più colossale successo presso , il popolo italiano di tale propaganda anglo-americana fu indubbiamente la trovata della « liberazione » per cui gli italiani credettero seriamente, e molti lo credono tuttora, che gli inglesi, americani, australiani, indiani, neozelandesi, marocchini e zulù, animati da sacro altruismo, accorressero dai loro lontani paesi per morire ammazzati in Italia al solo scopo di « liberare » gli italiani!. Pur senza sopravalutare l'importanza della propaganda di guerra, non è errato affermare che con la guerra psicologica gli anglo-americani vinsero se non la guerra, certo una delle loro maggiori battaglie!. A differenza della prima guerra mondiale, svoltasi in un tempo (anni 1914-'18) in cui il cinema era ancora troppo giovane, la seconda guerra mondiale (anni 1939-'45) si è distinta per i molti film sui vari fronti. Il cinema è stato un mezzo di primissimo ordine per informare documentare e convincere ideologicamente amici e nemici. Se non proprio « l'arma più forte » come l'aveva definito Mussolini, è certamente stato una delle più efficaci ed ha avuto su larghi strati dell'opinione pubblica, specie nella guerra moderna che deve tener conto della saldezza dei cosiddetti fronti interni, una non trascurabile influenza. Sarebbe troppo lungo esaminare i risultati di una tale influenza, l'apporto che essa ha potuto fornire in particolari momenti nel rinsaldare gli spiriti nazionali: si dovrebbe, con il bilancio e con la massima obiettività possibile, ricostruire determinati aspetti della psicologia collettiva, dell'una e dall'altra parte è tornare a riesaminarli alle luce di certi giorni, o addirittura di certe ore, quando questo o quel tale film è apparso sugli schermi. I primi film di guerra o di propaganda sono stati italiani e tedeschi, al tempo dell'Asse. I tedeschi Ohm Kruger,  Susa l'Ebreo, Heimkehr; gli italiani Giarabub, Bengasi, La nave bianca, Uomini sul fondo, Un pilota ritorna. Poi verranno gli americani con il loro imponente spiegamento di attori, registi e mezzi tecnici. Fra i primi lavori ricordiamo, Perché combattiamo supervisionato da Frank Capra. Contemporaneamente scenderà in lizza anche l'Unione Sovietica, col cinema strettamente legato ad una concezione di Stato e pertanto impegnato al massimo. Fra i primi film che escono dagli « studi » di Mosca c'è, Il volto del fascismo di Pudovkin da un racconto di Bertold Brecht; lo stesso Pudovkin dirigerà nel 1942 « In nome della Patria » in cui egli stesso vi appare nella parte di un generale nazista. Caratteristiche tutte proprie avrà intanto la produzione inglese che in tempo di guerra raggiunse uno stile che non aveva prima, si impose con perfetta aderenza ai temi scelti, presentandoli, in un certo sento, meno scopertamente propagandistici. Alla grande massa di film a soggetto bisognerà però aggiungere i grandi reportage che hanno fatto il giro delle sale cinematografiche portando negli spettatori « civili » la visione delle battaglie ed avanzate più spettacolari. Ricordiamo, fra i grandi documentari italiani, un esemplare « battaglia dello Jonio » (uno dei migliori documenti cinematografici su una battaglia navale) ed uno sulla Marmarica; fra gli americani un posto a sé merita « La battaglia di San Pietro », girato da John Huston, a regola d'arte, sull'avanzata delle truppe alleate verso Roma. Ci sarebbero, inoltre, i documentari tedeschi dell'avanzata in Russia che illustrano l'aspetto « imponente » delle grandi masse di carri armati che penetravano per migliaia e migliaia di chilometri, verso Mosca. Ma le immagini più sconvolgenti per tutti vennero nel dopoguerra, quando fra vinti e vincitori si ebbe finalmente l'occasione di scambiare tutte queste pellicole e furono offerte in pasto, ai popoli avidi di curiosità. Si vide, allora, cosa aveva saputo fare il cinema e come la macchina da presa venisse mossa in modo diverso, pur su un medesimo argomento. Ci si accorse, davvero, che il cinema era servito essenzialmente a fini di propaganda bellica e politica. Cosi, fra i tanti, anche da noi si proiettarono liberamente certi film americani, fino allora interdetti, tipo Ninotcka (satira del comunismo) e Il grande dittatore (satira del nazismo). Tuttavia le cose migliori che lasciarono tutti riflettere giunsero quando si rividero dall'alto i « reportages » sui bombardamenti delle grandi città tedesche: le visioni di Amburgo, Berlino, Colonia, Dresda che bruciavano sotto il peso di migliaia di bombe furono immagini più eloquenti di tanti film a soggetto obbligato. Radio, cinema, stampa: tre elementi di una sola gigantesca battaglia in cui non vi furono morti ammazzati ma i risultati nell'economia della guerra furono, efficaci quanto quelli delle bombe!



La propaganda radiofonica di guerra più efficace si e dimostrata senza dubbio quella di radio Londra, che ha reso celebri i suoi personaggi: il colonnello Stevens, Candidus; « l'uomo della strada ». Nell'ultimo periodo della guerra era notevolmente efficace anche la « Voce dell'America », nelle cui trasmissioni interveniva spesso con appelli agli italiani l'italo-americano Fiorella La Guardia, divenuto poi sindaco di New York. Talvolta buone, sebbene mai all'altezza delle trasmittenti nemiche, erano anche le stazioni italiane e tedesche, che si avvalevano della collaborazione di cittadini britannici ed americani, come John Amery, Paul Revere, Axis Saily, Ioni How-How ed altri. Fra le più riuscite iniziative della propaganda fascista era « radio Tevere », che simulava una stazione clandestina della RSI nella zona di Roma, dopo l'occupazione anglo-americana. Poco producente appariva invece « radio Mosca » (eccetto che per i comunisti), che conduceva una propaganda grossolana, basata su innumerevoli inni sovietici e sullo slogan « Morte ai fascisti invasori! » ripetuto ad ogni trasmissione (nel termine fascisti i sovietici comprendevano anche i nazisti). Nella foto in alto la direzione del « servizio europeo », di Radio Londra. In basso a sinistra una delle antenne di Radio Londra. A destra una potente trasmittente installata su una nave per la trasmissione della Voce dell'America.

<< precedente 1945 successiva >>

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33

34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61
                                                               
 
2a guerra mondiale 1933-1934 1935-1936 1937 1938-1939 1940 1941 1942 1943 1944 1945

.