| LA GUERRA PSICOLOGICA
Se il primo conflitto mondiale aveva già conosciuto manifestazioni non trascurabili della « propaganda di guerra » (le più note sono quelle pretese atrocità tedesche nei confronti dei bambini belgi cui sarebbero state mozzate le mani), il secondo segnava addirittura la nascita della « guerra psicologica », come arma di importanza notevolissima, cui vennero dedicati uomini e mezzi a profusione. Questo enorme sviluppo della propaganda di guerra trova la sua causa oltre che nel maggiore
significato ideologico del secondo conflitto mondiale (ciò che non lasciava soluzioni di continuità tra la propaganda politica del tempo di pace e quella del tempo di guerra), soprattutto nella grande diffusione della stampa, del cinematografo, della radio, degli spettacoli artistici e di varietà, tutti rivelatisi mezzi utilissimi per condurre la guerra psicologica.
In questo scontro di propagande, nonostante tutti gli sforzi dei paesi dell'Asse e del Tripartito, la palma della vittoria va senza dubbio concessa al campo avverso, che meglio seppe realizzare la « guerra psicologica », dimostrando di comprenderne in pieno tutta l'importanza e di possedere tutte le capacità atte a condurla. E non è senza
significato il fatto che la discriminazione di questo particolare tipo di lotta nacque in Gran
Bretagna, come Psicologica Warfare, per l'azione della guerra psicologica
anglo-americana, e specialmente per la efficacissima propaganda di « radio Londra », la più celebre fra le manifestazioni di questo particolare tipo di guerra,
l'opinione pubblica di molte Nazioni neutrali od incerte e poi addirittura quella di taluni paesi dell'Asse venne guadagnata alla causa delle « nazioni unite », suscitando movimenti di resistenza, gruppi partigiani, azioni di guerriglia e di sabotaggio che invece la propaganda italiana e
tedesca, o nipponica in Asia non seppero suscitare. Il più colossale successo presso , il popolo italiano di tale propaganda anglo-americana fu indubbiamente la trovata della « liberazione » per cui gli italiani credettero seriamente, e molti lo credono
tuttora, che gli inglesi, americani, australiani, indiani, neozelandesi, marocchini e zulù,
animati da sacro altruismo, accorressero dai loro lontani paesi per morire ammazzati in Italia al solo scopo di « liberare » gli italiani!.
Pur senza sopravalutare l'importanza della propaganda di guerra, non è errato affermare che con la guerra psicologica gli
anglo-americani vinsero se non la guerra, certo una delle loro maggiori battaglie!.
A differenza della prima guerra mondiale, svoltasi in un tempo (anni 1914-'18) in cui il cinema era ancora troppo giovane, la seconda guerra mondiale (anni
1939-'45) si è distinta per i molti film sui vari fronti. Il cinema è stato un mezzo di primissimo ordine per informare documentare e convincere ideologicamente amici e nemici. Se non proprio « l'arma più forte »
come l'aveva definito Mussolini, è certamente stato una delle più efficaci ed ha avuto su larghi strati dell'opinione pubblica, specie nella guerra moderna che deve tener conto della saldezza dei cosiddetti fronti interni, una non trascurabile influenza. Sarebbe troppo lungo esaminare i risultati di una tale influenza, l'apporto che essa ha potuto fornire in particolari momenti nel rinsaldare gli spiriti nazionali: si dovrebbe, con il bilancio e con la massima obiettività possibile, ricostruire determinati aspetti della psicologia collettiva, dell'una e dall'altra parte è tornare a riesaminarli alle luce di certi giorni, o addirittura di certe ore, quando questo o quel tale film è apparso sugli schermi.
I primi film di guerra o di propaganda sono stati italiani e tedeschi, al tempo dell'Asse. I tedeschi
Ohm Kruger, Susa l'Ebreo, Heimkehr; gli italiani Giarabub, Bengasi,
La nave bianca, Uomini sul fondo, Un pilota ritorna. Poi verranno gli americani con il loro imponente spiegamento di attori, registi e mezzi tecnici. Fra i primi lavori ricordiamo, Perché combattiamo supervisionato da Frank Capra. Contemporaneamente scenderà in lizza anche l'Unione Sovietica, col cinema strettamente legato ad una concezione di Stato e pertanto impegnato al massimo. Fra i primi film che escono dagli « studi » di Mosca c'è,
Il volto del fascismo di Pudovkin da un racconto di Bertold Brecht; lo stesso
Pudovkin dirigerà nel 1942 « In nome della Patria » in cui egli stesso vi appare nella parte di un generale nazista.
Caratteristiche tutte proprie avrà intanto la produzione inglese che in tempo di guerra raggiunse uno stile che non aveva prima, si impose con perfetta aderenza ai temi scelti, presentandoli, in un certo sento, meno scopertamente propagandistici.
Alla grande massa di film a soggetto bisognerà però aggiungere i grandi reportage che hanno fatto il giro delle sale cinematografiche portando negli spettatori « civili » la visione delle battaglie ed avanzate più spettacolari. Ricordiamo, fra i grandi documentari italiani, un esemplare « battaglia dello Jonio » (uno dei migliori documenti cinematografici su una battaglia navale) ed uno sulla Marmarica; fra gli americani un posto a sé merita « La battaglia di San Pietro », girato da
John Huston, a regola d'arte, sull'avanzata delle truppe alleate verso Roma. Ci sarebbero, inoltre, i documentari tedeschi dell'avanzata in Russia che illustrano l'aspetto « imponente » delle grandi masse di carri armati che penetravano per migliaia e migliaia di
chilometri, verso Mosca. Ma le immagini più sconvolgenti per tutti vennero nel dopoguerra, quando fra vinti e vincitori si ebbe finalmente l'occasione di scambiare tutte queste pellicole e furono offerte in pasto, ai popoli avidi di curiosità. Si
vide, allora, cosa aveva saputo fare il cinema e come la macchina da presa venisse mossa in modo diverso, pur su un medesimo argomento. Ci si accorse, davvero, che il cinema era servito essenzialmente a fini di propaganda bellica e politica. Cosi, fra i tanti, anche da noi si proiettarono liberamente certi film americani, fino allora interdetti, tipo Ninotcka (satira del comunismo) e Il grande dittatore (satira del nazismo). Tuttavia le cose migliori che lasciarono tutti riflettere giunsero quando si rividero dall'alto i « reportages » sui bombardamenti delle grandi città tedesche: le visioni di Amburgo, Berlino, Colonia, Dresda che bruciavano sotto il peso di migliaia di bombe furono immagini più eloquenti di tanti film a soggetto obbligato.
Radio, cinema, stampa: tre elementi di una sola gigantesca battaglia in cui non vi furono
morti ammazzati ma i risultati nell'economia della guerra furono, efficaci quanto quelli delle bombe!
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