2a Guerra Mondiale 1945-4


Inno Palau 


Kamikaze

Nella foto a sinistra l'ammiraglio Takajiro Onishi, primo realizzatore e comandante del Corpo dei Kamikaze A destra l'amm. Arima, che si sacrificava volontariamente, come semplice pilota (imitato al termine della guerra dall'amm. Ugakr), in uno dei primi attacchi suicidi.

Kamikaze

Non era nuovo, nella tradizione militare nipponica, l'impiego di unità suicide contro ostacoli difficilmente superabili con le tattiche consuete. Dalla guerra russo-giapponese del 1905 ai conflitti cino-giapponesi anteriori e contemporanei alla seconda guerra mondiale, interi reparti dell'esercito imperiale si sacrificavano volontariamente, precorrendo le gesta dei Kamikaze. Con la guerra navale del Pacifico, l'impiego di unità suicide appariva anche più proficuo, per le possibilità che esso comportava di affondare grosse unità nemiche. Ma fino all'invasione delle Filippine, fino a quando la flotta nipponica non era ancora stata gravemente battuta, gli attacchi di aerei suicidi costituivano il frutto di semplici iniziative personali, similmente al Ten. Pilota Mario Ingrillini, M.d'O. al V.M., che al comando di un'aereosilurante colpito ed incendiato nel Mediterraneo, durante uno scontro aeronavale dopo aver colpito col siluro una portaerei si schiantava coscientemente sulle murate di un incrociatore inglese. La vera e propria inaugurazione della tattica di impiego Kamikaze, che andava sotto il nome di tattica a percussione o a schiacciamento, avveniva solo nell'ottobre del 1944, quando l'ammiraglio Takajiro Onishi, comandante della 1° Flotta aerea, di base nelle Filippine, formava con gli apparecchi superstiti della e 201° Squadra da caccia il I° Corpo di attacco speciale. Questo nuovo Corpo prendeva il nome di Kamikaze (Vento divino) a ricordo di un avvenimento drammatico nella storia dell'antico Giappone. Nel 1281 infatti, mentre una armata di 160.000 mongoli e cinesi si apprestava ad invadere il territorio nazionale nipponico, l'imperatore giapponese Kameyama offriva nel tempio di Ise la sua vita agli Dei, facendo ahara-kirl, per scongiurare al paese l'onta dell'invasione nemica. Una tremenda tempesta scatenatasi dopo il sublime sacrificio distruggeva completamente la flotta di invasione nemica, dando luogo all'a mitica leggenda del Vento divino. A similitudine di quell'avvenimento, i piloti suicidi avrebbero dovuto compensare la inferiorità dell'aviazione navale giapponese mettendo fuori uso i ponti di volo delle portaerei nemiche, per consentire cosi alla flotta nipponica, che si apprestava ad affrontare la battaglia decisiva (la battaglia per il Golfo di Leyte) di respingere l'attacco alle Filippine, cordone ombelicale del sistema strategico giapponese ed arrestare finalmente, con una sconfitta, la marea montante della potenza aeronavale americana. Infatti, all'atto della costituzione del Corpo, l'ammiraglio Onishi rivolgeva ai suoi piloti le seguenti. parole: Noi non siamo più così potenti da opporci al nemico in combattimento aereo e non ci resta altra soluzione che' impedire agli apparecchi americani di decollare. E' necessario dunque interdire l'uso dei ponti delle portaerei, anche solo per una settimana. Io penso che il solo mezzo per realizzare il nostro progetto sia di caricare bombe da 250 kg. su degli apparecchi da caccia, che si dovranno schiacciare contro l'obbiettivo. I primi tipi di apparecchi Kamikaze impiegati nel Pacifico, erano caccia del tipo Mitsubishi. 00 (i famosi Zero). In seguito vennero usati con le medesime modalità bimotori Suisei e Ginga ed in ultimo furono costruite bombe volanti pilotate, appositamente create per gli attacchi suicidi. Per la tattica Kamikaze inizialmente, data la estrema scarsezza di velivoli, era necessario un numero limitato di piloti volontari, ma tutti i piloti della 201a Squadra da caccia chiedevano di far parte del I° Corpo attacco speciale. Per cui una parte di essi veniva prescelta d'autorità, nonostante le proteste degli esclusi, cui sembrava essere stati disonorati dalla mancata scelta. Questo atteggiamento dei piloti nipponici verso la nuova tattica Kamikaze mette in opportuno rilievo lo stato d'animo di entusiasmo e di ardore combattivo, di senso del dovere e dell'onore militare spinti fino all'estremo sacrificio, pur di risparmiare al Giappone ed all'Imperatore una disastrosa sconfitta. La prima azione dei Kamikaze coronata da successo veniva effettuata il 25 ottobre 1944 dalla squadriglia e Shikishima. In questi primi scontri si verificavano alcuni episodi che testimoniano della universalità dello spirito di sacrificio nel popolo nipponico. Infatti in quei giorni il sottotenente Abe, figlio dell'ex Capo del Governo giapponese Sinitò Abe (all'epoca Governatore Generale della Corea), si schiantava con il suo aereo sul ponte di una portaerei britannica nei pressi delle isole Nicobare. Contemporaneamente il Vice Ammiraglio Arima, con sublime slancio, deposti i gradi e le decorazioni partecipava come semplice pilota ad una missione suicida, sacrificandosi sul ponte delle unità avversarie. Il suo esempio fu più tardi seguito dall'ammiraglio Ugaki. Agli attacchi Kamikaze del 14 e 15 novembre partecipavano ormai 3 Corpi di attacco speciale, comprendenti Zero, e Suisei e Ginga, lanciati contro le forze di invasione delle Filippine a Mindoro ed a Leyte. Il 5 gennaio 1945, cessava di esistere la 201a Squadra caccia, poiché gli ultimi cinque aerei di cui essa disponeva, si sacrificavano su unità nemiche. Dopo questa azione, la Ia Flotta veniva ricostituita a Formosa, con il concorso delle unità della 2a (che veniva invece disciolta) e partendo da quest'isola, il 21 gennaio la Squadriglia Niitaka colpiva gravemente alcune grandi unità americane, tra le quali la portaerei Tioonderoga. Al tempo dell'assalto anfibio americano contro Iwo Jima ed Okinawa entravano in servizio le bombe volanti pilotate Ooka (fior di ciliegio), dette dagli americani Salta (stupido), il cui prototipo, denominato Jinrai, era stato prodotto nel settembre 1944 su progetto del capitano di corvetta Niki. Il primo tipo di Ooka, largamente impiegato, era l'11, trasportato in prossimità dell'obbiettivo sotto la fusoliera di un aereo, poi sganciato e mosso da tre razzi propulsori. Ad esso seguiva l'Ooka 22, munito di un reattore su modello dell'italiano Campini (montato sul primo aereo a reazione del mondo, il e Caproni Campini CC. 2), anch'esso largamente impiegato. Tentativi di far partire questi Kamikaze da sommergibili giganti o da basi terrestri ad Okinawa, fallivano al momento della loro attuazione pratica e gli Ooka continuavano così fino all'ultimo a partire da altri apparecchi. Durante le battaglie di Iwo Jima e Okinawa, l'impiego in grande stile degli 0oka11 e 22 veniva affiancato a quello di nuove unità dotate ancora di normali caccia, bombardieri e siluranti. Uno di questi reparti, la Squadriglia Mitate, otteneva notevoli successi contro le formazioni navali americane ad Iwo Jima, mentre il Gruppo Azusa andava a colpire le Task Forces nella lontana base di Ulithi (a nord est delle Palau). Durante la battaglia di Okinawa si aveva l'impiego più intenso di Kamikaze: 1.900 di essi si sacrificavano contro le navi nemiche, attaccandole incessantemente dal 8 aprile al 22 giugno 1945. Dopo Okinawa, i combattimenti delle unità di attacco speciale proseguivano fino al termine del conflitto: le ultime azioni avvenivano al principio di agosto. Il 15 dello stesso mese il governo nipponico, minacciato del lancio di nuove bombe atomiche dopo quello di Hiroshima e Nagasaki, capitolava. Il giorno seguente, l'ammiraglio Onishi, si uccideva col hara-kiri, andando a raggiungere i suoi 2.530 piloti precipitatisi sui ponti delle navi nemiche.


La storia dei Kamikaze aveva i suoi lontani inizi prima ancora del conflitto nippo-americano del 1941-1945. Per non parlare di interi reparti della morte nipponici che si erano sacrificati durante la guerra russo-giapponese del 1905 all'assalto di Port Arthur, basta riandare alla guerra cino-giapponese iniziata nel 1937 o addirittura ai suoi antecedenti, alle operazioni nella Cina del nord combattute in stato di semi-belligeranza nel periodo tra le due guerre mondiali. Si trattava allora non di un vero e proprio Corpo creato appositamente per gli attacchi suicidi, ma di reparti che si sacrificavano coscientemente quando talune circostanze lo rendevano necessario. Nella foto in alto il monumento che a Tokio ricorda le gesta di tre soldati nipponici che nel 1932 a Ciapei, sul fronte cinese, aprivano la via ai propri camerati saltando in aria, sulle posizioni nemiche, con una bomba di tipo speciale. In basso un reparto di bombe umane in Cina, costituito da volontari suicidi. Nel 1945 furono anche impiegati speciali barchini esplosivi, simili a quelli della X MAS italiana, per gli attacchi suicidi contro le unità navali anglo-americane.


Durante i primi anni della guerra nel Pacifico, si verificava qualche caso isolato di apparecchio giapponese che si lanciava, specie se già colpito dalle armi contraeree, sulle navi nemiche. Allo stesso modo che in Mediterraneo, nel medesimo periodo, un aerosilurante italiano si sacrificava coscientemente su un incrociatore inglese, per essere certo di non fallire il colpo. Ma la vera e propria tattica a percussione o a schiacciamento (come i giapponesi definivano la tattica dei Kamikaze) veniva inaugurata dall'Aviazione di Marina nipponica solo quando gli americani erano sbarcati nelle Filippine ed i resti della Flotta imperiale erano impegnati per la prova suprema nella triplice battaglia del Golfo di Leyte. Era infatti nell'ottobre del 1944 che l'ammiraglio Takajro Qnishi, comandante della Flotta aerea, formava con gli appafecchi superstiti della 201° Squadra il I° Corpo Kamikaze. Gli aerei impiegati erano dapprima caccia Mitsubishi tipo Zero con una bomba da 250 kg, poi bombe volanti trasportate dai bombardieri in vicinanza degli obbiettivi. In alto uno Zero. suicida in volo. In basso il bombardiere medio Mitsubishi 01 (denominato Betty dagli americani) con una bomba volante sotto la fusoliera.


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