2a Guerra Mondiale 1945-39


Processi di guerra


Inno Costa Avorio 




Oltre ai grandi Processi in Francia si scatenavano le persecuzioni, i giudizi e le eliminazioni contro i piccoli e medi collaborazionisti. La violenza della persecuzione in Francia superava perfino quella pur elevata che infuriava in Italia, trovando un confronto solo con quella operata nel piccolo Belgio contro i « rexisti » di Leon Degrelle, di sentimenti fascisti e nazisti. Particolarmente ricercati erano gli uomini della « Milizia Mobile » che avevano pesantemente operato contro i « maquis ». i combattenti anticomunisti delle Legioni « Charlemagne » e « Jeanne d'Are » reduci dal fronte russo, i volontari delle « SS » europee, gli agenti di polizia, i politici, gli industriali, gli uomini di cultura che avevano aderito all'Asse. Nella foto in alto  processo a un collaborazionista. Al centro fucilazione di sei condannati. In basso a sinistra un giovanissimo collaborazionista al palo della fucilazione. Nella foto in basso a destra il condannato è caduto, raggiunto dalla scarica del plotone di esecuzione.


Anche in Italia, subito dopo la fine della guerra, oltre alle eliminazioni singole o in massa effettuate senza giudizio, venivano celebrati i due processi Graziani e Borghese, contro i due massimi esponenti militari superstiti della RSI. Sia il maresciallo Graziani che il comandante Borghese, venivano condannati a pochi anni di reclusione e liberati quasi subito perché la detenzione era stata già scontata in attesa del giudizio. Il « Leone di Neghelli », con il suo tipico temperamento impulsivo di vecchio soldato, si difendeva appassionatamente mettendo in luce il proprio patriottismo ed il proprio senso del dovere, movente di ogni sua azione. La Medaglia d'Oro Borghese, Comandante della « Decima Mas », rivendicava in pieno le proprie responsabilità, non rinnegando nulla del proprio passato ed affrontando le accuse con estrema serenità. Nella foto in alto il maresciallo Graziani con la divisa senza gradi e tutte le decorazioni, sul banco degli imputati. In basso il Com.te Borghese durante il Processo.


Molti altri fascisti venivano processati nei primi tempi del dopoguerra, giudicati da giurie popolari. Per la maggior parte gli accusati assumevano interamente le proprie responsabilità e andavano verso la morte senza nulla rinnegare. Particolarmente coraggioso il comportamento di Pietro Koch, che durante il processo riaffermava la propria fede fascista, la piena coscienza e fedeltà al proprio passato. Condannato a morte mediante fucilazione alla schiena, si avviava tranquillo verso la morte fumando una sigaretta ed aggiustandosi la piega dei pantaloni. Poetro Koch aveva una speciale assoluzione del Sommo Pontefice. In alto la morte di Koch. Al centro un reparto italiano esegue la fucilazione dei collaborazionisti Testorio e Sabelli. che salutano romanamente prima di morire. Nella foto in basso i corpi di Testorio e Sabelli, dopo l'esecuzione.



Fra i maggiori processi politici effettuati a Roma ancora prima del termine della guerra, era quello contro il questore di Roma, Caruso, accusato di complicità coi tedeschi nella rappresaglia delle Fosse Ardeatine avendo consegnato a questi gli ostaggi che dovevano essere uccisi. Il tribunale riconosceva l'imputato colpevole, e lo condannava alla pena capitale, che veniva eseguita, mediante fucilazione alla schiena. Subito dopo la cessazione delle ostilità, invece, veniva processato il Ministro degli Interni della RSI Buffarini-Guidi, sfuggito alla sorte della maggior parte dei suoi colleghi, fucilati a Dongo senza processo. Buffarini-Guidi veniva condannato a morte e benché in gravi condizioni di salute, veniva fucilato. Nella foto in alto il Ministro Buffarini-Guidi poco prima dell'esecuzione. In basso a sinistra un gruppo di militari italiani nel penitenziario di Procida condannati dalle Corti Marziali Alleate per crimini di guerra. Da sinistra a destra (in piedi): soldato Cocco (a morte), capitano Roncaglia (a morte), due religiosi ed un medico del personale di custodia, tenente d'Alessio (5 anni), soldato Ido Turchi (a morte per aver ucciso il pilota che mitragliò la giostra di Grosseto). (Seduti) soldato Musetti (10 anni), sergente Magi (20 anni), soldato Pilon (ergastolo), capitano Gottardi (a morte), soldato Fagiani (20 anni), soldato Bellini (10 anni). Le condanne a morte degli imputati furono commutate in ergastoli. In basso a destra Stella Di Porto, detta Pantera Nera,
giovane ebrea delatrice dei propri correligionari imprigionata dopo la guerra.



A Tokyo, dopo la cessazione delle ostilità, si ripeteva contro i capi politici e militari nipponici, l'episodio di Norimberga. Il maggiore imputato era il generale Hideki Tojo, capo della corrente militarista e filofascista che nel 1941 era andata al potere ed aveva attaccato gli americani a Pearl Harbour. Tojo era stato Primo Ministro ininterrottamente dalla metà del 1941 all'inizio del 1945 ed aveva lasciato il potere solo pochi mesi prima della fine della guerra. Il generale Tojo, all'arrivo degli americani si era appena fatto hara-kiri, ma veniva soccorso in tempo dai vincitori e guarito per poter essere processato insieme ad altri criminali di guerra. In alto a sinistra Tojo subito dopo il tentativo di suicidio. A destra il generale Tatsumi Kusaba suicidatosi con hara-kiri per non essere processato. In basso Tojo durante la convalescenza.



A Tokyo venivano processati dagli americani collettivamente i maggiori esponenti dell'Esercito e della politica nipponici, ma solo alcuni di essi, tra cui Tojo, venivano condannati a morte e impiccati dallo stesso boia di Norimberga. Molti altri, sfuggiti alla pena capitale, come ad esempio Shigemitsu, riappariranno sulla scena politica del dopoguerra, venendo a contatto per alti incarichi con quegli stessi americani che li avevano processati. Nella foto in alto il banco degli imputati: al centro siede Tojo, ai lati e dietro di lui, i generali Koiso, Oshima, Matsui, Sato, Doihara, Minami, Umezu, Araki e Muto; il maresciallo Hata; gli ammiragli Nagano e Shimada; il colonnello Hashimoto; i politici Shigemitsu, Matsuoka, Togo, Okawa, Oka, Hirota, Kaga, Hoshinc, Hiranuma, Kido, Shiratori e Suzuki. Nelle foto in basso le varie fasi dell'impiccagione di un ufficiale nipponico condannato da una corte marziale alleata per crimini di guerra. Nella foto di destra sono visibili a terra i corpi di altri due giustiziati.


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