| PROCESSI DI GUERRA
Durante il corso del conflitto, i governi delle Nazioni Unite avevano dichiarato che alla fine delle ostilità avrebbero giudicato i crimini di guerra compiuti dai politici e dai militari delle Nazioni del Tripartito e da tutti coloro che con essi collaborarono. In esecuzione di tale decisione, appena terminate le operazioni militari iniziava la preparazione dei processi.
Uno dei maggiori capi di accusa lanciato contro i vinti era l'istituzione dei campi di concentramento tedeschi di Dachau,
Buchenwald, Belsen, Auschwitz, Mathausen ed altri minori, nei quali erano stati deportati milioni di prigionieri ed avversari politici, molti dei quali erano scomparsi e non per morte naturale.
Particolarmente sensibile era la percentuale, tra gli eliminati, degli ebrei, seguita poi per importanza da quella degli slavi. Si accusavano i tedeschi di aver raggiunto coscientemente questi risultati, nel tentativo di voler operare una vera e propria operazione scientifica dì « sfoltimento » di questi gruppi etnici. Oltre ad una simile accusa, resa nota sotto il nome di « genocidio », ve ne erano altre che accusavano i tedeschi di
denutrire i prigionieri, maltrattarli e torturarli, gettarli vivi nei forni crematori, sottoporli ad esperienze
scientifiche in guisa di cavie. Se alcune di queste accuse corrispondevano a verità, altre risultavano una
montagna della propaganda, tali da non sfigurare al fianco delle analoghe dicerie che durante la prima guerra mondiale dipingevano i tedeschi come tagliatori di mani dei bambini del Belgio. Risulta infatti che i forni crematori, in genere venissero impiegati solo per i morti, evitando in tal modo che le infezioni e le epidemie si propagassero agli altri che vivevano nei campi: così come il denutrimento (che appare solo tra
il 1944 e il 1945) risultò spesso essere la conseguenza del cattivo stato alimentare di tutta la Germania di cui, al pari dei prigionieri, avevano a soffrirne gli stessi
cittadini tedeschi. A peggiorare poi la situazione dei prigionieri, intervenivano gli attacchi aerei americani, che se spesso colpivano i rifornimenti danneggiando indirettamente i prigionieri, talvolta centravano anche gli stessi baraccamenti dei campi facilmente scambiabili per zona militare.
Comunque, numerosi tedeschi che erano stati addetti a guardiani dei campi, venivano processati e non pochi condannati a morte ed impiccati. Processata anche
Ilse Koch, moglie del comandante di Buchenwald ed accusata di atrocità particolarmente efferate su i prigionieri.
Oltre i responsabili diretti dei crimini di guerra, i vincitori processavano anche i capi militari e politici tedeschi, costituendo un pericoloso precedente. Il processo, celebrato a Norimberga, accusava gli imputati di
genocidio, cospirazione (sic), aggressioni, atrocità compiute nei campi di concentramento, nelle quali i più alti esponenti del Terzo Reich venivano considerati i mandanti. Quasi tutti gli accusati tenevano al processo un fiero comportamento, eccetto pochissimi che si dichiararono non nazisti o che si pentivano delle colpe loro attribuite, dirette o indirette.
Particolarmente sicuro e sereno era l'atteggiamento del Maresciallo Góring, cui veniva riconosciuta dai compagni di detenzione una sorta di supremazia, che lo faceva tornare ad essere il secondo uomo dopo Hitler, come nei tempi migliori del Regime nazista. L'atteggiamento di
Goring valeva a mantenere elevati gli spiriti degli altri imputati ed a presentarli tutti come un gruppo compatto ed unitario.
Il processo terminava con la condanna a morte per impiccagione di undici criminali di guerra, fra cui lo stesso
Goring, che però si toglieva la vita col veleno, in atto di estrema sfida al tribunale di Norimberga.
Contemporaneamente a quanto accadeva in Germania da parte dei vincitori, altrettanto si verificava in Francia, dove venivano condannati a morte Petain e Laval capi della Francia detta collaborazionista perché dopo il crollo avevano impersonato una politica di riavvicinamento franco-tedesco che ebbe manifestazioni anche militari con le Divisioni di volontari « Carlo Magno » e
Giovanna d'Arco che si batterono valorosamente sul fronte russo. La sentenza di questo ultimo veniva eseguita mediante fucilazione, mentre al maresciallo Petain la pena era commutata in ergastolo.
In Italia si verificavano numerosissimi processi contro criminali di guerra, ma i più noti di questi furono quelli celebrati contro il maresciallo Graziani ed il Comandante Borghese,
ambedue condannati a pochi anni e quindi scarcerati a seguito di una larga
amnistia. Altri, come il Gen. Bellomo, il Cap. Simonetti e il sergente Musetti, pagarono con la
vita la rappresaglia delle Corti Marziali americane e inglesi. In Francia e nel Belgio veniva scatenato un vero e proprio Terrore, con l'uccisione più o meno arbitraria di decine di migliaia di fascisti, nazisti e volontari anticomunisti.
Fra le persecuzioni operate contro i collaborazionisti, erano quelle ai danni di grandi nomi del campo culturale ed artistico, come Robert Brasillach fucilato in Francia, Knut Hamsun processato in Norvegia, Céline e l'attrice Corinne Luchaire sottoposti a giudizio pure in Francia.
L'adesione di questi grossi nomi della cultura e dell'arte europee allo schieramento dell'Asse non era dettata semplicemente da
filo-germanesimo, ma toccava ragioni più profonde che si identificavano nella fede in una nuova Europa non più divisa e combattuta da lotte intestine, bensì costruita secondo un
nuovo aspetto che Briand aveva sognato e che Mussolini e Hitler avevano tentato di realizzare sia pure con concezioni diverse dalla paneuropa del vecchio statista francese.
Con questa stessa visione, oltre, i grandi uomini, combattevano migliaia di volontari di ogni parte d'Europa, ritrovatisi tutti sul fronte orientale, dove il pericolo per la antica civiltà del Vecchio Continente era maggiore. Erano questi i volontari anticomunisti francesi, spagnoli, croati, norvegesi, belgi olandesi (oltre gli eserciti
regolari dei paesi dell'Asse), erano i legionari delle « SS europee », organizzazione sorta proprio con la funzione di unificare il continente.
Dopo la cessazione delle operazioni nel Pacifico, anche i capi militari e politici dell'Impero nipponico, venivano sottoposti a giudizio nella stessa città di Tokyo ed alcuni di essi
fra, cui Tojo, Primo Ministro nipponico del gabinetto di guerra, condannati a morte ed impiccati.
Contemporaneamente venivano processati e condannati tutti coloro che, di cittadinanza britannica o americana, avevano sostenuto per radio la propaganda delle Nazioni dell'Asse. Con essi, venivano processati anche gli esponenti locali dei paesi occupati dai tedeschi che con essi avevano collaborato.
Questo triste capitolo di storia finiva con la spontanea consegna di molti « criminali di guerra » ai sovietici ed ai loro alleati dell'Europa orientale. Fra questi i russi del generale Wlassow che avevano costituito l'Armata russa anticomunista, la quale, dopo aver combattuto contro le truppe sovietiche, era stata ritirata e decentrata in molte zone della Germania e dell'Italia.
Com'è noto la « pace eterna » che i vincitori si ripromettevano di assicurare al mondo con le forche di Norimberga e i
plotoni d'esecuzione che hanno insanguinato tutta l'Europa, è di la da venire e tutto dimostra anzi che l'umanità sta per essere precipitata in una nuova apocalisse,
ben più cruenta e più spaventosa della prima.
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