2a Guerra Mondiale 1945-37


La bomba atomica


Inno Tanzania 



Come raccontano gli scampati di Hiroshima e di Nagasaki, uno degli spettacoli più impressionanti era fornito dai cadaveri che apparivano come schiacciati, anche se sopra di essi non vi era nulla, come se fossero stati lanciati da una altezza iperbolica contro la terra con forza tremenda, tale da comprimerli ed appiattirli contro il suolo. Era la violenza apocalittica della bomba atomica che, esplosa a 500 metri di altezza, aveva schiacciato dall'alto, con il proprio spostamento d'aria, gli abitanti di Hiroshima e di Nagasaki. Nella foto in alto a sinistra una giovane madre ferita col figlioletto gravemente ustionato, viene trasportata su un carrozzino di fortuna nel cortile di un ospedale. In alto a destra sacerdoti cattolici dell'Università di Nagasaki in preghiera dopo l'incursione; di questi prelati, 3 restarono vittime della bomba atomica, su un totale di 12. Nella foto in basso a sinistra il generale Spaatz decora il colonnello Tibbetts, comandante dell' Enola Gay, la superfortezza che lanciò su Hiroshima. In basso a destra il colonnello Tibbetts fa bella mostra di se sotto il muso del suo apparecchio, dopo la missione atomica.


Oltre che sui viventi, le radiazioni sprigionate dalle esplosioni atomiche di Hiroshima e di Nagasaki, agivano anche sui nascituri, producendo aborti, parti mostruosi ed anormali. Questi effetti si risentivano ancora dopo anni sui figli dei colpiti, anche se concepiti dopo l'esplosione atomica. Ciò era dovuto al disastroso effetto delle radiazioni sui cromosomi, che sono i portatori dei caratteri della specie, per i quali si trasmettono dai genitori ai figli ed ai nipoti i pregi come i difetti o le malattie. Per cui, gli elementi colpiti producevano generalmente figli anormali, incompleti o mostruosi (si sono avuti casi di bambini nati senza mani o senza piedi, senza peli o capelli, con un numero di dita inconsueto, ciechi od affetti da altre gravi anomalie) che spesso decedevano dopo un certo tempo. Nella foto in alto un morto, gravemente lesionato ed ustionato. In basso la terrificante fotografia di un cadavere deformato dalle ustioni; il volto è cancellato in un orribile smorfia, le braccia ridotte per metà a scheletri.


Il 10 agosto 1945 il governo nipponico, che aveva rifiutato la resa pochi giorni prima, a seguito delle immani rovine causate dalla bomba atomica, attraverso la Svezia e la Svizzera faceva conoscere ai governi degli Stati Uniti della Gran Bretagna e dell'Unione Sovietica il proprio desiderio di accettare i termini delle dichiarazioni di Potsdam, a patto che non venissero poste in questione le prerogatIve sovrane dell'Imperatore come Capo dello Stato nipponico. Il 14 agosto il Giappone capitolava senza condizioni, avendo avuto assicurazioni sulla sua sola richiesta riguardante la persona del Tenno. Il 15 agosto, le Nazioni Unite annuciavano al mondo la fine della seconda guerra mondiale, mentre Hirohito parlava al suo popolo ed agli alleati asiatici, ringraziandoli del loro aiuto alla guerra condotta dall'Esercito imperiale. In alto la flotta americana entra nella baia di Tokyo. Sullo sfondo il vulcano Fujiyama, simbolo del Giappone. In basso la nave da battaglia ( Missouri ), sulla quale sarà firmata la resa.


Il 15 agosto 1945, lo stesso giorno della capitolazione, il gabinetto Suzuki cadeva. Dopo due giorni, il principe Higashikuni formava un nuovo governo ed il 19 agosto poteva inviare due emissari accompagnati dal generale Kawabe a Manila per incontrarsi con i rappresentanti anglo-americani. Prima della firma dell'armistizio, la flotta anglo-americana, comprendente 383 unità scortate da 1.300 aerei, entrava nella baia di Sagami il 26 agosto e due giorni dopo venivano sbarcati presso Tokyo 40.000 uomini. Il 30 sbarcava lo stesso Mac Arthur, comandante suprema dello scacchiere del Pacifico. Il 2 settembre 1945, nella baia di Tokyo, a bordo della nave da battaglia americana Missouri veniva firmato l'armistizio. Apponevano la propria firma il generale Mac Arthur e l'ammiraglio Nimitz per gli Stati Uniti, il generale Derevyanko per l'Unione Sovietica, l'ammiraglio Fraser per la Gran Bretagna, il generale Blamey per l'Australia, il generale Ledere per la Francia, generale Hsu Yan-Chang per la Cina e l'ammiraglio Helfrich per l'Olanda. In alto firma il generale sovietico Derevyanko., In basso la firma del plenipotenziario nipponico.


Desolazione a Hiroshima dopo la bomba atomica.

Processi di guerra



In esecuzione delle decisioni prese ancora durante il conflitto nelle sedute delle Nazioni Unite, i vincitori, appena terminate le operazioni militari preparavano gli atti dei processi contro i capi politici e militari tedeschi, italiani, giapponesi e degli altri paesi alleati del Tripartito, contro i responsabili di crimini di guerra e contro i collaborazionisti. La situazione culminava coi processi di Norimberga e di Tokio. Nella foto i rappresentanti delle potenze vincitrici si riuniscono per stabilire il trattamento da riservare ai criminali di guerra. Da sinistra a destra, seduti: il professor Trainin (Francia), il generale Nikitchenko (Russia), Lord Jowitt (Gran Bretagna), i) giudice Jackson (Stati Uniti).

PROCESSI DI GUERRA

Durante il corso del conflitto, i governi delle Nazioni Unite avevano dichiarato che alla fine delle ostilità avrebbero giudicato i crimini di guerra compiuti dai politici e dai militari delle Nazioni del Tripartito e da tutti coloro che con essi collaborarono. In esecuzione di tale decisione, appena terminate le operazioni militari iniziava la preparazione dei processi. Uno dei maggiori capi di accusa lanciato contro i vinti era l'istituzione dei campi di concentramento tedeschi di Dachau, Buchenwald, Belsen, Auschwitz, Mathausen ed altri minori, nei quali erano stati deportati milioni di prigionieri ed avversari politici, molti dei quali erano scomparsi e non per morte naturale. Particolarmente sensibile era la percentuale, tra gli eliminati, degli ebrei, seguita poi per importanza da quella degli slavi. Si accusavano i tedeschi di aver raggiunto coscientemente questi risultati, nel tentativo di voler operare una vera e propria operazione scientifica dì « sfoltimento » di questi gruppi etnici. Oltre ad una simile accusa, resa nota sotto il nome di « genocidio », ve ne erano altre che accusavano i tedeschi di denutrire i prigionieri, maltrattarli e torturarli, gettarli vivi nei forni crematori, sottoporli ad esperienze scientifiche in guisa di cavie. Se alcune di queste accuse corrispondevano a verità, altre risultavano una montagna della propaganda, tali da non sfigurare al fianco delle analoghe dicerie che durante la prima guerra mondiale dipingevano i tedeschi come tagliatori di mani dei bambini del Belgio. Risulta infatti che i forni crematori, in genere venissero impiegati solo per i morti, evitando in tal modo che le infezioni e le epidemie si propagassero agli altri che vivevano nei campi: così come il denutrimento (che appare solo tra il 1944 e il 1945) risultò spesso essere la conseguenza del cattivo stato alimentare di tutta la Germania di cui, al pari dei prigionieri, avevano a soffrirne gli stessi cittadini tedeschi. A peggiorare poi la situazione dei prigionieri, intervenivano gli attacchi aerei americani, che se spesso colpivano i rifornimenti danneggiando indirettamente i prigionieri, talvolta centravano anche gli stessi baraccamenti dei campi facilmente scambiabili per zona militare. Comunque, numerosi tedeschi che erano stati addetti a guardiani dei campi, venivano processati e non pochi condannati a morte ed impiccati. Processata anche Ilse Koch, moglie del comandante di Buchenwald ed accusata di atrocità particolarmente efferate su i prigionieri. Oltre i responsabili diretti dei crimini di guerra, i vincitori processavano anche i capi militari e politici tedeschi, costituendo un pericoloso precedente. Il processo, celebrato a Norimberga, accusava gli imputati di genocidio, cospirazione (sic), aggressioni, atrocità compiute nei campi di concentramento, nelle quali i più alti esponenti del Terzo Reich venivano considerati i mandanti. Quasi tutti gli accusati tenevano al processo un fiero comportamento, eccetto pochissimi che si dichiararono non nazisti o che si pentivano delle colpe loro attribuite, dirette o indirette. Particolarmente sicuro e sereno era l'atteggiamento del Maresciallo Góring, cui veniva riconosciuta dai compagni di detenzione una sorta di supremazia, che lo faceva tornare ad essere il secondo uomo dopo Hitler, come nei tempi migliori del Regime nazista. L'atteggiamento di Goring valeva a mantenere elevati gli spiriti degli altri imputati ed a presentarli tutti come un gruppo compatto ed unitario.
Il processo terminava con la condanna a morte per impiccagione di undici criminali di guerra, fra cui lo stesso Goring, che però si toglieva la vita col veleno, in atto di estrema sfida al tribunale di Norimberga. Contemporaneamente a quanto accadeva in Germania da parte dei vincitori, altrettanto si verificava in Francia, dove venivano condannati a morte Petain e Laval capi della Francia detta collaborazionista perché dopo il crollo avevano impersonato una politica di riavvicinamento franco-tedesco che ebbe manifestazioni anche militari con le Divisioni di volontari « Carlo Magno » e Giovanna d'Arco che si batterono valorosamente sul fronte russo. La sentenza di questo ultimo veniva eseguita mediante fucilazione, mentre al maresciallo Petain la pena era commutata in ergastolo. In Italia si verificavano numerosissimi processi contro criminali di guerra, ma i più noti di questi furono quelli celebrati contro il maresciallo Graziani ed il Comandante Borghese, ambedue condannati a pochi anni e quindi scarcerati a seguito di una larga amnistia. Altri, come il Gen. Bellomo, il Cap. Simonetti e il sergente Musetti, pagarono con la vita la rappresaglia delle Corti Marziali americane e inglesi. In Francia e nel Belgio veniva scatenato un vero e proprio Terrore, con l'uccisione più o meno arbitraria di decine di migliaia di fascisti, nazisti e volontari anticomunisti. Fra le persecuzioni operate contro i collaborazionisti, erano quelle ai danni di grandi nomi del campo culturale ed artistico, come Robert Brasillach fucilato in Francia, Knut Hamsun processato in Norvegia, Céline e l'attrice Corinne Luchaire sottoposti a giudizio pure in Francia. L'adesione di questi grossi nomi della cultura e dell'arte europee allo schieramento dell'Asse non era dettata semplicemente da filo-germanesimo, ma toccava ragioni più profonde che si identificavano nella fede in una nuova Europa non più divisa e combattuta da lotte intestine, bensì costruita secondo un nuovo aspetto che Briand aveva sognato e che Mussolini e Hitler avevano tentato di realizzare sia pure con concezioni diverse dalla paneuropa del vecchio statista francese. Con questa stessa visione, oltre, i grandi uomini, combattevano migliaia di volontari di ogni parte d'Europa, ritrovatisi tutti sul fronte orientale, dove il pericolo per la antica civiltà del Vecchio Continente era maggiore. Erano questi i volontari anticomunisti francesi, spagnoli, croati, norvegesi, belgi olandesi (oltre gli eserciti regolari dei paesi dell'Asse), erano i legionari delle « SS europee », organizzazione sorta proprio con la funzione di unificare il continente. Dopo la cessazione delle operazioni nel Pacifico, anche i capi militari e politici dell'Impero nipponico, venivano sottoposti a giudizio nella stessa città di Tokyo ed alcuni di essi fra, cui Tojo, Primo Ministro nipponico del gabinetto di guerra, condannati a morte ed impiccati. Contemporaneamente venivano processati e condannati tutti coloro che, di cittadinanza britannica o americana, avevano sostenuto per radio la propaganda delle Nazioni dell'Asse. Con essi, venivano processati anche gli esponenti locali dei paesi occupati dai tedeschi che con essi avevano collaborato. Questo triste capitolo di storia finiva con la spontanea consegna di molti « criminali di guerra » ai sovietici ed ai loro alleati dell'Europa orientale. Fra questi i russi del generale Wlassow che avevano costituito l'Armata russa anticomunista, la quale, dopo aver combattuto contro le truppe sovietiche, era stata ritirata e decentrata in molte zone della Germania e dell'Italia. Com'è noto la « pace eterna » che i vincitori si ripromettevano di assicurare al mondo con le forche di Norimberga e i plotoni d'esecuzione che hanno insanguinato tutta l'Europa, è di la da venire e tutto dimostra anzi che l'umanità sta per essere precipitata in una nuova apocalisse, ben più cruenta e più spaventosa della prima.


Cessata ogni resistenza della Werhrmacht ed occupata tutta la Germania, i vincitori mettevano in atto ciò che avevano annunciato durante la guerra, cioè l'incriminazione dei maggiori Capi militari e politici del Terzo Reich e di tutti i tedeschi considerati responsabili di delitti e di violenze commessi prima e durante il conflitto contro tedeschi antinazisti o contro avversari di altri paesi, deportati in Germania. Nel corso di questo processo ai vinti, una delle accuse a maggiore sensazione era quella che riguardava i campi di concentramento di Dachau, Buchenwald, Belsen, Auschwitz, Mathausen ed altri minori, dove i tedeschi erano accusati di aver sterminato, maltrattato e seviziato milioni di prigionieri. Alle accuse dei vincitori veniva aggiunto qualche testimone superstite e molte fotografie prese dalle truppe alleate man mano che avanzando in Germania raggiungevano le zone dove erano situati i campi. Nella foto in alto si provvede al raduno di tutti i cadaveri in un campo di concentramento tedesco, subito dopo l'arrivo delle unità americane. In basso un drammatico documento sulla sepoltura di altre salme in fosse comuni.


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