| Dalla
Birmania alla Manciuria
In seguito alle vittorie americane nel Pacifico che, culminando con l'occupazione di Okinawa e delle Filippine, avevano interrotto ogni collegamento tra l'arcipelago nipponico e le ricche regioni del
sud est asiatico ed allo scopo di contenere la crescente potenza dell'aviazione americana che si serviva anche delle basi cinesi per attaccare il Giappone, le truppe nipponiche lanciavano una decisa offensiva contro gli eserciti di Chang Kaishek nella seconda metà del 1944 e nei primi mesi del 1945. Questa offensiva si prefiggeva infatti due obbiettivi fondamentali: ristabilire per via di terra, attraverso la Cina, il collegamento con l'Indocina e l'Indonesia ed occupare le zone dove erano le maggiori basi della
14a Forza aerea americana del generale Chennault e cioè le famose Tigri Volanti che combattevano in Cina dagli inizi della guerra.
Una offensiva preliminare aveva luogo nella primavera del 1944, con il risultato di vasti acquisti di terreno nella Cina centrale ed il raggiunto controllo su tutta la ferrovia Pekino-Hankow.
L'offensiva principale iniziava invece il 4 giugno e si protraeva fino ai primi giorni di aprile del 1945 ottenendo risultati notevolissimi, fra cui il congiungimento tra le forze nipponiche della Cina centrale e quelle stanziate in Indocina ed a
Canton oltre all'occupazione delle maggiori basi aeree americane nel paese quali Nanning, Longchow, Heng-Yang, Kweilin e Liuchow. Inoltre, con questa avanzata, i giapponesi infliggevano un altro duro colpo ai cinesi, isolando completamente vaste zone e numerosi eserciti nemici nella Cina
sud orientale. Un tentativo di sfruttare il successo ottenuto, puntando verso Kweiyang per tagliare la
strada della Birmania che passava da quella città, e per investire da sud la stessa Chung-King, falliva per l'intervento di forze scelte cinesi.
La situazione in Cina, che gli americani giudicavano tragica per Chang Kai-shek, mutava improvvisamente a metà aprile del 1945, quando i giapponesi, in seguito alle condizioni generali strategicamente insostenibili del proprio ancora gigantesco apparato
militare, iniziavano spontaneamente la ritirata in Cina, blandamente incalzati dalle truppe cinesi, per attestarsi sul corso dello Yangtze.
In Birmania frattanto, dopo la battaglia di Irnphal. nel settembre del 1944 riprendevano le operazioni militari, con una offensiva generale degli anglo-indiani, degli americani e dei cinesi, che aveva per obiettivo la riconquista di tutto il paese. Entro la fine di ottobre i tre fronti alleati della Birmania
centro settentrionale erano unificati e tutta la parte nord del paese veniva occupata. Le operazioni continuavano quindi nei mesi successivi contro Mandalay e Lashio nel nord e contro Akyab lungo la costa. Le prime due città cadevano rispettivamente il 20 ed il 6 marzo 1945, mentre la terza era nelle mani delle truppe anglo-indiane già dal 3 gennaio. L'avanzata proseguiva poi, nonostante la dura resistenza nipponica, con estrema rapidità (gli alleati tendevano a terninare la campagna birmana prima dell'inizio dei monsoni, cosa che naturalmente i giapponesi cercavano di impedire con ogni mezzo), appoggiata da continui sbarchi lungo la costa. Finalmente, il 3 maggio 1945, investita da terra e dal mare cadeva Rangoon, capitale della Birmania, ed entro la fine dello stesso mese quasi tutto il paese era riconquistato.
A completare l'isolamento delle ricche regioni del sud est asiatico e con lo scopo inoltre di iniziarne la riconquista, truppe australiane ed olandesi, appoggiate da forze aeronavali britanniche, australiane ed americane, effettuavano numerosi sbarchi, tra il 1 maggio ed il 1 luglio 1945, nel Borneo settentrionale ed orientale, riuscendo a rioccupare, nonostante la violenta reazione nipponica, ampie zone ricche di giacimenti e raffinerie di
petrolio. Ma alla fine della guerra ancora una buona parte dell'isola era occupata dalle forze del Tenno.
Mentre ciò avveniva, si andava delineando l'attacco finale al territorio metropolitano del Giappone. Appena terminati i combattimenti di Okinawa, gli americani riattivavano le basi aeree dell'isola. Da queste basi e da quelle precedentemente occupate e utilizzate di Iwo Jima e di Saipan e mercé un nuovo concorso all'azione da parte dell'aviazione
imbarcata, aveva inizio una successiva fase dell'offensiva aerea contro l'arcipelago nipponico, di potenza e di effetto distruttivo superiori a quelli già terrificanti dei mesi precedenti. L'offensiva proseguiva, paralizzando interamente
la vita nel Giappone, fino al momento in cui si concluderà con il lancio delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki che vedremo
più avanti. Il 9 agosto poi si verificava un fatto nuovo ed imprevisto: l'Unione Sovietica approfittando della circostanza che il Giappone era già in ginocchio e lacerando la convenzione di neutralità esistente tra i due paesi, dichiarava guerra al morente impero del Sol Levante ed iniziava le operazioni militari contro di esso. La Manciuria
veniva attaccata il 9 agosto 1945 da nord ovest, da est e da sud est con ingenti forze sovietiche e mongole, ma la accanita resistenza dei giapponesi conteneva
validamente l'aggressione nemica. Dopo cinque giorni però si diffondeva la notizia dell'armistizio tra il Giappone e le
Nazioni Unite e le truppe giapponesi cessavano la resistenza. Così dal 14 al 23 agosto i sovietici potevano liberamente dilagare nei territori nipponici e compiere la
passeggiata militare che li condusse al possesso di tutta la Manciuria, della Corea del nord, della parte meridionale di Carafuto (Sakhalin),
delle Kurili, di Dairen e di Port Arthur. Una facile rivincita alla disfatta
tinflitta ai russi dai giapponesi nel 1905!
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