| 25 APRILE 1945
L'ultima offensiva delle truppe anglo-americane contro lo schieramento tedesco sul fronte italiano avveniva nella primavera del 1945. Prima di ciò, la stasi sul fronte era interrotta da due sole operazioni offensive americane a carattere locale, ma che riuscivano ad apportare fruttuose modificazioni del fronte proprio in previsione dell'offensiva primaverile.
La prima operazione veniva compiuta a metà febbraio, sull'Appennino emiliano, dove la «
10a » divisione da montagna americana, con un attacco di sorpresa sul fianco sinistro della «
232° » divisione di fanteria tedesca, riusciva ad occupare il Monte Belvedere. Nonostante il Comando tedesco avesse inviato in rinforzo la «
114° » cacciatori, la situazione non fu ristabilita. All'inizio di marzo, nello stesso settore, la stessa unità americana lanciava un nuovo attacco contro la «
232° » divisione tedesca mentre questa stava per essere sostituita e guadagnava ulteriore terreno, nonostante i contrattacchi, che
logoravano, anzi talmente la « 29a » divisione granatieri corazzati tedesca, al punto da renderne necessario il ritiro dal limitato novero dalle forze che costituivano la riserva del dispositivo difensivo della Wehrmacht in Italia.
Altri mutamenti erano avvenuti a danno del fronte tedesco. Tra l'autunno e l'inverno
1944 - 1945 erano state sottratte dall'Italia 6 divisioni di fanteria e 3 reggimenti di paracadutisti, a vantaggio del fronte russo. Inoltre il comandante stesso delle truppe in Italia, il capace ed abile maresciallo Kesselring, era stato destinato ad altro e più alto incarico e sostituito col generale von Vietinghoff.
In netto contrasto con l'indebolimento delle truppe tedesche, quelle
anglo-americane di stanza nella penisola venivano potentemente rinforzate ed il 10 aprile 1945 potevano iniziare una decisiva offensiva, con forze soverchianti.
Sebbene l'esiguità delle forze germaniche fosse assolutamente sproporzionata ai propri compiti, tuttavia i britannici, che per primi muovevano all'attacco sul settore orientale, dovevano combattere aspramente, all'inizio, per aprirsi
la strada. Ma poi, dopo che il 17 aprile il fronte era stato sfondato presso Argenta, la guerra si era ormai trasformata in una facile
avanzata verso nord, avendo iniziato i tedeschi un veloce ripiegamento. Intanto, il 14 aprile, erano passati all'offensiva anche gli
americani, il 21 aprile cadeva Bologna ed il 23 Ferrara; lo stesso giorno gli americani varcavano il Po a S. Benedetto.
Prima ancora che iniziasse l'offensiva, già dall'inizio del febbraio 1945 il generale Wolff, comandante delle « SS » in Italia, si metteva in contatto col nemico, all'insaputa del Quartier generale tedesco e di Mussolini. A questi contatti partecipava anche il nuovo comandante gen. von Vietinghoff che aveva sostituito Kesselring. Le trattative, condotte con gli
anglo-americani ed anche con il CLN, portavano alla decisione di resa incondizionata. La resa veniva firmata a Caserta, al Quartier Generale
anglo-americano, il 29 aprile. Il tradimento di Wolff e di von Vietinghoff fu stigmatizzato, sia pure con caute
parole, dal maresciallo Kesselring. Il governo della RSI era all'oscuro dei contatti tra i tedeschi e il nemico. Il 17 aprile Mussolini si trasferiva a Milano, per meglio seguire la situazione. Il 25 aprile 1945 Mussolini veniva invitato dall'arcivescovo di Milano, cardinale Schuster, a trattare con il CLN per la resa ed il trapasso dei poteri; ma il Capo della RSI interruppe le trattative quando apprese la notizia del tradimento tedesco. Subito dopo lasciava Milano diretto in Valtellina, per operarvi l'ultima resistenza con le forze che avrebbero dovuto radunarvisi.
Intanto il 25 aprile, essendo i tedeschi in ritirata ovunque e dilagando il nemico per la pianura padana ed essendo altresì in ritirata od in scioglimento anche le formazioni della RSI, il Comitato di Liberazione Nazionale ordinava l'insurrezione nei territori del Nord. Mentre si svolgevano questi avvenimenti, Mussolini ed i gerarchi fascisti si recavano a Como e poi a Menaggio, in viaggio verso la Valtellina. A Menaggio non essendo giunta la colonna di fascisti che avrebbe dovuto scortarli fino
alla meta, Mussolini ed il suo seguito si univano ad una colonna tedesca. Ma giunti tra Dongo e Musso e fermati dai partigiani, i tedeschi per poter proseguire abbandonavano al loro destino gli italiani che venivano catturati.
Il 28 aprile, separatamente, Mussolini ed i suoi maggiori collaboratori venivano fucilati dai
partigiani. Dopo l'eccidio, i corpi erano portati in Milano ed esposti a pubblico ludibrio in Piazzale Loreto mentre gli americani, fuori Milano, aspettavano la fine dei massacri e delle persecuzioni appena iniziate ai danni dei fascisti prima di fare il loro ingresso in città. Solo vari giorni più tardi entravano in Milano senza che la loro presenza riuscisse ad impedire nuove uccisioni.
Anche nelle altre città dell'Italia del nord furono perpetrati massacri
e delitti di ogni sorta contro inermi cittadini, aprendo una lunga serie di eccidi e di persecuzioni che insanguinarono a lungo l'Italia per cui il numero delle vittime viene calcolato a 300.000.
Fra gli episodi più raccapriccianti meritano particolare menzione quello dell'uccisione
in massa di centotrentasei giovani allievi ufficiali della scuola di Oderzo che, dopo sottoscritta la resa e deposte le armi, vennero barbaramente trucidati dai partigiani sulle rive del fiume Monticano e quello dell'uccisione di cinquanta, quattro detenuti nelle carceri di Schio massacrati di notte a colpi di mitra nelle loro celle. A proposito di questo episodio il comandante americano della zona gen. Dunlop riunì in Municipio le autorità italiane e tenne loro questo discorso: « E' mio dovere dirvi che mai prima d'ora il nome d'Italia era caduto tanto in basso. Chiedo a voi piena ed immediata cooperazione per assicurare alla giustizia i delinquenti. Ci
sono molti che debbono essere a conoscenza di quanto si progettava e di ciò che è stato fatto. E' loro dovere verso l'Italia di presentarsi e parlare. Io prometto rapida e severa giustizia verso i delinquenti. Confido che il rimorso di questo turpe delitto li tormenterà in eterno e che in giorni migliori Schio ricorderà con vergogna quella notte spaventosa ».
|