2a Guerra Mondiale 1945-19


La battaglia di Okinawa


Inno Iceland 



Per questi attacchi contro l'arcipelago giapponese gli americani impiegavano come basi di partenza le isole recentemente conquistate di Iwo Jima (ad un migliaio di chilometri da Tokyo e dalle basi navali metropolitane nipponiche del Mare Interno) e delle Marianne, oltre naturalmente alle basi galleggianti costituite dalle navi portaerei delle Task Forces che si avvicinavano fino a breve distanza dalle coste del Giappone. Nell'ultima fase della guerra nel Pacifico l'apporto britannico andava più in la dei limitati contingenti australiani o neozelandesi impiegati nei settori meridionali, giungendo ad inviare una nutrita formazione navale, che formava una Task Force. Nella foto in alto aerei britannici imbarcati in partenza da una portaerei della forza navale inglese, per una incursione sull'isola giapponese di Sakishima. L'apparecchio in primo piano è di costruzione americana. In basso bombardamento sulla città di Hokkaido (o Yezo), nell'isola omonima posta tra Sachalin (o Carafuto) e Honshu.


Il primo attacco in grande stile effettuato sul Giappone in questa fase della guerra, colpiva Tokyo il 9 marzo 1945, inaugurando la tattica del bombardamento a tappeto sul territorio nipponico, effettuato con grande abbondanza di bombe incendiarie. In questa incursione, compiuta di notte da 2.500 metri di altezza, la capitale nipponica subiva danni ingenti e ben 185.000 persone venivano uccise o ferite. Il 15 marzo 1945 seguiva una serie di pesanti bombardamenti, di forza distruttiva non minore, condotta sulle principali città della costa meridionale nipponica; venivano colpite Yokohama, nel golfo di Tokio, la stessa Tokyo, Nagoya, ed i grandi centri di Osaka e Kobe nel Mare Interno (specchio d'acqua compreso fra le tre isole di Honshu, Shikoku e Kyushu). Le distruzioni e le vittime fra la popolazione civile assunsero aspetti terrificanti. Nella foto in alto aerei americani in volo sul Giappone, col mitico monte Fujiyama sullo sfondo. Nella foto in basso attacco aereo alle installazioni portuali di Kobe.

Tra il 18 ed il 19 marzo poi, la Task Force 58, al comando dell'ammiraglio Mitscher, compiva una fortunata azione offensiva contro le residue unità navali della flotta imperiale nel Mare Interno e contro i centri portuali bagnati dalle stesse acque. Per due giorni di seguito gli aerei imbarcati si succedevano sulle installazioni portuali e sugli aeroporti di Kure e Kobe devastandoli, e davano inoltre il colpo di grazia alle navi da guerra nipponiche scampate dalle disastrose operazioni condotte nelle acque delle Filippine. In questa azione venivano danneggiate una grande nave da battaglia, una corazzata-portaerei (i giapponesi, negli ultimi periodi della guerra, per tentare di sopperire alla grave falcidie subita dalle proprie portaerei, avevano trasformato alcune corazzate dei tipi più vecchi in corazzate-portaerei, privandole delle torri poppiere, sostituite con un ponte di volo che prendeva poco più dì un terzo della nave), 2 portaerei, 1 portaerei di scorta, 2 incrociatori, 9 navi minori e numerosi trasporti. Nelle foto in alto due navi mercantili nipponiche bruciano. In basso a sinistra un B.25 attacca una silurante giapponese, a bassissima quota. A destra in basso l'aeroporto americano nell'isola di Guam, una delle principali basi aeree per i bombardamenti in Giappone.



Il 25 marzo 1945 aveva inizio un nuovo intenso martellamento aereo contro l'isola di Formosa, in azione direttamente preliminare all'assalto su Okinawa, ormai immìnente. Nei giorni seguenti l'offensiva si estendeva su tutto l'arcipelago delle Ryu Kyu (o Nansei Shoto), isole poste tra Kyushu e Formosa ed in particolare sulla maggiore delle Ryu Kyu. Okinawa, già sottoposta ad attacchi periodici. Altro importante obiettivo degli apparecchi americani erano gli aeroporti dell'isola di Kyushu, dove i nipponici avevano raccolto una alta percentuale delle proprie forze aeree allo scopo di contrattaccare pesantemente il previsto assalto contro Okinawa. Nella foto in alto un cacciasommergibili giapponese, già colpito, viene fatto segno ad altri lanci di bombe. La grande chiazza bianca nel mare segna la caduta e l'esplosione di una bomba in acqua. In basso a sinistra un trasporto nipponico colpito, sta affondando. A destra in basso piloti di un aereo statunitense abbattuto vengono raccolti presso la costa giapponese da un sommergibile americano. Le unità sottomarine furono, impiegate dai comandi U.S.A. in operazioni di salvataggio durante tutte le azioni di bombardamento in Giappone. La loro efficace cooperazione portò al salvataggio di ben 533 piloti abbattuti in mare.



Contemporaneamente alle azioni aeronavali compiute dalle Task Forces, anche la flotta sottomarina americana partecipava intensamente alla caccia ed all'opera di distruzione contro le residue unità navali dell'Impero nipponico, dimostrandosi, come durante tutta la seconda fase della guerra nel Pacifico, un'arma altamente selezionata, capace di prestazioni notevolissime. I sommergibili americani in questo periodo agivano soprattutto contro la navigazione costiera lungo le coste della Cina, il Giappone e la Corea, presso la Malesia e le isole dell'Indonesia, riducendo praticamente a zero la flotta mercantile giapponese che prima della guerra era una delle maggiori del mondo. Come conseguenza di questi ormai ininterrotti rovesci militari, nell'aprile del 1945 avveniva un nuovo cambio della guardia al gabinetto giapponese, dove l'ammiraglio barone Suzuki succedeva come primo ministro a Koiso. Nella foto in alto bandiere ed armi giapponesi catturate dagli americani. In basso a sinistra bandiera di un mercantile nipponico affondato recuperata da un sommergibile inglese. In basso a destra l'ammiraglio barone Suzuki.


Alla fine di marzo le forze anfibie americane si apprestavano ad investire Okinawa. L'isola, posta in posizione strategica al centro delle Ryu Kyu (dista 550 km. dal Giappone, 600 da Formosa e 700 dalla Cina), era difesa da circa 80.000 soldati giapponesi rinforzati da altri 40.000 reclutati localmente, tutti agli ordini del generale Mìksuri Ushjima, che aveva per Capo di stato Maggiore il generale Isamo Cho. Queste forze si appoggiavano a robuste fortificazioni, costruite anche in caverna, particolarmente munite nella parte meridionale. Nell'isola erano cinque aeroporti, quelli di Yontan e Kadema nella parte centrale, Katena nella parte settentrionale, Machinato e Naha in quella meridionale. Oltre le truppe giapponesi di stanza ad Okinawa, altri 60.000 uomini erano dispersi su tutte le altre isole dell'arcipelago delle Ryu Kyu. Nella foto in alto nave lanciarazzi americana in azione. Queste unità erano del tipo LSM(R), navi da sbarco di 500 tonnellate su cui erano stati montati decine di lanciarazzi multipli. Nella foto in basso un gruppo di LSM (R) effettuano un bombardamento notturno contro le difese dell'isola di Okinawa.


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