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2a Guerra Mondiale 1945-19 |
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La battaglia di Okinawa |
Inno Iceland |
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| Tra il 18 ed il 19 marzo poi, la
Task Force 58, al comando dell'ammiraglio Mitscher, compiva una fortunata azione offensiva contro le residue unità navali della flotta imperiale nel Mare Interno e contro i centri portuali bagnati dalle stesse acque. Per due giorni di seguito gli aerei imbarcati si succedevano sulle installazioni portuali e sugli aeroporti di Kure e Kobe devastandoli, e davano inoltre il colpo di grazia alle navi da guerra nipponiche scampate dalle disastrose operazioni condotte nelle acque delle Filippine. In questa azione venivano danneggiate una grande nave da battaglia, una corazzata-portaerei (i giapponesi, negli ultimi
periodi della guerra, per tentare di sopperire alla grave falcidie subita dalle proprie
portaerei, avevano trasformato alcune corazzate dei tipi più vecchi in corazzate-portaerei, privandole delle torri poppiere, sostituite con un ponte di volo che prendeva poco più dì un terzo della nave), 2 portaerei, 1 portaerei di scorta, 2 incrociatori, 9 navi minori e numerosi trasporti. Nelle foto in
alto due navi mercantili nipponiche bruciano. In basso a sinistra un B.25 attacca una silurante giapponese, a bassissima quota. A destra in
basso l'aeroporto americano nell'isola di Guam, una delle principali basi aeree per i bombardamenti in Giappone. |
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| Il 25 marzo 1945 aveva inizio un nuovo intenso martellamento aereo contro l'isola di Formosa, in azione direttamente preliminare all'assalto su Okinawa, ormai immìnente. Nei giorni seguenti l'offensiva si estendeva
su tutto l'arcipelago delle Ryu Kyu (o Nansei Shoto), isole poste tra Kyushu e Formosa ed in particolare sulla maggiore delle Ryu
Kyu. Okinawa, già sottoposta ad attacchi periodici. Altro importante obiettivo
degli apparecchi americani erano gli aeroporti dell'isola di Kyushu, dove
i nipponici avevano raccolto una alta percentuale delle proprie forze
aeree allo scopo di contrattaccare pesantemente il previsto assalto contro Okinawa. Nella foto in
alto un cacciasommergibili giapponese, già colpito, viene fatto segno ad altri lanci di bombe. La grande chiazza bianca nel mare segna la caduta e l'esplosione di una bomba in acqua. In basso a
sinistra un trasporto nipponico colpito, sta affondando. A destra in
basso piloti di un aereo statunitense abbattuto vengono raccolti presso la costa giapponese da un sommergibile americano. Le unità sottomarine furono, impiegate dai comandi U.S.A. in operazioni di salvataggio durante tutte le azioni di
bombardamento in Giappone. La loro efficace cooperazione portò al salvataggio di ben 533 piloti abbattuti in mare. |
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| Contemporaneamente alle azioni aeronavali compiute dalle Task Forces, anche la flotta sottomarina americana partecipava intensamente alla caccia ed all'opera di distruzione contro le residue unità navali dell'Impero nipponico, dimostrandosi, come durante tutta la seconda fase della guerra nel Pacifico, un'arma altamente selezionata, capace di prestazioni notevolissime. I sommergibili americani in questo periodo agivano soprattutto contro la navigazione costiera lungo le coste della Cina, il Giappone e la Corea, presso la Malesia e le isole dell'Indonesia,
riducendo praticamente a zero la flotta mercantile giapponese che prima della guerra era una delle maggiori del mondo. Come conseguenza di questi ormai ininterrotti rovesci militari, nell'aprile del 1945 avveniva un nuovo cambio della guardia al gabinetto giapponese, dove l'ammiraglio barone Suzuki succedeva come primo ministro a Koiso. Nella foto in
alto bandiere ed armi giapponesi catturate dagli americani. In basso a
sinistra bandiera di un mercantile nipponico affondato recuperata da un sommergibile inglese.
In basso a destra l'ammiraglio barone Suzuki. |
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