2a Guerra Mondiale 1945-18


Italiani contro Italiani


Inno Kuwait 






Nell'Italia meridionale occupata dagli anglo-americani, oltre ai movimenti fascisti locali agivano anche piccoli gruppi di sabotatori, o uomini isolati, addestrati al nord ed inviati oltre le linee. A questo addestramento ed a questo invio in missione nei territori occupati, provvedevano unità della Decima Mas, come il battaglione « NP» (nuotatori paracadutisti) che preparava i propri uomini ai colpi di mano isolati, della GNR, delle organizzazioni militarizzate del PFR, o di taluni dei tanti gruppi in armi sul territorio della RSI. Il passaggio delle linee avveniva più spesso per via di terra o per mare mediante imbarcazioni, talvolta anche per aria con lancio da aerei. I sabotatori, attraversate le linee, si avviavano verso sud con mezzi di fortuna, facendosi spesso passare per profughi o sfollati. Una certa aliquota di questi vennero però scoperti ed arrestati ed alcuni fucilati dopo un sommario processo di tribunali militari d'occupazione. Le catture più frequenti non avvenivano al passaggio delle linee, ma nell'interno, quando i clandestini incappavano nei vari sbarramenti delle maglie di controllo anglo-americane a seguito di segnalazione dal Nord per spionaggio all'atto stesso della partenza. Nelle foto in alto manifestino lanciato nell'Italia del Nord. In basso sabotatori scampati alla morte. Da sinistra, l'avvocato Luigi Filosa animatore della resistenza fascista al Sud insieme al principe Valerio Pignatelli. Il Col. David decorato di M. d'O. nel 1943 per azioni in Balcania, Capo di un Servizio Segreto Speciale della RSI e una delle sue valorose « volpi argentate » la studentessa diciassettenne Carla Costa che attraversò quattro volte le linee e diede molto filo da torcere ai Servizi Segreti Alleati.


Un altro aspetto della disastrosa situazione dell'Italia del 1944 e 1945, derivato dalla resa, dalla guerra civile e dalla presenza sul territorio italiano di due eserciti nemici, era il grande dilagare della corruzione. Questo fenomeno era vivo però quasi esclusivamente nelle terre occupate dagli anglo-americani, perché al nord la rigida disciplina delle truppe germaniche ed il controllo dittatoriale delle autorità politiche e militari italo-tedesche sulla vita nel territorio della RSI costituivano un freno difficilmente superabile per il dilagare del malcostume. Questo fenomeno, che si manifestava in azioni di brigantaggio, rapine. uccisioni, corruzioni, diffusione vastissima della prostituzione, borsa nera, delinquenza minorile, strozzinaggio, avanzava verso nord con l'avanzare delle truppe anglo-americane ed anche nel territorio della Repubblica Sociale si diffonderà rapidamente, subito dopo il termine delle ultime operazioni militari. Nella foto in alto un negro ed una « segnorina » italiana a Tombolo. In basso una vignetta di « Crusader », foglio delle truppe anglo-americane in Italia che da anche la misura del disprezzo di cui gli alleati gratificavano i « cooperatori » italiani del sud. Dice infatti la didascalia della ingiuriosa vignetta: « Si, si, siamo stati con tua sorella a Napoli ».


La guerra civile in Italia in un manifesto di propaganda.

La battaglia di Okinawa



Dopo la conquista dì Iwo Jima, gli americani attaccavano l'ultimo avamposto del Giappone, l'isola di Okinawa. Entrambe le isole davano la possibilità di raggiungere facilmente l'arcipelago metropolitano nipponico, martellandolo con le forze aeree di base a terra, oltre che con quelle imbarcate. Okinawa inoltre era situata in brillante posizione strategica tra il Giappone stesso, Formosa e la Cina; il suo possesso avrebbe permesso quindi agli americani di intervenire direttamente in Cina e di completare inoltre la separazione fra il Giappone ed i ricchi territori dell'Indonesia e dell'Indocina. Per questi motivi le forze nipponiche difesero l'isola fino alle estreme possibilità, sacrificando senza risparmio uomini. aerei, navi. Nella cartina lo scacchiere delle operazioni del Pacifico in cui si nota con evidenza la posizione centrale di Okinawa ed Iwo Jima.

LA BATTAGLIA DI OKINAWA

Prima e durante l'assalto all'isola avanzata del territorio metropolitano giapponese Okinawa, gli americani intensificavano fortemente i propri attacchi contro le altre isole giapponesi, contro Formosa e contro le Ryu Kyu, col duplice scopo di indebolire il dispositivo che avrebbe appoggiato la difesa di Okinawa ed anche per iniziare quel martellamento aeronavale che era preliminare all'attacco contro lo stesso Giappone. Questa offensiva aerea era condotta grazie alla conquista delle basi nipponiche nel Pacifico centrale e particolarmente per il possesso di Iwo Jima che dista poco più di un migliaio di chilometri da Tokyo e dal Mare Interno del Giappone (compreso fra le isole di Honshu, Shikoku e Kyushu). In questa fase della guerra erano poi entrate in servizio le superfortezze (siglate B.29), di autonomia, carico offensivo ed armamento di bordo molto superiore alle fortezze volanti ed i caccia a larga autonomia Mustang-P. 51-D, che rendevano possibile la condotta delle operazioni contro il Giappone partendo da basi terrestri, oltre alle incursioni già effettuate da aerei imbarcati e condotti dalle Task Forces nelle immediate vicinanze degli obbiettivi. Fra i bombardamenti più distruttivi di questo periodo era il bombardamento a tappeto effettuato su Tokyo il 9 marzo 1945, che provocava 185.000 vittime tra morti e feriti. Seguivano poi altri attacchi pesantissimi su Tokyo, Yokohama, Nagoya, Kure, Kobe e su tutti i maggiori centri del Giappone. Tra il 18 ed il 19 marzo inoltre, la TF.58 dell'ammiraglio Mitscher compiva una riuscita azione aeronavale contro il Mare Interno, danneggiando seriamente le residue unità della flotta imperiale. Alla fine di marzo gli americani iniziavano le operazioni di attacco contro Okinawa, situata in ottima posizione strategica tra il Giappone, la Cina e Formosa. L'isola era difesa da 80.000 soldati del Tenno e da altri 40.000 reclutati localmente, tutti al comando del generale Miksuri Ushjima. Nelle altre isole dell'arcipelago Ryu Kyu (cui appartiene Okinawa) erano presenti altri 80.000 giapponesi che potevano essere inviati in rinforzo al generale Ushjima. Le truppe nipponiche ad Okinawa si appoggiavano a numerose fortificazioni ed installazioni in caverna, disposte specialmente nella parte meridionale dell'isola, che comprendeva i maggiori centri, buona parte degli aeroporti ed i migliori approdi marittimi. Le forze americane di invasione, al comando tattico dell'ammiraglio Turner e sotto l'alta direzione dell'ammiraglio Spruance, assommavano a 548.000 uomini e 1.500 navi. La 10° armata al comando del generale Buckner comprendeva le unità da sbarco e le truppe terrestri (in tutto 451.888 uomini). La flotta di invasione si suddivideva in una forza di navi portaerei veloci (agli ordini dell'ammiraglio Mitscher) con 15 portaerei, 8 corazzate veloci ed unità minori, oltre ad una forza britannica (ammiraglio Rawlings) con 4 portaerei, 2 navi da battaglia ed altre unità ed una forza di attacco (ammiraglio Hall) con 10 vecchie corazzate, 14 portaerei di scorta e navi di minore tonnellaggio; infine, per le navi ausiliarie, esisteva un gruppo di rifornimento (petroliere) ed una forza di sostegno anfibio (dragamine ed unità per la rimozione di ostacoli sottomarini). Il 24 marzo 1945 iniziava il bombardamento ininterrotto di Okinawa, che durò fino al 1° aprile. Sempre il giorno 24 gli americani sbarcavano nelle isolette di Kerama Retto, ad occidente di Okinawa, senza incontrare resistenza e vi appostavano batterie terrestri a lunga portata per appoggiare il fuoco navale.
Il 1° aprile le prime ondate d'assalto prendevano terra sulla spiaggia occidentale di Okinawa, presso Hagushi ed in altre isolette, incontrando scarsa resistenza, la quale però si andava facendo sempre più dura verso l'interno e verso la parte meridionale di Okinawa. Nel primo giorno di sbarco gli americani avanzavano per 15 km., occupando gli aeroporti di Yontan e Kadema, ma nei giorni seguenti riuscivano a procedere solo lentamente verso nord e segnavano il passo in direzione sud.
Mentre ciò avveniva, i giapponesi reagivano all'attacco anfibio con intense azioni aeree e di kamikaze e con un disperato tentativo di azione navale. Fra le unità superstiti della flotta ancora capaci di combattere era formata una forza navale che si componeva della supercorazzata Yamato, dell'incrociatore leggero Yahagi e da 8 cacciatorpediniere, agli ordini dell'ammiraglio Ito. Questa forza navale, usufruendo delle ultime 2.500 tonnellate di nafta rimaste alla marina giapponese e conservate in previsione di un estremo attacco contro le unità navali alleate che stringevano da presso il Giappone conscia di andare a sacrificarsi senza speranza di successo, dirigeva su Okinawa. Intercettata dagli americani, veniva attaccata il 7 aprile da 386 aerei che affondavano la Yamato (con 10 siluri e 5 grosse bombe), il Yahagi e 4 cacciatorpediniere, costringendo i 4 superstiti a ritirarsi. Gli attacchi aerei riuscivano ad ottenere risultati notevoli, colpendo ben 250 navi americane. Di queste, 28 venivano affondate (fra cui 12 cacciatorpediniere). Fra le unità danneggiate erano invece 10 navi da battaglia e 13 portaerei. Le perdite di aerei giapponesi durante i tre mesi della battaglia di Okinawa ascendevano a 2.336 velivoli abbattuti, a 1.900 apparecchi Kamikaze ed a 7.830 aerei danneggiati. L'aviazione americana per conto proprio perdeva 557 apparecchi e 763 danneggiati. A terra, la battaglia proseguiva aspra per la parte centrale e meridionale di Okinawa durante tutto il mese di aprile. A maggio si combatteva quasi esclusivamente nel settore sud, ma con estrema violenza. Solo dopo furiosi combattimenti, a prezzo di alte perdite e dopo l'eliminazione di buona parte dei difensori, gli americani riuscivano a conquistare le città di Shuri e Naha. Il 10 giugno i giapponesi superstiti si attestavano sulle ultime posizioni presso capo Cham, non rispondendo all'invito di resa americano. La lotta proseguiva violentissima per quasi due settimane. Il 18 giugno cadeva il comandante americano generale Buckner. Il 21 giugno cessavano le ultime resistenze, dopo che il comandante giapponese generale Ushjima ed il suo capo di Stato Maggiore avevano fatto hara-kiri. Le perdite giapponesi per la battaglia di Okinawa ascendevano a 131.000 morti e 7.400 superstiti catturati; quelle americane a 17.120 morti e 40.905 feriti. Nell'aprile 1945, a causa della disastrosa situazione militare, avveniva in Giappone un nuovo cambio di gabinetto, con la formazione del ministero Suzuki che succedeva a quello di Koisc.


Dopo la conquista di Iwo Jima il Comando americano, prima di intraprendere l'assalto anfibio contro Okinawa, conduceva una nuova pesante offensiva aerea contro le isole metropolitane del Giappone, contro le RyuKyti (al cui arcipelago appartiene Okinawa) e Formosa. Questo intensificarsi degli attacchi aerei contro le residue basi nipponiche aveva il duplice scopo di indebolire e smantellare il dispositivo giapponese in vista delle ultime battaglie dello scacchiere del Pacifico e contemporaneamente iniziare l'ultimo attacco contro il territorio metropolitano stesso del Giappone condotto con scopi integralmente distruttivi, per fiaccare la volontà di resistenza del governo e del popolo nipponici. In questa ultima fase della guerra aerea nel Pacifico, gli americani impiegavano un nuovo tipo di bombardiere strategico, il B.29, denominato superfortezza volante, di prestazioni molto più elevate delle fortezze volanti, specie per quanto riguardava il carico di bombe, l'autonomia e l'armamento di bordo. Nella foto in alto una superfortezza volante americana decolla da Saipan verso il Giappone. In basso due B.29 in volo di guerra.


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