| LA BATTAGLIA DI OKINAWA
Prima e durante l'assalto all'isola avanzata del territorio metropolitano giapponese Okinawa, gli
americani intensificavano fortemente i propri attacchi contro le altre isole giapponesi,
contro Formosa e contro le Ryu Kyu, col duplice scopo di indebolire il dispositivo che avrebbe appoggiato la difesa di Okinawa ed anche per iniziare quel martellamento aeronavale che era preliminare all'attacco contro lo stesso Giappone.
Questa offensiva aerea era condotta grazie alla conquista delle basi nipponiche nel Pacifico centrale e particolarmente per il possesso di Iwo Jima
che dista poco più di un migliaio di chilometri da Tokyo e dal Mare Interno del Giappone (compreso fra le isole di Honshu, Shikoku e Kyushu). In questa fase della guerra erano poi entrate in servizio le
superfortezze (siglate B.29), di autonomia, carico offensivo ed armamento di bordo molto superiore alle
fortezze volanti ed i caccia a larga autonomia Mustang-P. 51-D, che rendevano possibile la condotta delle operazioni contro il Giappone partendo da basi terrestri, oltre alle incursioni già effettuate da aerei imbarcati e condotti dalle Task Forces nelle immediate vicinanze degli obbiettivi.
Fra i bombardamenti più distruttivi di questo periodo era il bombardamento
a tappeto effettuato su Tokyo il 9 marzo 1945, che provocava 185.000 vittime tra morti e feriti. Seguivano poi altri attacchi pesantissimi su Tokyo, Yokohama, Nagoya, Kure, Kobe e su tutti i maggiori centri del
Giappone. Tra il 18 ed il 19 marzo inoltre, la TF.58 dell'ammiraglio Mitscher compiva una riuscita azione aeronavale contro il Mare Interno, danneggiando seriamente le residue unità della flotta imperiale.
Alla fine di marzo gli americani iniziavano le operazioni di attacco contro Okinawa, situata in ottima posizione strategica tra il Giappone, la Cina e Formosa. L'isola era difesa da 80.000 soldati del Tenno e da altri 40.000 reclutati localmente, tutti al comando del generale Miksuri Ushjima. Nelle altre isole dell'arcipelago Ryu Kyu (cui appartiene Okinawa) erano presenti altri 80.000 giapponesi che potevano essere inviati in rinforzo al generale Ushjima. Le truppe nipponiche ad Okinawa si appoggiavano a numerose fortificazioni ed installazioni in caverna, disposte specialmente nella parte meridionale dell'isola, che comprendeva i maggiori centri, buona parte degli aeroporti
ed i migliori approdi marittimi. Le forze americane di invasione, al comando tattico dell'ammiraglio Turner e sotto l'alta direzione dell'ammiraglio Spruance, assommavano a 548.000 uomini e 1.500 navi. La
10° armata al comando del generale Buckner comprendeva le unità da sbarco e le truppe terrestri (in tutto 451.888 uomini). La flotta di invasione si suddivideva in una
forza di navi portaerei veloci (agli ordini dell'ammiraglio Mitscher) con 15 portaerei, 8 corazzate veloci ed unità minori, oltre ad una forza britannica (ammiraglio Rawlings) con 4 portaerei, 2 navi da battaglia ed altre unità ed una forza di attacco (ammiraglio Hall) con 10 vecchie corazzate, 14 portaerei di scorta e navi di minore tonnellaggio; infine, per le navi ausiliarie, esisteva un
gruppo di rifornimento (petroliere) ed una forza di sostegno anfibio (dragamine ed unità per la rimozione di ostacoli sottomarini).
Il 24 marzo 1945 iniziava il bombardamento ininterrotto di Okinawa, che durò fino al 1° aprile. Sempre il giorno 24 gli americani sbarcavano nelle isolette di Kerama Retto, ad occidente di Okinawa, senza incontrare resistenza e vi appostavano batterie terrestri a lunga portata per appoggiare il fuoco navale.
Il 1° aprile le prime ondate d'assalto prendevano terra sulla spiaggia occidentale di Okinawa, presso Hagushi ed in altre isolette, incontrando scarsa resistenza, la quale però si andava facendo sempre più dura verso l'interno e verso la parte meridionale di Okinawa. Nel primo giorno di sbarco gli americani avanzavano per 15 km., occupando gli aeroporti di Yontan e Kadema, ma nei giorni seguenti riuscivano a procedere solo lentamente verso nord e segnavano il passo in direzione sud.
Mentre ciò avveniva, i giapponesi reagivano all'attacco anfibio con intense azioni aeree e di kamikaze e con un disperato tentativo di azione navale. Fra le unità superstiti della flotta ancora capaci di combattere era formata una forza navale che si componeva della supercorazzata Yamato, dell'incrociatore leggero Yahagi e da 8 cacciatorpediniere, agli ordini dell'ammiraglio Ito. Questa forza navale, usufruendo delle ultime 2.500 tonnellate di nafta rimaste alla marina giapponese e conservate in previsione di un estremo attacco contro le unità navali alleate che stringevano da presso il Giappone
conscia di andare a sacrificarsi senza speranza di successo, dirigeva su Okinawa. Intercettata dagli americani, veniva attaccata il 7 aprile da 386 aerei che affondavano la
Yamato (con 10 siluri e 5 grosse bombe), il Yahagi e 4 cacciatorpediniere, costringendo i 4 superstiti a ritirarsi.
Gli attacchi aerei riuscivano ad ottenere risultati notevoli, colpendo ben 250 navi americane. Di queste, 28 venivano affondate (fra cui 12 cacciatorpediniere). Fra le unità danneggiate erano invece 10 navi da battaglia e 13 portaerei. Le perdite di aerei giapponesi durante i tre mesi della battaglia di Okinawa ascendevano a 2.336 velivoli abbattuti, a 1.900 apparecchi
Kamikaze ed a 7.830 aerei danneggiati. L'aviazione americana per conto proprio perdeva 557 apparecchi e 763 danneggiati.
A terra, la battaglia proseguiva aspra per la parte centrale e meridionale di Okinawa durante tutto il mese di aprile. A maggio si combatteva quasi esclusivamente nel settore sud, ma con estrema violenza. Solo dopo furiosi combattimenti, a prezzo di alte perdite e dopo
l'eliminazione di buona parte dei difensori, gli americani riuscivano a conquistare le città di Shuri e Naha. Il 10 giugno i giapponesi superstiti si attestavano sulle ultime posizioni presso capo Cham, non rispondendo all'invito di resa americano. La lotta proseguiva violentissima per quasi due settimane. Il 18 giugno cadeva il comandante americano generale Buckner. Il 21 giugno cessavano le ultime resistenze, dopo che il comandante giapponese generale Ushjima ed il suo capo di Stato Maggiore avevano fatto
hara-kiri. Le perdite giapponesi per la battaglia di Okinawa ascendevano a 131.000 morti e 7.400 superstiti catturati; quelle americane a 17.120 morti e 40.905 feriti.
Nell'aprile 1945, a causa della disastrosa situazione militare, avveniva in Giappone un nuovo cambio di gabinetto, con la formazione del ministero Suzuki che succedeva a quello di Koisc.
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