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2a Guerra Mondiale 1945-16 |
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Italiani contro Italiani |
Inno Indonesia |
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| Fra le azioni di rilievo compiute dai Gruppi italiani di combattimento del governo del Sud è la conquista di Bologna, cui parteciparono, oltre ai britannici ed ai polacchi, anche reparti italiani, che avevano però marciato separatamente dai
« cobelligeranti » durante tutte le operazioni per l'avanzata fino alle porte della città. Le operazioni erano state iniziate il 10 aprile 1945 sul Senio dal Gruppo « Friuli
», che aveva raggiunto e superato il Santerno tra Imola e Ponticelli. Nei giorni 11 e 12 muoveva il
« Folgore » appoggiando l'ala sinistra del « Friuli » fino a raggiungere,
dopo aver superato una forte resistenza tedesca, la zona di Pizzo Calvo e Castel
de Britti il 20 aprile. Lo stesso giorno i due Gruppi da combattimento, cui si era unito un terzo, il « Legnano », iniziavano l'operazione finale contro Bologna, nella quale entravano il giorno seguente, 21 aprile 1945. Nella foto
in alto bersaglieri del « Legnano » entrano a Bologna, festeggiati dai partigiani. In basso a
sinistra alpini del « Legnano » scendono verso Bologna. In basso a
destra il generale Utili, comandante del Gruppo di combattimento «
Legnano », a rapporto dal generale Alexander. |
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| Negli ultimi mesi della guerra in Italia il fenomeno del partigianesimo aumentava sensibilmente di proporzioni. Il sia pur lento progresso
anglo-americano da sud, l'avanzata sovietica nei Balcani, rendevano più facili i rifornimenti alle bande e gli invii di emissari per la loro organizzazione. Specie l'avvicinarsi dei russi riusciva a rendere euforici i partigiani comunisti, che erano i più organizzati e decisi, diffondendo lo stato d'animo e perfino la speranza in non pochi italiani, di una « liberazione » sovietica attraverso l'Austria. Questi fattori annullavano praticamente gli
altri, verificatisi nella seconda metà del 1944, cioè alcuni grandi rastrellamenti (con la perdita di migliaia di uomini fra le file partigiane) e
i bandi di amnistia fatti diffondere da Mussolini, che provocavano ogni volta il ritorno alla vita consueta di lavoro nelle città e nei campi di decine e decine di migliaia di giovani partigiani. In
alto partigiani comunisti. In basso da sinistra il generale Raffaele Cadorna, Capo di
Stato Maggiore del C.V.L. (Corpo Volontario della Libertà) ed i vice Comandanti del C.V.L. Ferruccio Parri,
Longo, Mattei e Morandi. |
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![]() I primi rastrellamenti ebbero inizio nell'inverno 1943-44, ad opera di reparti tedeschi o di unità militari della RSI, solo dopo una lunga serie di imboscate, attentati, uccisioni compiute dai partigiani per ordine del gen. Alexander e su istigazione di Radio-Bari. Di fronte allo accrescersi di tali episodi, si andava sviluppando negli ambienti fascisti del nord una atmosfera favorevole ad una violenta reazione da parte di squadre d'azione del PFR (Partito Fascista Repubblicano) e qualche caso di questa reazione si era già verificato. Per inquadrare gli uomini del partito e controllare la contro guerriglia, Mussolini dava disposizione, nella primavera del 1944, per la creazione delle « Brigate Nere », formate dagli scritti al PFR, che venivano inquadrati ed organizzati militarmente. Capo delle « BBNN » venne nominato il segretario del PFR, Alessandro Pavolini, che il 25 luglio 1944, nel primo anniversario del colpo di Stato che aveva abbattuto il Regime fascista, annunciava al paese con un discorso radiotrasmesso la creazione delle nuove formazioni. In alto a sinistra una « Brigata Nera ». A destra Pavolini. In basso la Brigata Nera « Aldo Resega ». |
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