2a Guerra Mondiale 1945-15


Italiani contro Italiani


Inno Mauritius 




Le Forze Armate della RSI conducevano anche sul mare la loro impari lotta contro le flotte anglo-americane che dominavano incontrastate nel Mediterraneo. Le unità che operarono contro il nemico combatterono, tutte inquadrate nella Decima Mas, parte in azioni di mezzi d'assalto di sommozzatori, parte in crociere offensive di MAS. Fino al 23 aprile 1945 le minuscole unità navali della RSI compivano operazioni di guerra, attaccando le linee marittime di comunicazioni nemiche (120.000 tonnellate di naviglio affondate davanti ad Anzio e 18.000 ad Ancona), silurando ed affondando navi da guerra (fra cui un incrociatore) e sbarcando sabotatori dietro le linee anglo-americane. Il 23 aprile 1945 poi tutte le unità superstiti partivano per l'ultima missione, sacrificandosi in gran parte. In alto la partenza di un MAS della RSI per un'azione bellica. In basso la Medaglia d'Oro Valerio Borghese, Comandante della « Decima », premia i suoi uomini. Alla destra di Borghese la Medaglia d'Oro Mario Arillo. A destra, dall'alto, quattro Eroi caduti della « Decima »: Guard.na Tului, S. Ten. V. Biffignandi, Guard.na Doda, Sottocapo Guareschi.


Come è noto, la Decima Mas inquadrava anche reparti terrestri costituenti i battaglioni « Lupo », « Barbarigo », « Fulmine », « Sagittario », « Freccia », « Serenissima 3 », « S. Giorgio », « NP », radunati nella « Divisione Decima ». Quasi tutti questi reparti combatterono molto duramente al fronte meridionale od in quello orientale. Fra le altre unità i volontari della RSI che sostennero validamente l'urto delle preponderanti forze nemiche vanno ricordati i paracadutisti che dopo Anzio combatterono sulle Alpi Occidentali impedendo la penetrazione francese in Piemonte, i bersaglieri dei battaglioni « Mussolini », « 9 settembre » e « Mameli », alcune Legioni della GNR e unità speciali delle « Brigate Nere » e delle « SS » italiane. In alto un reparto del « Lupo » in azione di guerra sul fronte del Senio. Al centro bersaglieri della RSI all'attacco di una posizione britannica in Emilia. In basso artiglierie leggere della  « Divisione Decima » in azione contro una unità partigiana.


Anche l'esercito italiano del governo del Sud compiva negli ultimi mesi del conflitto il suo sforzo massimo, portando in questo periodo sul settore centrale del fronte italiano i Gruppi da combattimento « Friuli », « Folgore », « Legnano » e « Cremona », quasi tutti indossanti divisa inglese. Alcune di queste unità, durante il trasferimento verso il fronte e nei primi giorni di permanenza sulle linee, subirono gravi salassi dovuti alle diserzioni, che raggiungevano talvolta perfino il 40% degli effettivi. Ma in un secondo tempo, appena iniziate le azioni di guerra, gli uomini dei Gruppi da combattimento si comportarono valorosamente, respingendo numerosi attacchi tedeschi. Oltre i Gruppi da combattimento vennero costituite altre unità, dette « divisioni ausiliarie », addette ai trasporti nelle retrovie anglo-americane. In alto bersaglieri del Gruppo da combattimento « Legnano ». In basso il Gruppo Friuli sfila per le vie di Roma diretto al fronte.



Molti reparti aerei italiani sorpresi dall'armistizio nella penisola salentina, nella zona di Foggia (dove erano i maggiori aeroporti italiani della seconda guerra mondiale) o in Sardegna, restavano fuori della zona caduta sotto il controllo delle truppe germaniche e passavano quindi quasi automaticamente a far parte delle ricostituende forze militari del governo italiano del Sud. A questi reparti si aggiungevano volontari e nuove leve e venivano formate unità aeree con materiale residuato italiano o apparecchi britannici e americani. La guerra aerea dell'aviazione del Sud era peṛ rivolta verso lo scacchiere balcanico, per la preoccupazione di non attaccare popolazioni italiane. In alto « Cant 1007 bis » lanciano rifornimenti alle bande di Tito in Balcania. In basso a destra aerei « Baltimore » del Regno del Sud in missione di bombardamento. In basso a sinistra il sergente magg. pilota Teresio Martinoli M. d'O., caduto eroicamente nell'agosto 1944 dopo aver abbattuto, dall'inizio del conflitto, 22 aerei nemici.

Sul mare, la flotta del Sud, che disponeva di navi di superficie e sommergibili, operava in azioni indirette in misura molto maggiore della marina della RSI, ma era fortemente inferiore a questa per le vere e proprie azioni di guerra. Infatti una certa aliquota della flotta italiana che si era recata a Malta alla notizia dell'armistizio, otteneva dagli anglo-americani l'autorizzazione ad effettuare crociere di scorta a convogli, mentre le operazioni venivano svolte semplicemente da mezzi d'assalto, ricostituitisi parzialmente anche al sud. Fra le azioni dei mezzi d'assalto italiani del governo del Sud, sono degne di nota quella effettuata contro la portaerei « Aquila » (ex transatlantico, sorpreso dall'armistizio in fase di trasformazione) nel porto di Genova e quella contro l'incrociatore « Bolzano » in quello di La Spezia. Ambedue le unità venivano distrutte, si da non poter essere riparate ed impiegate dai tedeschi o dalla marina della RSI. In alto a sinistra la portaerei « Aquila » a Genova. A destra in alto Il Sottocapo Marcolini, decorato di Medaglia d'Oro per l'azione contro l'« Aquila ». In basso Umberto di Savoia decora gli uomini di un reparto del « Rgt.  San Marco ». In basso a destra il comandante Fecia di Cossato, Asso dei sommergibilisti italiani, che si suiciḍ a Napoli nell'agosto 1944 dopo aver preso parte a missioni di guerra contro i tedeschi, scrivendo una lettera alla mamma nella quale confessava di non poter sopravvivere all'onta della resa dell'8 settembre ...« siamo stati indegnamente traditi e ci troviamo ad aver commesso un gesto ignobile senza alcun risultato ».

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