| ITALIANI CONTRO ITALIANI
Nell'inverno 1944-45, in previsione della ripresa operativa per la successiva primavera, nello sforzo di partecipare alla lotta al fianco dei due eserciti stranieri contrapposti sul nostro suolo, i due governi d'Italia, quello della Repubblica Sociale e quello Regio del Sud, cercavano di portare alla massima, efficienza le proprie unità militari.
Nella RSI erano al fronte, oltre numerose unità minori formate da volontari di tutte le armi, anche le quattro divisioni addestrate in Germania. Queste, insieme ad altre due tedesche erano state poste agli ordini del maresciallo Graziani, che aveva con esse formato l'Armata
Liguria, schierata dal fronte della Garfagnana, alle cotle liguri, alle Alpi Occidentali.
Una di queste divisioni, l'alpina Monterosa, il 16 dicembre 1944, iniziava una operazione offensiva locale in
Garfagnana, travolgendo la resistenza nemica ed avanzando per circa 15 km. nella valle del Serchio, con conseguente conquista di centri abitati, fra cui Barga. Dopo qualche giorno, mentre gli americani
facevano affluire sul punto minacciato ingenti riserve, l'azione della Monterosa si esauriva.
Oltre il successo militare, questa vittoria delle truppe della RSI contro la
5a Armata americana registrava un grosso successo politico e propagandistico, sollevando il morale degli italiani che aderivano al Fascismo. Questa offensiva, infatti aveva inizio lo stesso giorno di quella tedesca delle Ardenne e lo stesso giorno del discorso di Mussolini al Lirico di Milano.
Mentre le forze di terra della RSI andavano all'offensiva, anche sul mare le piccole e scarse unità della Marina repubblicana, soltanto MAS e mezzi d'assalto inquadrati nella
Decima, compivano il loro massimo sforzo contro lo schiacciante predominio
anglo-americano nel Mediterraneo, riuscendo a cogliere non pochi successi, ma pagando un alto tributo di sacrificio in scafi ed equipaggi.
Anche le forze militari del Regno del Sud intensificavano la propria partecipazione alla guerra negli ultimi mesi del conflitto. Sul fronte terrestre, sia pure dopo molte difficoltà iniziali, si schieravano i Gruppi da combattimento
Friuli, Folgore, Legnano e Cremona che, a differenza delle truppe della RSI sempre in divisa italiana, erano quasi interamente equipaggiate con armi e vestiario britannico. Queste truppe, iniziate le operazioni di guerra, si comportavano bravamente, riuscendo a respingere anche pesanti attacchi tedeschi.
Oltre questi reparti, erano in armi al sud l'aviazione (che effettuava soprattutto voli di guerra e di rifornimento nei Balcani, dove operavano i partigiani slavi) e la marina, che compiva in genere la scorta ai convogli
anglo-americani, ma in qualche caso anche audaci operazioni di mezzi d'assalto nei porti del nord.
L'operazione di maggior rilievo, compiuta dagli italiani del sud in campo militare sarà la conquista di Bologna effettuata nell'aprile 1945, con azione pienamente indipendente dalle altre forze alleate, con le quali poi i Gruppi da combattimento si congiunsero solo nell'abitato della città.
Trovandosi i due diversi eserciti italiani al fronte, fu cura di Mussolini evitare che le truppe della RSI combattessero in settori dove erano i reparti aderenti al governo del Sud, allo scopo di impedire che italiani sparassero su altri italiani.
Ma se ciò poté essere ottenuto al fronte, non lo fu nelle retrovie, dove operavano dall'una e dall'altra parte guerriglieri, sabotatori e sobillatori propagandistici. Nell'Italia del sud questi movimenti ebbero sviluppo limitato, date le scarse possibilità degli organi militari italo-tedeschi di mantenere contatti con i fascisti agenti oltre le linee e soprattutto per la quasi impossibilità di rifornire questi attraverso lanci aerei, come invece facevano con successo gli
anglo-americani, giovandosi della loro supremazia aerea, per i partigiani antifascisti del nord.
La resistenza contro i fascisti ed i tedeschi nell'Italia settentrionale assunse proporzioni molto più vaste, anche se non costituì mai un serio problema militare per i Comandi germanici che dirigevano l'andamento della guerra in Italia. Infatti l'attività dei partigiani consisteva principalmente in attacchi ed imboscate contro piccoli reparti o militari
isolati, in attentati contro linee di comunicazioni e segnalazioni agli
aerei nemici di obiettivi da bombardare. Va riconosciuto che, in taluni casi, anche gli uomini delle bande partigiane, costretti al combattimento, seppero battersi con accanimento.
Le formazioni partigiane erano agli ordini diretti degli inglesi a seguito di uno speciale « Trattato » che, dopo lunghe negoziazioni, era stato firmato da una parte dal generale Maitland Wilson, dall'altra per il C.L.N.A.I. dai delegati Pietro Longhi, Maurizio (Parri) Mare e E. Sogno. In esso veniva stabilito che il comando militare del C.L.N.A.I., rappresentato da un capo accetto al comando inglese,
« deve agire per conto del Comando Supremo alleato e deve eseguire esclusivamente i suoi ordini e le sue istruzioni. A tal uopo riceve una somma mensile di non oltre 160 milioni di lire di cui 20 da assegnare alle bande della Liguria, 80 per il Piemonte, 25 per la Lombardia, 20 per l'Emilia e 35 per il Veneto ».
Gli incitamenti al fratricidio del gen. Alexander che con appositi proclami alle forze partigiane le invitava a far uso « anche del coltello » per uccidere i fascisti e i tedeschi e quelli di Radio-Bari che dava persino i nominativi delle persone da eliminare, portarono ad una ritorsione organizzata con la costituzione, agli ordini del Segretario del Partito Fascista Repubblicano Pavolini che ne assunse il Comando,
delle « Brigate Nere ». Alle azioni partigiane si rispondeva così con rastrellamenti sia da parte tedesca che fascista ed alcune di queste operazioni, come ad esempio quelle in Val d'Ossola e sul Monte Grappa, risultarono vere e proprie azioni di guerra, con impiego di larghe masse di uomini e di armi anche pesanti. Ciò non fece che inasprire la guerra civile con il risultato che sangue italiano dell'una e dell'altra parte andava sempre più ad arrossare il già tanto martoriato suolo della Patria scavando sempre più profondo l'abisso che già divideva le due
Italie. A proposito del gen. Alexander e dei suoi incitamenti alla guerra fratricida giova ricordare che più tardi nel suo « Memoriale » il generale britannico, si esprimeva nei confronti degli
« alleati » italiani e della loro cobelligeranza con assoluto disprezzo.
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