2a Guerra Mondiale 1945-12


Fine della Luftwaffe


Inno Tunisia 





Durante la controffensiva delle Ardenne, per alleggerire la pressione dell'aviazione nemica dopo la ripresa delle operazioni aeree, la Luftwaffe raccoglieva tutte le forze disponibili per un attacco di sorpresa contro i campi di aviazione anglo-americani delle immediate retrovie del fronte. Il 1 gennaio 1945 oltre mille aerei tedeschi (650 Focke Wulfe e 450 Messerschmitt, fra cui qualche aereo a reazione) provenienti dai campi dell'Olanda e della Germania nord occidentale, suddivisi in tre formazioni, attaccavano a volo radente i maggiori aeroporti alleati del Belgio e della Francia del nord, distruggendo al suolo circa 800 apparecchi. Ma se questa operazione costituiva un duro colpo per il nemico, facilmente riparabile con la grande dovizia dei mezzi, i 364 aerei della Luftwaffe non rientrati erano un danno non riparabile, che riduceva ormai agli estremi la già debole potenza dell'Arma Aerea tedesca. Nella foto in alto un caccia a reazione germanico Me. 262. Di lato il Professore Messerschmitt costruttore dei famosi aerei che portavano il suo nome. Sotto un caccia tedesco abbatte un caccia inglese.


Durante la controffensiva di von Runstedt e Model nelle Ardenne, i tedeschi intensificavano i lanci delle V. 1 e delle V. 2 su Londra e su Anversa. In aggiunta a ciò, come appoggio diretto all'attacco verso la Mosa, lanciavano queste armi anche su Liegi ed altre località del Belgio orientale. Appena le colonne corazzate della 5a Armata e della 6a SS, progredivano anche le basi di lancio si spostavano nel territorio appena conquistato, ciò permetteva di supplire alla scarsa autonomia delle V. 1 che con mezzi propri, dopo la perdita delle basi sulla Manica, non raggiungevano più Londra. Così, tra il dicembre 1944 ed il gennaio 1945, la Germania compiva il suo massimo sforzo in tutti i campi, per cercare di allontanare la minaccia sempre più incombente di una invasione. Nelle foto in alto una V. 1 in volo. A sinistra al centro si preme il pulsante di comando di una rampa lancio. In basso buche prodotte dalle V. l in Belgio, presso Liegi,


Contro le V. 1 i britannici, dopo poco fruttuosi tentativi con le batterie contraeree, costituivano sbarramenti di difesa passiva formati da palloni frenati e reazione attiva attraverso stormi da caccia speciali, destinati unicamente all'intercettazione e distruzione delle bombe volanti. Questi caccia, in genere  Spitfires delle ultime versioni, per riuscire a gareggiare in velocità con le V. 1, erano stati alleggeriti di tutto l'indispensabile e riveduti in modo da volare e giostrare con maggiore rapidità. Nella foto in alto un quadro della reazione contro le V l; le scritte leaving indicano le bombe volanti in partenza dalle coste francesi od olandesi, mentre destroyed sta a significare l'intercettazione e distruzione degli ordigni ancora prima di raggiungere la costa inglese. Nella seconda foto uno sbarramento di palloni frenati su Londra. Nelle due foto in basso le fasi dell'attacco di un aereo da caccia britannico contro una V. 1 in prossimità di Londra.

Per la difesa contro le V. l i caccia inglesi non potevano usare il metodo della partenza su allarme, che li avrebbe fatti giungere troppo tardi; erano costretti quindi a volare in permanenza sulle coste della Manica o sul cielo di Londra per intercettare ogni ordigno in arrivo, aiutati solo in parte dalle notizie di avvistamento trasmesse loro dalle stazioni radar. Altre notevoli difficoltà erano conferite alla difesa britannica dalle piccole dimensioni degli ordigni tedeschi, il che li rendeva quindi, non facilmente colpibili, mentre i lanci a salve avevano lo scopo di disorientare e affiticare gli squadroni da caccia della RAF. Nella foto in alto a sinistra i resti di una V. l dopo l'urto con un pallone frenato. A sinistra al centro una V. 2. (è visibile la scia chiara in alto a destra) avvistata da una formazione di bombardieri americani in partenza per un volo di guerra. A sinistra in basso una V. 1 battuta e non esplosa, allo studio di tecnici inglesi. A destra in una serie di eccezionali fotogrammi: le fasi dell'attacco di un caccia inglese contro una V. 1 di cui ne determina l'esplosione prima della caduta.



Per evitare interferenze e disordini nella difesa, questa veniva ridistribuita in quattro fasce: fascia dei caccia d'alto mare, fino a 9 km, dalla costa inglese; fascia delle batterie costiere, fino a 4,5 km all'interno dell'isola britannica; fascia dei caccia terrestri; ed infine fascia dei palloni frenati. Con questi accorgimenti e col perfezionamento degli uomini e dei metodi di impiego della difesa inglese, perfezionamento ottenuto dopo un primo periodo di sorpresa e di disorientamento, i britannici riducevano al minimo l'influenza della V.1. Ma questi metodi si rivelavano insufficienti non appena facevano la loro apparizione le bombe-razzo V. 2. Nella foto in alto a sinistra si sgomberano le macerie da una zona del centro di Londra devastata dalle armi tipo V tedesche. In alto a destra, una foto di estremo interesse riproducente le due fasi della caduta dì una V. 1 In basso una bomba volante caduta e non esplosa a sud di Londra.



A difesa indiretta dagli attacchi delle V. i e delle V. 2 tedesche contro Londra, Anversa, Liegi e Bruxelles, le aviazioni britannica ed americana compivano numerosi e pesanti bombardamenti su Peenemunde, città costiera della Pomerania dove aveva sede il massimo centro di studi e di esperimenti tedesco per razzi e bombe volanti. Ambedue gli ordigni impiegati e gli altri numerosi in costruzione, in studio od in esperimento, uscivano dalle officine sperimentali di Peenemunde. Nonostante la pesantezza degli attacchi, la preparazione dei nuovi ordigni tedeschi non veniva arrestata, ma solo ritardata ed ostacolata. Nella foto in alto a sinistra il centro di Peenemunde prima degli attacchi aerei nemici. In alto a destra le stesse officine dopo uno dei primi bombardamenti. Al centro una base tedesca di lancio in Francia, dopo un attacco di bombardieri nemici. In basso una V. 1 installata su un bimotore Heinkel-He. 111 per supplire alla aumentata distanza dagli obbiettivi dopo la perdita delle basi di lancio sulle coste della Manica. Sganciata la bomba volante il bimotore rientrava alla base.



Molto più difficile si prospettava la difesa contro le bombe-razzo V. 2, per l'elevata velocità che le caratterizzava (notevolmente superiore a quella di tutti i caccia britannici ed americani allora esistenti) e per la quota estremamente alta da cui gli ordigni provenivano. Oltre i bombardamenti sulle basi di lancio e su quelle sperimentali come Peenemunde, ed a parte qualche caso fortunato di V. 2 avvistata in tempo dal radar e centrata da qualche pezzo contraereo, l'unica forma di difesa contro le bombe-razzo tedesche era il lancio di salve di missili contraerei che venivano lanciate da piccole rampe multiple. Con questi espedienti gli alleati riuscivano a ridurre di circa il 50% gli effetti delle telearmi tedesche. A sinistra in alto una V. 2 nella sua rampa di lancio auto trainabile. In alto a destra si mettono a punto gli ultimi meccanismi prima del lancio. In basso le rastrelliere lanciamissili inglesi in azione durante attacchi di V. 2 contro la capitale.

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