2a Guerra Mondiale 1945-10


La strenua difesa tedesca


Inno Slovacchia 



Ai primi di marzo l'armata Rokossowski, proveniente da Graudenz e Bromberg e passando attraverso i centri di Konitz e Neustettin, raggiungeva il Mar Baltico sulle coste della Pomerania centrale presso Kolberg e Kiislin. La sacca in Prussia Orientale veniva così ulteriormente ridotta alla zona tra Danzica e Gotenhafen ed alle città di Elbing e Kiinigsberg. In questo ristretto spazio continuavano la loro disperata resistenza 20 divisioni germaniche, ammontanti in totale a circa 200.000 uomini. La resistenza ad oltranza delle forze germaniche ormai isolate e senza speranza in Prussia, nella Wartheland ed in Slesia, dava un alto contributo alla difesa del cuore della Germania, poiché impegnavano ingenti forze sovietiche che, se impiegate sul fronte dell'Oder-Neisse, avrebbero dilagato molto prima verso i porti del Mecklemburgo e verso l'Elba ed a Sud in Sassonia e Turingia. La stessa Berlino sarebbe stata conquistata molto prima senza i combattenti di Posen, Schneidemilhl, Danzica, Kiinjgsberg, Elbing e Breslau. In alto combattimenti tra carri a Danzica. In basso i superstiti difensori di Posen avviati verso i campi di concentramento.



12 aprile 1945. Decedeva a Warm Springs, in Georgia, in seguito a congestione cerebrale, il presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt. Egli, se aveva portato gli Stati Uniti sulla strada della vittoria e ad un grado di potenza mai raggiunto, aveva tuttavia non poche responsabilità per lo scoppio e l'estensione del secondo conflitto mondiale ma soprattutto, era uno dei principali colpevoli del cedimento occidentale di fronte ai sovietici, risolto, dopo le conferenze di Yalta e Potsdam, con il definitivo insediamento del bolscevismo nel cuore dell'Europa. A lui va imputato anche lo spirito che ha in seguito portato al processo di Norimberga. Sostituiva Roosevelt il vice presidente Harry S. Truman. In alto a sinistra Roosevelt. In alto a destra Harry S. Truman. In basso i funerali di Stato, per il defunto presidente Roosevelt, a Washington.

a 80 km. da Berlino




17 marzo 1945. L'armata Zukov, il 7 marzo, varcava il fiume Oder ed iniziava la battaglia per Berlino contrastata da una fortissima resistenza tedesca. Il 12 marzo, al termine di una lunga lotta, cadeva Kustrin. Lo stesso giorno, in Prussia Orientale, i sovietici conquistavano Neustadt e Dirschau, rispettivamente ad ovest e a sud est di Danzica. Il 17 poi i russi riuscivano a conquistare Brandenburgo, oltre l'Oder. Negli ottanta Km. di profondità che separavano Kustrin da Berlino, le truppe germaniche resistevano metro per metro, nel vano tentativo di impedire l'investimento diretto della capitale tedesca, ma ciò riusciva solo a ritardare l'arrivo dei russi. Nella foto in alto truppe tedesche trincerate ad Occidente di Kustrin, durante un attacco di forze corazzate sovietiche. Nella foto in basso artiglierie tedesche in azione tra Berlino e Francoforte sull'Oder.


23 marzo 1945. Proseguivano gli accaniti combattimenti nelle sacche della Prussia Orientale, intorno al Frisches Haff ed al Golfo di Danzica. Il 20 marzo cadeva Braunsberg, presso Elbing. Tre giorni dopo, il 23, truppe russe conquistavano Zoppot, dividendo in due la sacca di Danzica e separando così i difensori di questa città dagli altri reparti germanici che resistevano fermamente a Gotenhafen (Gdynia). Nella foto in alto reparti russi entrano combattendo a Kustrin. Notare la caratteristica mitragliatrice russa con rotelle. Nella foto in basso soldati russi in azione su un mezzo blindato, di costruzione americana, ceduto ai sovietici, insieme a migliaia d'altri, in base alla famosa legge Affitti e prestiti.


I sovietici in guerra: La Banda d'Affari.

La battaglia delle Ardenne



Verso la fine del 1944 la Germania compiva l'ultimo sforzo di una certa consistenza per allontanare la minaccia di invasione. Ad oriente con le grandi battaglie di arresto ai confini della Prussia Orientale, ad occidente con la controffensiva delle Ardenne. Questa azione, condotta con potenti forze raccolte da ogni parte, dopo un notevole successo iniziale falliva per la mancanza di riserve e per il ritorno operativo delle aviazioni nemiche dopo una pausa imposta dal maltempo. Dopo le Ardenne si verificava un tentativo minore in Alsazia, presto bloccato. Poi l'iniziativa ritornava agli eserciti alleati che a marzo raggiungevano il Reno lungo tutto il suo corso e stabilivano anche una testa di ponte a Remagen, presso Bonn. Nella cartina la Germania invasa da occidente e ad oriente del suo territorio, fino al Reno ed all'Oder-Neisse.

LA BATTAGLIA DELLE ARDENNE

L'azione anglo canadese alle foci della Schelda terminava il 9 novembre 1944 con la caduta dell'isola Walcheren, conquistata dopo aspra lotta. Dopo queste operazioni il fronte occidentale conosceva una stasi operativa, ad eccezione del settore meridionale, dove truppe americane e francesi, avanzando in Alsazia, conquistavano Belfort, Muhlhausen e Strasburgo. Ad occidente del Reno restava in mani tedesche, in questa regione, il solo grosso saliente di Colmar. A metà dicembre riprendevano le operazioni anche sul fronte settentrionale, ma questa volta per iniziativa germanica. I tedeschi infatti, per alleggerire almeno ad occidente la pressione che minacciava la Germania, decidevano di lanciare una potente controffensiva avente per obiettivo l'attraversamento della Mosa e l'avanzata fino ad Anversa, con conseguente accerchiamento di tutto il XXI Gruppo di Armate di Montgomery in Belgio ed in Olanda. A questa offensiva erano destinate la 6° Armata corazzata SS al comando del generale delle SS Dietrich, alla 5° Armata corazzata al comando del generale von Manteuffel in riserva, 2 divisioni corazzate, 2 brigate blindate e 5 di granatieri. Tutte queste truppe erano agli ordini del maresciallo Model, comandante il Gruppo di Armate B, ma l'altra direzione dell'offensiva era affidata a von Runstedt. Il settore scelto per lo sfondamento era quello delle Ardenne, dove erano presenti solo 5 divisioni dell'VIII Corpo americano (la Armata) ed il tempo stabilito era la metà di dicembre 1944, caratterizzata da un periodo di maltempo che avrebbe impedito la reazione delle aviazioni nemiche. L'offensiva tedesca contava inoltre su una massa di circa 1.000 carri pesanti Tigre, Pantera e Tigre Reale (l'ultimo tipo tedesco, superiore ad ogni carro esistente) e sul concorso di unità speciali da lanciare dietro il fronte nemico. Queste erano un gruppo di paracadutisti ed una brigata corazzata con armi ed equipaggiamento americani, al comando del colonnello delle SS Otto Skorzeny. L'azione dei paracadutisti otteneva pero scarsi risultati, causa l'estrema dispersione del lancio, mentre l'unità di Skorzeny riusciva a portare lo scompiglio nelle file americane. Falliva solo il tentativo di giungere a Parigi per uccidere Eisenhower e Montgomery. L'offensiva tedesca iniziava il 16 dicembre 1944, sorprendendo pienamente gli americani e travolgendo buona parte delle loro divisioni. Solo nel settore, nord del fronte di attacco una divisione corazzata ed una di fanteria americane resistevano validamente a St. Vith ed a Monschau, facendo segnare il passo alle colonne corazzate germaniche. Negli altri punti invece le Panzerdivisionen dilagavano ed avanzavano in profondità, incontrando solo il giorno 19 un serio ostacolo in Bastogne, dove erano accorsi paracadutisti ed unità corazzate americani. Finalmente l'Armata del gen. Dietrich superava la zona di St. Vith e lanciava anch'essa le sue unità in profondità. Resta ferma solo Monschau mentre Bastogne veniva superata e poi accerchiata. Gli anglo-americani, dopo un primo momento di sorpresa, reagivano al colpo riorganizzando le proprie forze ed inviando sul fronte minacciato 16 nuove divisioni. La massima estensione del cuneo tedesco veniva raggiunta il 23 dicembre, quando i tedeschi raggiungevano Ciney, a solo 6 km da Dinant, sulla Mosa. La profondità del cuneo era di circa 100 km e l'ampiezza alla base quasi 80. Ma una ulteriore avanzata veniva impedita dalla violenta pressione nemica ai due lati del saliente, dalla resistenza di Bastogne che impegnava alcune divisioni tedesche ed indeboliva tutto lo schieramento, e dalla riapparizione dell'aviazione alleata in formazioni massicce, dopo il maltempo. Col peggiorare di questa situazione, il 26 dicembre i tedeschi dovevano sospendere l'offensiva. Nei giorni successivi, per i violenti attacchi condotti da ogni lato da britannici ed americani, i tedeschi erano costretti a ritirarsi sulla vecchia linea del fronte, che veniva nuovamente ristabilita alla fine del gennaio 1945. Fra gli ultimi tentativi tedeschi è da considerarsi lo sforzo compiuto dalla Luftwaffe che il 1° gennaio lanciava una offensiva contro gli aeroporti alleati con oltre 1.000 aerei, distruggendone 800 al suolo e perdendone 384; perdita questa però irreparabile, per la scarsezza di mezzi a disposizione della Germania. Contemporaneamente all'offensiva delle Ardenne i tedeschi intensificavano in maniera notevole i lanci delle V. l e V. 2 su Londra ed Anversa, estendendoli anche a Liegi, uno degli obiettivi che avrebbero dovuto raggiungere le truppe di von Runstedt e di Model. Dopo le Ardenne, la Wehrmacht tentava una nuova azione offensiva, ma con forze molto minori, nell'Alsazia del nord, tra Saarbríicken e Strasburgo, riuscendo a raggiungere molti successi iniziali. Ma poi la resistenza delle truppe francesi ed americane si irrigidiva ed anzi queste passavano all'attacco poco più a sud, eliminando il saliente di Colmar. L'8 febbraio iniziava una grande offensiva sul fronte nord, condotta principalmente dalla la Armata canadese e dalla 9° americana. Dopo violenti combattimenti provocati dalla durissima resistenza germanica, le truppe alleate riuscivano ad avanzare lentamente verso il Reno, mentre l'offensiva si estendeva più a sud, alla zona della Mosella, dove la 35a Armata americana passava anch'essa all'offensiva. Il Reno veniva raggiunto il 5 marzo presso Koblenz. Due giorni dopo, la Ia Armata americana raggiungeva e conquistava Colonia, non senza duri scontri. Lo stesso giorno, il 7 marzo, una divisione corazzata della stessa Armata raggiungeva e conquistava di sorpresa il ponte, ancora intatto, di Remagen, a sud est di Bonn, stabilendo una solida testa di ponte al di là del Reno. Nei tre giorni successivi, le truppe alleate si attestavano sul Reno per tutto il suo corso, catturando in queste operazioni un totale di oltre 100.000 prigionieri. Con questa offensiva ogni residua resistenza tedesca venne definitivamente spezzata e le armate alleate poterono, pressoché senza contrasti di rilievo, dilagare sul territorio nazionale germanico fino ad incontrarsi sull'Elba con le armate sovietiche. La lotta si esaurirà, come vedremo, nella Battaglia di Berlino combattuta da ambo le parti, per ragioni di prestigio, con estremo furore.



Dopo le operazioni alleate alle foci della Schelda, terminate con la conquista di Walcheren (9 novembre 1944), fino a metà dicembre il fronte settentrionale restava stazionario, e le sole operazioni di un certo rilievo si verificavano in Alsazia, dove i franco-americani occupavano Belfort, Muhlhausen e Strasburgo. Restava in mani tedesche, sulla sponda alsaziana del Reno la sola zona di Colmar. Il 16 dicembre il fronte nord era rimesso in movimento dalla controffensiva tedesca delle Ardenne. Questa era l'ultima azione offensiva tedesca di grande portata della seconda guerra mondiale. I principali informatori che l'avevano dettata intendevano approfittare della ricostituzione di molte unità della Wehrmacht con armi patenti e recentissime, per infliggere un grave scacco al nemico, in modo d alleggerire almeno da occidente la minaccia contro il territorio tedesco. L'obiettivo era costituito dallo sfondamento in profondità attraverso le Ardenne e la Mosa, la riconquista di Anversa (base di approdo vitale per i rifornimenti alleati) e l'accerchiamento di tutto il fronte settentrionale nemico. Nelle foto in alto da sinistra, i protagonisti della battaglia delle Ardenne: von Runstedt, comandante del fronte occidentale tedesco; Montgomery e Bradley, comandanti del fronte nord e centrale alleato. In basso carri germanici pesanti tipo Tigre e Pantera muovono all'attacco nella zona delle Ardenne.


16 dicembre 1944. Il fronte investito dall'attacco tedesco era tenuto da 5 divisioni dell'VIII Corpo d'Armata americano (appartenente alla la Armata), da Monschau a Echternach. Le unità tedesche partecipanti all'offensiva erano invece raggruppate in tre Armate: a nord la 8a Armata corazzata SS (generale delle SS Sepp Dietrich) con 4 divisioni corazzate SS, 1 brigata corazzata, 3 divisioni di granatieri del Volksturm 1° e 2° Corpo Cor. SS e LXVII- Corpo d'Armata; al centro la 5° Armata corazzata (generale Hasso Eckard von Manteuffel) con 4 divisioni corazzate e 3 di granatieri Volksturm (XLVII e LVIII Corpo corazzato, LXVI Corpo d'Armata); a sud la 78 Armata (generale Brandenberger) con i Corpi d'Armata LXXX, LXXXV e LIII. In riserva, 2 divisioni corazzate, 2 brigate blindate, 3 divisioni granatieri corazzati e 2 granatieri Volksturm. Queste truppe erano ai diretti ordini del maresciallo Model, comandante del Gruppo Armate B. L'alta direzione dell'offensiva incombeva su von Runstedt. L'attacco iniziava alle 5 del 16 dicembre, preceduto da una offensiva aerea di una massa residua di 800 apparecchi tedeschi, e da un violento fuoco di artiglieria mentre infuriavano tempeste di neve. L'aviazione anglo-americana era quasi assente per il maltempo. Nella foto in alto carri tedeschi Pantera e PZ. IV-i all'attacco In basso artiglieria tedesca in azione preparatoria.


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