2a Guerra Mondiale 1945-1


L'attacco al Giappone


Inno  Azerbaigian 



9 gennaio 1945. Dai primi giorni del nuovo anno iniziavano le ultime operazioni che avrebbero dovuto precedere un nuovo sbarco americano nel Golfo di Lingayen, sulla costa nord-occidentale dell'isola di Luzon. Fra le azioni preliminari si svolgeva una violenta offensiva aerea portata dagli americani, il 2 gennaio, sull'isola di Formosa, principale base aerea nipponica dell'Asia sud-orientale e soprattutto base di kamikaze, offensiva che si concludeva con la distruzione di 300 aerei ed un centinaio di unità navali. Negli stessi giorni veniva intensamente martellato il Nansei Shoto (isole Ryu Kyu, tra Formosa ed il Giappone). Il 8 gennaio la VII Flotta americana iniziava i bombardamenti sulle spiagge di sbarco di Lingayen. Tre giorni dopo, il 9 gennaio 1945, prendevano terra a Lingayen le unità del I° e del XIV Corpo della 68a Armata (comandata dal generale Krueger), incontrando scarsa resistenza. Nella foto in alto bulldozers americani sulle spiagge di Lingayen, mentre è in corso la spola dei mezzi da sbarco. Al centro portaerei di scorta e navi da sbarco americane presso Lingayen: sullo sfondo un trasporto brucia, colpito dalla aviazione nipponica. Nella foto in basso il generale Mac Arthur sbarca dopo i primi reparti sulla costa di Luzon, rientrando dopo tre anni nell'isola che egli aveva abbandonato all'atto dell'invasione nipponica.

Le truppe americane sulla spiaggia di Lingayen costituivano subito una salda testa di sbarco, che alla sera dello stesso giorno dell'assalto anfibio era estesa 24 chilometri e profonda circa 5; nello stesso tempo avevano preso terra oltre 68.000 uomini. La reazione giapponese intanto cominciava ad irrigidirsi ed iniziavano gli attacchi dei kamikaze, durante i quali veniva seriamente colpita la nave da battaglia New Mexico, costretta ad abbandonare la lotta e riparare a Pearl Harbour, Nella foto in alto a sinistra fanterie americane, appoggiate da carri leggeri Stuart, in marcia nell'interno, presso Binmaley, sulla strada per Manila. Nella foto a sinistra al centro soldati americani attendono che un carro sminatone apra loro un varco attraverso un campo minato nipponico. A sinistra in basso fanti della 6a Armata americana attraversano un corso d'acqua a sud di Lingayen. Nella foto a destra in alto una fortezza volante statunitense parte da una base delle Marianne per una azione di bombardamento su Luzon. Nella cartina in basso a destra l'isola di Luzon la principale del gruppo delle Filippine.

 


29 gennaio 1945. Nei venti giorni successivi allo sbarco di Lingayen le truppe americane, sia pure ostacolate dalla resistenza giapponese, proseguivano la loro avanzata verso l'interno, sulla strada che conduceva a Manila. Il 29 dello stesso mese avveniva un'altra operazione anfibia, compiuta dalla 8a Armata del generale Eichelberger, nella baia di Subic, allo scopo di prendere alle spalle le difese di Manila. In questo modo le truppe nipponiche, che da tutta l'isola di Luzon si erano raccolte nella sua parte centrale, tra S. Fernando, Iba e Cabanatuan, per far fronte agli attacchi contro la capitale delle Filippine, erano costrette a disperdersi su un nuovo fronte, che minacciava di giungere sulla baia di Manila dalla parte opposta. A queste operazioni terrestri si aggiungevano pesanti azioni aeree americane su tutto l'arcipelago, mentre unità della Task Force 38, effettuavano azioni sulle coste della Cina meridionale e dell'Indocina, tra Amoy Canton e Saigon. In alto carro leggero 2595 ed un bombardiere giapponesi distrutti nella jungla. Nella foto in basso soldati americani in azione nella zona di Manila.


3 febbraio 1945. Alla fine del mese di gennaio gli americani lanciavano unità di paracadutisti e truppe da sbarco sulle coste del golfo di Manna, occupando la zona di Cavite, la base navale ed il centro militare più importante della zona di Manila. Il 3 febbraio, mentre la città era investita da altri lati dalla Armata e dai paracadutisti, unità della 8a Armata riuscivano a mettere piede in Manila, iniziando una serie di furiosi combattimenti per le strade della città semidistrutta, che si prolungarono per quasi venti giorni. La battaglia per le strade della capitale filippina portava un aspetto inconsueto nella guerra del Pacifico, essendo l'unico caso di lotta per le strade di una grande città effettuato su quello scacchiere di guerra, tra americani e giapponesi. Ed in questo tipo di guerra, invece tanto usuale in Europa, i nipponici dimostravano sensibile perizia, imbrigliando per giorni e giorni l'offensiva americana. Nella foto in alto la zona industriale di Manila, distrutta dai bombardamenti e dagli scontri mentre infuriano i combattimenti. In basso un'altra desolata visione delle macerie di Manila.


16 febbraio 1945. Con l'appoggio delle artiglierie navali gli americani lanciavano l'attacco contro l'isolotto fortificato di Corregidor, al centro della stretta entrata del golfo di Manila: i primi reparti vi sbarcavano infatti il 16 febbraio, iniziando duri combattimenti contro le truppe giapponesi che si appoggiavano alle vecchie fortificazioni americane, rinforzate da nuove opere di costruzione nipponica. La resistenza giapponese durava per alcuni giorni, ma si dimostrava inferiore, certamente a causa della immensa superiorità aerea e navale del nemico, a quella effettuata dagli americani tre anni prima nella medesima isola. Con la caduta di Corregidor e la conquista di Cavite, la città di Manila non rivestiva più alcuna importanza strategica per i nipponici, ma essi continuavano a combattervi per ragione di prestigio e per la estrema difficoltà a ritirare altrove le proprie forze ormai imbottigliate nella zona. In alto paracadutista americano respinge col suo bazooka un contrattacco di carri nipponici. In basso un Dakota lancia rifornimenti alle truppe sbarcate a Corregidor.


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