2a Guerra Mondiale 1944-7


La guerra in Birmania


Inno Madagascar 



La prolungata resistenza delle due divisioni del XV Corpo britannico nell'Arakan permetteva al generale Christison di far affluire nella zona la 26° divisione, per liberare le due unità minacciate dall'azione giapponese. La nuova divisione britannica, provenendo da nord, batteva i reparti giapponesi, disperdendoli e costringendoli ad una disastrosa ritirata. La battaglia terminava con un bilancio negativo, per i nipponici, di 5.000 morti. Ristabilita la situazione, le unità di Christison potevano riprendere l'avanzata interrotta. A sinistra in alto artiglierie giapponesi in azione. A sinistra al centro fanti nipponici in marcia. A sinistra in basso soldati giapponesi presso un vecchio caccia britannico catturato. A destra in alto bombardieri nipponici in volo sulla costa del Bengala. A destra in basso il maresciallo Teurachi comandante delle forze nipponiche del settore asiatico sud-orientale, visita a Rangoon. la pagoda Shwe Dagon accompagnato dal Ba Maung, Capo dell'amministrazione birmana.

L'attacco alle isole Marshall




30 gennaio 1944. Dopo la riconquista delle isole Gilbert con le operazioni anfibie di Makin e Tarawa, le forze americane si apprestavano ad attaccare per la prima volta un possedimento giapponese, le isole Marshall. Con l' occupazione di Kwajalein ed Eniwetok nelle Marshall, veniva ad essere infranta la fascia esterna della linea di difesa nipponica nel Pacifico e soprattutto veniva neutralizzata la più grande base navale di cui la Marina imperiale disponeva per sostenere questa fascia, Truk, poiché essa sarebbe venuta a trovarsi in prima linea e quindi nella necessita di essere abbandonata dalla flotta. La prima azione contro le Marshall veniva effettuata da elementi della Va Flotta americana, su Kwajalein, difesa da 8.000 giapponesi della locale guarnigione e da 130 aerei sparsi su tutto l'arcipelago. Nella foto in alto attacco contro una formazione navale americana. A destra nella foto un aerosilurante nipponico abbattuto in fiamme. Al centro una eccezionale foto del bombardamento di una corvetta giapponese da parte di apparecchi della 5a Armata aerea americana. In basso la unità nipponica salta in aria.


31 gennaio 1944. Le uniti anfibie americane che attaccavano Kwajalein, comandate dall'ammiraglio Spruance, erano suddivise nelle Task Force 57 e 54. La prima era esclusivamente aerea e si componeva di circa 1.200 apparecchi della Marina e dell'Esercito di base nelle isole Gilbert. La Task Force 58, invece, agli ordini dell'ammiraglio Mitscher e divisa in 4 Task Groupes, si componeva delle seguenti unità: 12 portaerei (con 700 aerei imbarcati), 8 navi da battaglia, 3 incrociatori pesanti ed unità minori. Le forze da sbarco ascendevano a 42.500 uomini. Il 31 gennaio 1944 gli aerei americani imbarcati iniziavano una violenta offensiva su tutti gli aeroporti delle isole Marshall, distruggendo quasi totalmente gli apparecchi giapponesi dell'arcipelago. Nella foto in alto un incendio è scoppiato sul ponte di volo di una portaerei americana causato da un aereo gravemente danneggiato in azione di guerra. In basso una corazzata U.S.A., della classe Yowas in navigazione verso le Marshall.



1 febbraio 1944. Prima di sbarcare nell'atollo di Kwajalein, le forze anfibie dell'Ammiraglio Spruance lo sottoponevano ad un violento bombardamento aeronavale. Inoltre gli americani riuscivano a sbarcare su Enubuy, isolotto indifeso dell'atollo, pezzi di artiglieria da 105/22 e 155/23 e quindi aprivano il fuoco con questi, alla distanza di 2.700 m., contro l'isola di Kwajalein, la maggiore dell'atollo omonimo. Nella foto in alto una nave lanciarazzi americana, bombarda le coste di Kwajalein. A sinistra in basso un'altra interessante ripresa del bombardamento preliminare di Kwajalein: la foto è stata scattata mentre i razzi erano in partenza. In basso a destra attacco aereo contro un trasporto giapponese. Sono visibili l'ombra di un quadrimotore Liberator, a bassissima quota e la bandiera nipponica dipinta chiaramente sulla coperta della nave.

2 febbraio 1944. Alle ore 9,30 giungeva sulla costa dell'isolotto di Kwajalein la prima ondata di marines. Contemporaneamente venivano effetuati sbarchi negli isolotti di Namur e di Roi, appartenenti al medesimo atollo. Dovunque gli americani incontravano una violenta resistenza da parte dei giapponesi.. Nella foto a sinistra in alto marines all'assalto di posizioni fortificate nipponiche a Namur. A sinistra ai centro ancora a Namur, mitraglieri americani in postazione. A sinistra in basso i resti della base aerea giapponese di Roi conquistata dagli americani. A destra in alto soldati americani a Kwajalein soccorrono un loro compagno gravemente ferito. Nella foto a destra in basso altri feriti della battaglia di Kwajalein.


3 febbraio 1944. Mentre a Kwajalein si svolgevano furiosi combattimenti, l'ammiraglio Koga, comandante in capo della Flotta nipponica impartiva l'ordine alle navi da guerra giapponesi di abbandonare la base navale di Truk, ormai minacciata da vicino (in seguito alle operazioni nelle Marshall) dalle Task Forces americane. Intanto la lotta nell'atollo di Kwajalein, nonostante la tenace resistenza giapponese, volgeva nettamente a favore degli americani, grazie alla enorme superiorità delle loro forze ed al dominio assoluto dello spazio aereo e navale nella zona. In alto soldati giapponesi trincerati a Kwajalein attendono l'assalto dei marines. In basso fanterie giapponesi sotto violento fuoco di artiglieria.


5 febbraio 1944. Dopo tre giorni di durissimi scontri, cessava ogni resistenza giapponese nell'isola di Kwajalein. La lotta proseguiva con immutata asprezza negli altri isolotti, a Roi e Namur, fino al giorno 8 febbraio. L'8 terminava la battaglia e gli americani restavano padroni del conteso atollo di Kwajideln. Le perdite giapponesi ammontavano, su circa 8.000 uomini, a 7.700 morti e 290 superstiti catturati. Da parte americana si registravano 1516 morti e circa 1.200 feriti. Nella foto in alto reparti di marines, appoggiati da carri armati Sherman, avanzano verso l'interno di Kwajalein, su un terreno sconvolto dal bombardamento aeronavale. In basso la desolata visione di Kwajalein dopo la battaglia.


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