2a Guerra Mondiale 1944-6


Inno Lituania 


Le operazioni dalla
Birmania
alle isole
dell'Ammiragliato



Nei primi tre mesi dell'anno 1944 si concludeva nel Pacifico il ciclo operativo iniziato il 7 luglio 1942 con lo sbarco americano a Guadalcanal. Questo rappresentava la prima fase della controffensiva americana, dopo il periodo iniziale della guerra, favorevole ai giapponesi. Nel marzo del 1944 con la conquista delle isole Marshall e la occupazione pressoché incontrastata di Manus nelle isole dell'Ammiragliato e di Emirau nelle Bismarck, gli americani neutralizzavano la maggiore base navale nipponica, Truk ed occupavano la prima fascia difensiva del sistema giapponese nel Pacifico. Con le successive operazioni, iniziò la fase finale della guerra, condotta prima contro il perimetro interno della difesa nipponica e poi contro il centro stesso dell'Impero. Nella cartina il teatro delle operazioni U.S.A. nel Pacifico, dalle isole Marshall alle isole dell'Ammiragliato.

DALLA BIRMANIA ALLE ISOLE DELL'AMMIRAGLIATO

Nel dicembre 1943 riprendevano le operazioni militari sul fronte birmano, con l'avanzata da Ledo (nell'Assam), verso l'interno della Birmania settentrionale, delle due divisioni cinesi riorganizzate in India dal generale americano Stilwell. Questa azione, insieme alla imminente offensiva della 14a Armata britannica nell'Arakan (Birmania del sud) aveva lo scopo di scardinare il fronte nipponico e provocare la caduta di tutta la Birmania settentrionale. Primo obbiettivo era la base aerea di Myitkyina, che i cinesi di Stilwell (i quali nel marzo del 1944 saranno coadiuvati dalle truppe speciali britanniche del generale Wingate) cercavano di raggiungere attraverso le montagne e la jungla della Birmania settentrionale. Il 19 gennaio iniziava l'attacco britannico nell'Arakan, condotto dal XV° Corpo d'Armata, ma il 4 febbraio l'operazione veniva bloccata da una controffensiva nipponica che avvolgeva l'ala sinistra dei britannici, minacciando di distruggerla. Dopo duri combattimenti però, alla fine del mese, gli inglesi, con l'intervento di truppe di riserva, riuscivano a respingere i giapponesi con gravi perdite e riprendevano l'avanzata. Dopo la riuscita delle operazioni anfibie delle isole Gilbert, le forze americane iniziavano una nuova azione, diretta questa volta contro le isole Marshall, poste a nord delle Gilbert. Le isole Marshall erano l'ultimo scudo di protezione alla base navale di Truk, nelle Caroline, importante base della flotta nipponica. La caduta delle Marshall avrebbe imposto, come infatti si verificherà, all'Alto Comando nipponico l'abbandono della base di Truk ed il trasferimento della Flotta imperiale a Singapore, nel Mare Interno del Giappone ed in parte alle isole Palau. Oltre allo svantaggio della dispersione delle forze navali, la caduta delle Marshall e la conseguente neutralizzazione di Truk avrebbero significato la caduta della fascia esterna della linea difensiva nipponica nel Pacifico e la ritirata dei giapponesi sulla estrema linea che proteggeva le comunicazioni tra il territorio metropolitano e le zone petrolifere dell'Indonesia, linea estrema che si appoggiava sulle posizioni delle isole Bonin, Marianne e Palau. La prima operazione anfibia nelle isole Marshall veniva compiuta contro l'atollo di Kwajalein. Esso era difeso da circa 8.000 giapponesi e da 130 apparecchi dispersi nelle varie isole dell'arcipelago. Le forze americane impiegate nell'azione facevano parte della Va Flotta al comando dell'ammiraglio Spruance. Essa si componeva della Task Force 57 (costituita da circa 1.200 apparecchi della Marina e dell'Esercito di base alle Gilbert) e della Task Force 58, al comando dell'ammiraglio Mitscher, che disponeva di 12 portaerei (con 700 apparecchi a bordo), 8 navi da battaglia, 3 incrociatori pesanti e numerose unità minori, suddivise in 4 Task Groupers (le particolari condizioni della guerra nel Pacifico avevano imposto agli americani la costituzione delle Task Forces, speciali unità tattiche aeree, navali o aeronavali, che, suddivise in Task Groupes, potevano condurre efficacemente le operazioni anfibie). Le truppe da sbarco ascendevano a 42.546 uomini. Il 31 gennaio 1944 gli aerei della Marina americana distruggevano con una offensiva aerea tutti gli apparecchi giapponesi delle isole Marshall; il giorno seguente l'atollo di Kwajalein era colpito da un violento bombardamento aeronavale, cui contribuivano pezzi di artiglieria sbarcati su Enubuy, isolotto minore dell'atollo. Il 2 febbraio gli americani sbarcavano negli isolotti di Roi, Namur e Kwajalein, nell'atollo omonimo. La battaglia durava con estrema asprezza fino al 5 febbraio a Kwajalein ed a Roi e Namur fino all'8 dello stesso mese. Le perdite giapponesi in questa battaglia ascendevano a 7.700 morti e 290 prigionieri, mentre gli americani perdevano 1.516 morti e 1.200 feriti. Dopo appena una decina di giorni le forze anfibie dell'Amm. Spruance si apprestavano ad attaccare l'altro atollo fortificato delle Marshall, Eniwetok, con quasi tre mesi di anticipo sul progetto del Comando del Pacifico che prevedeva una resistenza molto più prolungata dei giapponesi a Kwajalein. Come preliminare alla nuova azione anfibia della V Flotta, il 18 febbraio tre Task Groupes lanciavano una violenta offensiva aerea contro tutte le basi giapponesi delle Caroline e delle Marianne: Truk, Saipan, Tinian, Guam, Wake, Ponape e Kusaie. Da Truk si era ritirato, il 10 febbraio, il grosso della Flotta nipponica. Tutte le unità rimaste vennero messe fuori combattimento negli attacchi del 18: 2 incrociatori leggeri, 4 cacciatorpediniere e 28 trasporti affondati; 4 caccia, 1 nave bersaglio e 15 navi da carico danneggiate. Lo stesso giorno il quarto Task Groupe della Forza 58 bombardava violentemente Engebi, nell'atollo di Eniwetok, e poi vi sbarcava reparti della 22a divisione fanteria, che dopo sei ore di furiosi combattimenti, sopraffacevano i pochi soldati giapponesi del presidio. Il 19 febbraio la 106a divisione americana sbarcava nell'isolotto di Eniwetok e impegnava duri combattimenti con i 900 giapponesi che lo difendevano. Il 22 i combattimenti avevano termine con la distruzione degli ultimi difensori. Nello stesso giorno reparti della 22a divisione sbarcavano a Parry (altro isolotto dell'atollo) difeso da 1.330 nipponici e lo occupavano interamente il 23. Con il 23 febbraio 1944 aveva termine la battaglia di Eniwetok, che era costata ai giapponesi 3.334 morti e 86 prigionieri, ed agli americani 716 morti. Il 29 febbraio, forze anfibie della VII Flotta americana occupavano senza seri ostacoli Manus, nelle isole dell'Ammiragliato ed il 20 marzo Emirau. Nello stesso periodo, in Nuova Guinea, i giapponesi sgomberavano la penisola di Huon. Con la conquista delle Marshall e quella delle isole dell'Ammiragliato terminava la prima fase di operazioni offensive nel Pacifico, iniziata dagli americani il 1 luglio 1942 a Guadalcanal. Queste operazioni, oltre alla conquista di una importante area navale del Pacifico sud occidentale, fruttavano l'accerchiamento di circa 80.000 giapponesi che ancora resistevano tra le isole Salomone e le isole del Mare di Bismarck. Agli inizi del 1944 anche in Europa si andavano svolgendo importanti operazioni aeree americane e britanniche in preparazione della invasione dell'Europa. Questi attacchi danneggiavano non poco il potenziale bellico tedesco, colpendo soprattutto le industrie aeronautiche, petrolifere e quelle di cuscinetti a sfere, che rivestivano notevole importanza per la produzione dei carri armati. Esse venivano compiute dalle forze aeree combinate al comando del generale Spaatz, dislocate nelle basi britanniche ed italiane.

La guerra in Birmania






Nel dicembre del 1943 si riaccendevano le operazioni sul fronte della Birmania, ad opera delle forze britanniche dell'ammiraglio Mountbatten, che aveva sostituito nel comando il generale Wawell, e dei reparti alleati che combattevano al suo fianco, secondo un piano che avrebbe dovuto condurre gradualmente alla riconquista di quella regione. Le prime operazioni di questa offensiva venivano effettuate dalle due divisioni cinesi che il generale Stilwell aveva riorganizzate ed addestrate a Ramgahr, in India. Queste due divisioni infatti, iniziavano una lunga marcia da Ledo, nell'Assam settentrionale, verso il confine birmano. Nella foto in alta a sinistra le truppe cinesi di Stilwell in marcia nell'Assam settentrionale. Notare il singolare contrasto tra il moderno armamento ed equipaggiamento americano ed i piedi nudi dei cinesi. A destra in alto il generale Stilwell ed il comandante supremo alleato del fronte birmano, ammiraglio Mountbatten (da sinistra a destra, nella foto). In basso i Merril's Marauders's (gli sparvieri di Merril), reparti speciali di guastatori americani, impiegati nella Birmania del nord al comando del generale Merril.



I reparti di Stilwell avanzavano in una zona impraticabile, senza costituire una linea continua del fronte. L'obbiettivo principale di questa faticosa marcia tra jungla e montagne impervie era la base aerea di Myitkyina, che doveva essere raggiunta con tre diverse operazioni: l'avanzata di Stilwell da nord ovest, l'aerosbarco delle truppe speciali del generale Wingate (detta operazione Chindit, che verrà effettuato in marzo) e, ad operazioni avanzate, un attacco da occidente, effettuato dalla 148a Armata britannica sul confine indo-birmano. Una volta occupata la base aerea di Myitkyina, le forze alleate avrebbero compiuto un ulteriore sforzo per riconquistare la zona nella quale correva la vecchia strada della Birmania, principale via di rifornimento per la Cina di Chang Kai-shek. La prima fase dell'operazione, la marcia delle due divisioni cinesi da Ledo, procedeva fino a gennaio senza alcun rallentamento, nonostante la presenza di una forte divisione nipponica, la 18a nella zona. Nella foto in alto attacco aereo contro trasporti giapponesi sul fiume Irawaddy, a Yothaya, presso Magwe. A sinistra in basso mezzi americani impegnati nella costruzione della strada di Ledo, una arteria per i rifornimenti che sostituì la famosa strada Birmana, occupata dai giapponesi nel 1942 (fase n. 22). Nella foto a destra in basso bombardamento aereo britannico sulla stazione di Rangoon, capitale della Birmania.


A metà gennaio del 1944, nell'imminenza dell'offensiva britannica sul fronte indo-birmano, le forze della RAF, notevolmente rinforzate con l'arrivo di numerosi apparecchi da caccia, iniziavano una vasta offensiva aerea, riuscendo a battere le scarse forze nipponiche e ad assicurarsi il predominio dei cieli della Birmania. Eliminato il contrasto aereo giapponese, i reparti della Royal Air Force battevano incessantemente i maggiori centri logistici, le basi militari, le vie di comunicazione e te truppe avversarie, provocando danni ed ostacoli non lievi. Nella cartina, la zona di operazioni sul teatro di guerra della Birmania ne primi mesi del 1944. Notare la particolare posizione del settore di Myitkyina, che sbarrava l'accesso alla vecchia strada della Birmania, la cui perdita avrebbe significato per i giapponesi l'abbandono del fronte birmano.


19 gennaio 1944. L'offensiva britannica sul fronte indo-birmano iniziava nel settore meridionale, con l'avanzata del XV Corpo d'Armata, comandato dal generale Christison, in direzione sud, lungo la direttrice Chittagong-Akyab. La zona di attacco era caratterizzata da una intricatissima jungla, che impediva un agevole movimento di vaste masse ai uomini e dalle prime pendici dei Monti dell'Arakan (dai quali prendeva nome tutta la regione). Nella foto reparti indiani gurkhas, avanzano nell'Arakan. Al centro della foto il cadavere di un soldato nipponico.

4 febbraio 1944. Mentre le truppe del generale Christison erano in piena avanzata nella zona dell'Arakan, le truppe nipponiche iniziavano una forte azione controffensiva nello stesso settore, avanzando attraverso l'interno in direzione di Chittagong, in modo da prendere sul fianco il XV Corpo d'Armata inglese, tagliarne fuori le unità avanzate e determinare il crollo di tutto il settore meridionale del fronte. Nella foto a sinistra in alto cingolette britanniche in marcia nell'Arakan. A sinistra al centro carri ed autotmezzi britannici al valico di Ngakyedaur. A sinistra in basso unità americane guadano un fiume nella Birmania del nord. A destra in alto reparti britannici in marcia nell'Arakan. A destra al centro carro inglese in azione contro truppe nipponiche nell'Arakan. A destra in basso trasporto di feriti britannici sulle caratteristiche imbarcazioni


Il contrattacco giapponese nell'Arakan metteva in grave pericolo le unità inglesi, costringendole a sospendere le operazioni offensive per far fronte 
alla improvvisa minaccia. La 5a divisione del XV Corpo di Christison veniva impegnata in duri combattimenti. Intanto la 7a divisione che si era spinta nell'interno, minacciava di essere tagliata fuori da una divisione nipponica che si era insinuata fra questa unità e la 5a divisione. In poco tempo la e 7a divisione veniva completamente accerchiata e poteva essere rifornita solo per via aerea. Per circa quindici giorni le forze giapponesi cercavano di fiaccare la resistenza di questa unnità ma senza risultati di rilievo. Anche la divisione, più a nord, resisteva tenacemente a tutti gli attacchi, impedendo ai nipponici di aprirsi la strada verso Chittagong. Nella foto in alto fanterie nipponiche all'attacco sotto il fuoco nemico in un villaggio dell'Arakan. In basso truppe giapponesi contrattaccano le truppe britanniche lungo una linea ferroviaria.


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