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2a Guerra Mondiale 1944-51 |
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L'attacco al Giappone |
Inno Taiwan |
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![]() Fallito il tentativo di frenare la riconquista americana delle Filippine con l'impiego della flotta, i giapponesi concentravano tutti i tentativi contro gli invasori intensificando gli attacchi dei kamikaze ed inviando numerosi rinforzi ai difensori, facendoli affluire con ogni mezzo. Così, nel mese di novembre del 1944, sbarcavano a Leyte 30.000 nipponici, al comando del generale Yamashita detto tigre della Malesia e noto per aver conquistato, all'inizio della guerra in Asia, Singapore e la Birmania in brevissimo tempo. Con queste forze fresche, il Gran Quartier Generale Imperiale sperava di arrestare le truppe americane che avanzavano lentamente, combattendo, nell'interno dell'isola di Leyte. Ma gli sforzi giapponesi urtavano contro la schiacciante superiorità americana. In alto a sinistra i rincalzi nipponici sbarcati a Leyte si avviano verso la zona di operazioni. A destra il generale Yamashita. Nella foto in basso un reparto giapponese muove al contrattacco. |
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| Nonostante il grande spiegamento di forze, gli americani non riuscivano a guadagnare terreno a Leyte se non lentissimamente ed i tentativi di ripresa giapponesi rallentavano i progressi in misura ancora maggiore. Entrambi i contendenti conducevano una battaglia senza quartiere, poco appariscente, dispersa nei mille e mille episodi dei singoli scontri nella jungla, nelle boscaglie, nelle radure. Le due aviazioni compivano il massimo sforzo offensivo e gli americani dichiaravano di aver
distrutto, nel mese di novembre, 700 aerei nipponici, 134.000 tonnellate di naviglio mercantile, 1 incrociatore e 8 cacciatorpediniere. In alto a
sinistra artiglierie giapponesi in azione. A sinistra al centro truppe nipponiche al guado di un corso d'acqua. A sinistra in
basso carriaggi in movimento su terreno accidentato. A destra in alto fanterie giapponesi in marcia verso la linea del
fuoco. In basso cani portaordini nipponici appositamente addestrati a superare le aspre difficoltà del terreno. |
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| 20 dicembre 1944. Nella seconda metà di dicembre le supersiti unità della flotta nipponica effettuavano una azione di contrasto navale: 2 incrociatori pesanti e 8 cacciatorpediniere compivano un bombardamento notturno nel Mare di
Sulu, contro la testa di sbarco nemica a Mindoro e poi si ritiravano verso occidente. Contrattaccata da aerei americani, questa piccola forza navale giapponese perdeva un cacciatorpediniere ma riusciva ad abbattere ben 21 apparecchi. Il 20 dicembre cessava la resistenza organizzata delle truppe nipponiche nell'isola di Leyte, dove da quel giorno si svolgevano ormai solo operazioni di guerriglia. Il giorno 26 gli americani completavano anche la conquista della contigua isola di Samar, che costituiva lo sbarramento
settentrionale del Golfo di Leyte. In queste operazioni gli americani avevano dovuto impiegare ben 240.000 uomini, con la perdita di 2.750 morti e 8.500 tra feriti e dispersi. Le perdite giapponesi ammontavano invece, secondo dati americani, a complessivi 120.000 uomini messi fuori combattimento. Mentre
si combatteva nelle Filippine l'aviazione americana martellava incessantemente tutto l'arcipelago e manteneva sotto controllo, insieme a quella britannica, tutta l'area dell'Asia sud-orientale. Nella foto in alto a
sinistra bombardieri in azione su un isolotto presso Luzon. A sinistra in
basso bruciano le raffinerie di Sumatra. A destra in alto bombardamento del porto di Manila. A destra in
basso aerei americani su Armapura, centro di rifornimento presso Mandalay, in Birmania. |
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