2a Guerra Mondiale 1944-5


L'inferno a Cassino


Inno Libano 



Mentre venivano effettuati gli assalti contro le alture, nella valle la divisione neozelandese investiva l'abitato di Cassino, riuscendo a stabilire una testa di ponte oltre il Gari immediatamente a sud di questo centro. Ma un pronto contrattacco germanico, appoggiato da carri armati, annientava la testa di ponte. Dopo gli attacchi compiuti tra il 17 ed il 18 il generale Freyberg sospendeva l'offensiva, in attesa che migliorassero le condizioni atmosferiche. In alto Cassino distrutta dopo la battaglia. In basso paracadutisti tedeschi catturati da unità corazzate britanniche.

15 marzo 1944. Dopo quasi un mese di relativa calma, rotta solo da attacchi locali, il Corpo neozelandese si apprestava ad iniziare la terza battaglia di Cassino. Alle 8,30 iniziava un violento bombardamento aereo, effettuato col concorso di tutti gli aerei del Mediterraneo (lo attesta una lettera di Alexander a Churchill, del 20 marzo 1944), che sganciavano 1.320 tonnellate di bombe. Più tardi, circa 800 pezzi di artiglieria lanciavano su Cassino altre 1.200 tonnellate di esplosivo, sparando quasi 200.000 colpi. Il bombardamento da terra e dall'aria durava ben 8 ore. Poi iniziava l'attacco delle divisioni indiana e neozelandese, ma incontrava, nonostante le previsioni, una dura reazione da parte dei paracadutisti germanici. Scriveva :il maresciallo Alexander: « Stento a credere che vi siano altre truppe al mondo che avrebbero potuto resistere a tale tempesta di fuoco e poi passare all'attacco con la ferocia da essi dimostrata ». A sinistra in alto portaferiti neozelandesi ricercano i propri uomini fra le macerie. A sinistra al centro rincalzi britannici verso la linea del fuoco. In primo piano un mulo addetto al trasporto dei materiali, ucciso da una granata tedesca. A sinistra in basso reparti polacchi ispezionati nelle retrovie del fronte. Il Corpo polacco del generale Anders attaccò Cassino nel maggio del 1944. A destra in alto soldati neozelandesi all'assalto di una casa. A destra al centro truppe britanniche in azione col noto fucile mitragliatore Bren. A destra in basso reparti inglesi appoggiati da carri Sherman avanzano tra le macerie.

 

 

20 marzo 1944. Dal 15 al 20 marzo proseguivano per le vie devastate di Cassino violentissimi combattimenti tra britannici e neozelandesi ed diavoli verdi che si erano attestati dietro infinite barricate di macerie. Ogni metro di terreno, ogni cumulo di macerie conquistato dagli uomini di Freyberg veniva immediatamente riconquitato dai paracadutisti tedeschi in furiosi contrattacchi. La situazione era analoga sulle colline circostanti, dove attaccava la divisione indiana. Un reparto di questi, appartenente al 9° reggimento Gurkha Rifles, riusciva a porre piede sulla collina detta Hangman's Hill ( colle dell'impiccatore), ma veniva presto respinto dai decisi contrattacchi tedeschi. Nelle foto in alto una eccezionale ripresa che illustra le varie fasi della distruzione della storica Abbazia di Montecassino. In basso a sinistra le mura dell'Abbazia nel polverone dei bombardamenti. A destra il generale inglese Freyberg, che richiese la distruzione dell'antichissimo monastero.


22 marzo 1944. L'ultimo tentativo di espugnare l'abitato di Cassino veniva effettuato il 22 marzo dai neozelandesi. Per tutta la giornata infuriavano i combattimenti fra le macerie. Ma nonostante tutti gli sforzi, l'impiego di truppe fresche a rincalzo dei neozelandesi ed il pesantissimo bombardamento di artiglieria, che uccideva e feriva numerosi uomini del corpo neozelandese, i capisaldi posti nell'abitato di Cassino e che erano ancora in possesso dei tedeschi, non venivano espugnati. Dopo attacchi e contrattacchi di estrema asprezza, il generale Freyberg si doveva accontentare di progressi territoriali assolutamente insignificanti. Nella foto in alto una veduta dell'Abbazia di Montecassino dopo il violento bombardamento aereo che la distruggeva. In basso ciò che rimaneva dopo l'attacco aereo alleato dello storico monastero benedettino.

Durante l'indiscriminato bombardamento dell'Abbazia di Montecassino furono distrutte insigni opere d'arte che, per la loro natura, non potevano essere rimosse. Nelle foto alcune di queste significative opere come erano prima della distruzione e come sono state ridotte dai bombardieri  americani. A sinistra la tomba di S. Benedetto e la Cattedrale dell'Abbazia. A destra la Loggia del Paradiso ed il Chiostro Bramantesco.

Dopo la cruenta azione di Monte Lungo era di nuovo in linea allo estremo nord del settore di Cassino anche il I° Raggruppamento motorizzato italiano, aggregato alla 2a divisione marocchina. Questo reparto, benché non impegnato nel punto più difficile del settore, si distingueva per il suo valore. Nella foto a sinistra in alto cannone italiano su carrello ferroviario apre il fuoco contro le linee tedesche. A sinistra al centro obice italiano in azione. A sinistra in basso soldati italiani con cannone anticarro britannico da 57/50. A destra in alto Umberto di Savoia visita I° Raggruppamento. Per disposizione di Vittorio Emanuele III, il principe ereditario avrebbe assunto la luogotenenza del Regno dopo l'occupazione di Roma. A destra al centro il gen. Orlando decora un bersagliere. A destra in basso soldati italiani in azione.


23 marzo 1944. Vista l'inanità dei propri sforzi, il generale Freyberg poneva termine alla terza battaglia di Cassino ed iniziava a ritirare dal fronte il proprio Corpo d'Armata per riorganizzarlo. Durante questa battaglia il Corpo neozelandese del generale Freyberg aveva subito gravi perdite, fra cui circa 2.400 morti, per la maggior parte indiani e neozelandesi. Dopo il fallimento della offensiva alleata contro Cassino ed essendo venuta a cadere la minaccia contro Roma, i tedeschi facevano sfilare a scopo dimostrativo nella Capitale italiana lunghe colonne di prigionieri inglesi ed americani. Questo fatto sollevava delle proteste in campo avversario, essendo ritenuto contrario alle leggi di guerra e veniva imputato, a carico dei capi militari e politici tedeschi in Italia, processati dopo la guerra. Nella foto in alto i prigionieri alleati fatti sfilare lungo la via dei Fori Imperiali verso il centro di Roma. Nella foto in basso la lunga colonna dei prigionieri in Piazza Venezia.


Mentre proseguivano le operazioni in Italia e si preparava lo sbarco in Normandia, dietro precise direttive dei comandi anglo-americani veniva intensificata la guerriglia in Francia. Nel corso di essa, i maquis facevano saltare 300 tonnellate di munizioni del deposito di artiglieria tedesco a Grenoble. In seguito al rifiuto delle autorità germaniche di rilasciare gli ostaggi presi, i emaquis facevano saltare in aria la caserma de Bonne, uccidendo 200 militari tedeschi e ferendone 500. Nella foto il alto la caserma de Bonne a Grenoble, saltata in aria in seguito ad azione dei guerriglieri francesi. In basso reparti emaquis sfilano per le strade di Oyonnax, occupata a scopo dimostrativo per alcune ore.



23 marzo 1944. Al centro di Roma, in via Rasella, veniva compiuto un attentato contro un reparto della gendarmeria militare germanica che transitava nella zona. Un partigiano comunista, certo Rosario Bentivagna; metteva una carica di 18 Kg. di esplosivo in un carretto per la spazzatura, che esplodeva uccidendo sul colpo 32 militari tedeschi mentre altri 12 morivano successivamente per le ferite riportate. Il Comando tedesco, secondo quanto più volte annunciato con manifesti, prelevava numerosi ostaggi e, ai sensi della legge di guerra, minacciava di fucilarli se il colpevole non si fosse presentato. Il Bentivegna contrariamente a quanto aveva fatto il valoroso brigadiere dei carabinieri d'Acquisto che si era fatto fucilare innocente al posto di alcuni ostaggi, non si presentava. Il 24 marzo 1944, portati nelle grotte delle Cave Ardeatine, i 335 ostaggi venivano uccisi con le armi automatiche. A sinistra in alto il Bentivegna. Nella foto al centro via Rasella, luogo dell'attentato. A destra in alto la partigiana Capponi, medaglia d'oro al V.M. della resistenza per aver aiutato il Bentivegna a fuggire dopo l'attentato. In basso il mausoleo che ricorda le vittime dell'eccidio, eretto dopo la guerra nel punto delle Fosse Ardeatine in cui avvenne l'esecuzione.


Gli Inglesi in guerra: Truppe d'invasione.

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