2a Guerra Mondiale 1944-49


Gli alleati al Reno


Inno Marshall Isolaù 



20 settembre 1944. Dopo aspri combattimenti, il 20 settembre, cadeva intatto nelle mani della divisione corazzata britannica Guardie, il ponte di Nirnwegen. Ma nonostante questo successo gli inglesi non riuscivano a stabilire un saldo contatto con i propri paracadutisti nella zona di Arnhem. Ogni tentativo della divisione Guardie, della 43a divisione di fanteria inglese e della brigata paracadutisti polacca di collegarsi con i berretti rossi, falliva di fronte alla energica reazione tedesca. Intanto sulla Manica, il 22 settembre, cadeva la piazza di Boulogne, lasciando nelle mani degli anglo canadesi circa 10.000 prigionieri germanici. Nella foto in alto lo Stato Maggiore tedesco del Comando Ovest discute la situazione in Olanda. Da sinistra a destra il maresciallo Model (che aveva sostituito il 15 agosto von Kluge nel comando del fronte occidentale e del Gruppo Armate B), il generale dei paracadutisti Student, il generale delle SS Bittrisch, il maggiore Knaust, il generale SS Harmel. Al centro alianti britannici distrutti presso Arnhem. In basso truppe germaniche al contrattacco contro i berretti rossi.


27 settembre 1944. La battaglia intorno ad Arnhem ed a nord di Nimwegen proseguiva con immutata violenza per altri cinque giorni, con gravi perdite da ambo le parti, specie da parte inglese. Il 25 il generale Montgomery, visti fallire tutti i tentativi condotti dalle unità della 2a Armata britannica di stabilire un saldo collegamento con i paracadutisti di Arnhem e mantenere la testa di ponte oltre il basso Reno, ordinava ai superstiti della la divisione di ritirarsi al di qua del fiume, abbandonando le proprie posizioni. Solo 2.000 uomini però, dei 10.000 componenti la divisione, riuscivano a raggiungere le linee britanniche nella zona di Nimwegen, gli altri restavano insaccati e venivano uccisi o catturati. La battaglia per Arnhem cessava con l'ultima resistenza inglese il 27 settembre. I tedeschi catturavano 6.450 prigionieri e contavano sul terreno oltre 1.500 cadaveri di paracadutisti britannici, mentre le proprie perdite complessive erano di circa 3.300 uomini. Nella foto in alto berretti rossi caduti su un ciglione di strada presso Arnhem. In basso paracadutisti britannici feriti soccorsi dai tedeschi ad Arnhem.

30 settembre 1944. Mentre erano in corso le operazioni di avio sbarco in Olanda, il 18 settembre cessava l'ultima resistenza a Brest. Per conquistarla, gli americani della 9a Armata avevano dovuto combattere ben ventisei giorni fra le macerie delle case di abitazione, dei vecchi forti e delle installazioni portuali, costretti ad impiegare spesso carri lanciafiamme. In questi combattimenti i tedeschi perdevano 4.000 morti e 28.000 prigionieri, dei quali quasi 8.000 feriti; gli americani subivano la perdita di circa 3.000 uomini. Quattro giorno dopo, il 22 settembre cadeva anche Boulogne, lasciando 10.000 prigionieri, mentre il 30 veniva espugnata Calais. Nella foto in alto a sinistra carri armati americani durante la battaglia per le vie di Brest. A sinistra al centro un soldato britannico misura il calibro di un cannone costiero tedesco in casamatta, catturato dopo la presa di Boulogne. In basso a sinistra soldati tedeschi seppelliscono i propri camerati caduti. In alto a destra il generale dei paracadutisti Ramcke comandante della difesa di Brest dal 12 agosto 1944 che, alle richieste di resa alleate, il 13 settembre, rispondeva semplicemente: « Rigetto la vostra proposta ». A destra in basso macerie a Wimereux, presso Boulogne, dopo l'entrata delle truppe britanniche.

Tra la fine di settembre e gli inizi di ottobre il confine tedesco era stato raggiunto in ogni punto e talvolta superato di qualche chilometro, tra Lussemburgo ed Arnhem. Qui la linea del fronte correva parallelamente alla Westwall (linea Sigfrido) e la città tedesca più minacciata era Aquisgrana (Aachen), avanzata rispetto alla linea e quindi difesa con difficoltà e solo per questione di prestigio. Più a sud invece, i francesi e gli americani avanzavano lentamente ancora in territorio francese, attraversando la Lorena occidentale tra Metz, Nancy e Thionville ed avvicinandosi alle colline del Vosgi nelle zone di Luneville, Epinal e Belfort. Nella cartina a sinistra il fronte occidentale ed i settori di operazioni. La fascia grigia rappresenta la linea Sigfrido. In alto a destra carri Sherman i francesi in avanzata presso Belfort. A destra al centro fanterie americane della 3a Armata al guado della Mosella. A destra in basso artiglierie francesi in azione presso i Vosgi.



Alla fine di settembre, Winston Churchìll dichiarava che le perdite complessive tedesche subite nella campagna di Francia, dal 6 giugno 1944, ascendevano a circa 900.000 uomini, dei quali 500.000 prigionieri. Intanto, mentre le truppe britanniche, canadesi, americane e francesi minacciavano ormai da vicino il territorio nazionale tedesco, il Comando germanico andava apprestando febbrilmente una linea di difesa. Essa era costituita dal vecchio  Westwall rinforzato da nuove opere e rimodernato nei criteri difensivi, ed aveva una zona difensiva avanzata in talune opere della Maginot ricostruite. Ma un efficace impiego della Maginot era impossibile perché buona parte delle fortificazioni erano distrutte ed anche perché le opere blindate ed in calcestruzzo, in genere fisse, erano costruite unicamente per la difesa da oriente, e completamente sprotette in caso di attacco dalla parte opposta. Nella foto in alto sbarramenti anticarro antistanti la linea Sigfrido. A sinistra in basso il ponte di Nimwegen dopo la sua conquista da parte dei britannici. In basso a destra truppe americane trincerate nelle Ardenne.


Nei primi giorni di ottobre iniziavano i combattimenti per il possesso di Aquisgrana, accanitamente difesa da tedeschi nonostante si trovasse in posizione troppo avanzata rispetto alla linea Sigfrido, che correva alcuni chilometri alle spalle della città. Ma per la Germania si trattava della prima città di una certa importanza e grandezza in procinto di cadere nelle mani del nemico. Si aggiungeva poi il fattore storico, essendo stata Aquisgrana sede dell'Impero carolingio e capitale di molti Imperatori di origine germanica succeduti a Carlo Magno. Per questi motivi il presidio tedesco si batteva ad oltranza, deciso a farsi sterminare senza abbandonare la città. In alto soldati americani appostati dietro le macerie in un viale di Aquisgrana. In basso soldati americani caricano un tram di Aquisgrana di munizioni catturate ai tedeschi per lanciarlo contro le linee difensive al centro della città. Il tram reca scherzose allusioni alle armi segrete e la scritta Espresso di Aquisgrana.


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