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2a Guerra Mondiale 1944-49 |
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Gli alleati al Reno |
Inno Marshall Isolaù |
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| 30 settembre 1944. Mentre erano in corso le operazioni di
avio sbarco in Olanda, il 18 settembre cessava l'ultima resistenza a Brest. Per conquistarla, gli americani della
9a Armata avevano dovuto combattere ben ventisei giorni fra le macerie delle case di abitazione, dei vecchi forti e delle installazioni portuali, costretti ad impiegare spesso
carri lanciafiamme. In questi combattimenti i tedeschi perdevano 4.000 morti e 28.000 prigionieri, dei quali quasi 8.000 feriti; gli americani subivano la perdita di circa 3.000 uomini. Quattro giorno dopo, il 22 settembre cadeva anche Boulogne, lasciando 10.000 prigionieri, mentre il 30 veniva
espugnata Calais. Nella foto in alto a sinistra carri armati americani durante la battaglia per le vie di Brest. A sinistra al
centro un soldato britannico misura il calibro di un cannone costiero tedesco in casamatta, catturato dopo la presa di Boulogne. In basso a
sinistra soldati tedeschi seppelliscono i propri camerati caduti. In alto a
destra il generale dei paracadutisti Ramcke comandante della difesa di Brest dal 12 agosto 1944 che,
alle richieste di resa alleate, il 13 settembre, rispondeva semplicemente: « Rigetto la vostra proposta ». A destra in
basso macerie a Wimereux, presso Boulogne, dopo l'entrata delle truppe britanniche. |
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| Tra la fine di settembre e gli inizi di ottobre il confine tedesco era stato raggiunto in ogni punto e talvolta superato di qualche chilometro, tra Lussemburgo ed Arnhem. Qui la linea del fronte correva parallelamente alla
Westwall (linea Sigfrido) e la città tedesca più minacciata era Aquisgrana (Aachen), avanzata rispetto alla linea e quindi difesa con difficoltà e solo per questione di
prestigio. Più a sud invece, i francesi e gli americani avanzavano lentamente ancora in
territorio francese, attraversando la Lorena occidentale tra Metz, Nancy e Thionville ed avvicinandosi alle colline del Vosgi nelle zone di Luneville, Epinal e Belfort. Nella cartina a
sinistra il fronte occidentale ed i settori di operazioni. La fascia grigia rappresenta la
linea Sigfrido. In alto a destra carri Sherman i francesi in avanzata presso Belfort. A destra al
centro fanterie americane della 3a Armata al guado della Mosella. A destra
in basso artiglierie francesi in azione presso i Vosgi. |
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| Alla fine di settembre, Winston Churchìll dichiarava che le perdite complessive tedesche subite nella campagna di Francia, dal 6 giugno 1944, ascendevano a circa 900.000 uomini, dei quali 500.000 prigionieri. Intanto, mentre le truppe britanniche, canadesi, americane e francesi minacciavano ormai da vicino il territorio nazionale tedesco, il Comando germanico andava apprestando febbrilmente una linea di difesa. Essa era costituita dal vecchio
Westwall rinforzato da nuove opere e rimodernato nei criteri difensivi, ed aveva una zona difensiva avanzata in talune
opere della Maginot ricostruite. Ma un efficace impiego della Maginot era impossibile perché buona parte delle fortificazioni erano
distrutte ed anche perché le opere blindate ed in calcestruzzo, in genere fisse, erano costruite unicamente per la difesa da oriente, e completamente sprotette in caso di attacco dalla parte opposta. Nella foto in
alto sbarramenti anticarro antistanti la linea Sigfrido. A sinistra in
basso il ponte di Nimwegen dopo la sua conquista da parte dei britannici. In basso a
destra truppe americane trincerate nelle Ardenne. |
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