2a Guerra Mondiale 1944-44


L'Italia sotto le bombe


Inno Togo 



Oltre le case di abitazione e gli edifici di interesse pubblico, fra gli obbiettivi che invece rivestivano caratteristiche direttamente o indirettamente militari erano i treni, le strade ferrate, le installazioni ferroviarie. L'offensiva contro questo tipo di obbiettivo, nell'Italia settentrionale, era iniziata già dalla fine del 1943 e nella seconda metà del 1944 aveva raggiunto il suo livello più alto. Le stazioni ferroviarie più presto e più integralmente distrutte dell'Italia del nord furono quelle di Pisa e di Padova, ambedue centri di comunicazioni di primaria importanza, specie per quanto riguardava i rifornimenti tedeschi al fronte sud. Non era infatti spettacolo infrequente quello di treni merci carichi di munizioni che, fermati dagli attacchi in qualche stazione o in aperta campagna, esplodevano sistematicamente, vagone per vagone. Nella foto in alto una chiesa ed alcune case di abitazione di Ravenna devastate (riceviamo da Ravenna segnalazione che trattasi della Casa del Balilla - le macerie in primo piano appartengono alla palestra). Nella foto in basso l'Ospedale civile di S. Donà del Piave (riceviamo segnalazione che trattasi di Ravenna)  raso al suolo dagli attacchi aerei.



I bombardamenti sulle città venivano compiuti generalmente di notte, anche perché il tipo di attacco a tappeto praticato in quello scorcio di tempo, non rendeva necessario il riconoscimento di particolari obbiettivi, ma solo la certezza di essere sulla città stabilita e non in aperta campagna. Per questo erano più che sufficienti le centinaia di bengala illuminanti che venivano paracadutati immediatamente prima dell'incursione. Non erano però rari neppure gli attacchi aerei diurni, compiuti con i medesimi criteri indiscriminati che caratterizzavano quelli notturni. Per un certo periodo le aviazioni nemiche si dividevano i compiti, effettuando gli inglesi le incursioni di giorno e gli americani quelle di notte. Nella foto in alto piazza Mentana, a La Spezia, colpita dagli attacchi aerei. In basso a sinistra un quartiere popolare di Bologna duramente provato dai bombardamenti anglo-americani. In basso a destra Il Teatro Falcone, nell'ex Palazzo Reale di Genova, gravemente danneggiato dalle bombe.



Alla fine del 1944 tutte le città italiane capoluoghi di provincia, ad eccezione di qualcuna, erano state più o meno bombardate e tutte più o meno avevano versato il proprio contributo di vittime tra la popolazione civile. Venivano inoltre devastate opere architettoniche di inestimabile valore, a fianco di edifici modernissimi di enorme estensione. Proprio con i bombardamenti aerei il patrimonio artistico italiano, soprattutto per la parte riguardante gli immobili, subiva i maggiori danni di tutta la guerra; per le opere d'arte trasportabili invece le conseguenze degli eventi bellici si facevano sentire in maniera sensibilmente meno grave. Nella foto in alto un quartiere di Milano semidistrutto da una incursione. In basso a sinistra la chiesa degli Scalzi, a Verona, diroccata dalle bombe. In basso a destra ciò che restò a Mantova della Chiesa delle Filippine.



Uno dei più indiscriminati attacchi compiuti sulle città italiane era quello effettuato su Milano il 20 ottobre 1944, che provocava oltre 600 vittime. Ma il particolare più impressionante di questa incursione era la distruzione della scuola di Gorla, in un quartiere popolare alla periferia della città lombarda, con il conseguente massacro di circa 200 bambini di età inferiore ai dieci anni, uccisi con le proprie maestre mentre si recavano in un rifugio. Questo massacro, effettuato senza nessuna ragione specifica di carattere militare, doveva restare per lungo tempo nel ricordo dei superstiti e degli abitanti del luogo come uno dei momenti più terrificanti del conflitto. In alto a sinistra soldati, militi e vigili del fuoco alla ricerca di bambini ancora in vita sotto le macerie della scuola di Gorla. A destra la scuola dopo l'incursione. In basso i cadaveri degli scolaretti.

Da un calcolo effettuato nella RSI risultava che, in tutto l'anno 1944, l'Italia settentrionale aveva subito in totale 4.541 bombardamenti e 2.252 mitragliamenti, con 26.131 edifici interamente o parzialmente distrutti, 23.715 morti e 36.958 feriti. Nella foto in alto a sinistra un altro esempio di attacco aereo indiscriminato, il piroscafo Chioggia, in servizio passeggeri tra Venezia e Chioggia, affondato in pieno giorno da aerei nemici, uccidendo circa trecento persone. Analogamente, nello stesso periodo altri aerei americani mitragliavano un vaporetto sul Lago Sebino, provocando numerose vittime tra i passeggeri. A sinistra al centro ed in basso si prega davanti ai cadaveri dei passeggeri del Chioggia raccolti nello spiazzo di un cimitero. A destra in alto ed in basso alcuni cadaveri estratti dal vaporetto Chioggia, dopo l'affondamento su bassi fondali.


Dal 13 al 17 settembre 1944 si svolgeva la seconda conferenza di Quebec, presieduta da Roosevelt e da Churchill ed alla presenza dei generali britannici Brooke, Dill ed Ismay, dell'ammiraglio Cunningham, dei generali americani Marshall e Arnold e dell'ammiraglio King. Dopo una lunga relazione iniziale di Winston Churchill venivano trattati un certo numero di argomenti, fra cui la prosecuzione della campagna d'Italia, l'intervento britannico nei Balcani, la collaborazione anglo-americana nelle operazioni militari dello scacchiere dell'Asia sud-orientale, le zone di occupazione in Germania dopo la guerra e le limitazioni da imporre all'industria tedesca. Nella foto Churchill, Roosevelt e i capi militari alleati a Quebea.


Tra il 9 ed il 17 ottobre Churchill si recava in volo a Mosca e partecipava ad una serie di riunioni politiche e militari. Erano presenti, oltre il premier inglese, Stalin, Eden, Molotov, i generali Brooke ed Ismay per la Gran Bretagna. Deane per gli Stati Uniti e Antonov per l'Unione Sovietica. Gli argomenti trattati erano molteplici e scabrosi, come la deflnizione delle sfere d'influenza nei Balcani, il promesso intervento sovietico contro il Giappone, i difficili tentativi per indurre il primo ministro polacco del governo in esilio a Londra, Mikolajczyk, ad accettare le limitaazioni territoriali dei russi e le loro intrusioni politiche. Nella foto Churchill e Molotov, al centro, all'arrivo del primo ministro a Mosca.


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