2a Guerra Mondiale 1944-42


Agonia in Atlantico


Inno Svizzera 



Già dal mese di settembre truppe sovietiche provenienti dalla Romania, varcavano il confine ungherese penetrando in Transilvania. Successivamente altre unità vi entravano da nord e da est, attraversando la catena dei Carpazi. In seguito a questi avvenimenti, l'ammiraglio Horthy, Reggenti d'Ungheria, nei primi giorni di novembre del 1944, annunziava attraverso la radio che avrebbe chiesto l'armistizio agli Stati Unití, all'Unione Sovietica ed alla Gran Bretagna. Non appena conosciuta questa notizia, per ordine di Hitler, reparti di SS tedesche e gruppi di Croci Frecciate (formazioni fasciste ungheresi), compivano un colpo di Stato: l'ammiraglio Horthy veniva arrestato dai colonnello Otto Skorzeny (che aveva liberato Mussolini al Gran Sasso il 12 settembre 1943) e portato in Germania. Al suo posto assumeva la direzione del governo ungherese il capo delle Croci Frecciate, Szalasi. Nella foto a sinistra in alto l'ammiraglio Horthy. In basso il generale Tolbuchin, comandante dell'armata sovietica che avanzava verso nord lungo il confine jugoslavo-ungherese. In alto a destra il colonnello Otto Skorzeny. In basso a destra il cardinale Mindszenty, Primate d'Ungheria che dopo aver accolto come liberatrici le armate russe, fu imprigionato dagli stessi sovietici.


Mentre si verificavano questi mutamenti interni in Ungheria, il grosso della Armata di Malinovskij stava penetrando da oriente in territorio ungherese, attraverso i passi dei Carpazi. In seguito a questi tentativi si accendeva una violenta battaglia tra forze corazzate germaniche e sovietiche nella piana di Debreczen, nell'Ungheria orientale. Ma più a sud, altre forze provenienti dalla Romania e dalla Transilvania, compivano una profonda puntata attraverso la pustza nella zona del medio Tíbisco, dirigendo verso il Danubio e verso la capitale ungherese. Con questa iniziativa i russi giungevano a circa 60 km. da Budapest, costringendo così le truppe tedesche impegnate a Debreczen a ritirarsi rapidamente, per proteggere la capitale magiara e nello stesso tempo evitare di essere prese alle spalle e tagliate fuori. Nella foto in alto il tiro massiccio della artiglieria sovietica sullo schieramento tedesco visto da un osservatorio russo. Al centro pezzi sovietici da 152 mm. in azione. Nella foto in basso truppe sovietiche transitano fra le macerie di Debreczen. Sulla destra la carcassa di un carro pesante tedesco fuori combattimento.

Dopo la ritirata tedesca da Debreczen, iniziava, nei primi giorni del novembre 1944, la battaglia di Budapest. Ad essa partecipavano truppe germaniche, formazioni di volontari delle Croci Frecciate, molte unità dell'Esercito magiaro che erano restate a combattere contro i russi, reparti della polizia ungherese, che in buona parte era rimasta fedele al nuovo governo Szalasì. A queste forze militari o paramilitari si univa una parte della popolazione civile, appoggiando come poteva la resistenza contro gli invasori. Nella foto a sinistra in alto reparti sovietici armati di parabellum tentano di snidare tedeschi ed ungheresi da alcune case alla periferia di Budapest. A sinistra al centro caccia bombardiere russo tipo Stormovik in volo sulla capitale ungherese. A sinistra in basso una via di Budapest, trasfigurata dalla neve, dagli incedi e dalle macerie. A destra in alto soldati russi armati di parabellum e fucili mitragliatori in azione sui tetti delle case. A destra al centro reparti sovietici all'attacco nella periferia di Budapest. A destra in basso pezzo contraereo sovietico installato in una strada centrale della capitale ungherese.


Tra la seconda metà di novembre e la prima settimana di dicembre, mentre infuriava la battaglia davanti a Budapest, altre truppe sovietiche proseguivano l'avanzata nel restante territorio ungherese. A nord queste forze riuscivano a raggiungere, dopo violentissimi combattimenti, la ferrovia Miskolc-Budapest: a testimoniare la durezza della resistenza tedesca ed il numero dei contrattacchi, la città di Gyiingyos cambiava ben dieci volte occupante. Mentre l'armata del generale Malinovskij compiva queste operazioni e contemporaneamente investiva con attacco frontale Budapest, l'armata di Tolbuchin, proveniente dalla Jugoslavia, sconfinava nell'Ungheria meridionale, conquistando Pecs, Kaposzvar, Dombovar e Szekszard e raggiungendo il lago Balaton. Con queste operazioni la capitale ungherese veniva minacciata di accerchiamento da una tenaglia, la cui branca meridionale era mossa da Tolbuchin e quella settentrionale da Malinovskij. Nella foto in alto soldati russi avanzano cautamente nelle strade di Budapest. Nella foto in basso i reparti sovietici impegnati in aspri combattimenti, avanzano fra le case della capitale magiara.


Il 9 dicembre 1944 i primi reparti russi penetravano ad Ujpest, sobborgo orientale di Budapest, iniziando furibondi combattimenti per le strade, contro i tedeschi e gli ungheresi che difendevano la capitale casa per casa e strada per strada. Dopo quattro giorni, intanto, il 13 dicembre, mentre proseguivano gli scontri per le strade, forze russe provenienti da sud e da nord est si congiungevano occupando l'isola Csepel, ad ovest della capitale, che restava così tagliata fuori. Alla fine di dicembre e nella prima settimana di gennaio del 1945 i tedeschi compivano numerosi sforzi per sbloccare le unità rimaste rinchiuse dentro Budapest, ma senza riuscirvi. Mentre ciò avveniva, continuava la sanguinosa battaglia per le strade di Budapest, che proseguì fino all'ultimo uomo, trascinandosi fino al 13 febbraio 1945. Nella foto in alto prigionieri tedeschi ed ungheresi avviati verso oriente, attraverso il Danubio. Al centro lunghe file di profughi in fuga da Budapest prima della riunione delle due armate russe: sono civili, soldati ungheresi e soldati tedeschi. Nella foto in basso soldati sovietici transitano per un quartiere di Budapest già espugnato.


17 gennaio 1945. Proseguiva l'avanzata delle armate sovietiche in territorio polacco. Nel corso di questa offensiva, che vedeva i maggiori progressi in Rutenia, le truppe russe, provenienti dalla testa di ponte di Sandomierz raggiungevano e superavano la Wartha e conquistavano Chestakau, ai confini con la Slesia. Ma a metà del mese di gennaio anche le forze sovietiche del generale Zukov che agivano nella zona di Varsavia, riuscivano a rompere il fronte tedesco e ad avanzare oltre la Vistola. Il 17 dello stesso mese i russi entravano a Varsavia, facendosi precedere dai reparti polacchi dell'esercito comunista del generale Berling che si trovavano già dall'autunno del 1944 nel sobborgo Praga e non erano riusciti a recare aiuto agli insorti polacchi di Bor-Komorowski al di là del fiume. Nella foto in alto le truppe polacche di Berling, sfilano a Varsavia. Nella foto in basso altri reparti polacchi in marcia per le vie devastate della capitale, dotati di divise, elmetti ed armamento sovietici.


La Russia in guerra:
Grazie ai carri armati americani stiamo marciando su Berlino.

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