2a Guerra Mondiale 1944-41


La resa della Finlandia


Inno Surinam 


Nel settembre 1944, in seguito agli avvenimenti di Romania e Bulgaria, ed allo sbarco di reparti britannici in Grecia (di cui parleremo più avanti), le truppe germaniche evacuavano l'Albania e la Jugoslavia meridionale. Man mano che proseguiva la ritirata tedesca in territorio jugoslavo, le bande partigiane (in particolar modo quelle comuniste di Tito) che aumentavano rapidamente di importanza e si trasformavano gradatamente in esercito, assumevano il controllo del paese. In appoggio alle truppe di Tito giungevano ben presto le unità sovietiche che avevano attraversato tutta la Romania: l'incontro fra i due eserciti avveniva nella seconda metà di settembre a Turnu Severin ed alle Porte di Ferro, sul Danubio, al confine romeno. Russi e jugoslavi avanzano affiancati verso Belgrado, nella quale entravano il 20 ottobre, dopo che i tedeschi. ritirandosi combattendo attraverso le montagne della Serbia, avevano abbandonato la città. Nella foto in alte reparti sovietici entrano a Belgrado, applauditi dalla popolazione. Nella foto in basso le formazioni comuniste del maresciallo Tito nella capitale jugoslava, il 20 ottobre 1944.

A metà dell'anno 1944 la Marina tedesca, per riprendere l'iniziativa della battaglia dell'Atlantico, che le era stata strappata dai mezzi aeronavali avversari, aveva progettato ed iniziato a costruire nuovi tipi di sommergibili. Nell'autunno, con l'entrata in servizio delle nuove unità, cui venivano affiancati anche i vecchi tipi rimodernati (con l'adozione dello Schnorkel ed il rafforzamento delle armi contraeree), l'ammiraglio Dónitz lanciava una nuova offensiva, che doveva poi raggiungere la massima intensità nel successivo inverno 1944-1945. Ma neppure con questo nuovo sforzo i tedeschi riuscivano a capovolgere una situazione, ormai irrimediabilmente perduta: i successi, innegabili, erano però insignificanti se posti a confronto con la gigantesca disponibilità navale avversaria. Uno dei maggiori ostacoli che si frapponevano nell'autunno del 1944 all'attività degli U. Boote era il ritmo ridotto di produzione, causa i bombardamenti aerei; in questo periodo i cantieri navali tedeschi consegnavano alla Kriegsmarine solo 65 sommergibili sui 290 previsti. A sinistra in alto vedetta tedesca nei mari artici. A sinistra in basso un U-Boot in navigazione. A destra i sommergibili tedeschi impiegavano minuscoli elicotteri per l'avvistamento del naviglio nemico.

Agonia in Atlantico




Inizialmente, l'offensiva autunnale dei sommergibili tedeschi otteneva risultati modesti nelle cifre degli affondamenti del naviglio nemico, ma verso la fine del 1944 questi risultati andavano crescendo rapidamente, tali da indurre il Comando Supremo tedesco a sperare in una ripresa favorevole della battaglia dell'Atlantico. In settembre la tabella degli affondamenti segnava 8 navi per complessive 44.805 tonnellate; nel mese successivo si registrava un calo, fino a 4 unità per 11.668 tonnellate. Nel mese di novembre vi era una ripresa e gli U. Boote affondavano 9 navi per 37.980 tonnellate complessive. Il risultato più alto, che non venne mai più superato fino al termine del conflitto, era quello relativo a dicembre: 26 navi per 134.913 tonnellate. Nella foto in alto la portaerei di scorta americana Block Islanda silurata da un U-Boote durante l'attacco ad un convoglio nell'Atlantico settentrionale. In basso un sommergibile tedesco colpito e costretto ad emergere da una salva di bombe.

8 settembre 1944. Dopo circa una settimana di rallentamento dei bombardamenti con le V. 1 cadeva su Londra la prima V. 2. Questo ordigno, contrariamente alla V. 1, era una bomba razzo che in 3 o 4 minuti (alla velocità massima di 6.500, km/h) superava. compiendo una gigantesca parabola, i 320 km. in linea d'aria che la separavano dall'obbiettivo. La bomba era guidata dapprima con segnali radio, poi con controlli automatici; con questi mezzi saliva fino a circa 80 km. di altezza, poi cadeva, completamente libera, verso la meta prescelta. Tutti i calcoli per il tiro si limitavano quindi ad imprimerle la velocità voluta ed a farle toccare il vertice della parabola nel punto esatto in cui, cadendo come proiettile inerte, sarebbe giunta sull'obbiettivo. Il peso della V. 2 era di quasi 13 tonnellate, delle quali 1 di esplosivo. Fino al termine del conflitto, ne vennero lanciate circa 1.300, delle quali 500 cadevano su Londra ed un numero minore su Anversa, Liegi e Bruxelles. A sinistra in alto V. 2 in volo ascensionale, poco dopo il lancio. A sinistra in basso bomba razzo in partenza dalla rampa di lancio. A destra (in alto) una V. 2 con la caratteristica scia di fumo in volo sul territorio britannico ed (in basso) un caccia inglese che tenta di intercettarla.


Dopo gli attacchi dei sommergibili tascabili britannici, che l'avevano messa fuori combattimento, la nave da battaglia tedesca Tirpitz, di 42.000 tonnellate, veniva rimorchiata nel fjord di Tromso. Qui veniva fatta segno a violenti attacchi aerei inglesi ed alla fine del 1944 veniva gravemente colpita e distrutta. La più grande nave da guerra della Marina germanica, centrata da bombe di 12.000 libbre si abbatteva su un fianco e si appoggiava sui bassi fondali di Tromso. Dopo l'affondamento della Tirpitz, la Germania restava priva di grandi unità della categoria navi da battaglia o incrociatori, limitando praticamente la sua disponibilità di unità da guerra alla isola flotta sottomarina. Tutte le navi di superficie, ad eccezione di qualche silurante o di unità maggiori distrutte nei porti o nei bacini, erano affondate. In alto una bomba da 12.000 libbre del tipo usato contro la Tirpitz. Al centro l'unità tedesca centrata. In basso la Tìrpitz adagiata su un fianco, sui fondali di Tromso.


Nell'autunno del 1944, essendo minacciato da vicino il territorio germanico, Hitler istituiva il Volksturm (esercito del popolo) formato da tutti gli uomini tra i 16 ed i 60 anni non ancora inquadrati nella Wehrmacht. Di queste formazioni, in particolar modo quelle costituite dai giovanissimi della Hitler-Jugend si battevano valorosamente, specie per quanto riguarda la lotta contro i carri armati, condotta con l'impiego del Panzerfaust e del Panzerschreck. In parte con l'impiego di queste unità, il Comando tedesco riusciva a frenare l'avanzata sovietica ai confini della Prussia Orientale, costringendo le due Armate sovietiche dei generali Rokossowski e Cerniakovskij a segnare il passo per tutto il mese di dicembre 1944 e per i primi di gennaio 1945. Nello stesso periodo proseguiva a posizioni praticamente immutate la resistenza tedesca in Curlandia, investita dall'Armata del generale Bagramian e nella zona di Varsavia, dove attaccavano l'armata di Zukov a nord e quella di Koniev più a sud. Nella foto in alto Hitler decora di Croce di Ferro di II classe alcuni giovanissimi del Volksturm appartenenti alle formazioni corazzate SS Hitler-Jugend. Nella foto in basso gli anziani del Volksturm. Notare il moschetto di fabbricazione italiana.


Tra la fine di dicembre e l'inizio di gennaio le truppe sovietiche dilagavano per la regione danubiano-balcanica e per quella carpatico-polacca.
Nella prima zona l'offensiva era condotta da tre armate sovietiche: quella di Petrov, diretta alla Cecoslovacchia, attraverso la Rutenia meridionale e le montagne carpatiche; quella di Malinovskij in Ungheria; l'Armata di Tolbuchin in Jugoslavia, appoggiata dai partigiani di Tito. Nella Polonia meridionale invece agiva l'Armata Koniev che nei primi giorni del gennaio 1945, dopo violenti scontri, riusciva a spezzare il fronte germanico ad occidente di Sandomierz ed a conquistare ampi territori. Con l'avanzata russa, in questo settore del fronte orientale veniva ad essere ormai minacciato da vicino un altro territorio tedesco: la Slesia. Nella foto in alto contrattacco di carri pesanti tedeschi PZ. IV, di fanterie e di mezzi semicingolati, compiuto sotto il fuoco delle artiglierie sovietiche. In basso una eccezionale foto, ripresa dalla feritoia di un carro russo; una batteria di anticarro tedeschi da 37 mm. in azione, a brevissima distanza, tenta inutilmente di arrestare la marcia del colosso d'acciaio.


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