2a Guerra Mondiale 1944-39


Fine della flotta Nipponica


Inno Sudan 



Nello stesso momento in cui le forze di Shima e Nishimura si ritiravano disfatte, la II Flotta dell'ammiraglio Kurita (che era stato avvisato della sconfitta dei propri colleghi a Surigao), superato lo stretto di S. Bernardino, navigava verso il golfo di Leyte. Alle 6,30 avvistava navi nemiche, scambiandole per una grossa Task Force: si trattava invece di 6 portaerei di scorta e 7 cacciatorpediniere, agli ordini dell'ammiraglio Sprague. Kurita disponeva invece di 4 corazzate (fra cui la più grande del mondo, la Yamato, armata di pezzi da 457 mm. calibro superiore a tutti quelli usati in marina), 8 incrociatori e 11 cacciatorpediniere. Alle 6,59 la Yamato apriva il fuoco da 31 mila metri. Nella foto in alto una corazzata portaerei giapponese del tipo Ise, in azione durante la battaglia delle Filippine. La scarsità di naviglio portaerei aveva obbligato i giapponesi a trasformare la parte poppiera di alcune vecchie corazzate, adattandovi un breve ponte di volo per il lancio di qualche aereo da caccia. In basso a sinistra incendio a bordo di una portaerei americana colpita. Nella foto in basso a destra gli ammiragli americani Halsey (a sinistra) e Kinkaid (a destra), rispettivi comandanti della III e VII Flotta degli Stati Uniti.



Appena avvistata la Flotta giapponese, il piccolo gruppo americano, in cui regnava la confusione per la sorpresa, si ritirava a tutta velocità verso sud. L'ammiraglio Kurita, invece di dirigere verso il golfo di Leyte ed attaccare la zona di sbarco, inseguiva le unità di Sprague, avendole sopravalutate. Intanto l'ammiraglio Halsey, avvisato del pericolo, dava ordine al Task Group 38.1 (che aveva lasciato Ulithi) di accorrere sul posto. Ma prima che ciò avvenisse, le navi giapponesi si avvicinavano sempre di più alle piccole unità americane. Queste tentavano di reagire con gli apparecchi leggeri, riuscendo a colpire con spezzoni, la corazzata nipponica Kongo. In alto la Kongo colpita da aerei. In basso a sinistra bombardieri americani sulla flotta giapponese. In basso a destra una corazzata giapponese sotto il tiro di grosse bombe.


Alle 7,20 del 25 ottobre le navi di Sprague attraversavano il momento più drammatico: quasi raggiunte dalla Flotta di Kurita, lanciavano all'attacco i propri cacciatorpediniere, che colpivano gli incrociatori Kumano e Chikuma, ma perdevano tre unità affondate dal fuoco giapponese. Dopo un'ora affondava un'altra nave americana, la porta-aerei di scorta Gambier Bay. Ma alla stessa ora iniziavano i primi attacchi aerei delle altre forze americane che giungevano in soccorso e Kurita ordinava alle proprie unità di ritirarsi verso nord. Veniva colpito da una bomba di aereo l'incrociatore Chokai. In alto da una portaerei americana si assiste alla fine della Gambier Bay. In basso la Gambier Bay, colpita dalle cannonate nipponiche, si inclina su un fianco, mentre un cacciatorpediniere attacca le unità giapponesi.


Nella stessa mattinata del 25 ottobre, mentre si svolgeva la battaglia del golfo di Leyte, gli aerei della Task Force 38 iniziavano l'attacco contro la III Flotta giapponese dell'ammiraglio Ozawa, che provenendo dal nord era giunta all'altezza di Capo Engatio, ad est dell'isola di Luzon. La prima ondata di attacco giungeva alle ore 8,30, ed affondava la portaerei giapponese Chitose, danneggiando la Zuikaku, la Zuiho e la Chiyoda. Alle 11 seguiva una nuova ondata, che centrava nuovamente le navi già colpite ed affondava un cacciatorpediniere. Dopo questo attacco, l'ammiraglio Ozawa, iniziava il ripiegamento verso nord. In alto portaerei americana inquadrata dal tiro nipponico. L'eccezionale foto è stata eseguita attraverso il fumo di un'altra unità danneggiata. In basso la portaerei St. Ló colpita da un kamikaze.


Sulla Flotta di Ozawa seguivano successivamente altri attacchi aerei americani, che affondavano la portaerei pesante Zuikaku e la leggera Zuiho. Dopo queste perdite le superstiti unità della III Flotta nipponica continuavano a ritirarsi senza altri danni verso nord ovest. Nello stesso tempo avveniva il ripiegamento della II Flotta di Kurita che era però costretta ad auto-affondare gli incrociatori Chokai e Chikuma, gravemente colpiti, perchè ormai nella pratica impossibilità di navigare. Nella foto in alto la nave portaerei nipponica Zuiho, colpita da aerei americani mentre naviga a tutta velocità verso nord. In basso navi giapponesi in evoluzione per evitare attacchi aerei americani; a sinistra, nella foto, una portaerei pesante del tipo Zulkaku colpita; a destra una corazzata della classe Kongo.


Un ultimo attacco contro le unità di Kurita assottigliava nuovamente l'entità della II Flotta: l'incrociatore pesante Suzuya veniva gravemente colpito ed era affondato dall'equipaggio. I giapponesi riuscivano a rispondere con una certa efficacia a questi colpi solo con lo impiego di kamikaze, che riuscivano ad affondare, tra Samare Leyte, le navi portaerei americane Santee e St. Lo. La sera del 25 ottobre terminavano i combattimenti dell'ultima grande battaglia navale cui partecipava la flotta giapponese. Le perdite spaventose che essa aveva subito la cancellavano praticamente dai mari: 3 corazzate, 4 portaerei, 10 incrociatori e 11 cacciatorpediniere affondati. Le perdite americane invece si limitavano a 4 portaerei leggere o di scorta e 3 cacciatorpediniere. Nella foto in alto la nave portaerei pesante giapponese Zuikaku sottoposta ad attacco degli aerosiluranti americani. Notare l'enorme massa di fumo che esce dallo squarcio di un siluro a poppa dell'unità. Nella foto in basso la Zuikaku gravemente colpita da numerose bombe e vari siluri, poco prima di affondare.


L'America in guerra:  ritorno alle origini.

La battaglia d'Ungheria



Se l'offensiva russa fino all'autunno del 1944 aveva causato soprattutto la caduta del fronte tedesco centro-settentrionale, e la riconquista da parte dei russi degli ultimi lembi di territorio nazionale ancora in mano germanica, il periodo che va dall'autunno del 1944 ai primi giorni del gennaio 1945 veniva caratterizzato principalmente dal crollo del fronte meridionale e dalla perdita della Balcania per le truppe tedesche. A questo fatto ed alla uscita del conflitto della Finlandia e di tutti i Paesi balcanici aderenti all'Asse, si aggiungeva la minaccia del territorio nazionale tedesco, dapprima in Prussia Orientale, con penetrazione russa in alcuni lembi della regione, poi anche in Slesia, per la marcia di avvicinamento compiuta dalle forze russe che avevano attraversato la Rutenia polacca. Nella cartina il territorio compreso tra la Prussia Orientale e la Bulgaria, teatro delle operazioni militari e degli avvenimenti politici dell'autunno-inverno 1944-1945,

LA BATTAGLIA D'UNGHERIA

Mentre l'offensiva sovietica condotta prima dell'autunno del 1944 aveva ottenuto il risultato di far cadere il fronte tedesco centro-settentrionale e di raggiungere i paesi baltici e la Polonia il successivo periodo, fino al gennaio 1945, segnava invece l'invasione della Balcania e nello stesso tempo la prima penetrazione sovietica sul suolo tedesco della Prussia Orientale. Tra la fine di agosto e l'inizio di settembre del 1944 le forze russe degli eserciti del nord dilagavano in Estonia, Lettonia e Lituania, costringendo le truppe, tedesche a ritirarsi intorno a Riga, nelle isole di Dagli ed Osel ed in Curlandia, dove queste irrigidivano in una tenace resistenza. A settembre poi i russi sbarcavano nelle isole di Daga ed Osel, impegnando aspri combattimenti con i reparti germanici. La penetrazione delle armate sovietiche nei paesi baltici portava la minaccia di invasione a diretto contatto col confine tedesco. Il 25 agosto i primi reparti sovietici penetravano in territorio germanico nella zona di Schirwindt, in Prussia Orientale, ma venivano arrestati dalla accanita resistenza della Werhrmacht, decisa a difendere a oltranza il territorio nazionale. Tra il settembre e l'ottobre i sovietici registravano altri successi su tutto il fronte, avanzando in Romania, nella Polonia meridionale e conquistavano Riga, il 12 ottobre. Nella seconda metà di ottobre riuscivano ad allargare ed approfondire la penetrazione in Prussia Orientale, minacciando di accerchiamento la zona del Laghi Masuri. Ma tra il l e il 3 novembre 1944, una violenta controffensiva tedesca riusciva, nonostante la schiacciante superiorità sovietica, a stornare la minaccia, riconquistando il centro di Goldap e respingendo tre armate russe ed oltre 500 carri. Dopo questo fatto d'arme, nonostante i continui combattimenti ed i continui attacchi e contrattacchi delle due parti la linea del fronte al confine della Prussia Orientale restava stazionaria per tutto il novembre ed il dicembre 1944 e per la prima metà di gennaio 1945. A questa accanita resistenza tedesca contribuivano parzialmente le formazioni del Volksturm, milizia formata con tutti gli uomini disponibili dai 16 ai 60 anni. Alla metà di settembre, dopo lunghe trattative, la Finlandia, che era stata nuovamente invasa dai russi, firmava un armistizio, ritirandosi dalla lotta. In seguito a ciò, essa si impegnava di far sgomberare il proprio territorio dai tedeschi entro 25 giorni. Avendo i reparti germanici ritardato la partenza oltre tale termine, sorgevano sul suolo finnico scontri tra russi e tedeschi, che si concludevano poi con il ritiro di questi ultimi verso la Norvegia. Nello stesso periodo dell'armistizio finlandese, anche la Romania usciva dalla guerra. Re Michele, arrestati improvvisamente gli esponenti fascisti ed i capi della Guardia di Ferro, firmava un armistizio, per il quale si impegnava a dichiarare guerra alla Germania affiancando il proprio esercito a quello sovietico. Così le truppe germaniche, per evitare di essere prese fra due fuochi, abbandonavano il paese. Un fatto analogo si verificava in Bulgaria. Nell'autunno e poi nell'inverno del 1944 i tedeschi riprendevano con i nuovi tipi di sommergibili la loro offensiva sottomarina in Atlantico. Ma per effetto dei bombardamenti la produzione degli U. Boote era in costante diminuzione, mentre quella del naviglio avversario in vertiginoso aumento. Per questi motivi i successi degli U. Boote in questo scorcio di tempo, pur segnando una netta ripresa, non erano decisivi. L'8 settembre 1944 iniziava il lancio su Londra delle bombe razzo V. 2, che segnavano un notevole progresso sulle bombe volanti V. 1, ma tali però da non rappresentare se non una insufficiente rappresaglia ai bombardamenti sulla Germania. Nei primi giorni del novembre 1944 anche l'Ungheria, i cui territori di confine erano stati già invasi dal mese di settembre, defezionava dal campo dell'Asse. In quei giorni infatti, il Reggente d'Ungheria, Ammiraglio Horthy, annunciava alla radio che avrebbe chiesto un armistizio. A questa notizia reparti della SS tedesche e di Croci Frecciate (formazioni fasciste ungheresi) si impadronivano del potere; Horthy veniva arrestato dal colonnello Skorzeny e condotto in Germania; al suo posto saliva al governo magiaro il capo delle Croci Frecciate, Szàlasi. Mentre questo avveniva a Budapest, nell'Ungheria orientale, a Debreczen, si svolgeva una violenta battaglia fra mezzi corazzati tedeschi e sovietici. Per riuscire a respingere i tedeschi da Debreczen che bloccavano gli accessi orientali alla pianura magiara, forti unità sovietiche provenienti dalla Romania compivano una puntata verso nord ovest, giungendo a soli 80 km. da Budapest. Ciò costringeva í tedeschi a ritirarsi rapidamente sulla capitale ungherese rimasta scoperta, ed evitare, tra l'altro, d'essere presi alle spalle. Nei primi giorni di novembre iniziava la battaglia per Budapest. Truppe germaniche e magiare, appoggiate anche da volontari civili e dalle formazioni delle Croci Frecciate conducevano un'epica resistenza che doveva durare oltre tre mesi. Più a nord intanto, nella Polonia meridionale e Centrale, i sovietici registravano altri successi. In Rutenia infatti, nei mesi di dicembre ed all'inizio di gennaio essi guadagnavano ampio terreno, giungendo a minacciare da vicino il confine tedesco della Slesia. Nella Polonia centrale invece, dopo mesi di lotta nei sobborghi orientali e nei dintorni di Varsavia, le truppe russe riuscivano finalmente, il 17 gennaio 1945, a superare la Vistola e ad impadronirsi della città.


Dopo le operazioni offensive sovietiche condotte fino all'autunno del 1944, che avevano visto il crollo del fronte tedesco settentrionale e centrale e l'avanzata dei russi in territorio polacco, nei mesi successivi e fino al gennaio dell'anno 1945, la guerra sul fronte orientale veniva caratterizzata dall'invasione dei primi territori tedeschi in Prussia Orientale e dalla conquista di buona parte della regione balcanico-carpatica da parte delle truppe sovietiche. Alla fine di agosto del 1944 tutto il fronte orientale era in movimento e l'offensiva sovietica, dagli inizi dell'anno proseguiva ormai pressoché ininterrotta, avendo scarsissima importanza e durata i brevi intervalli necessari alle forze russe per riordinare le proprie unità e concedere un minimo di riposo alle truppe. Nella foto in alto semoventi sovietici SU. 152 armati con pezzi da 152 mm. Questi mezzi, molto impiegati dai russi negli ultimi tempi della guerra, venivano usati sia come cannoni d'assalto, in appoggio alle fanterie ed ai carri, sia come artiglieria semovente, in grandi masse accentrate. Nella foto in basso fanterie sovietiche scattano all'attacco.


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