2a Guerra Mondiale 1944-38


L'attacco alle Filippine


Inno Kiribati 


Dopo due giorni di sosta nel golfo di Leyte e sugli isolotti posti all'entrata di esso, le forze americane sbarcavano sulle spiagge dell'isola il 20 ottobre, incontrando leggera resistenza. Prendevano terra in breve due Corpi d'Armata, nella zona compresa tra Tacloban e Dulag. Queste truppe erano appoggiate da numerosi mezzi corazzati, che erano stati trasportati da una vera e propria flotta di 151 navi da sbarco carri armati. Ciò costituiva una novità su tutte le precedenti operazioni anfibie nel Pacifico, svolte fino ad allora contro piccole isole dove era impossibile un vasto impiego di carri. In alto mezzi e truppe vengono smistati verso l'interno di Leyte. In basso truppe sulle spiagge di Leyte.


Le forze nipponiche di stanza a Leyte, pur essendo state rinforzate, non erano sufficienti a respingere subito lo sbarco, poiché esse costituivano solo una parte delle unità disperse per tutto l'immenso territorio filippino. Appena il Comando giapponese si rendeva conto della esatta zona di sbarco americana, rinforzava le proprie posizioni in quel settore, in modo da permettere qualche graduale accrescimento della resistenza contro gli invasori. A questo scopo venivano impiegati fino alla quasi totale consunzione il I° e II° Corpo kamikaze (dei quali parleremo più avanti). Le unità giapponesi delle Filippine erano raggruppate nel XIV Gruppo di Armate, forte di 225.000 uomini al comando del maresciallo Terauchi. In alto carri Sherman e fanterie avanzano. In basso grossi mezzi americani da sbarco nell'isola di Leyte.

Fine della flotta Nipponica




Il Gran Quartier Generale nipponico, per respingere l'attacco alle Filippine, ordinava alla flotta dì uscire in mare ed andare contro il nemico, in quella che sarebbe stata l'ultima grande battaglia navale combattuta dal Giappone. Le unità navali giapponesi si suddividevano in tre grandi gruppi: la III Flotta dell'ammiraglio Ozawa, di base nel Mare Interno (arcipelago metropolitano giapponese), la II Flotta dell'ammiraglio Kurita, di base fra Singapore e Lingga e la V Flotta dell'ammiraglio Shima nelle isole Ryu Kyu. Di queste la III, giungendo da nord nelle acque ad oriente di Luzon, avrebbe dovuto attirare il grosso delle navi da guerra americane, mentre le altre due, provenienti dall'Indonesia, avrebbero attraversato l'arcipelago filippino al centro e sarebbero piombate da nord e da sud sulla flotta di sbarco americana, distruggendola. Ma questo piano trovava fino dagli inizi gravi ostacoli. Il 23 ottobre la flotta di Kurita veniva attaccata presso Palawan dai sommergibili americani Dace e Darter che affondavano 2 incrociatori (fra cui Atago, nave ammiraglia) e ne colpivano un altro. In questa azione andava perduto il Darter, incagliatosi e distrutto dall'equipaggio che passava sull'unità gemella. In alto il smg. Dace. Al centro l'incrociatore Atago. In basso la corazzata Yamato della flotta di Kurita, sottoposta ad attacchi aerei americani.


La II Flotta dell'ammiraglio Kurita (da cui si era staccato il gruppo Nishimura) inviato a rinforzare la V Flotta, rimasta con 5 corazzate, 9 incrociatori e 15 cacciatorpediniere, continuava la navigazione tra le isole occidentali Filippine, verso lo stretto di S. Bernardino (tra Luzon e Samar). Durante questa navigazione, la forza navale nipponica veniva attaccata da centinaia di apparecchi americani, che affondavano la supercorazzata Musashi (gemella della Yamato) e colpivano un incrociatore, obbligandolo a ritirarsi. Da parte loro i giapponesi, con gli aerei terrestri ed i kamikaze, attaccavano il Task Group 38.3, affondando la portaerei leggera Princeton e colpendo gravemente l'incrociatore e 3 cacciatorpediniere. Anche gli aerei imbarcati partecipavano alle operazioni, ma in buona parte erano costretti ad atterrare nelle isole, lasciando le navi di Kurita con soli 25 aerei. Frattanto il grosso americano andava verso nord ad incontrare l'ammiraglio Ozawa (ritenuto il principale obbiettivo giapponese), lasciando scoperto per un errore di trasmissione di ordini, lo stretto di S. Bernardino. Nella foto in alto silurante nipponica attaccata da un bombardiere americano. In basso il caccia giapponese centrato in pieno; notare nel cerchio di sinistra una bomba che sta raggiungendo l'unità ed in quello di destra un uomo scaraventato in mare dalla violenza dell'esplosione.


Il grosso americano in navigazione verso nord, era costituito dai Task Graupes 38.2, 38.3, 38.4 della TF. 38; il Task Group 38.1, in rifornimento ad Ulithi, si apprestava a raggiungere gli altri. La VII Flotta americana dell'ammiraglio Kinkaid era posta invece all'agguato davanti allo stretto di Surigao, a sud del golfo di Leyte, dove era attesa la V Flotta dell'ammiraglio Shima ed il Gruppo Nishimura. Davanti, alle coste di Leyte erano le navi da sbarco e da trasporto ed alcune portaerei di scorta, inadatte al combattimento contro unità navali. Proprio contro queste ultime sarebbe giunta la Maggiore flotta nipponica. Nella foto in alto la corazzata Fuso, affondata con la gemella Yamashiro, nello stretto di Surigao. In basso una grossa portaerei nipponica colpita da apparecchi americani.


25 ottobre 1944. Il piano giapponese prevedeva l'azione contemporanea delle due forze navali centrale (II Flotta) e meridionale (V Flotta e Gruppo Nishimura) riunite. Ma essendo la II Flotta ritardata dagli attacchi aerei, l'ammiraglio Shima decideva di non attendere ed attaccare combattimento notturno con le proprie forze. Alle ore 1,30 il gruppo Nishimura, avanguardia della V Flotta giungeva all'imboccatura dello stretto di Surigao; l'incrociatore Mogami, inviato in esplorazione, tornava senza aver scorto il nemico. La VII Flotta americana era schierata all'uscita dello stretto in tre linee perpendicolari: prima 39 motosiluranti, poi 26 caccia, quindi le grosse unità (6 corazzate ed 8 incrociatori). In alto un incrociatore della classe Kumano colpito da aerei americani. In basso una portaerei USA sotto attacco aereo.


Appena il Gruppo Nishimura si avventurava nello stretto di Surigao, veniva attaccato dalle motosiluranti americane, le quali però fallivano tutti i bersagli. Allora intervenivano i cacciatorpediniere che riuscivano invece ad affondare con siluri la corazzata Yamashiro. Poco dopo l'altra corazzata, la Fuso, e 3 cacciatorpediniere nipponici, venivano affondate dal tiro delle corazzate di Kinkaid. Le sole navi giapponesi superstiti del Gruppo Nishimura, l'incrociatore Mogami ed il cacciatorpediniere Shigure, si ritiravano; ma il Mogami entrava in collisione con l'incrociatore Nachi, nave ammiraglia della V Flotta che stava entrando in azione. In alto portaerei americane in navigazione nelle acque delle Filippine. In basso atterraggio di fortuna di un aereo americano danneggiato, effettuato con un solo carrello.


Oltre al danno della collisione, la Flotta dell'ammiraglio Shima ne subiva un altro per il danneggiamento dell'incrociatore Abukuma ad opera di una motosilurante nemica. Poco dopo la V Flotta si ritirava dal luogo dello scontro e durante il ripiegamento, alle prime ore della alba, veniva attaccata da apparecchi americani. Il Mogami, già danneggiato per la collisione, veniva così gravemente colpito ed era affondato dall'equipaggio. La stessa sorte subiva l'Abukuma, anch'esso incapace di navigare per i danni subiti. Ridotti a pochi cacciatorpediniere e ad un incrociatore, i resti della V Flotta nipponica e del Gruppo Nishimura riuscivano infine a riparare nel porto di Coron, base di appoggio a nord est di Palawan. Nella foto in alto una porta-aerei americana sullo sfondo ed un apparecchio nipponico abbattuto in fiamme in primo piano. Nella foto in basso il fortunoso atterraggio di un cacciabombardiere danneggiato su una portaerei americana.


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