2a Guerra Mondiale 1944-37


Lo sbarco alle Palau


Inno Burkina_faso 


Terminata con la caduta di Tinian e Guam la conquista delle isole Marianne, gli americani si accinsero all'occupazione delle isole Palau (Peleliu Angaur e Babelthuap), dell'isola di Yap e di Ulithi. Ma queste isole, sebbene difese da forti guarnigioni, circa 74.000 uomini in tutto, furono espugnate facilmente dalle forze U.S.A. In alto un ricognitore sorvola i mezzi anfibi ad Angaur. In basso i marines in azione a Peleliu.


15 settembre 1944. A queste operazioni veniva destinata la V Flotta Americana (ammiraglio Spruance) e la relativa Task Force 58, che assumevano, allo scopo di ingannare i giapponesi, le rispettive denominazioni di III Flotta e TF. 38, passando al comando dell'ammiraglio Halsey. Essa entrava in fase operativa il 26 agosto, allineando 800 navi, 1.600 aerei, 28.400 marines e 19.000 uomini dell'esercito. Dopo una serie di bombardamenti sugli obbiettivi di sbarco e sulle isole Filippine meridionali, il 15 settembre avveniva l'attacco anfibio contro Peleliu (isola principale delle Palau) e Morotai, incontrando una resistenza sensibile, ma non eccessiva, da parte dei locali presidi nipponici. Due giorni dopo veniva attaccata ed occupata Angaur. Nella foto in alto l'attacco americano a Peleliu. In basso: i marines prendono terra a Morotai.



12 ottobre 1944. Dopo le operazioni anfibie del mese di settembre le forze americane si apprestavano ad attaccare le Filippine. Come protezione indiretta allo sbarco, veniva lanciata una violenta offensiva aerea contro Formosa e le isole Pescadores dove avevano base 450 aerei nipponici dell'Esercito e la metą delle forze aeree appartenenti a due divisioni portaerei di stanza nel territorio metropolitano giapponese. Per impedire la distruzione al suolo di questi apparecchi, che costituivano il nerbo della III Flotta nipponica del Nord-Pacifico, i difensori ingaggiavano una violenta battaglia contro le unitą aeronavali americane attaccanti. Nella foto in alto una superfortezza americana B. 29 sgancia il suo carico su un aeroporto di Formosa. Questi apparecchi, derivati dal B.17 apparirono per la prima volta sul fronte del Pacifico nell'autunno del 1944. In basso a sinistra nave giapponese centrata presso Formosa. A destra roghi di idrovolanti nipponici lungo le coste di Formosa.


La battaglia aerea di Formosa durava quattro giorni e si concludeva con una grave sconfitta nipponica. I piloti giapponesi affrontavano gli americani con grande decisione e sprezzo del pericolo, ma la superioritą numerica avversaria, la qualitą superiore degli apparecchi americani ed il migliore addestramento dei loro piloti, che non avevano subito nelle battaglie precedenti la spaventosa falcidia cui erano stati sottoposti gli aviatori del Tenno (per cui venivano impiegati non di rado uomini da poco usciti dalle scuole aeree), portavano le forze nipponiche al disastro: 650 apparecchi andavano perduti, contro solo 76 americani. Con questa battaglia, la III Flotta del Nord-Pacifico, comandata dall'ammiraglio Ozawa, restava con 116 aerei imbarcati sulle proprie quattro navi portaerei. Durante la battaglia di Formosa i giapponesi inoltre tentavano di distruggere la forza navale americana che conduceva l'attacco ed in questo intento impiegavano anche Kamikaze (gli aerei suicidi), ma i risultati erano di scarso valore: 2. incrociatori colpiti da siluro, che venivano rimorchiati dagli americani ad Ulithi. Nella foto in alto la flotta americana nelle acque di Formosa, attaccata da aerei nipponici. Al centro le installazioni di un aeroporto bruciano. In basso aerei giapponesi incendiati al suolo.

L'attacco alle Filippine




Prima ancora della battaglia di Formosa, gli americani avevano iniziato un periodico martellamento delle basi delle Filippine; il periodo pił intenso era stato tra il 31 agosto ed il 24 settembre, con la distruzione di 1.000 aerei e 150 navi nipponiche e la perdita di 114 apparecchi statunitensi. Con i primi giorni di ottobre gli attacchi sulle Filippine venivano intensificati. Intanto si andavano apprestando le forze americane che avrebbero compiuto l'assalto anfibio contro le Filippine, al comando del generale Mac Arthur. Esse si componevano della VI Armata dell'Esercito forte di 200.000 uomini (generale Krueger), della VII Flotta dell'ammiraglio Kinkaid e della III Flotta agli ordini dell'ammiraglio Halsey. In totale le forze navali americane contavano 34 portaerei, 12 navi da battaglia, oltre 130 unitą minori e 748 navi da trasporto e da sbarco. In alto la flotta americana di invasione in navigazione verso le Filippine. In basso unitą navali nipponiche sotto attacco aereo a Leyte.


Nel mese di ottobre, nell'imminenza dello sbarco sulle isole Filippine, era iniziata anche una azione neutralizzatrice delle forze aeree e navali americane contro Okinalara, incontrando anche su questa base una violenta reazione delle batterie degli aerei e dei Kamikaze giapponesi. Con gli attacchi aeronavali sugli obbiettivi delle Filippine, di Formosa e di Okinawa, la preparazione americana allo sbarco era completa e tutte le basi giapponesi poste in un ampio raggio dalla zona di sbarco erano neutralizzate. Alla metą del mese di ottobre la gigantesca flotta di invasione, composta di circa 1.000 navi, lasciava le proprie basi dirigendo verso le coste orientali delle isole del centro delle Filippine. Nella foto in alto unitą da sbarco americane si apprestano ad assalire le spiagge di Leyte, protette alla vista delle postazioni costiere nipponiche da cortine fumogene e dalle esplosioni dei bombardamenti. In basso i mezzi da sbarco americani durante la corsa finale verso le coste dell'isola di Leyte.


17 ottobre 1944. Le forze americane d'invasione raggiungendo il golfo dell'isola di Leyte, al centro dell'arcipelago, vi penetravano ed occupavano gli isolotti all'entrata del golfo. La reazione costiera ed aerea giapponese non era sensibile all'inizio e cresceva di intensitą solo in un secondo tempo. Le navi ausiliarie della VII Flotta effettuavano il dragaggio delle mine nei canali di accesso al golfo e rimuovevano gli ostacoli antisbarco posti nelle vicinanze delle spiagge. Sgomberate le acque di Leyte, entravano nel golfo ben 138 navi della flotta di invasione. Nella foto in alto unitą da sbarco americane munite di rastrelliere (le rampe di lancio multiple affiancate) per razzi lungo tutti i fianchi lanciano le copiose salve dei propri ordigni contro le spiagge da sbarco. Nella foto in basso uomini e mezzi americani, sulle coste del golfo di Leyte.

 


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