| LA FINE DELLA FLOTTA NIPPONICA
Dopo gli sbarchi a Tinian e Guam la battaglia per le isole Marianne si era protratta ancora per pochi giorni, anche se violentissima. La resistenza a Tinian aveva termine il 1° agosto, dopo che i giapponesi avevano perduto 8.000 morti e 225 prigionieri. A Guam i combattimenti cessavano dieci giorni dopo, con la quasi totale distruzione del presidio nipponico (10.791 morti e 88 prigionieri).
Terminata la conquista delle Marianne gli americani preparavano
l'attacco alle isole Morotai, Angaur, Peau, Yap e Ulithi, che costituivano basi avanzate giapponesi a protezione delle Filippine meridionali. Per tale azione veniva impiegata la
V Flotta dell'ammiraglio Spruance, che per l'occasione assumeva la denominazione di
III Flotta e passava al comando dell'ammiraglio Halsey; anche la Task Force 58 mutava denominazione in
TF. 38. Questo cambiamento era effettuato con lo scopo di ingannare i giapponesi sulla effettiva consistenza della flotta americana nel Pacifico.
Il 25 agosto entrava in azione la III Flotta, con 800 navi, 1.000 aerei, 28.400
rnarines e 19.000 uomini dell'Esercito. A metà settembre avvenivano gli sbarchi a Peleliu (isole Palau), Morotai ed Angaur. Ovunque la debole resistenza giapponese veniva facilmente superata.
Dopo l'occupazione di queste isole il Comando americano preparava l'attacco anfibio contro le Filippine. Come azione preliminare veniva lanciata una offensiva aeronavale contro gli obbiettivi e le forze aeree e navali giapponesi delle Filippine, di Formosa e di Okinava. A Formosa, dove avevano base numerosi aerei nipponici dell'Esercito e della Marina
(appartenenti alle portaerei della III Flotta, di base nel territorio metropolitano giapponese), si accendevano violenti combattimenti aerei, che duravano alcuni giorni. Al termine di questi, venivano distrutti
650 apparecchi giapponesi contro 78 americani. Attacchi di kamikaze contro le unità navali americane al largo di Formosa ottenevano scarsi risultati.
Ai primi di ottobre terminavano i preparativi americani per lo sbarco nelle Filippine. Le forze di invasione erano agli ordini del generale Mac Arthur e si
eomponevano della VI Armata dell'Esercito (comandata dal generale Krueger), ammontante a 200.000 uomini, e dalla
III e VII Flotta. In totale le forze navali americana allineavano 34 portaerei, 12 navi da battaglia, oltre 130 unità minori da guerra e 748 navi da trasporto e da sbarco:
Il 17 ottobre le forze d'invasione raggiungevano il golfo dell'isola di Leyte, al centro dell'arcipelago delle Filippine. Dopo tre giorni, le prime unità della
VI Armata sbarcavano nell'isola. La resistenza giapponese, lieve all'inizio, si irrigidiva col tempo. Infatti il comando nipponico, che attendeva lo sbarco nelle Filippine, non ne conosceva il punto preciso, ed aveva disperso le varie unità su tutto l'arcipelago. Solo dopo il 17 ottobre poteva inviare rinforzi nella zona attaccata.
Per reagire all'operazione anfibia americana, il Comando giapponese, oltre agli attacchi con
i Kamikaze, preparava l'intervento massiccio dell'intera flotta Imperiale. Essa era suddivisa in tre parti: la
Flotta dell'ammiraglio Ozawa (di base in Giappone) avrebbe dovuto avvicinarsi alle coste orientali di Luzon per attirarvi il grosso
delle unità americane. Approfittando di ciò, la II Flotta dell'ammiraglio Kurita e la
V dell'ammiraglio Shixna, provenienti dal Borneo, avrebbero attraversato le Filippine e sarebbero piombate contro le navi da sbarco indifese nel golfo di Leyte.
Da questo piano nasceva una gigantesca battaglia, che si combatteva in tre diverse fasi tra il 24 ed il 25 ottobre.
La II e la V Flotta subivano alcune gravi perdite prima di giungere sugli obbiettivi, ad opera di aerei e sommergibili americani: veniva
affondata la supercorazzata Musashi e 2 incrociatori. Gli aerei giapponesi a loro volta, agendo sulle navi americane, affondavano la portaerei
Princeton. Intanto gli americani lanciavano il grosso delle proprie forze contro la Flotta dell'ammiraglio Ozawa, lasciando la
VII Flotta dell'ammiraglio Kinkaid ad attendere la V giapponese allo stretto di Surigao, ma trascurando di bloccare lo stretto di S. Bernardino, ove avrebbe dovuto passare la II Flotta dell'ammiraglio Kurita.
Il primo scontro avveniva nello stretto di Surigao, durante la notte fra il 24 ed il 25 e le forze giapponesi della
V Flotta e del Gruppo Nishimura (distaccato dalla II) sorprese in agguato venivano quasi interamente distrutte. Più a nord invece la Flotta di Kurita subiva perdite per attacchi aerei, ma poi durante la notte passava indisturbata dallo stretto di S. Bernardino e piombava all'alba su un piccolo gruppo di portaerei di scorta e
cacciatorpediniere americani. Per inseguire questa esigua forza navale, Xurita
trascurava gli attacchi contro le forze di sbarco, in quel momento
indifese. Egli tuttavia affondava una delle portaerei e tre cacciatorpediniere, ma dopo qualche ora veniva attaccato da aerei di altre forze navali
americane accorse in aiuto ed era costretta a ritirarsi. Nello stesso tempo gli aerei delle
TF. 38 attaccavano la III Flotta dell'ammiraglio Ozawa infliggendole gravi perdite e costringendola alla ritirata. Per tutto il resto della giornata le due Flotte giapponesi, la
II e la III, si ritiravano inseguite dalle forze aeronavali americane. Per le perdite subite in questa battaglia (l'affondamento di 3 corazzate, 4 portaerei, 10 incrociatori e 11 cacciatorpediniere) la flotta giapponese cessava praticamente di esistere. Quella per il golfo di Leyte era l'ultima grande battaglia navale cui aveva
partecipato.
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