2a Guerra Mondiale 1944-36


Lo sbarco in Provenza


Inno Trinidad & Tob. 





Muore misteriosamente in Germania, il generale più popolare della seconda guerra mondiale, feldmaresciallo Erwin Rommel. Esistono due versioni sulla sua scomparsa, una di fonte tedesca e l'altra di parte alleata. Le autorità del Terzo Reich nel 1944 comunicavano che Rommel era morto in seguito alle gravi ferite riportate durante il mitragliamento aereo del 17 luglio 1944. Dopo la fine della guerra invece, le potenze vincitrici accreditavano la voce che il celebre comandante dell'Afrika Korps 2 fosse stato costretto da Hitler ad uccidersi per avere avuto parte indiretta alla congiura del 20 luglio 1944. Comunque al feldmaresciallo, Adolfo Hitler decretava funerali di Stato cui partecipavano le più alte autorità, fra cui il generale feldmaresciallo von Runstedt, in rappresentanza personale di Hitler. Von Runstedt affermava, nell'orazione funebre: Il suo cuore apparteneva al Fiihrer. Nella foto in alto a sinistra il feldmaresciallo Rommel. In alto a destra la vedova ed il figlio di Rommel alle esequie. In basso la salma del feldmaresciallo, ricoperta dalla bandiera da guerra, mentre von Runstedt pronuncia la sua orazione.



Nei territori liberati della Francia si scatenava una implacabile caccia all'uomo, con l'arresto ed il giudizio di tutti i collaborazionisti. Fra questi erano presenti anche non poche donne, per le quali i maquis effettuavano la rapatura, come faranno poi anche i partigiani nell'Italia del nord. Nella foto in alto a sinistra dorme rinchiuse e severamente sorvegliate, in attesa della rapatura. In alto a destra un barbiere tosa una collaborazionista. Nella foto in basso due donne rapate rigorosamente sorvegliate da due armatissimi maquis durante un'interrogatorio.

La caduta di Parigi




Mentre si andava effettuando la manovra di insaccamento delle forze tedesche presso Falaise, le unità della 3a Armata americana proseguivano la loro avanzata verso Parigi. Il XV Corpo d'Armata conquistava Drieux il 14 agosto, raggiungeva la Senna il 16 e la attraversava presso Mantes il 19 agosto. Il giorno seguente poi, il XX Corpo entrava in Chartres, mentre il XII, avanzando parallelamente alla riva settentrionale della Loira, puntava sulla zona Orleans-Sens. Essendo ormai le forze alleate a pochi chilometri da Parigi ed avendo perfino stabilito delle teste di ponte oltre la Senna, nella capitale francese scoppiava l'insurrezione contro lo scarso presidio tedesco, ma i rivoltosi non riuscivano che ad assumere il controllo di alcuni quartieri, anche perché non affrontavano che scontri di minima rilevanza bellica. Nella foto in alto colonne americane in marcia nei pressi di Parigi. Nella foto in basso le prime truppe francesi entrate a Parigi catturano militari tedeschi isolati con l'aiuto dei maquis.


24 agosto 1944. Benché avessero potuto entrarvi con molte ore di anticipo, gli americani si arrestavano presso Parigi, aspettando l'avvicinarsi di una unità francese, che facesse per prima l'ingresso nella propria capitale. Il 24 agosto, alle ore 9, la seconda divisione corazzata francese agli ordini del generale Ledere, entrava in Parigi trionfalmente accolta dalla popolazione. Seguivano immediatamente le forze americane. Al momento dell'ingresso degli alleati in Parigi erano ancora in città alcuni reparti tedeschi, quasi tutti in gendarmeria. Tra questi ed i maquis continuavano alcune scaramucce, cui prendeva parte anche qualche reparto delle truppe regolari francesi di Ledere. Ma nella stessa giornata i tedeschi firmavano la capitolazione e deponevano le armi. Nella foto in alto un semovente anticarro M. 10 (mezzi di costruzione americana, derivati dagli Sherman) della 2a divisione corazzata francese, presso una barricata. In basso i parigini applaudono i liberatori.


Mentre avevano luogo nelle strade di Parigi manifestazioni di entusiasmo dei cittadini che vedevano svanire le sconfitte del 1940 giungeva a Parigi il giorno 25 il generale De Gaulle. Il giorno seguente, mentre partecipava ad una manifestazione in Rue de Rivoli si verificava un incidente: si udiva un colpo di fucile, al quale si rispondeva sparando da ogni parte, mentre la folla fuggiva e si gettava a terra cercando di evitare i colpi. Poi si accertava essersi trattato di un colpo di fucile sfuggito per errore da un'arma e finito in aria. Nella foto in alto la folla in Rue de Rivoli subito dopo il primo colpo. Nella foto in basso si spara a casaccio verso un palazzo, dal quale si crede sia partito il primo colpo.


A parte l'incidente di Rue de Rivoli, dovuto alla comprensibile eccitazione di cittadini usciti dalla guerra e dall'occupazione, Parigi viveva giornate di festa e di trionfo. Continue cerimonie e manifestazioni patriottiche si svolgevano nel centro della città, protagonisti delle quali erano De Gaulle, capo della Francia libera, i generali Ledere e Juin ed i capi del movimento di resistenza. Venivano festeggiati anche i soldati americani, che sfilavano in parata. Nella foto in alto la parata delle truppe americane del generale Patton; sullo sfondo l'Arco di Trionfo. Nella foto in basso un'altra cerimonia patriottica, con corteo alla lesta del quale è il generale De Gaulle ed i capi militari e maquis.


Gli inglesi in guerra: Il Primo Lord del mare.

Battaglie aereonavali



Tra il mese di agosto e quello di ottobre del 1944 gli americani infliggevano colpi estremamente decisivi alla potenza giapponese. Questi avvenimenti erano caratterizzati dalla caduta di Guam e Tinian, dalla conquista della catena di isolette poste tra le Molucche e le Marianne e dall'attacco anfibio contro le isole Filippine. Quest'ultima operazione, oltre al vero e proprio sbarco nell'isola di Leyte, vedeva la offensiva aerea su tutto l'arcipelago, su Okinawa e su Formosa, dove si accendevano violenti duelli aerei, vittoriosi per gli americani ed infine una grande battaglia aeronavale che distruggeva quasi interamente la flotta giapponese. Nella cartina il teatro delle operazioni aeronavali sul fronte del Pacifico fino all'ottobre del 1944.

LA FINE DELLA FLOTTA NIPPONICA

Dopo gli sbarchi a Tinian e Guam la battaglia per le isole Marianne si era protratta ancora per pochi giorni, anche se violentissima. La resistenza a Tinian aveva termine il 1° agosto, dopo che i giapponesi avevano perduto 8.000 morti e 225 prigionieri. A Guam i combattimenti cessavano dieci giorni dopo, con la quasi totale distruzione del presidio nipponico (10.791 morti e 88 prigionieri). Terminata la conquista delle Marianne gli americani preparavano l'attacco alle isole Morotai, Angaur, Peau, Yap e Ulithi, che costituivano basi avanzate giapponesi a protezione delle Filippine meridionali. Per tale azione veniva impiegata la V Flotta dell'ammiraglio Spruance, che per l'occasione assumeva la denominazione di III Flotta e passava al comando dell'ammiraglio Halsey; anche la Task Force 58 mutava denominazione in TF. 38. Questo cambiamento era effettuato con lo scopo di ingannare i giapponesi sulla effettiva consistenza della flotta americana nel Pacifico. Il 25 agosto entrava in azione la III Flotta, con 800 navi, 1.000 aerei, 28.400 rnarines e 19.000 uomini dell'Esercito. A metà settembre avvenivano gli sbarchi a Peleliu (isole Palau), Morotai ed Angaur. Ovunque la debole resistenza giapponese veniva facilmente superata. Dopo l'occupazione di queste isole il Comando americano preparava l'attacco anfibio contro le Filippine. Come azione preliminare veniva lanciata una offensiva aeronavale contro gli obbiettivi e le forze aeree e navali giapponesi delle Filippine, di Formosa e di Okinava. A Formosa, dove avevano base numerosi aerei nipponici dell'Esercito e della Marina (appartenenti alle portaerei della III Flotta, di base nel territorio metropolitano giapponese), si accendevano violenti combattimenti aerei, che duravano alcuni giorni. Al termine di questi, venivano distrutti 650 apparecchi giapponesi contro 78 americani. Attacchi di kamikaze contro le unità navali americane al largo di Formosa ottenevano scarsi risultati. Ai primi di ottobre terminavano i preparativi americani per lo sbarco nelle Filippine. Le forze di invasione erano agli ordini del generale Mac Arthur e si eomponevano della VI Armata dell'Esercito (comandata dal generale Krueger), ammontante a 200.000 uomini, e dalla III e VII Flotta. In totale le forze navali americana allineavano 34 portaerei, 12 navi da battaglia, oltre 130 unità minori da guerra e 748 navi da trasporto e da sbarco: Il 17 ottobre le forze d'invasione raggiungevano il golfo dell'isola di Leyte, al centro dell'arcipelago delle Filippine. Dopo tre giorni, le prime unità della VI Armata sbarcavano nell'isola. La resistenza giapponese, lieve all'inizio, si irrigidiva col tempo. Infatti il comando nipponico, che attendeva lo sbarco nelle Filippine, non ne conosceva il punto preciso, ed aveva disperso le varie unità su tutto l'arcipelago. Solo dopo il 17 ottobre poteva inviare rinforzi nella zona attaccata. Per reagire all'operazione anfibia americana, il Comando giapponese, oltre agli attacchi con i Kamikaze, preparava l'intervento massiccio dell'intera flotta Imperiale. Essa era suddivisa in tre parti: la Flotta dell'ammiraglio Ozawa (di base in Giappone) avrebbe dovuto avvicinarsi alle coste orientali di Luzon per attirarvi il grosso delle unità americane. Approfittando di ciò, la II Flotta dell'ammiraglio Kurita e la V dell'ammiraglio Shixna, provenienti dal Borneo, avrebbero attraversato le Filippine e sarebbero piombate contro le navi da sbarco indifese nel golfo di Leyte. Da questo piano nasceva una gigantesca battaglia, che si combatteva in tre diverse fasi tra il 24 ed il 25 ottobre. La II e la V Flotta subivano alcune gravi perdite prima di giungere sugli obbiettivi, ad opera di aerei e sommergibili americani: veniva affondata la supercorazzata Musashi e 2 incrociatori. Gli aerei giapponesi a loro volta, agendo sulle navi americane, affondavano la portaerei Princeton. Intanto gli americani lanciavano il grosso delle proprie forze contro la Flotta dell'ammiraglio Ozawa, lasciando la VII Flotta dell'ammiraglio Kinkaid ad attendere la V giapponese allo stretto di Surigao, ma trascurando di bloccare lo stretto di S. Bernardino, ove avrebbe dovuto passare la II Flotta dell'ammiraglio Kurita. Il primo scontro avveniva nello stretto di Surigao, durante la notte fra il 24 ed il 25 e le forze giapponesi della V Flotta e del Gruppo Nishimura (distaccato dalla II) sorprese in agguato venivano quasi interamente distrutte. Più a nord invece la Flotta di Kurita subiva perdite per attacchi aerei, ma poi durante la notte passava indisturbata dallo stretto di S. Bernardino e piombava all'alba su un piccolo gruppo di portaerei di scorta e cacciatorpediniere americani. Per inseguire questa esigua forza navale, Xurita trascurava gli attacchi contro le forze di sbarco, in quel momento indifese. Egli tuttavia affondava una delle portaerei e tre cacciatorpediniere, ma dopo qualche ora veniva attaccato da aerei di altre forze navali americane accorse in aiuto ed era costretta a ritirarsi. Nello stesso tempo gli aerei delle TF. 38 attaccavano la III Flotta dell'ammiraglio Ozawa infliggendole gravi perdite e costringendola alla ritirata. Per tutto il resto della giornata le due Flotte giapponesi, la II e la III, si ritiravano inseguite dalle forze aeronavali americane. Per le perdite subite in questa battaglia (l'affondamento di 3 corazzate, 4 portaerei, 10 incrociatori e 11 cacciatorpediniere) la flotta giapponese cessava praticamente di esistere. Quella per il golfo di Leyte era l'ultima grande battaglia navale cui aveva partecipato.


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