2a Guerra Mondiale 1944-30


L'attacco alla Nuova Guinea


Inno Sri Lanka 



20 giugno 1944. La flotta giapponese, sulla quale iniziavano gli attacchi delle prime ondate di apparecchi americani, navigava tenendo all'avanguardia la forza navale B, composta di 3 portaerei e 10 cacciatorpediniere, ed alla retroguardia la forza A, costituita esattamente come l'avanguardia. Al centro erano il gruppo delle petroliere ed il grosso delle navi da guerra, la forza C, che ascendeva a 3 navi portaerei, 5 navi da battaglia, 11 incrociatori e 10 cacciatorpediniere. Nella foto in alto cacciatorpediniere americani attaccati dagli aerei giapponesi. Notare al centro della foto le esplosioni delle bombe. In basso una corazzata nipponica della classe Ire sottoposta al bombardamento aereo americano.


21 giugno 1944. Nella serata del 20 la lotta di Ozawa subiva altre gravi perdite. Tra le ore 18.20 e le 19, durante un attacco di 216 apparecchi americani, venivano affondate, con il concorso di un sommergibile, la nave portaerei nipponica Hijo e 2 petroliere. Venivano inoltre colpite le due portaerei Junyo e Zuikaku (nave ammiraglia di Ozawa dopo l'affondamento della Taiho), altre due portaerei leggere, una nave da battaglia, un incrociatore pesante ed una petroliera. In questa operazione gli americani perdevano circa 100 aerei (in parte per enaurimento del carburante) contro solo 20 giapponesi. La sera del 21 giugno, l'ammiraglio Spruance ordinava alla TF. 58 di sospendere l'inseguimento della flotta di Ozawa e di rientrare nelle acque di Saipan. Nel pomeriggio del giorno seguente la flotta nipponica raggiungeva Okinawa. Nella foto in alto un aereo danneggiato rientra sul ponte di volo di una portaerei americana; in lontananza, un apparecchio giapponese abbattuto in fiamme si inabissa in mare. Nella foto in basso una portaerei nipponica centrata a poppa dalle bombe americane manovra sotto il bombardamento.


9 luglio 1944. La resistenza giapponese a Saipan si prolungava per tutta la steconda metà di giugno e per i primi giorni di luglio. Il 9, quando i pochi superstiti del presidio nipponico non erano più in condizione di resistere oltre, il generale Yoshigo Sailo diramava un proclama alle truppe, nel quale esprimeva l'intenzione di lanciare un ultimo assalto per, vibrare un altro colpo al nemico e lasciare le ossa su Saipan come baluardo sul Pacifico, e si lanciava all'attacco contro le truppe americane, seguito da tutti i suoi uomini, anche feriti e disarmati. Così terminava la battaglia di Saipan; poi nell'isola gli scarsi superstiti conducevano la guerriglia fino al termine del conflitto. Le perdite giapponesi a Saipan ascendevano a 23.811 morti (fra cui il generale Saito e l'ammiraglio Nagumo) su 25.000; quelle americane a 3.478 morti e 13.208 feriti, 1.810 superstiti giapponesi venivano catturati e 14.375 civili internati. Nella foto in alto cadaveri di soldati giapponesi e carcasse di carri americani sulla spiaggia di Saipan. In basso carro attrezzi americano M. 32, in marcia attraverso le strade sconvolte di Garapan, capoluogo dell'isola di Saipan.


21 luglio 1944. Dopo la conquista di Saipan, nelle Marianne, la Task Force 58 si apprestava ad attaccare Guam, ex possedimento americano occupato dai giapponesi, nello stesso arcipelago. Alle ore 6 del 21 luglio iniziava sull'isola un pesante bombardamento con i grossi calibri navali della TF. 58, che durava due ore e mezzo. Quindi, alle 8,30, le prime ondate d'assalto dei marines raggiungevano le spiagge di Guam. Gli sbarchi avevano luogo sulla costa occidentale dell'isola, presso Asan ed Agat, a nord est ed a sud, rispettivamente, del principale approdo dell'isola denominato Porto Apra. Le forze americane sbarcate, che venivano impegnate in accaniti combattimenti dai difensori giapponesi, erano costituite da 37.000 marines e 19.000 soldati dell'esercito. Nella foto in alto i pezzi di una nave da guerra americana in azione contro gli obbiettivi dell'isola di Guam. Nella foto in basso fanterie e carri armati americani all'attacco sotto il fuoco nemico, all'interno dell'isola di Guan.


24 luglio 1944. Mentre erano in corso i combattimenti a Guam, iniziava una nuova operazione anfibia contro l'ultima isola delle Marianne presidiata dai giapponesi, Tinian, a circa 3 miglia a sud ovest di Saipan. Lo sbarco veniva effettuato da 35.000 americani, appoggiati da un e Task Group, oltre a 5 portaerei di scorta e batterie da 155 e 105 mm. in posizione nell'isola di Saipan. Anche a Tinian, difesa da oltre 6.000 giapponesi, si accendevano aspri combattimenti contro gli attaccanti, che però riuscivano a guadagnare rapidamente terreno ed a stabilire salde teste di sbarco. Nella foto in alto carri anfibi americani da trasporto truppe LVT. 4 sulla spiaggia di Tinian. Questi mezzi portavano le fanterie fin sotto le posizioni nemiche, dopo aver attraversato le acque costiere e tutta la spiaggia. Al centro un LVT. 4 in navigazione. In questa foto è ben visibile l'armamento di questi mezzi: due mitragliatrici da 7,62 ed una da 12.7 mm. In basso i mezzi anfibi americani sulla spiaggia di Tinian.


Gli americani in guerra: alla maniera dei pellerosse.

La battaglia in Normandia



Più indietro sono state descritte le fasi dello sbarco anglo-americano in Normandia e le operazioni per il consolidamento e la riunione delle teste di ponte. Dopo questo periodo iniziale, aveva luogo una seconda fase, caratterizzata dai durissimi combattimenti sfociati nel taglio della penisola del Cotentin, nella presa di Cherbourg e nelle battaglie di Caen e di St Lo. Questa fase si concludeva con la conquista di Coutances, segnando il definitivo sfondamento del fronte tedesco nell'estremo settore occidentale, per iniziare la terza fase, quella della ininterrotta avanzata anglo-americana nell'interno della Francia. Nella cartina in alto il teatro delle dure battaglie combattute tra il 16 giugno ed il 28 luglio 1944.

LA BATTAGLIA IN NORMANDIA

Dopo la unificazione delle teste di sbarco Normandia, le truppe britanniche ed americane erano passate alla seconda fase del piano operativo, iniziando rispettivamente una offensiva contro Caen ed un'altra alla base della penisola del Cotentin, con l'intento di tagliarla, per isolare la munita base navale di Cherbourg alla cui conquista teneva il Comando alleato, perché ciò avrebbe posto le truppe di invasione in possesso di un adeguato scalo.In attesa che Cherbourg venisse raggiunta ed espugnata, gli anglo-americani avevano intanto costruito, ad Arromanches ed a Port-enBessin, due porti artificiali, denominati Mulberry. Il porto artificiale era costruito mediante l'affondamento, davanti alla spiaggia prescelta, di navi (nella flotta di invasione ne erano comprese ben 70 da adibire a tale scopo), ed alla sistemazione di cassoni galleggianti collegati fra loro ed ancorati. Tali sbarramenti isolavano dalle correnti del mare uno specchio d'acqua, nel quale era possibile effettuare operazioni di sbarco di grande entità. Oltre queste accorgimento, gli alleati erano ricorsi al Pluto, oleodotto sottomarino attraverso la Manica, che permetteva il flusso diretto del carburante da una costa all'altra del canale. Mentre affluivano in questo modo grossi rifornimenti alle truppe anglo-americane sbarcate, proseguivano i combattimenti sul fronte terrestre. Il 16 giugno si accendeva una violenta battaglia di forze corazzate tra Tilly, Villiers-Bocage, Caumont e Balleroy. Nel Cotentin meridionale, invece, gli americani raggiungevano il 17 Saint-Sauveur-Le Vicomte, a 10 miglia dalla costa occidentale della penisola ed il giorno seguente Barneville, sul mare, tagliando così il Cotentin alla base ed isolando Cherbourg. Il 19 giugno iniziava l'avanzata americana verso Cherbourg, contrastata tenacemente dalle forze tedesche del Gruppo von Schlieben, che si ritiravano combattendo verso la piazzaforte. Il 23 giugno, preceduto da un violentissimo bombardamento dal mare, dalla terra e dall'aria, iniziava l'attacco contro la cerchia esterna delle fortificazioni di Cherbourg. Aperte due brecce gli americani entravano in città, ma la resistenza tedesca, effettuata casa per casa, li costringeva ad una logorante battaglia tra le macerie. Il 25, nonostante il pesante appoggio aeronavale, si combatteva ancora duramente per le strade di Cherbourg, mentre le batterie costiere tedesche superstiti continuavano a sparare senza tregua contro la flotta nemica. Il 26 giugno, benché padroni di ormai gran parte della città, gli americani combattevano ancora attorno alla zona portuale, sempre in possesso dei tedeschi. Alcune proposte di resa venivano sdegnosamente respinte dal generale von Schlieben, fedele alla consegna avuta direttamente da Hitler per una resistenza fino all'ultima cartuccia. La battaglia proseguiva violentissima per tutto il 27, il 28 ed il 29. Il giorno 30 si spegnevano le ultime resistenze. Il generale von Schlieben, l'ammiraglio Henneke e 25.000 soldati, molti dei quali feriti, cadevano prigionieri. Agli inizi di luglio, mentre le truppe alleate, dopo la conquista di Cherbourg ed il fallimento dell'attacco contro Caen, procedevano ad un riassestamento delle proprie forze, i tedeschi lanciavano una forte controffensiva nella zona di Caen, sul fiume Orne, riducendo sensibilmente la profondità della testa di sbarco britannica. L'8 luglio, precedute da un intenso bombardamento a tappeto, nel quale venivano sganciate circa 2.000 tonnellate di bombe, le truppe anglo-canadesi, riprendendo l'iniziativa sul settore orientale, iniziavano una nuova violenta offensiva contro Caen. Duramente contrastati dalle truppe germaniche, ì britannici ed i canadesi mettevano piede nella città distrutta il giorno 9 luglio e continuavano a combattere fra le macerie contro i reparti germanici che contendevano loro il terreno palmo a palmo. Solo il giorno 10 le macerie di Caen restavano nelle mani della 22a Armata inglese. Ma il fronte tedesco non era sfondato e gli aspri combattimenti proseguivano immediatamente a sud della città. La tenacia delle truppe germaniche nella difesa di Caen era dovuta alla convinzione di un possibile nuovo sbarco più ad oriente che avrebbe consentito il congiungimento dei due eserciti e, quando queste supposizioni si erano ormai dimostrate infondate, alla volontà di impedire una frattura del fronte tedesco nella zona in cui si congiungevano gli schieramenti della 15a e della 7a Armata germaniche. Mentre erano in corso queste operazioni, ai primi di luglio, il generale feldmaresciallo von Runstedt, comandante del fronte occidentale, veniva sostituito nella sua carica dal feldmaresciallo von Kluge. Il 17 luglio poi, un mitragliamento aereo nemico feriva gravemente il maresciallo Rommel, comandante del Gruppo di Armate B, ed anche questo comando veniva affidato a von Kluge, che accumulava i due incarichi nella sua persona. Il 18 luglio le truppe americane riprendevano l'iniziativa sul settore occidentale, avanzando lentamente verso la cittadina di St. Lo. Giunte davanti a questa località esse venivano arrestate dalla salda resistenza tedesca, che si appoggiava a munite fortificazioni. Per superare questo ostacolo, il 25 luglio iniziava la battaglia di St. Lo, condotta dal VII Corpo d'Armata americano, con l'appoggio di oltre 3.000 aerei. Questi combattimenti proseguivano nei giorni successivi, senza che la schiacciante superiorità nemica riuscisse a fiaccare la tenace resistenza delle truppe germaniche, Mentre si combatteva a St. Lo, l'VIII Corpo americano iniziava un'altra offensiva, più ad occidente, il giorno 26 luglio. Questa nuova azione, effettuata mentre il grosso delle truppe tedesche del settore occidentale era impegnato intorno a St. Lo e trovandosi la Wehrmacht nella pratica impossibilità di fare intervenire riserve, raggiungeva con una certa facilità il risultato di scardinare il fronte germanico lungo la costa del Golfo di St. Malo, lanciando le colonne americane verso la Bretagna. Nel corso dei primi sviluppi di questa azione, cadevano Lessay e Périers il 27 luglio e Coutances il giorno seguente. Con la conquista di questo importante centro, il fronte tedesco in questo settore poteva considerarsi definitivamente sfondato.


Fra gli accorgimenti e le innovazioni escogitati dal Comando alleato per lo sbarco in Normandia erano i Mulberry, porti artificiali di rapida costruzione che, impiantati davanti alle spiagge di sbarco, permettevano, in attesa della conquista e del riattivamento dei porti normali, un efficace ed intenso afflusso di rifornimenti alle truppe sbarcate. Dopo qualche giorno dall'inizio dell'operazione anfibia, non appena l'ampiezza della testa di sbarco lo aveva permesso, era iniziata la costruzione dei porti Mulberry, uno presso Arromanches, per le truppe britanniche e l'altro presso Port-en-Bessin, nel settore americano. I porti artificiali si basavano su dighe di protezione poste al largo della spiaggia e costruite mediante l'affondamento volontario di navi (per la Normandia, a questo impiego ne erano state destinate ben 70) e file di cassoni galleggianti collegati fra loro ed ancorati. In questo spazio di mare, si effettuava lo sbarco dei rifornimenti. Nella foto in alto panorama di un porto artificiale, protetto da eventuali attacchi aerei con sbarramenti di palloni frenati. Nella foto in basso il Mulberry di Arromanches, chiamato Port Winston.


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