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2a Guerra Mondiale 1944-3 |
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Lo sbarco di Anzio e Nettuno |
Inno El Salvador |
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![]() 1 marzo 1944. La nuova fase dell'offensiva germanica contro la testa di sbarco di Anzio durava però pochissimo ed il i marzo il maresciallo Kesselring era costretto a constatare l'inutilità dei suoi sforzi ed a ordinare la sospensione dell'offensiva. Secondo dati di fonte anglo-americana, in quei giorni il VI Corpo alleato aveva perduto quasi 6.000 uomini, ed i tedeschi circa 2.500. Nella foto a sinistra in alto automezzi alleati distrutti dal fuoco della artiglieria pesante tedesca nelle retrovie di Anzio. A sinistra al centro unità americane sotto il fuoco tedesco ad Anzio. A destra in alto un carro Sherman scorto in una radura da un gruppo panzerjager, cacciatori di carri, tedeschi che affrontavano i mezzi avversari col Panzerfaust, un'arma specialmente usata contro i carri armati e molto simile al bazooka americano. A destra al centro soldati germanici in agguato armati di pugno corazzato. In basso una eccezionale fotografia scattata nel momento in cui un Panzerschreck tedesco, versione più potente del Panzerfaust, lancia il suo razzo a carica cava. I proiettili a carica cava costituivano una novità tra le armi usate nel 2° conflitto mondiale. In questo tipo di ordigno, la testa del proiettile, invece di essere piena di esplosivo era vuota e al momento dell'urto contro il bersaglio provocava una fortissima emissione di calore che fondeva letteralmente il metallo colpito. Durante la tremenda battaglia di El Alamein l'uso di proiettili a carica cava consenti alle nostre artiglierie di distruggere numerosissimi carri britannici. |
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| Dopo la fallita offensiva
anglo-americana sul Garigliano del 17 e del 20 gennaio, su questo fronte si registravano alcuni giorni di calma relativa, punteggiati da scontri locali di non grande importanza. Essi però erano il preludio alla battaglia di
Cassino, che si andava già preparando da ambo le parti, sia pure senza prevederne gli straordinari sviluppi. Nella foto a sinistra in
alto soldati italiani addetti al servizio di rifornimenti con salmerie della
Ia Armata britannica. A sinistra al centro reparti britannici avanzano tra i monti coperti di neve dell'Appennino abruzzese. A sinistra in
basso un gruppo di prigionieri tedeschi in attesa di essere avviati ai campi di raccolta nelle retrovie. A destra in
alto un vecchio obice usato sul fronte francese durante la guerra 1914-18 e dato simbolicamente in dotazione alle truppe francesi dall'esercito americano, martella le posizioni tedesche. Nella foto a destra in
basso un cannone a lunga portata, impiegato dai francesi sulle montagne dell'Italia meridionale. |
Le operazioni in Adriatico
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![]() La Germania in guerra: provviste per le operazioni di sganciamento. |
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L'inferno a Cassino |
![]() Dal 25 gennaio al 23 marzo 1944 infuriava, in tre successive fasi, la battaglia di Cassino, una delle più aspre e sanguinose di tutta la seconda guerra mondiale. In seguito alla eroica resistenza delle truppe germaniche, gli anglo-americani ed i loro alleati ritardavano la conquista di Roma di quasi sei mesi. Durante questa battaglia un violento bombardamento effettuato da 225 fortezze volanti distruggeva interamente la storica Abbazia, fondata da San Benedetto ed autentico faro di luce nella storia dell'umanità con i suoi 14 secoli di vita e con i tesori artistici e storici che conteneva, alcuni dei quali non poterono essere rimossi in tempo. Nella cartina il teatro dei drammatici scontri intorno a Cassino. |
| L'INFERNO A
CASSINO
Dopo i combattimenti sul Garigliano le truppe alleate si trovavano a diretto contatto con la a linea Gustav, che sbarrava l'accesso all'Italia centrale. Nel tentativo di scardinare questa linea si accendeva la battaglia di Cassino, in tre diverse e successive fasi.
Il maresciallo Alexander, in una sua lettera a Churchill in data 20 marzo 1944, esponeva il motivo della furibonda lotta nel settore di Cassino ed il perché il punto di maggiore pressione non veniva spostato. L'unica strada che poteva portare a Roma permettendo l'uso agevole delle forze motocorazzate e quindi il dispiegamento
dei mezzi in cui gli anglo-americani avevano una schiacciante superiorità, era la strada statale n. 6 (la Casilina) che portava alla Capitale italiana passando per Cassino e poi per Frosinone. Le alture intorno a Cassino dominavano l'accesso alla valle del Liri e del Sacco, nella quale correva la statale n.6.
Per questi motivi Alexander effettuava tutti i suoi sforzi contro Cassino, ritenendo inutile forzare altri punti che, anche superati, avrebbero dato accesso ad altre
montagne e ad altro terreno accidentato, sempre favorevole alla difesa. La prima battaglia di Cassino si combatteva dal 25 gennaio 1944 ai primi di febbraio dopo i tentativi infruttuosi della
36a divisione americana e del X° Corpo britannico di superare il sistema Garigliano-Gari. Nella prima battaglia di Cassino veniva impegnato il
II° Corpo d'Armata americano, al comando del generale Keyes, che mandava all'attacco principalmente la
34a divisione di fanteria, nella zona a nord dell'abitato di Cassino. Questa divisione, agli ordini del generale Ryder, conduceva ripetuti assalti per tutto il giorno 25,
26 e 27 gennaio, senza riuscire a modificare la linea tedesca. Ogni vantaggio raggiunto veniva annullato dai violenti contrattacchi della
41a divisione paracadutisti germanici del generale Heydrich, che difendeva la zona di Montecassino e della
44a divisione di fanteria che occupava la zona più a nord. L'unico risultato raggiunto era la conquista, da parte
delle truppe francesi, di Monte Belvedere e di Terello, nella zona settentrionale del settore di Cassino. L'offensiva americana proseguiva fino
all'11 febbraio, riuscendo a modificare la linea del fronte solo in maniera strategicamente insignificante.
Dopo il fallimento dell'azione del II° Corpo americano, questo veniva ritirato e sostituito con il Corpo neozelandese (prelevato dalla
8a Armata britannica) al comando del generale inglese Freyberg, che si componeva della
78a divisione britannica, della 2a neozelandese e della 4a indiana, quasi tutti reparti veterani della campagna libico-egiziana.
Prima di iniziare l'attacco con le unità del Corpo neozelandese, il generale Freyberg richiedeva la distruzione dell'Abbazia di Monte-cassino con bombardamento aereo. Dopo alcuni giorni di pressioni e di consultazioni fra Freybere, Clark (comandante della
5a Armata), Alexander (comandante del XV° Gruppo di Armate) e Gruenther (capo di S.M. di Alexander), la distruzione della storica Abbazia veniva decisa. L'antico monastero benedettino che aveva 14 secoli di vita, non era usato dai tedeschi per scopi militari e si trovava in una fascia neutrale rigidamente rispettata dalle autorità militari germaniche. Fortunatamente una parte dei tesori artistici e storici dell'Abbazia era stata trasferita, ad opera del Comando tedesco, a Roma, in Castel S. Angelo e consegnata alle autorità del Vaticano. Il 14 febbraio
1944 avveniva l'attacco aereo: 225 fortezze volanti sganciavano su Montecassino
576 tonnellate di bombe, riducendo il prezioso edificio in un cumulo di rovine.
La distruzione della storica Abbazia di Montecassino fu uno scempio deplorato in tutto il mondo civile. Lo stesso capo della Chiesa
protestante d'Inghilterra, arcivescovo di Canterbury, lo stigmatizzava dichiarando che il Monastero
non apparteneva soltanto all'Italia ma al mondo civile. Anche il gen. Clark, dopo averne collegialmente approvata la distruzione, scriverà nel suo diario di guerra
- Io dico che il bombardamento dell'Abbazia fu un errore..- memore forse del fiero rifiuto dell'Abate
Diamare quando, occupate le rovine, Clark gli fece offrire L. 200.000 quale contributo personale per la ricostruzione: « L'hanno distrutta, che rimanga distrutta a loro vergogna! ».
Dopo il bombardamento aereo ne seguiva un altro effettuato dalle artiglierie. Poi nella notte tra il 14 ed il 15 febbraio, la
4a divisione indiana andava all'assalto del colle. Respinta da un
contrattacco dei diavoli verdi gli indiani ripetevano il tentativo nella
notte successiva, ma con identici risultati. Un battaglione del britannico
Royal Sussex Regiment, che partecipava ai combattimenti, lasciava sul terreno il 20% dei propri effettivi.
Nella notte tra il 17 ed il 18 febbraio veniva compiuto l'ultimo tentativo della seconda battaglia di Cassino. Contemporaneamente all'assalto della
4a divisione indiana contro Montecassino, la 2a neozelandese investiva, nella zona del Gari, l'abitato di Cassino. Ma entrambi le unità venivano duramente respinte con furiosi contrattacchi.
Dopo quasi un mese di pausa, aveva inizio la terza battaglia di Cassino. Il 15 marzo la nuova azione offensiva neozelandese veniva preceduta da un bombardamento aereo e terrestre senza precedenti, che durava ben 8 ore a scaricava sulle linee tedesche oltre 2.500 tonnellate di esplosivo. Subito dopo il bombardamento (che per la vicinanza delle linee causava perdite anche nelle file alleate) la
42a divisione indiana e la 2a neozelandese partivano all'attacco. Ma i paracadutisti germanici, che si erano prontamente riorganizzati fra le macerie dell'abitato e fra i crateri delle bombe e delle granate, resistevano accanitamente e poi passavano ad un feroce (cosi lo ha definito il gen. Alexander) contrattacco, ricacciando tutte le penetrazioni delle truppe di Freyberg. La battaglia proseguiva con estrema violenza per oltre una settimana, finché il 23 marzo 1944, dopo innumerevoli attacchi e contrattacchi, il Comando alleato, non essendo riuscito a sfondare le posizioni di Cassino, era costretto a sospendere l'offensiva. Falliva così la speranza dei capi militari e politici
anglo-americani di raggiungere rapidamente Roma. |
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