2a Guerra Mondiale 1944-29


L'attacco alla Nuova Guinea


Inno Arabia Saudita 



8 giugno 1944. La 41a divisione americana, forte di circa 12.000 uomini, il 27 maggio sbarcava Biak, circa 500 km. ad occidente di Hollandia. L'isola, difesa strenuamente da un forte presidio nipponico di quasi 10.000 uomini, veniva conquistata palmo a palmo per tutto il mese di giugno. Un tentativo giapponese di rinforzare il presidio veniva effettuato 1'8 giugno, a mezzo di due cacciatorpediniere carichi di truppe, ma falliva e le due navi venivano affondate. Le ultime resistenze nipponiche a Biak si spegnevano il 2 luglio. Lo stesso giorno veniva occupata dagli americani anche l'isola di Noemfor, ad ovest di Biak. Con la fine di giugno terminava anche il rastrellamento della penisola Huon, dove restavano ancora circa 12 000 giapponesi: di questi solo 4.200 sfuggivano alla distruzione. Con le operazioni di Hollandia, Wakde, Biak, Noemfor e Huon terminava la guerra nella Nuova Guinea. Nella foto in alto la base aerea di Hollandia, dopo l'occupazione americana, dove vennero trovate le carcasse di ben 380 aerei giapponesi distrutti. In basso un soldato nipponico rende gli onori alle tombe di tre camerati caduti.


15 giugno 1944. La V Flotta americana, al comando dell'ammiraglio Spruance, iniziava nella seconda settimana di giugno le operazioni preliminari allo sbarco nelle isole Marianne. La V Flotta si suddivideva in due forze navali: la Attack Force, composta di 12 portaerei, alcune vecchie corazzate da impiegare per il bombardamento delle difese costiere, incrociatori. cacciatorpediniere, dragamine e trasporti, e la Task Force 58, costituita da 16 portaerei, 7 navi da battaglia veloci, 13 incrociatori e 58 cacciatorpediniere. La V Flotta si componeva in totale di
600 navi, disponeva di 2.000 aerei (dei quali oltre 900 appartenenti alla TF. 58) e trasportava 120.000 uomini delle truppe d'assalto. La prima azione veniva effettuata 1'11 giugno da 200 caccia imbarcati americani, che attaccavano gli areoporti delle Marianne meridionali, distruggendo al suolo 147 apparecchi nipponici e perdendone 11 per il fuoco della difesa contraerea di Saipan. Il 13 due gruppi di navi da battaglia della TF. 58 eseguivano 7 ore di bombardamento contro le coste occidentali di Saipan e Tinian. Il giorno successivo il bombardamento navale veniva ripetuto dalle corazzate dell Attack Force. La mattina del 15 giugno, dopo un nuovo bombardamento di oltre due ore, i mezzi da sbarco si avvicinavano alle spiagge dì Saipan. In alto la Task Force 58 schierata prima dell'azione alle isole Marianne. In alto (2a foto) i trasporti della V Flotta americana si avvicinano a Saipan nonostante il contrasto aereo nipponico. In alto (3a foto) imbarcazioni giapponesi distrutte sulla spiaggia di Saipan dai bombardieri americani. In alto (4a foto) i primi marines, con mezzi da sbarco e carri anfibi, si attestano sulla spiaggia.


L'attacco alla costa di Saipan avveniva alle 8,13 del 15 giugno, quando i mezzi da sbarco, protetti da! tiro di mezzi anfibi muniti di lanciarazzi e dall'efficace fuoco dei cacciatorpediniere, si lanciavano all'assalto della spiaggia. Alle 8,40 le prime ondate di marines iniziavano a prendere terra tra Kanoa e Charar, sotto un violento fuoco di armi leggere giapponesi. Il presidio dell'isola di Saipan, dove aveva sede il Comando nipponico del Pacifico centrale ( tenuto dall'ammiraglio Nagumo, che aveva diretto l'operazione contro Pearl Harbour), era costituito da 25.000 uomini al comando del generale Yoshigo Saito. Queste truppe, di altissimo morale combattivo, si appoggiavano a munite fortificazioni e disponevano di un gran numero di armi leggere, oltre a cannoni e perfino carri armati. In alto i bulldozers americani costruiscono le piste per lo sbarco dei materiali pesanti sulle spiagge di Saipan. Nella foto in basso fanterie e carri armati americani avanzano protetti da uno sbarramento nebbiogeno.


18 giugno 1944. Nonostante il forte contrasto di fuoco nipponico, effettuato in special modo con cannoni di piccolo calibro, mortai ed armi automatiche, alle ore 9,10 del giorno 15 giugno circa 8.000 marines avevano toccato terra, impegnando violentissimi combattimenti nell'interno. Al termine della giornata erano sulle coste di Saipan oltre 20.000 americani, attestati in salde teste di sbarco. Mentre proseguivano i combattimenti nell'isola, il Task Group 58.1 ed il 58.4, compivano un'azione diversiva bombardando l'arcipelago Bonin e l'isola di Iwo Jima, a sud delle isole metropolitane nipponiche. A Saipan frattanto, il 18 giugno le truppe d'assalto americane, nonostante la dura resistenza nipponica occupavano aereoperto Isley. In alto un carro americano Stuart attacca con il lanciafiamme un reparto giapponese asserragliato in una capanna. In basso ciò che resta della piccola costruzione dopo il fuoco del lanciafiamme. Al centro della foto è visibile il cadavere di un soldato giapponese.

Essendo stata avvistata da un sommergibile americano la flotta nipponica in navigazione dalle Filippine verso le Marianne, il Comando americano riuniva la Task Force 58 per l'imminente battaglia. Lo schieramento americano vedeva in prima linea un Task Group di portaerei, in seconda linea, gli altri tre Task Groupes portaerei. Il TG. 58.7 era comandato dall'ammiraglio Lee e gli altri 4 direttamente dall'ammiraglio Mitscher. Pertanto la flotta giapponese che si avvicinava, per restare fuori del raggio degli aerei americani, inviava i propri apparecchi imbarcati sulle basi terrestri delle Marianne, dove però venivano attaccati dall'aviazione americana, dando origine ad una grande battaglia aerea. Nella foto in alto a sinistra aerei americani rientrano sulle portaerei dopo un attacco su Guam. In basso a sinistra apparecchi Avenger della US. Navy in volo di guerra. A destra le prime tre foto costituiscono la eccezionale ripresa dell'abbattimento di un quadrimotore giapponese; la quarta mostra un caccia nipponico colpito dal fuoco di un aereo americano. Sono visibili nella foto le strisce di fuoco dei proiettili traccianti.


19 giugno 1944. La flotta nipponica, comandata dall'ammiraglio Ozawa, si componeva di 3 navi portaerei, 5 navi da battaglia, 13 incrociatori e 25 cacciatorpediniere. Queste unità dovevano essere appoggiate dalla Ia Flotta aerea del vice ammiraglio Kakuda, di base negli aereoporti delle Marianne, Caroline e Filippine, ma dei 1.290 apparecchi di questa forza ben pochi erano sopravvissuti agli attacchi aerei americani. Anche gli aerei imbarcati, inviati nelle Marianne, subivano perdite spaventose nella battaglia aerea con gli americani. In questa operazione ben 402 apparecchi nipponici venivano distrutti, contro 26 americani e solo pochi superstiti raggiungevano la TF. 58, infliggendole lievi perdite: la nave da battaglia South Dakota colpita da una bomba di piccolo calibro e la corazzata Indiana da un karnikaze. Le perdite della flotta di Ozawa erano invece già gravi nella mattinata del 19: due portaerei, la Shokaku di 14.000 tonnellate, e la Taiho di 30.000 varata nel 1944, erano affondate da due sommergibili americani. Dopo questi episodi la flotta di Ozawa rompeva il contatto e si ritirava verso Okinawa. Nella foto in alto la flotta nipponica evoluisce per scansare le bombe ed i siluri degli aerei americani. In basso una portaerei giapponese sotto i! fuoco.

L'ammiraglio Mitscher, lasciato un Task Group a protezione delle operazioni anfibie a Saipan, lanciava gli altri all'inseguimento della flotta nipponica. Questa, lungamente ricercata dai ricognitori americani, era finalmente avvistata il 20 giugno, alle ore 15,40, in navigazione verso nord, suddivisa in tre forze navali ed un gruppo di petroliere. In alto a sinistra un aereo americano del quale è visibile l'ala sbrecciata dai colpi della contraerea navale giapponese in volo sopra una corazzata nemica. In basso a sinistra apparecchi giapponesi in volo, verso la flotta americana. A destra in alto un cacciatorpediniere giapponese colpito da aerei americani. In basso portaerei americana sotto il tiro degli aerei giapponesi.

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