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2a Guerra Mondiale 1944-27 |
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La guerriglia nei Balcani |
Inno Libya |
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| Man mano che le forze sovietiche avanzavano
nella Romania orientale e minacciavano la Slovacchia e l'Ungheria, i tedeschi iniziavano lo sgombero delle posizioni
più lontane ed esposte dei Balcani, situate in alcune isole dell'Egeo, che venivano così occupate dagli inglesi o da guerriglieri greci. Nella foto a sinistra in
alto aerei britannici attaccano unità tedesche durante le operazioni di sbarco a Simi, isola dell'Egeo. A sinistra
al centro truppe tedesche rioccupano Spalato, dopo una fortunata azione jugoslava. A sinistra in
basso reparti di Commandos britannici durante un colpo di mano sulle coste albanesi. A destra in
alto il bombardamento di Banjaluka, capoluogo della Bosnia, effettuato dagli alleati dietro richiesta
di Tito. A destra al centro ed in basso il lancio di rifornimenti ai partigiani slavi effettuato da aerei italiani del regno del sud. |
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![]() 11 agosto 1944. Arrivava in Italia Winston Churchill, recandosi a visitare le unità alleate ed i comandanti militari delle truppe sul territorio italiano. Inoltre, il Premier britannico incontrava Tito, il ministro jugoslavo Subasich ed il greco Papandreu. Il 23 agosto Churchill veniva poi ricevuto in udienza solenne da Pio XII, col quale si intratteneva a parlare lungamente, diffondendosi principalmente sul tema del pericolo comunista sempre più evidente nell'Italia occupata. In alto a sinistra Churchill esce dalla udienza col Papa. A destra in alto Churchill si intrattiene con i membri del governo italiano; si distinguono, da sinistra, Casati, Togliatti, il Premiar inglese, Bonomi e Sforza. In basso la Repubblica Sociale Italiana confermò le alleanze precedenti l'8 settembre 1943. Nella foto l'ambasciatore del Manciukuò presenta le credenziali a Mussolini. |
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![]() La Germania in guerra: bombe al lardo. |
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La battaglia aeronavale del mar delle Filippine |
![]() Nella prima metà del 1944 si svolgevano nel Pacifico tre operazioni di importanza capitale per la condotta della guerra in quello scacchiere: gli ultimi sbarchi americani in Nuova Guinea, la conquista delle isole Marianne, che portavano le forze americane a contatto col perimetro interno della linea difensiva giapponese nel Pacifico e la battaglia del Mar delle Filippine, dove il grosso delle forze navali giapponesi veniva battuto dalla Task Force 58 americana. Nella cartina in alto il teatro delle operazioni della prima metà del 1944, dalle isole Marianne alle isole Filippine. |
| LA
BATTAGLIA AERONAVALE ALLE FILIPPINE
Dopo la battaglia dell'Arakan in Birmania i giapponesi lanciavano una nuova offensiva, questa volta nel settore centrale, impiegando la
15a Armata, forte di 3 divisioni, contro il IV Corpo d'Armata inglese del generale Scoones, anch'esso composto di 3 divisioni, che difendeva la zona di Imphal. Obbiettivo dell'offensiva giapponese era la conquista del triangolo Imphal-Kohima-Dimapur, dal quale dilagare in territorio indiano e nello stesso tempo interrompere i rifornimenti che giungevano al generale statunitense Stilwell nella Birmania settentrionale attraverso la ferrovia
Dimapur-Ledo. L'attacco, iniziato 1'8 marzo, costringeva i britannici a ritirarsi sulle alture di Imphal e rinchiudersi nella città. I giapponesi tagliavano tutte le vie di comunicazioni, costringendo gli inglesi a rifornire il
IV Corpo unicamente per via aerea. Con questo mezzo veniva inviata in
rinforzo agli assediati la 5a divisione indiana, ritirata dell'Arakan. Anche per via aerea, la
7a divisione indiana raggiungeva Dimapur, mentre nella stessa zona si raccoglieva il
XXIII Corpo del generale Stopford, costituito dalla 2a divisione britannica, dalla
XVI brigata indiana e da un'altra brigata inglese tratta dalle forze speciali del generale Wingate. Così rinforzate, Imphal e Dimapur sostenevano gli attacchi giapponesi, che duravano fino a giugno.
Il 4 aprile iniziava l'attacco a Kohima (difesa da tre battaglioni anglo-indiani e nepalesi) e benché condotto dalla intera
31a divisione nipponica, non riusciva a fiaccare la accanita resistenza dei difensori, completamente accerchiati su una collina.
Mentre proseguivano i combattimenti sul fronte centrale, nella Birmania del nord iniziava l'operazione Chindit, che doveva coadiuvare le truppe di Stilwell nella conquista delle basi aeree di Myitkyina e nell'annientamento delle forte giapponesi del nord. Essa aveva origine con la marcia attraverso Ie montagne e la jungla della « XVI » brigata britannica ed il lancio a nord -li Indaw della
LXXVII e CXI brigata anglo-indiana. Queste forze, agli ordini del generale inglese Wingate (perito il 24 marzo in un incidente aereo e sostituito
dal generale Lentaigne), risalivano la ferrovia Indaw-Mogaung, verso la zona di Myitkyina. Nonostante i tentativi nipponici di ostacolare la avanzata delle truppe a Chindit e di quelle di Stilwell, queste ultime conquistavano Myitkyina il 17 maggio ed i
Chindit Mogaung il 26 giugno. In questo periodo, il 22 giugno, aveva termine anche la battaglia di Imphal, con il ricongiungimento delle forze provenienti da Dimapur con gli assediati.
Nel Pacifico meridionale la Task Force 58, dopo violenti attacchi preliminari alle isole Palau, che mettevano fuori combattimento il potenziale
aeronavale giapponese nella zona, iniziava una offensiva contro le estreme posizioni giapponesi in Nuova Guinea. Il 22 aprile gli americani sbarcavano ad Hollandia ed il 30 conquistavano le basi aeree della zona. Poi cadevano, in seguito ad altre operazioni anfibie, Wakde, Biak e Noemfor. Ai primi giorni di. luglio, con la conclusione di queste
operazioni, e la completa distruzione delle forze giapponesi della penisola di Huon (effettuata da truppe americane ed australiane), terminava la lunga campagna della Nuova Guinea.
Il 15 giugno 1944 iniziava l'attacco all'isola di Saipan, nelle Marianne, condotto dalla
V Flotta americana, forte di 600 navi, 2000 aerei e 120.000 uomini delle truppe d'assalto. Questa operazione, che incontrava il violento contrasto del presidio giapponese di 25.000 uomini, provocava la battaglia del Mare delle Filippine, iniziata dalla Flotta giapponese con l'intento di rovesciare la situazione nel Pacifico centrale.
La flotta giapponese, al comando dell'ammiraglio Ozawa, costituita da 9 portaerei, 5
navi da battaglia, 13 incrociatori e 25 cacciatorpediniere, per evitare di entrare nel raggio di azione degli aerei americani, inviava i propri apparecchi imbarcati alle basi terrestri delle Marianne, dalle quali poi avrebbero attaccato le navi americane. Ma qui venivano attaccati dagli aerei della US. Navy che distruggevano ben 402 apparecchi.
Il 19 giugno iniziava la battaglia aeronavale, con l'attacco degli scarsi aerei giapponesi superstiti alla
Task Force 58 (costituita da 16 portaerei, 7 navi da battaglia, 13 incrociatori, 58 cacciatorpediniere e 900 aerei imbarcati) che
navigava incontro alla flotta di Ozawa. Due navi da battaglia americane venivano lievemente danneggiate, mentre la flotta nipponica perdeva due portaerei, affondate da sommergibili. Dopo questi avvenimenti, la flotta giapponese, essendo quasi priva di aerei, si ritirava verso Okinava. Il 20 la flotta di Ozawa veniva raggiunta dagli aerei americani, che affondavano una portaerei e due petroliere e colpivano altre quattro portaerei, una nave da battaglia, un incrociatore pesante ed una petroliera. Il 21 la
Task Force 58 riceveva l'ordine di sospendere l'inseguimento e tornare nelle acque di Saipan.
Frattanto la resistenza giapponese a Saipan veniva gradualmente schiacciata dalla enorme superiorità americana, fino a che il 9 luglio, dopo l'ultimo disperato assalto, le superstiti forze nipponiche venivano totalmente eliminate. Dopo la conquista di Saipan, il 21 luglio la
TF. 58 sbarcava i marines a Guam ed il 24 a Tinian, incontrando una tenace resistenza da parte dei presidi giapponesi, che conducevano aspri combattimenti nell'interno delle isole.
In seguito a questa serie di rovesci militari, il Primo ministro nipponico Tojo rassegnava le dimissioni nel luglio del 1944 e veniva sostituito dal generale Kumiaki Koiso. Il comando in capo dell'esercito fu affidato al generale Joshijro Umezu, |
Le operazioni in Birmania
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