2a Guerra Mondiale 1944-26


L'avanzata degli alleati


Inno Sudan 



20 agosto 1944, Mentre il grosso delle forze germaniche, nel settore centrale, si attestava sui primi contrafforti dell'Appennino tosco-emiliano, il 15 agosto le prime unità britanniche entravano in Oltrarno, nei quartieri meridionali di Firenze. A nord del fiume, nel centro cittadino, erano ancora asserragliati reparti di retroguardia tedeschi. Il 20 agosto anche queste forze si ritiravano, ma restavano, nei viali di circonvallazione della periferia settentrionale di Firenze, alcuni gruppi fascisti che sostenevano una resistenza ad oltranza. Per giorni e giorni le truppe inglesi segnarono il passo: il rastrellamento dei fascisti che continuarono a combattere fino all'ultima cartuccia, durò quasi un mese. Nella foto in alto truppe britanniche in azione a Firenze contro i reparti fascisti. In basso Firenze dopo l'occupazione alleata. Al centro della foto le macerie del Ponte Vecchio.

L'Italia sotto le bombe





Mentre si combatteva aspramente sul fronte meridionale, oltre le linee l'aviazione anglo-americana attaccava incessante le linee di comunicazione, i centri ferroviari, ma soprattutto le città ed i centri abitati, bombardamenti delle città italiane del Nord impegnavano a volte anche centinaia di fortezze volanti, mentre sulle comunicazioni erano sufficienti le continue scorribande di poche squadriglie di apparecchi da caccia e da assalto. Nella foto alto le macerie della Chiesa di San Benedetto, a Ferrara, distrutta nell'attacco dell'11 luglio 1944. In basso a sinistra Trieste dopo il bombardamento del 19 giugno; il Crocifisso abbattuto sta ad indicare che in quel luogo sorgeva una Chiesa. Nella foto in basso a destra il piccolo centro marinaro e balneare di Recco, sulla Riviera di Levante (in provincia di Genova) distrutto dall'attacco aereo del 1 giugno 1944.

Tra il giugno e l'agosto 1944 pesanti incursioni venivano compiute su tutte le maggiori città d'Italia. Venivano attaccate e gravemente danneggiate Torino, Milano, Venezia, Mantova, Ravenna, Genova, Aosta, Parma, Brescia, Vicenza, Padova e Verona. Nella foto in alto a sinistra ciò che restava del Teatro Farnese di Parma, a Palazzo Pilotta, dopo il bombardamento del 3 giugno 1944. Al centro a sinistra le case diroccate del centro di Torino dopo l'attacco aereo del 24 luglio. In basso a sinistra distruzioni nel centro di Cremona operate dal bombardamento a tappeto del 14 luglio 1944. In alto a destra le statue del Duomo di Milano abbattute dalle bombe anglo-americane il 3 luglio. A destra al centro il Corso Pradella, a Mantova, dopo l'attacco del 15 luglio. A destra in basso Piazza della Vittoria, a Brescia, devastata il 13 luglio 1944.


Nelle maggiori città d'Italia agli attacchi aerei reagiva il contrasto, anche se troppo debole di fronte allo strapotere aereo anglo-americano, delle batterie contraeree della Aeronautica della RSI e della Flak tedesca. A Torino, Milano e nei cieli del Veneto si alzavano talvolta esigue formazioni da caccia della RSI, che registravano in ogni missione alcune vittorie aeree. Si distinguevano particolarmente le squadriglie Asso di Bastoni e Baracca e, individualmente, il maggiore Adriano Visconti, asso dei cacciatori italiani. I centri minori e le vie di comunicazioni restavano invece esposte senza scampo alle offese nemiche dall'aria, che gravavano continuamente sulle strade e sulle campagne, dall'alba al tramonto. Nella foto in alto a Genova il Teatro Falcone, nell'ex Palazzo Reale, devastato dal bombardamento del 25 Agosto 1944. In basso un caccia italiano della RSI (in volo) ha costretto all'atterraggio su un campo dell'Italia settentrionale una fortezza volante americana Liberator.

L'esercito della R.S.I.





16 luglio 1944. Essendo giunto al termine l'addestramento in Germania delle quattro divisioni della RSI, Mussolini si recava a visitare le unità, tra il 16 ed il 18, consegnando le bandiere ai reggimenti, parlando ad ufficiali e soldati ed assistendo ad esercitazioni. La prima visita veniva effettuata alla divisione alpina Monterosa, dove la presenza e le parole di Mussolini sollevavano notevoli manifestazioni di entusiasmo. Il giorno seguente le stesse scene di esaltazione patriottica e di fede nella resurrezione dell'Italia si svolgevano con la visita di Mussolini alla divisione bersaglieri Italia. Nella foto in alto i fanti della divisione Littorio, schierati nel campo di Grafenwor. A sinistra in basso soldati del genio collegamenti della San Marco in esercitazione. Nella foto a destra in basso Mussolini e von Keitel assistono ad un addestramento dimostrativo.



18 luglio 1944. Nel terzo giorno della sua visita, Mussolini si recava alla divisione di fanteria di marina San Marco, che rinnovava le manifestazioni di entusiasmo della visita precedente alla stessa divisione (aprile 1944) e di quelle del 16 e 17 luglio alle altre grandi unità. Il ciclo delle manifestazioni si chiudeva con quella presso il campo della divisione di fanteria Littorio, ai cui ufficiali e soldati Mussolini pronunciava un importante discorso politico che ebbe vasta risonanza. Nella foto in alto Mussolini, passa rivista la divisione alpina Monterosa. A sinistra in basso Mussolini, von Keítel, von Brauchitsch e gli ufficiali del seguito assistono ad una esercitazione tattica effettuata dalla divisione Littorio con artiglierie e carri armati. A destra in basso Mussolini e il maresciallo Graziani consegnano le bandiere ai reggimenti.

La guerriglia nei Balcani




La guerriglia in Balcania, che infuriava dal 1942 e 1943, era accresciuta di intensità dopo la resa dell'Italia. Infatti, con gli avvenimenti del settembre 1943 erano venute a mancare nel territorio balcanico le 30 divisioni italiane, che avevano molta parte nel mantenimento di un relativo ordine pubblico e nella condotta della lotta contro i guerriglieri. Di queste unità italiane solo qualcuna, in genere Legioni della MVSN, era rimasta al fianco dei tedeschi, mentre la grande maggioranza si era disciolta ed alcuni reparti erano perfino andati ad ingrossare le file dei partigiani slavi, formando due divisioni Garibaldi (presto distrutte quasi esclusivamente per stenti ed i maltrattamenti dei nuovi alleati slavi). Questa situazione aveva migliorato le condiziona di lotta dei guerriglieri slavi. Nella foto in alto paracadutisti tedeschi di un reparto SS in azione contro una banda di Tito in Serbia. In basso bersaglieri della RSI, del battaglione Mussolini. in rastrellamento in Slovenia.


Ad accrescere le difficoltà dei tedeschi in Balcania, si aggiungeva la continua avanzata sovietica, che si avvicinava ai luoghi della guerriglia, migliorando le possibilità del lancio di rifornimenti e di emissari comunisti alle bande e costringendo nello stesso tempo molte divisioni tedesche a sospendere la lotta contro i guerriglieri per raggiungere i settori più minacciati del fronte orientale. Altri lanci di rifornimenti venivano effettuati da parte delle aviazioni britannica, americana e dagli aerei italiani del regno del sud, che partivano dalle basi italiane. In alto Tito, il capo delle bande comuniste di guerriglieri in Jugoslavia, auto-proclamatosi maresciallo, insieme al suo Stato Maggiore. Alla sua destra (con gli occhiali), il futuro ministro Kardelj, che diventerà il seconde uomo della Jugoslavia. In basso una banda di guerriglieri jugoslavi.


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