2a Guerra Mondiale 1944-24


La rivolta di Varsavia


Inno Svizzera 



Approfittando della sorpresa, gli uomini della AK espugnavano alcuni edifici occupati dai tedeschi, uccidendo una parte dei soldati e catturandone gli altri. Alcuni reparti di rivoltosi polacchi toglievano le uniformi ai prigionieri per indossarle in modo di compiere in maniera più agevole altri colpi di mano. I reparti tedeschi che non erano stati eliminati nel primo momento della rivolta si radunavano in un certo numero di capo saldi sparsi per la città e resistevano in attesa del ritorno offensivo di altri reparti germanici che si trovavano fuori della città. I rivoltosi intanto, che controllavano, eccettuate alcune isole di resistenza, tutto il centro della città, rinforzavano le proprie posizioni e riorganizzavano i propri reparti. Nella eccezionale foto reparti germanici rastrellano un quartiere della città, semidistrutta dai bombardamenti e dai combattimenti



Appena iniziata la lotta, i rivoltosi di Varsavia lanciavano un appello ai propri alleati, affinché venissero in soccorso prima che la reazione tedesca ponesse fine alla lotta. Ma il concorso degli alleati si rivelò molto scarso, se non insignificante, limitandosi a qualche lancio di armi effettuato da apparecchi britannici e da un modesto tentativo di attacco compiuto dalle unità polacche comuniste del generale Berling, che erano ai fianco delle divisioni russe. La realtà è che i sovietici avevano tutto l'interesse che gli anticomunisti dell'AK venissero liquidati dai tedeschi per non trovarseli tra i piedi dopo l'occupazione della città e gli inglesi con la consueta perfidia lasciavano che così fosse per non dispiacere l'alleato sovietico! Così l'ultimo anelito di libertà dell'infelice popolo polacco venne spento nel sangue! Nella foto in alto reparti germanici in azione fra le macerie, al centro di Varsavia. In basso a sinistra una autoblinda lanciarazzi tedesca martella le posizioni degli insorti, dai sobborghi di Varsavia, In basso a destra un gruppo di rivoltosi polacchi in divisa tedesca catturati dai soldati germanici durante un rastrellamento.

La reazione tedesca contro i rivoltosi si scatenò violenta. Essa ebbe inizio con pesanti bombardamenti aerei, cannoni e soprattutto lanciarazzi multipli di ogni tipo e dimensione. Man mano che il fuoco cessava su una zona della città, fanterie e carri armati tedeschi passavano all'attacco, eliminando la durissima resistenza polacca, che si protraeva casa per casa, strada per strada. Frattanto, nonostante le violente pressioni del governo polacco di Londra, le forze russe, benché fossero separate dal luogo della rivolta da poche posizioni tedesche e dalla sola Vistola, non muovevano un dito lasciando che i polacchi venissero sterminati dai tedeschi. Nella foto a sinistra un giovanissimo portaordini delle forze rivoluzionarie polacche, ferito. A destra reparti germanici all'attacco; al centro della foto un carro tedesco distrutto durante la lotta.

Per l'eroica resistenza degli insorti, la lotta nelle strade di Varsavia si protraeva oltre due mesi, per tutto il mese di agosto e quello di settembre, ma ai primi di ottobre le forze della AK erano ormai ridotte agli estremi. Nella foto in alto a sinistra il generale Tadeusz Bor-Komorowski, comandante degli insorti di Varsavia, insieme ad un ufficiale tedesco, dopo la resa della città. A sinistra al centro volontarie polacche della Croce Rossa. A sinistra in basso alcuni rivoltosi catturati dalle truppe germaniche. In alto a destra polacchi feriti. A destra al centro il parlamentare di un centro di resistenza polacco si reca al Comando tedesco per trattare la resa. A destra in basso prigionieri della AK.



4 ottobre 1944. Per l'impossibilità di proseguire oltre la lotta, il 2 ottobre il comando dei rivoltosi inviava la Contessa Tarnowska, Presidentessa della Croce Rossa polacca a trattare la resa col comando tedesco a nome del generale Bor-Komorowski. Il 4 ottobre la capitolazione veniva firmata ed il Comando tedesco riconosceva agli uomini della AK la qualifica di combattenti a tutti gli effetti. Questa clausola veniva rigorosamente rispettata dai tedeschi ed i resti della Armja Krajowa, incolonnati e guidati dai propri ufficiali, in divisa e con le proprie bandiere, il 5 e 6 ottobre sfilavano per le vie di Varsavia, diretti ai campi di concentramento in Germania. Nella foto in alto a sinistra la contessa Tarnovska viene bendata per recarsi a parlamentare al Comando tedesco. In alto a destra dopo la cessazione della lotta, la popolazione esce dai rifugi improvvisati nei quali era stata chiusa per due mesi. In basso i polacchi della AK in marcia verso i campi di concentramento in Germania. Secondo dati ufficiali del governo polacco di Londra, la rivolta costò all'eroico popolo polacco 200,000 morti e 100.000 prigionieri!


Varsavia 1944: ritorno a casa.

Da Roma a Firenze



Benché limitata dalla estrema scarsezza di apparecchi, l'Aviazione della RSI si distingueva nel 1944 per la sua abnegazione ed il suo eroismo. Oltre le unità da caccia, svolgevano intensa attività operativa gli aerosiluranti, ottenendo ancora numerosi successi, ma sacrificando anche buona parte dei propri uomini migliori. Una delle più belle vittorie degli aerosiluranti della RSI è l'impresa-primato dell'attacco alla lontanissima Gibilterra, effettuato il 5 giugno 1944 da un gruppo di apparecchi al comando del Capitano Marino Marini. Nella foto la rada di Gibilterra, gremita di navi, vista dall'aereo.

DA ROMA A FIRENZE

Il 5 giugno 1944 un gruppo di 10 aerosiluranti italiani della RSI, al comando del capitano Marino Marini, raggiungeva con un volo a condizioni di primato, sacrificando ogni cosa per la benzina ed i siluri, la base di Gibilterra, ormai considerata fuori del raggio d'azione degli apparecchi dell'Asse e l'attaccava di sorpresa, affondandovi 4 piroscafi per 30.000 tonnellate e danneggiandone gravemente altri 4. Frattanto sul fronte terrestre in Italia centrale, dopo l'occupazione di Roma, le truppe britanniche americane ed alleate proseguivano l'avanzata verso nord. Il giorno 7 giugno 1944 esse conquistavano Civitavecchia ed il 9 dello stesso mese Viterbo. L'avanzata di queste forze era leggermente contrastata dalle truppe germaniche, per quel poco che permetteva loro di mantenere una certa distanza di sicurezza fra sé ed il nemico. Quasi incontrastati quindi gli alleati superavano la zona del lago di Bolsena e dei monti Sabini e raggiungevano, 1'11 giugno, Orbetello, Orvieto e Terni. Il 17 avveniva uno sbarco all'isola d'Elba, dove forze francesi, provenienti direttamente dalla Corsica sui mezzi da sbarco, prendevano terra nell'isola e sopraffacevano facilmente il debole presidio tedesco, nonostante la sua accanita resistenza. Mentre sul fronte adriatico le truppe dell' 8a Armata, intralciate nei movimenti dal terreno estremamente difficile, raggiungevano Pescara e poi Teramo, nel settore centrale, a sud-ovest del lago Trasimeno, una serie di vivaci contrattacchi del XIV Corpo corazzato germanico costringevano l'avanzata alleata ad una battuta d'arresto. Per tutta l'ultima settimana di giugno si combatteva intorno al lago e per il possesso della città di Chiusi, che cambiava più volte occupante. I1 28 giugno riprendeva l'avanzata alleata oltre il lago Trasimeno: venivano raggiunte Cecina (sulla costa), Siena ed Arezzo. Sull'Adriatico veniva raggiunta la zona di Macerata. Ai primi di luglio, altra battuta di arresto nella zona di Siena ed Arezzo, fino al giorno 16, quando le due città e le zone limitrofe, cadevano in saldo e definitivo possesso degli alleati. Il 18 luglio veniva raggiunto l'Arno ad est di Pisa. Nel mese di agosto del 1944 nel settore adriatico cadeva Ancona e l'83 Armata raggiungeva le prime posizioni delle linea Gotica, mentre su quello centrale veniva raggiunta Firenze. La città dopo qualche combattimento nei sobborghi, veniva abbandonata dai tedeschi il 20 agosto. Restavano, nella periferia settentrionale, reparti fascisti che resistevano fino all'ultimo uomo contro le truppe alleate, per circa un mese. Mentre si combatteva per le posizioni antistanti la linea Gotica, sulle maggiori città dell'Italia settentrionale si abbattevano numerosi violenti bombardamenti anglo-americani. Tra il mese di giugno e quello di agosto venivano duramente colpite Torino, Milano, Venezia, Mantova, Ravenna, Genova. Aosta, Parma, Brescia, Vicenza, Padova e Verona. Le città italiane erano pressoché indifese e solo poche potevano contare sull'intervento di scarse batterie contraeree italiane o germaniche. Anche la difesa con apparecchi da caccia era esigua e limitata ai pochi apparecchi della RSI, che tuttavia si prodigavano con grande spirito di sacrificio, ottenendo lusinghieri successi. Tra il 16 e il 18 luglio Mussolini si recava in Germania, ad ispezionare le quattro divisioni della RSI e S. Marco, Italia, Littorio e Monterosa, costituite da volontari che alla data dell'8 settembre erano stati internati, assistendo a manovre tattiche a fuoco, passando in rivista le unità e parlando, fra grandi manifestazioni di entusiasmo, agli ufficiali ed alle truppe. A metà 1944 la guerriglia in Balcanica aumentava notevolmente di intensità. Fra le cause che avevano portato le bande di partigiani slavi dallo sviluppo già forte del 1942 e 1943 alla vera e propria esplosione del 1944, erano la resa dell'Italia con conseguente disfacimento delle 30 divisioni italiane che presidiavano la Balcania (a parte qualche Legione CCNN restata al fianco dei tedeschi), l'aumento delle bande per l'immissione di reparti dispersi italiani, di gruppi di sabotatori ed emissari sovietici e britannici, l'avvicinamento del fronte sovietico con maggiori possibilità di rifornimento della guerriglia ed il ritiro di numerose unità germaniche, inviate su altri fronti. In questa situazione la lotta condotta dai tedeschi, fascisti ed ustascia contro i guerriglieri, da repressiva ed offensiva, diveniva puramente difensiva, volta alla semplice protezione dei centri strategici e delle vie di comunicazione. Cosi specie in Jugoslavia, buona parte del paese passava sotto il controllo delle bande. Fra queste avevano il sopravvento quelle comuniste di Tito. La prima metà del 1944 si chiudeva nel Mediteraneo con l'arrivo di Churchill in Italia, che si recava a visitare le truppe e con l'occasione si incontrava col Papa, con Umberto di Savoia, Badoglio e con i membri del governo Bonomi.





5 giugno 1944. Alle ore 21 del 4 giugno, 10 aerosiluranti della RSI, con 2.000 kg. di sovraccarico, decollavano verso Gibilterra. Per poter coprire le 10 ore di volo complessive, oltre i serbatoi supplementari, erano stati caricati gli apparecchi di benzina, sacrificando al prezioso liquido le mitragliatrici, le munizioni e il personale non indispensabile. Alle 2,20 gli aerei raggiungevano Gibilterra, completamente illuminata per la assoluta improbabilità di un attacco aereo. Mentre scoppiava l'allarme, gli apparecchi italiani si lanciavano all'attacco contro le navi, riuscendo ad affondare 4 piroscafi per 30.000 tonnellate ed a colpirne gravemente altrettanti. Tutti gli aerei ritornavano alla base. Nella foto in alto un aerosilurante decolla per l'azione su Gibilterra. Al centro a sinistra il Capitano Marino Marini, comandante degli aerosiluranti che hanno compiuto il leggendario attacco a Gibilterra, acclamato al suo rientro dall'azione. Al centro a destra i protagonisti dell'eccezionale impresa decorati dai tedeschi con la Croce di Ferro. In basso il sottosegretario all'Aeronautica della RSI, generale Tessari, si congratula con i violatori di Gibilterra.


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