2a Guerra Mondiale 1944-17


L'occupazione di Roma


Inno Perù 



Il 5 giugno entravano a visitare Roma gli alti comandanti alleati, fra i quali il generale Clark, comandante della  5a Armata (unità, in buona parte americana, che aveva vinto sulla linea Gustav e ad Anzio la battaglia per Roma) ed il generale Grunther, Capo di Stato Maggiore di Alexander (che comandava tutte le truppe su suolo italiano, radunate nel XV Gruppo di Armate). Nel suo libro 5a Armata americana il generale Clark racconta, fra l'altro, di aver trovato la popolazione festante ma le porte del Campidoglio, che egli voleva visitare, sbarrate. In alto automezzi americani in Piazza del Popolo. In basso il generale Clark, in transito per Roma, si ferma a parlare con un sacerdote in Piazza S. Pietro.



Il giorno dopo l'entrata in Roma degli americani, dei canadesi e dei francesi, rientrava nella Capitale anche il principe Umberto di Savoia, nominato Luogotenente Generale del regno con decreto di Vittorio Emanuele III in data 5 giuigno 1944, e riprendeva possesso dell'abbandonato Palazzo del Quirinale. Nello stesso periodo giungeva a Roma anche il generale Bencivenga, che veniva insediato alla carica di governatore della Capitale. In alto a sinistra Umberto di Savoia rientra nella Capitale. In alto a destra il decreto che nominava Umberto di Savoia Luogotenente Generale del Regno. In basso a sinistra il Campidoglio, durante la cerimonia per l'insediamento del gen. Bencivenga. A destra il gen. Bencìvenga.


Al seguito delle truppe di occupazione giungevano anche reparti di carabinieri italiani, per rinforzare i reparti di polizia civile e militare italiana ed alleate, che già si trovavano in Roma, per appoggiarle nel difficile compito di mantenere l'ordine, contro tutta la improvvisa esplosione delle svariate manifestazioni di malavita, conseguenti al passaggio della guerra ed al mutamento dei poteri nella città. Nella foto in alto i carabinieri italiani, in uniforme grigioverde, entrano in Roma su autocarri di provenienza alleata. Arrampicati a questi mezzi, cittadini, partigiani, giovani. In basso un autocarro di carabinieri accompagnato per le strade di Roma dai cittadini italiani fra lo sventolio delle bandierine tricolori.

 



Prima di abbandonare Roma, i tedeschi avevano fucilato alcuni partigiani che erano detenuti da lungo tempo. Quattordici di questi, prelevati dalla prigione di Via Tasso da un reparto della Feldgendarmerie erano portati fuori Roma al seguito delle truppe della Wehrmacht in ritirata e, giunti nei pressi della località La Storta, venivano tutti fucilati. Fra questi erano il sindacalista socialista Bruno Buozzi, il generale Dodi, l'avvocato Eramo, il colonnello Sorrentino, il tenente Arrighi (del servizio segreto anglo-americano), l'ing. Di Pillo ed il maggiore Brandimarte. Un altro esponente della lotta partigiana, il tenente Ebert, era stato fucilato il 3 giugno a Forte Boccea. Nella foto in alto esponenti politici italiani rifugiati, durante l'occupazione tedesca, nella Basilica - di San Giovanni in Laterano. Si notano nella foto Saragat, Bonerni, De Gasperi, Ruini, Soleri ed altri importanti uomini politici. Nelle foto in basso: da sinistra a destra: 1) L'Onorevole socialista Bruno Buozzi, 2) il colonnello Giuseppe Montezemolo primo comandante militare del C.L.N. di Roma, fucilato dai tedeschi e decorato di Medaglia d'Oro al V. M. 3) Il generale Pietro Dodi, uno dei primi organizzatori del C.L.N. romano, decorato di Medaglia d'Oro al V.M. 4) Il maggiore A. N. Alfeo Brandimarte, organizzatore delle comunicazioni radio con le truppe anglo-americane, decorato di Medaglia d'Oro al V.M. 5) L'ingegner Edmondo Di Pillo, che impedì la distruzione da parte dei tedeschi di un complesso idroelettrico, decorato di Medaglia d'Oro al V. M.


Insieme con le manifestazioni di simpatia per le truppe occupanti, nei primi giorni del giugno1944 fiorivano in Roma anche le prime manifestazioni politiche dei partiti antifascisti. Queste erano caratterizzate da una forma estremamente disordinata e confusionaria e da una sorta di incertezza, caratteristica di chi compie per la prima volta una azione fino ad allora inibita. Fra tanto caos e tanta incertezza il movimento più aggressivo era il partito comunista. Al secondo posto venivano i primi gruppi democristiani che apparivano ancora troppo strettamente legati alle associazioni cattoliche ed agli organismi sotto diretto influsso ecclesiastico. Ultimi, gli azionisti ed i repubblicani, od i più modesti liberali e monarchici. Nella foto in alto gruppi democristiani manifestano per il Papa. In basso tranvieri comunisti in agitazione, con mitra e bandiere

Con le manifestazioni politiche della folla, venivano registrati anche numerosi saccheggi ad opera di elementi malintenzionati che approfittavano del disordine regnante nella Capitale per i propri fini. A sinistra in alto Una scena di saccheggio e violenze in Piazza S. S. Silvestro. A sinistra al centro partigiani romani in giacca e cravatta, dopo l'arrivo degli alleati. A sinistra in basso la curiosa fotografia di un partigiano, in gruppo con parenti ed amici, mentre posa davanti ad un fotografo di fortuna. A destra in alto nel rinascere generale di partiti, associazioni ed enti vari, ritornavano alla luce persino i garibaldini. A destra in basso un gruppo di democristiani, manifesta per il partito e per le riconquistate libertà.


Sia pure in misura molto minore di come si verificò nell'Alta Italia
nel 1945, in Roma avvenivano arresti e processi ai danni dei fascisti. In alto un fascista arrestato da un carabiniere, spalleggiato da una piccola folla civili che ha contribuito alla cattura. In basso uno dei quadri della Basilica di Massenzio, riproducente l'Impero italiano nel 1936. Questo quadro fu rimosso col pretesto che si trattava dell'Impero Fascista,

 


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