2a Guerra Mondiale 1944-16


L'occupazione di Roma


Inno Marshall Isolaù 



Nella serata del giorno 4, mentre le avanguardie americane penetravano in Roma, gli ultimi reparti germanici, quasi tutti formati da carri armati, lasciavano i quartieri settentrionali ed occidentali della città. Qualche colpo veniva ancora sparato dai tedeschi, ma generalmente ciò non si verificava per scontro con truppe avversarie, ma semplicemente per equivoci e falsi allarmi. Contatti fra i due eserciti all'interno di Roma non ne avvenivano, poiché i tedeschi, con la velocità del movimento di ritirata e con la tempestività delle azioni ritardatrici, erano riusciti a mettere un margine di sicurezza fra loro ed il nemico. Nella foto in alto automezzi americani carichi di truppe e di materiali, cannoni e mezzi blindati, continuano a sfilare per le vie di Roma diretti a nord. Nella foto in basso le autocolonne americane raggiungono Piazza Venezia, nel centro di Roma.



Dopo l'arrivo dei primi reparti americani, giungevano in città anche truppe canadesi e francesi, appartenenti rispettivamente al Corpo d'Armata del generale Leese ed alla Ia divisione motocorazzata delle forze del generale Juin. Nella foto in alto: automezzi americani passano fra due ali di folla plaudente in Piazza Venezia, provenienti da Via dell'Impero. In basso a sinistra: autoblinde americane da combattimento del tipo M. 8 Greyhound, armate di pezzi da 37 mm., in sosta davanti al Vittoriano. Nella foto in basso a destra i romani fanno la prima conoscenza con la Military Police della 5a Armata. Ne fanno parte, come era d'uso, rappresentanze di tutte le truppe che componevano l'Armata.


Fra tanto giubilo e tanti applausi della popolazione ai vincitori si verificavano anche alcuni incidenti, e segni di indubbia ostilità nei riguardi dei nuovi arrivati. Fra questi, ricordiamo l'episodio di Piazza di Spagna, dove alcuni elementi fascisti, aprivano il fuoco con mitra e bombe a mano contro i soldati canadesi; altri fatti del genere si verificavano a Largo Tritone, dove si sparava dalle finestre contro autoblinde americane ed in Piazza Firenze dove il fuoco era diretto contro partigiani appena usciti per le strade. Nella foto in alto jeeps ed half-track americani in Piazza Venezia. Nella foto in basso un imponente concentramento di truppe, mezzi e cannoni americani, sulla piazza di San Carlo al Corso.


Nei giorni immediatamente seguenti all'entrata delle forze anglo-americane ed alleate in Roma, venivano tenute nella città conquistata le consuete parate militari delle truppe vittoriose che erano iniziate due anni prima con quella britannica per le vie di Tripoli. In Via dell'Impero e Piazza Venezia sfilavano gli scozzesi ed altri reparti britannici. Poi veniva la volta dei goumiers, le truppe di colore marocchine ed algerine del generale Juin tristemente distintesi a Esperia, che sfilavano con gli onori del trionfo ed il plauso degli italiani in Via dell'Impero. Nella foto in alto le cornamuse dei reggimenti scozzesi sfilano in parata. Nella foto in basso la banda militare di una unità scozzese, davanti a Palazzo Venezia.


In quei primi giorni del giugno 1944, per le manifestazioni di giubilo, il centro di Roma non era quello tipico di Piazza Colonna e Corso Umberto, ma, la zona stessa che durante il Regime fascista era stata centro di cerimonie e manifestazioni: Piazza Venezia, Via dell'Impero, il Colosseo. Americani, britannici, francesi ed italiani festanti, sentivano il prepotente ripicco di manifestare sotto quello stesso famoso balcone di Palazzo Venezia, dal quale Mussolini per venti anni aveva parlato al popolo italiano ed al mondo intero. Nella foto in alto la folla davanti a Palazzo Venezia. Un gruppo di cittadini posa per il fotografo inalberando una bandiera americana. In basso popolani in giro per Roma con bandiere.


Appena allontanati i tedeschi, oltre alle rnanifestazioni della cittadinanza, anche i muri di Roma cominciavano ad essere tappezzati dei più variopinti cartelli e delle più diverse scritte. Il tema più comune era Welcome to the liberators, cioè Benvenuto ai liberatori, ma non il solo. Nella foto in alto il portone di Palazzo Venezia coperto di scritte col gesso esaltanti la Francia di De Gaulle. Il simbolo ripetuto in diverse grandezze è la Croce di Lorena, già emblema di S. Giovanna d'Arco, distintivo del francesi degaullisti. Al centro un manifesto del PSIUP, il partito socialista unitario. In basso una serie di manifesti propagandistici della RSI lacerati e coperti da cartelloni dei partiti di sinistra.


Mentre in Roma la situazione appariva ormai completamente tranquilla, dopo l'avvicendamento dell'occupante, immediatamente a nord e ad occidente della città si svolgevano scontri di piccola entità, tiri di artiglierie e di mortai tra le retroguardie germaniche in ritirata e le avanguardie alleate. Nella foto in alto a Valle Giulia, nel rione Flaminio, un obice da campagna americano da 105/22 tira contro nuclei tedeschi in ritirata a nord della città. In basso in una zona periferica della Capitale un automezzo blindato tedesco fuori combattimento. La camionetta, impiegata dai tedeschi dopo la resa dell'Italia, è di costruzione italiana, dello stesso tipo di quelle usate nel Fezzan ed in Tunisia dal nostro Ragg.to Sahariano.

Un'altra serie di fotografie inedite sulla entrata delle truppe anglo-americane ed alleate in Roma. Nella foto a sinistra in alto le Naiadi della fontana dell'Esedra guarnite della bandiera americana. Sullo sfondo, all'imbocco di Via delle Terme di Diocleziano, una folla di cittadini manifesta intorno ad un autocarro militare alleato. A destra in alto una jeep americana in Piazza di Spagna, davanti alla celebre scalinata di Trinità dei Monti. A sinistra in basso una lunga teoria di autocarri americani, carichi di soldati e con pezzi da 105/22 al traino, in transito dal Largo di S. Carlo al Corso, diretti verso nord. A destra in basso altri reparti americani su jeeps ed autocarri, in marcia lungo il Corso Umberto.

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