
Roma, nella sua storia secolare, aveva subito più di una volta l'occupazione e il saccheggio da parte di eserciti stranieri. Il fatto più antico risale al V secolo a.C., quando una tribù
di Galli aveva conquistato la città e ne era stata cacciata in seguito come dice la leggenda, da Furio Camillo. Poi, dopo un lungo periodo di grandezza e di potenza, nel 410 dopo Cristo era avvenuto il primo
saccheggio di Roma, ad opera dei Visigoti di Alarico. Nei secoli successivi altre occupazioni, spesso accompagnate da saccheggi,
erano avvenute ad opera dei soldati di Francesco I di Carlo d'Angiò o dei tristemente celebri
lanzichenecchi. Poi ancora francesi di Napoleone I, Gioacchino Murat, Napoleone III. Infine, dopo 1'8 settembre del 1943, era la volta dei tedeschi cui il 4 giugno 1944 diedero il cambio americani, britannici, canadesi, francesi, polacchi, indiani, marocchini, algerini, neozelandesi ecc. In
alto una stampa che riproduce l'ingresso dei francesi a Roma nel 1849 dopo la caduta della Repubblica Romana.
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| L'OCCUPAZIONE DI ROMA
Dopo lo sfondamento della linea Gustav, gli scontri sui Colli Albani ed i combattimenti con i resti degli
ultimi reparti paracadutisti della RSI tra Pratica di Mare e Castel di Decima
le divisioni americane, britanniche e francesi potevano finalmente raggiungere Roma il 4 giugno 1944.
Frattanto, nelle serate del 2, 3 e 4 giugno, migliaia e migliaia di soldati germanici con carri armati, cannoni, automezzi e carri
ippotrainati (spettacolo non inconsueto nelle file della Wehrmacht del 1944 e 1945, per la scarsezza del carburante), avevano ripiegato ordinatamente verso nord, transitando attraverso le strade di Roma. La sera dell'ultimo giorno, mentre questo avveniva, elementi ritardatori, generalmente motocorazzati, impegnavano reparti
di punta americani, trattenendoli fuori della città il tempo sufficiente a permettere il regolare deflusso delle truppe in ripiegamento.
Alle 19,15 del 4 giugno il primo reparto alleato, una avanguardia motorizzata
della 88a divisione di fanteria americana, raggiungeva Piazza Venezia, al centro di Roma.
Contemporaneamente gli elementi di copertura tedeschi che non erano stati eliminati dalle avanguardie avversarie, abbandonavano le estreme propaggini settentrionali ed occidentali della città, non senza sparare qualche colpo.
Dopo gli americani, sfilavano in Roma reparti canadesi e francesi. Analoga cerimonia,
che si concludeva in Piazza Venezia, compivano gli scozzesi, col caratteristico abbigliamento
e preceduti dalla consueta banda di cornamuse. La popolazione romana, stanca della guerra
e delle privazioni cui era stata sottoposta dalla occupazione tedesca, salutava generalmente con entusiasmo i nuovi arrivati, sperando che
essi, nelle vesti di liberatori, avessero portato con se il benessere e la felicità. Ma già dai primi giorni, quando ancora immediatamente a nord di Roma si combatteva con le retroguardie germaniche e quando non era del tutto spenta l'eco di qualche sparatoria effettuata da elementi fascisti per le strade della città contro gli anglo-americani, la popolazione cominciava già a rendersi conto che il periodo delle
privazioni e del regime di guerra non era ancora finito. Dopo gli eserciti occupanti, il 5 giugno era
rientrato in Roma anche il principe Umberto di Savoia, che il padre, Vittorio Emanuele III, aveva lo stesso giorno nominato Luogotenente Generale del Regno. Con lui giungeva nella Capitale il generale Bencivenga, che veniva insediato in Campidoglio alla carica di Commissario.
Con l'evacuazione delle truppe germaniche, sorgevano a Roma, come già nei
centri dell'Italia meridionale precedentemente occupati, numerosi partiti ed associazioni antifascisti. Fra questi, in primo piano per aggressività ed organizzazione, il partito comunista. Seguiva poi il partito della democrazia cristiana, che riceveva un rapido incremento dagli organismi cattolici e clericali per poterlo opporre al comunismo dilagante. Dopo venivano i repubblicani e gli azionisti che vantavano al proprio attivo particolari benemerenze di guerriglia ad oltranza condotta nel periodo clandestino contro tedeschi e fascisti. Seguivano a distanza il PSIUP, partito socialista unitario, già strettamente affiancato ai comunisti, il partito liberale, anche allora minoranza di uomini con scarsissimo seguito e infine i monarchici. A questi partiti si accodavano poi associazioni di vario genere e con i simboli più diversi. Circolavano in quei giorni a Roma, nei bailamme delle divise, persino vecchi garibaldini osannanti alle riconquistate libertà.
Con il rinascere dei movimenti politici che avevano come matrice comune il C.L.N., fiorivano anche le manifestazioni di vario genere che spesso aggravavano il disordine della città, giustificando o facendo passare inosservati numerosi saccheggi, violenze e distruzioni.
Queste ultime manifestazioni rientravano per altro nell'ambito di quell'improvviso decadere del costume e del virulento diffondersi della malavita che generalmente fa seguito alle occupazioni straniere. Nel caso particolare di Roma va registrato che elementi incontrollati degli stessi occupanti diedero il.loro notevole apporto. Borsa nera, delitti, prostituzione,
furti, saccheggi, violenze. corruzione dilagarono rapidamente trasformando il centro della civiltà cristiana e latina in una colossale
Casbah. Per debito di chiarezza nei confronti di quei lettori che si domandassero perché non abbiamo usato il termine
liberazione, precisiamo che nei test! ufficiali Alleati e nelle Memorie dei maggiori protagonisti, esso non esiste. Tali Testi
e Memorie parlano solo di occupazione e nel caso particolare di Roma lo stesso generale
Clark nel libro 5a Armata americana dice presa di Roma per non parlare degli inglesi che nella Pictorial History dicono che Roma venne addirittura catturata
(Rome was captured). Sul territorio italiano dopo l'8 settembre 1943 si formò clandestinamente un movimento di resistenza alle truppe occupanti tedesche e poi alle formazioni della RSI denominato
Comitato di Liberazione Nazionale (C. L. N.) nel quale erano rappresentati tutti i partiti antifascisti. Tale
movimento esplicò la sua attività nelle città, con attentati, azioni di sabotaggio, servizi di informazione per le truppe
anglo-americane, servizi di propaganda con radio e giornali clandestini ed
in montagna, essenzialmente con operazioni di disturbo e di sabotaggio nei confronti delle truppe tedesche ed italiane della RSI.
Gli anglo-americani da parte loro aiutavano il movimento partigiano con lancio di armi, materiali e sovvenzioni in denaro.
Nella zona di Roma la direzione della organizzazione partigiana era condotta militarmente prima dal colonnello Giuseppe Cordero di Montezemolo, fucilato alle Fosse Ardeatine e decorato di Medaglia d'Oro al V.M.
e poi dal generale Bencivenga. Nell'Italia settentrionale agiva clandestinamente un
Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (C.L.N.A.I.) di cui parleremo
più avanti.
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