2a Guerra Mondiale 1944-15


La guerra in Atlantico


Inno Qatar 




La battaglia dell'Atlantico era ormai da tempo combattuta dai tedeschi con esito sfavorevole. Tuttavia l'ammiraglio Donitz apportava innumerevoli innovazioni all'arma sottomarina germanica, tali che se la situazione industriale e militare tedesca non fosse stata così difficile, avrebbero causato gravissimi danni al naviglio nemico. Fra queste la diffusione ormai totale dello schnorkel (una sorta di valvola che, prendendo aria in superficie, consentiva al sommergibile sia di navigare sempre in immersione sfuggendo alla ricerca dei radar avversari, sia di azionare per la navigazione subacquea motori a scoppio o ad acqua ossigenata, bisognosi di aria per il funzionamento e notevolmente più potenti dei motori elettrici, normalmente usati in immersione) e la costruzione dei nuovi sommergibili del tipo XXI e Walther, con autonomia di 22.000 miglia ed elevata velocità in immersione. Nella foto in alto convoglio anglo-americano nell'Atlantico settentrionale scortato da dirigibili impiegati per l'avvistamento dei sommergibili. A sinistra in basso nave scorta americana in azione contro un U-Boote. A destra in basso un sommergibile munito di schnorkel. E' chiaramente visibile, al lato della torretta, il congegno per la presa d'aria, simile ad un periscopio. In seguito i perfezionatissimi radar alleati localizzavano anche la piccola estremità dello Schnorkel emergente dall'acqua, riducendo l'utilità del congegno.


Nel 1944 i tedeschi costruivano anche altri due tipi di sommergibili, ambedue tascabili: il Seehund (cane di mare) di 16 tonnellate, con 2 siluri e 2 soli uomini di equipaggio ed il Bitier (castoro) con 2 siluri ed un uomo di equipaggio. Questi mezzi dovevano ovviare alle gravi perdite di sommergibilisti subite dalla Marina tedesca. Ma per questi, come per i Walther ed i XXI e poi per la successiva versione del tipo XXIII, la maggiore difficoltà era costituita dalle gravi distruzioni arrecate dai bombardamenti strategici anglo-americani sui cantieri navali, che impedivano la produzione in massa. Nella foto in alto la fregata St. Catharines e la corvetta Ghilliwack, della Marina britannica, costringono all'emersione un U-Boote. Al centro sommergibile tedesco sottoposto ad attacco aereo. In basso un U-Boote, colpito da bombe di aerei nemici, affonda.


Armi segrete inglesi: Miss Corroborante.

L'occupazione di Roma



Roma, nella sua storia secolare, aveva subito più di una volta l'occupazione e il saccheggio da parte di eserciti stranieri. Il fatto più antico risale al V secolo a.C., quando una tribù di Galli aveva conquistato la città e ne era stata cacciata in seguito come dice la leggenda, da Furio Camillo. Poi, dopo un lungo periodo di grandezza e di potenza, nel 410 dopo Cristo era avvenuto il primo saccheggio di Roma, ad opera dei Visigoti di Alarico. Nei secoli successivi altre occupazioni, spesso accompagnate da saccheggi, erano avvenute ad opera dei soldati di Francesco I di Carlo d'Angiò o dei tristemente celebri lanzichenecchi. Poi ancora francesi di Napoleone I, Gioacchino Murat, Napoleone III. Infine, dopo 1'8 settembre del 1943, era la volta dei tedeschi cui il 4 giugno 1944 diedero il cambio americani, britannici, canadesi, francesi, polacchi, indiani, marocchini, algerini, neozelandesi ecc. In alto una stampa che riproduce l'ingresso dei francesi a Roma nel 1849 dopo la caduta della Repubblica Romana.

L'OCCUPAZIONE DI ROMA

Dopo lo sfondamento della linea Gustav, gli scontri sui Colli Albani ed i combattimenti con i resti degli ultimi reparti paracadutisti della RSI tra Pratica di Mare e Castel di Decima le divisioni americane, britanniche e francesi potevano finalmente raggiungere Roma il 4 giugno 1944. Frattanto, nelle serate del 2, 3 e 4 giugno, migliaia e migliaia di soldati germanici con carri armati, cannoni, automezzi e carri ippotrainati (spettacolo non inconsueto nelle file della Wehrmacht del 1944 e 1945, per la scarsezza del carburante), avevano ripiegato ordinatamente verso nord, transitando attraverso le strade di Roma. La sera dell'ultimo giorno, mentre questo avveniva, elementi ritardatori, generalmente motocorazzati, impegnavano reparti di punta americani, trattenendoli fuori della città il tempo sufficiente a permettere il regolare deflusso delle truppe in ripiegamento. Alle 19,15 del 4 giugno il primo reparto alleato, una avanguardia motorizzata della 88a divisione di fanteria americana, raggiungeva Piazza Venezia, al centro di Roma. Contemporaneamente gli elementi di copertura tedeschi che non erano stati eliminati dalle avanguardie avversarie, abbandonavano le estreme propaggini settentrionali ed occidentali della città, non senza sparare qualche colpo. Dopo gli americani, sfilavano in Roma reparti canadesi e francesi. Analoga cerimonia, che si concludeva in Piazza Venezia, compivano gli scozzesi, col caratteristico abbigliamento e preceduti dalla consueta banda di cornamuse. La popolazione romana, stanca della guerra e delle privazioni cui era stata sottoposta dalla occupazione tedesca, salutava generalmente con entusiasmo i nuovi arrivati, sperando che essi, nelle vesti di liberatori, avessero portato con se il benessere e la felicità. Ma già dai primi giorni, quando ancora immediatamente a nord di Roma si combatteva con le retroguardie germaniche e quando non era del tutto spenta l'eco di qualche sparatoria effettuata da elementi fascisti per le strade della città contro gli anglo-americani, la popolazione cominciava già a rendersi conto che il periodo delle privazioni e del regime di guerra non era ancora finito. Dopo gli eserciti occupanti, il 5 giugno era rientrato in Roma anche il principe Umberto di Savoia, che il padre, Vittorio Emanuele III, aveva lo stesso giorno nominato Luogotenente Generale del Regno. Con lui giungeva nella Capitale il generale Bencivenga, che veniva insediato in Campidoglio alla carica di Commissario. Con l'evacuazione delle truppe germaniche, sorgevano a Roma, come già nei centri dell'Italia meridionale precedentemente occupati, numerosi partiti ed associazioni antifascisti. Fra questi, in primo piano per aggressività ed organizzazione, il partito comunista. Seguiva poi il partito della democrazia cristiana, che riceveva un rapido incremento dagli organismi cattolici e clericali per poterlo opporre al comunismo dilagante. Dopo venivano i repubblicani e gli azionisti che vantavano al proprio attivo particolari benemerenze di guerriglia ad oltranza condotta nel periodo clandestino contro tedeschi e fascisti. Seguivano a distanza il PSIUP, partito socialista unitario, già strettamente affiancato ai comunisti, il partito liberale, anche allora minoranza di uomini con scarsissimo seguito e infine i monarchici. A questi partiti si accodavano poi associazioni di vario genere e con i simboli più diversi. Circolavano in quei giorni a Roma, nei bailamme delle divise, persino vecchi garibaldini osannanti alle riconquistate libertà. Con il rinascere dei movimenti politici che avevano come matrice comune il C.L.N., fiorivano anche le manifestazioni di vario genere che spesso aggravavano il disordine della città, giustificando o facendo passare inosservati numerosi saccheggi, violenze e distruzioni. Queste ultime manifestazioni rientravano per altro nell'ambito di quell'improvviso decadere del costume e del virulento diffondersi della malavita che generalmente fa seguito alle occupazioni straniere. Nel caso particolare di Roma va registrato che elementi incontrollati degli stessi occupanti diedero il.loro notevole apporto. Borsa nera, delitti, prostituzione, furti, saccheggi, violenze. corruzione dilagarono rapidamente trasformando il centro della civiltà cristiana e latina in una colossale Casbah. Per debito di chiarezza nei confronti di quei lettori che si domandassero perché non abbiamo usato il termine liberazione, precisiamo che nei test! ufficiali Alleati e nelle Memorie dei maggiori protagonisti, esso non esiste. Tali Testi e Memorie parlano solo di occupazione e nel caso particolare di Roma lo stesso generale Clark nel libro 5a Armata americana dice presa di Roma per non parlare degli inglesi che nella Pictorial History dicono che Roma venne addirittura catturata (Rome was captured). Sul territorio italiano dopo l'8 settembre 1943 si formò clandestinamente un movimento di resistenza alle truppe occupanti tedesche e poi alle formazioni della RSI denominato Comitato di Liberazione Nazionale (C. L. N.) nel quale erano rappresentati tutti i partiti antifascisti. Tale movimento esplicò la sua attività nelle città, con attentati, azioni di sabotaggio, servizi di informazione per le truppe anglo-americane, servizi di propaganda con radio e giornali clandestini ed in montagna, essenzialmente con operazioni di disturbo e di sabotaggio nei confronti delle truppe tedesche ed italiane della RSI. Gli anglo-americani da parte loro aiutavano il movimento partigiano con lancio di armi, materiali e sovvenzioni in denaro. Nella zona di Roma la direzione della organizzazione partigiana era condotta militarmente prima dal colonnello Giuseppe Cordero di Montezemolo, fucilato alle Fosse Ardeatine e decorato di Medaglia d'Oro al V.M. e poi dal generale Bencivenga. Nell'Italia settentrionale agiva clandestinamente un Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (C.L.N.A.I.) di cui parleremo più avanti.

 


La decisione di abbandonare Roma era stata presa dal maresciallo Kesselring già dal 16 maggio, mentre era ancora in corso la violenta battaglia per la linea Gustav. La decisione era stata provocata dal cedimento delle prime posizioni sui Monti Aurunci e nella valle del Liri, con il quale la 5a Armata del generale Clark aveva aggirato l'ostacolo di Cassino. Da quel giorno le truppe tedesche iniziavano il ripiegamento verso nord arrestandolo solo di tanto in tanto su determinate particolari posizioni allo scopo di mettere spazio fra loro ed il nemico, per permettere al grosso di marcare verso il nord. In alto la partenza da Roma del prefetto della RSI, Testa, poco prima che entrassero gli americani. In basso artiglierie germaniche, ippotrainate in pieno 1944 pei ovviare alla scarsità di carburante, in ripiegamento attraverso il Corso all'altezza di Largo Goldoni.



Ai primi di giugno, mentre si spegnevano gli ultimi scontri nei pressi dei Colli Albani, le unità tedesche della 10a Armata (che aveva tenuto il fronte meridionale) e della 14a (reduce dalla testa di sbarco di Anzio) iniziavano a transitare per Roma, in ripiegamento verso nord. Il movimento aumentava la sera del 2 giugno e la sera successiva, mentre a sud di Roma si battevano ormai solo i resti dei battaglioni paracadutisti della RSI. Nella foto in alto autocarri e paracadutisti tedeschi, armati di Panzerfaust e fucili mitragliatori, in marcia di ripiegamento attraverso le strade di Roma. In basso a sinistra romani assistono al passaggio di automezzi di artiglieria stracarichi di soldati. In basso a destra un semovente tedesco tipo Briimmbar, armato di un mortaio da 150 mm., in ritirata per le strade di Roma con due soldati sbandati a bordo.


Il 4 giugno, nel pomeriggio, passavano le ultime grosse colonne tedesche.
Frattanto, alle porte di Roma si accendevano alcuni piccoli scontri tra elementi di copertura tedeschi e le avanguardie avversarie. I primi venivano rapidamente eliminati. ma ciò non riusciva tuttavia a consentire l'agganciamento delle forze germaniche in ritirata. Nella foto in alto un  episodio dei piccoli combattimenti alle porte di Roma. Carro armato Sherman, in azione contro un carro tedesco sulla Casilina. In basso carro germanico è stato messo fuori uso dal tiro dello Sherman.


4 giugno 1944. In serata unità della 5a Armata del generale Clark entravano in Roma. Il primo reparto di queste unità, l'avanguardia motorizzata della 88a divisione di fanteria americana, giungeva a Piazza Venezia alle ore 19,15. La popolazione romana accoglieva generalmente con applausi e manifestazioni di simpatia le forze britanniche, americane ed alleate. Nella foto in alto un autocarro americano, carico di soldati e con un cannoncino contraereo da 40/56 al traino, entra in Roma da Porta Maggiore. La popolazione, come già in altre città d'Italia, è ritratta mentre plaude ai vincitori: In basso automezzi americani transitano nei pressi del Colosseo salutati dalla popolazione e dalle truppe entrate da poco.


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