2a Guerra Mondiale 1944-1


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Inno Latvia 


Lo sbarco di Anzio



Nei primi mesi del 1944, con lo sbarco di Anzio e l'offensiva contro la linea Gustav sul Garigliano ed a Cassino, gli anglo-americani tentavano di avviare ad una rapida conclusione le operazioni sul fronte italiano, spezzando il fronte di resistenza tedesco ed impadronendosi di Roma e dell'Italia centrale. Ma la dura resistenza dei diavoli verdi a Cassino e la furiosa reazione delle truppe del generale von Mackensen ad Anzio, mutavano notevolmente i piani del maresciallo Alexander, ritardando di molti mesi la conclusione delle operazioni militari sul suolo italiano. Oltre a ciò, il VI Corpo anglo-americano sbarcato ad Anzio rischiava di essere ributtato in mare e riusciva a salvarsi solo con il massiccio intervento delle artiglierie navali. In alto il teatro dei combattimenti del gennaio e febbraio 1944 da Anzio alla zona antistante Cassino.

LO SBARCO DI ANZIO

Dopo la battaglia del Volturno le truppe britanniche ed americane della 5a Armata del generale Clark giungevano a contatto con il terreno antistante la linea Gustav, che si estendeva dal Mar Tirreno, attraverso il fiume Garigliano, la zona di Cassino, quella di Venafro-Isernia, il fiume Sangro, fino all'Adriatico. All'avanzata delle unità della 5a Armata corrispondeva sul versante adriatico il progresso della 8a Armata il cui comandante Maresciallo Montgomery, richiamato in patria per le ormai prossime operazioni di sbarco in Francia, era stato sostituito dal generale Leese, che tendeva a raggiungere e poi a superare la valle del Sangro. Mentre sul fronte si andavano svolgendo questi avvenimenti, a Verona, nel salone di Castelvecchio si celebrava il processo contro i 19 membri del Gran Consiglio del Fascismo che, votando contro Mussolini il 25 luglio 1943, avevano provocato la caduta del Regime fascista e quindi, indirettamente, la resa dell'Italia. Dei 19 solo 6, Ciano, Gottardi, Pareschi, De Bono, Marinelli, Cianetti erano presenti, essendo gli altri latitanti. Il processo dì Verona, che aveva inizio l'8 gennaio 1944, aveva termine il 10, con la dichiarazione di colpevolezza e la condanna a morte per tutti gli imputati, ad eccezione di Cianetti condannato a 30 anni di reclusione. La sentenza veniva eseguita la mattina dell'11 gennaio, mediante fucilazione alla schiena. Il 22 gennaio sul fronte sud si verificava un colpo di scena: l'operazione anfibia di Anzio e Nettuno. Il VI Corpo d'Armata alleato, al Comando del generale Lucas, appoggiato da una flotta di invasione di 289 unità e da centinaia di aerei, sbarcava sulle spiagge di Anzio e Nettuno la la divisione di fanteria britannica, un gruppo corazzato, la II brigata di commandos, la 3a divisione fanteria americana, il 509° battaglione paracadutisti e l'83° battaglione lanciafiamme americani. Sulla zona di sbarco le unità tedesche erano quasi inesistenti. Ciò permetteva al VI Corpo di stabilire saldamente la sua testa di sbarco ed approfondirla verso l'interno, superando Aprilia e raggiungendo le zone di Campoleone, Cisterna e Littoria. Solo il 25 gennaio si andava delineando la prima resistenza seria delle unità germaniche che stavano raggiungendo il nuovo fronte. Dal 25 al 31 gennaio, mentre si svolgevano duri combattimenti nei pressi di Cisterna, dove agivano le truppe americane e Campoleone, dove erano impegnati i reparti britannici, giungevano nuove unità di rinforzo al VI Corpo del generale Lucas: il 504° reggimento paracadutisti, la divisione corazzata americana e le divisioni di fanteria 45° americana e 56° britannica. Ma queste unità non riuscivano a superare la tenace resistenza germanica che si basava ormai su 5 divisioni quasi complete: le divisioni corazzate 26° ed Hermann Gòring, la t 3° e 90° granatieri corazzati e la 4a paracadutisti. Dopo una settimana di situazione relativamente equilibrata, con attacchi e contrattacchi da entrambe le parti. 1'8 febbraio iniziava un forte attacco tedesco con lo scopo di eliminare interamente la testa di sbarco di Anzio. Il giorno seguente i tedeschi riconquistavano Aprilia ed il 10 Corroceto. Poi si registrava una sosta, della quale approfittavano gli anglo-americani per contrattaccare, ma senza ottenere risultati di sorta. Il 16 febbraio 1944, alle ore 6,30, 4 divisioni germaniche, appoggiate dal fuoco di circa 450 pezzi d'artiglieria, iniziavano luna nuova violenta offensiva. Ma i successi territoriali, che all'inizio si registravano in maniera sensibile, venivano presto bloccati dall'impiego massiccio delle artiglierie navali che sparavano a distanza ravvicinata e dagli attacchi aerei. Il 29 febbraio la spinta offensiva dei reparti della Wermacht riprendeva, ma il giorno 1 marzo veniva sospesa definitivamente, senza essere riuscita nell'intento di ricacciare a mare gli anglo-americani. Durante questi combattimenti sul nuovo fronte dello scacchiere italiano, i tedeschi riuscivano ad affondare, con mezzi aerei radiocomandati, sommergibili e col concorso di mezzi navali della R.S.I. gli incrociatori britannici Spartan e Penelope ed i cacciatorpediniere, anch'essi inglesi, Janus e Inglefield. Anche sul fronte del Garigliano, del Rapido e del Sangro, si andavano svolgendo accaniti scontri. Mentre nel settore tenuto dalla 8a Armata britannica, lungo la valle del Sangro, per la spinta offensiva degli alleati non si verificavano fatti di rilievo, a parte i duri combattimenti nella zona di Ortona a Mare, sul versante tirrenico del fronte si registravano gli avvenimenti più importanti della campagna italiana dei primi mesi del 1944. Dapprima avveniva la conquista della zona antistante la linea Gustav, effettuata dalla Ia Armata del generale Clark, a prezzo di severe perdite, tra il 3 ed il 15 gennaio 1944. Il 17 dello stesso mese poi iniziava la battaglia del Garigliano, che il giorno 20 si estendeva anche alla valle del Rapido, comprendente la zona di Cassino. Ma l'offensiva del X Corpo britannico e del II americano non riuscivano a forzare il corso dei due fiumi. In occasione delle operazioni degli ultimi mesi sullo scacchiere italiano, i tedeschi impiegavano contro gli anglo-americani nuovi tipi di armi: carri pesantissimi, minuscoli carri e Golia radiocomandati e carichi di esplosivo, bombe radio guidate e siluri umani , simili ai maiali, della Decima Mas italiana. Ad Anzio intervenivano anche reparti italiani dell'Esercito della Repubblica Sociale Italiana. Essi erano il battaglione Paracadutisti e Nembo e quello della Decima Barbarigo, che si batterono con grande valore.

Il processo di Verona




8 gennaio 1944. Gli avveminenti che avevano avuto inizio con la seduta del 25 luglio 1943 del Gran Consiglio del Fascismo trovavano il loro epilogo nel processo di Verona, tenuto nello stesso salone di Castelvecchio dove si era svolto il primo congresso del Partito Fascista Repubblicano. Il processo contro i 19 membri del Gran Consiglio che votando contro Mussolini avevano provocato la caduta del Regime, nasceva dalla volontà, viva soprattutto negli ambienti fascisti che erano ritornati alla ribalta della vita politica con la Repubblica Sociale Italiana, di dare un esempio di forza. Il processo di Verona aveva quindi un valore essenzialmente politico; un valore politico che poteva essere discusso, ma non negato a priori, anche se portava conseguenze immediate non piacevoli tra le quali la fucilazione di Ciano la cui moglie era la figlia prediletta di Mussolini. In alto il salone di Castelvecchio durante il processo. In basso la Corte, formata dal presidente Vecchini (al centro), dal procuratore Fortunato e dai giudici Montagna, Riggio, Vezzalini, Pagliani, Mittica, Casalinuovo. Il processo veniva celebrato dal Tribunale Speciale.


11 processo di Verona aveva inizio con gli atti dell'istruttoria, esposti in maniera imparziale dall'avv. Cerzosimo. Poi seguiva l'interrogatorio dei soli 43 imputati presenti e dei testi, generalmente a carico, mentre si andava precisando chiaramente l'accusa di tradimento dell'Idea e la responsabilità nell'aver provocato il conseguente crollo dell'Italia. Tutti gli imputati respingevano queste accuse, protestando la loro fedeltà al Fascismo ed all'Italia. Degli imputati, Cianetti era in posizione privilegiata, a causa della lettera di pentimento e di ritrattazione del voto che egli aveva inviato a Mussolini subito dopo la seduta del Gran Consiglio. Fra i testi era anche l'ultimo Segretario del PNF, Sforza e l'ex membro del Gran Consiglio, Suardo, che sostenne apertamente la tesi del complotto condotto contro il Capo del Fascismo. In alto gli imputati presenti al processo: da sinistra De Bono, Pareschi, Ciano, Gottardi, Marinelli, Cianetti. In basso gli avvocati difensori, mentre parla il patrocinatore di Ciano.


11 gennaio 1944. Il processo aveva termine il 10 gennaio con la dichiarazione di colpevolezza e di condanna per tutti i 19 imputati, decisioni prese con cinque voti contro quattro. Tutte le condanne erano alla pena di morte, eccetto quella di Cianetti che comportava 30 anni di reclusione ed era dovuta alla ritrattazione che questi aveva fatto il 26 luglio. Respinta durante la notte la domanda di grazia, alle 9,20 del giorno 11 la sentenza veniva eseguita da un plotone di esecuzione formato da uomini della Guardia Nazionale Repubblicana. I condannati affrontavano la morte serenamente, ad eccezione di Marinelli. Ciano che all'attimo del fuoco aveva cercato di voltare la faccia al plotone (i condannati venivano fucilati alla schiena) non moriva alla prima scarica ed aveva bisogno del colpo di grazia. Nella foto in alto il plotone della Guardia Nazionale Repubblicana schierato per l'esecuzione. In basso l'attimo del fuoco!. Si nota nella foto il cappello di Pareschi portato via da un proiettile.

3 gennaio 1944. Mentre si andavano preparando le forze anglo-americane che sarebbero sbarcate ad Anzio, sul fronte tirrenico la 5a Armata del generale Clark iniziava l'attacco alle posizioni antistanti la linea Gustav. Nel corso di questi attacchi, il 6 gennaio le truppe alleate conquistavano San Vittore ed il 15 terminavano le operazioni preliminari per l'attacco alla principale linea di difesa tedesca con l'espugnazione del Monte Santa Croce e del Monte Trocchio. Durante questa prima metà di gennaio le perdite della 5a Armata erano piuttosto sensibili: circa 15.000 uomini, dei quali quasi 9.000 americani, 3.000 britannici ed altrettanti francesi. Nella foto a sinistra in alto un cannone francese da 59 min. usato dai tedeschi ed abbandonato davanti alla linea Gustav. A sinistra al centro una cingoletta britannica attraversa il Garigliano. A sinistra in basso un semovente M.7 durante una pausa dei combattimenti, nel settore del II Corpo americano. A destra in alto tiro notturno di un mortaio pesante inglese. A destra al centro mezzi corazzati della 5a Armata avanzano sulle strade sconvolte. Sul ciglione un carro Sherman fuori combattimento. A destra in basso reparti britannici entrano nell'abitato devastato di Lorenzo, oltre il Garigliano.



17 gennaio 1944. Dopo due giorni di calma sul versante tirrenico, durante i quali Kesselring procedeva ad un rapido riordinamento delle proprie forze (a metà gennaio erano giunte sul fronte italiano tre nuove divisioni tedesche: 44a, e 334a fanteria e 5a alpina), la 5a Armata americana riprendeva l'offensiva. Essa iniziava sul fronte del X Corpo britannico che attaccava il Garigliano; ma dopo alcuni successi iniziali doveva arrestarsi. Il 20 gennaio entrava in azione, a cavallo della statale n. 6 (presso Cassino), il II Corpo d'Armata americano. L'attacco era appoggiato dal 12a Comando aereo e da oltre 200 pezzi di artiglieria. Ma dopo tre giorni di violenti combattimenti punteggiati da numerosi contrattacchi tedeschi, le truppe di Kesselring, che avevano fatto intervenire nella mischia nuovi rinforzi, respingevano nettamente il II Corpo americano. In alto le artiglierie di un incrociatore britannico appoggiano le operazioni offensive sul Garigliano. In basso a sinistra il settore del fiume Garigliano in cui avvenne il passaggio da parte delle truppe britanniche visto dal ponte distrutto sulla Via Appia. A destra tra un fortino tedesco distrutto e le rovine romane di Minturno, una croce ricorda gli aspri combattimenti per il forzamento del fiume.

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