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2a Guerra Mondiale 1943-9 |
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La resistenza Italo - Tedesca |
Inno Tonga |
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| 6 maggio 1943. Ha inizio l'ultimo attacco contro Tunisi. Appoggiate alle
posizioni favorevoli conquistate nell'offensiva precedente, le truppe della
«la» Armata britannica e del « II » C. A. americano dopo breve ma aspra lotta
ruppero il fronte tedesco in due punti e lanciarono in profondità attraverso
le brecce le loro divisioni. Il giorno 7, le avanguardie della « 7a »
divisione corazzata britannica raggiunsero Tunisi e quelle della « 9a »
divisione di fanteria americana Biserta, mentre sul resto del fronte si
combatteva ancora furiosamente. Due giorni dopo, infine, la « 5a » Armata germanica
cessava la resistenza. Continuavano invece a combattere ad oltranza i soli reparti italiani aggregati all'Armata: il Reggimento « S. Marco » ed i
resti del «5a» e «10° » Regginiento bersaglieri, in gara ai eroismo con i
camerati della «la» Armata italiana che restavano fermi sulle posizioni di
Enfidaville. In alto a sinistra cannonieri del glorioso « S. Marco » si prodigano
nella resistenza senza speranza. Al centro a sinistra un grosso cannone inglese catturato in un contrattacco. In basso a
sinistra il carro americarno si è arrestato per sempre, mentre l'antichissima « nave del deserto »
prosegue lenta ma sicura il suo cammino. In alto a destra fino all'ultimo
le truppe italo-tedesche catturarono prigionieri. Al centro a destra: un
aereo inglese abbattuto. In basso a destra soldati tedeschi che tentano di
fuggire da Capo Bon su canotti di gomma vengono catturati dai britannici. |
Finis Africa
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| Dal 9 al 13 maggio si svolse la tragedia della gloriosa «1a» Armata italiana
invitta sul Mareth, sull'Akarit e ad Enfídaville, essa venne schiacciata dal
peso dell'intero XVIII Gruppo di Armate alleate che, con la resa dell'Armata tedesca, poterono impiegare tutte le proprie forze per annientarla.
Il 13 maggio, superata ogni possibilità umana di resistenza, ed avendo l'autorizzazione dal Comando Supremo italiano, il Comandante della, «la»
Armata, generale Messe, ordina alle sue truppe di deporre le armi. Quello stesso giorno ebbe la promozione a Maresciallo d'Italia, come supremo
riconoscimento della Patria al Comandante ed a tutta l'Armata. Nella foto in alto a sinistra il Maresciallo Messe prigioniero a Londra, al centro
fra ufficiali britannici. Al centro a sinistra il generale von Sponeck,
comandante della gloriosa 90a divisione leggera, la migliore unità germanica
in terra d'Africa. In basso a sinistra all'aeroporto di Londra, scambio di
saluti fra generali britannici ed italiani reduci dalla Tunisia. Nella foto
in alto a destra il generale von Varest giunge prigioniero col suo Stato
Maggiore a Londra. A destra in basso il generale von Arnim dopo la resa. |
La guerra sul mare
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| Con il dominio delle coste dell'Africa settentrionale, gli anglo-americani
si assicurarono il possesso di numerose basi aeree dalle quali gli
apparecchi alleati potevano colpire con estrema efficacia la penisola italiana. Man
mano che le nostre truppe cedevano terreno di fronte alla enorme superiorità del nemico, i bombardamenti delle città d'Italia si facevano sempre
più pesanti e massicci. Particolarmente provate risultarono le basi navali,
obbiettivi di primaria importanza per gli anglo-americani, poichè in
questo modo si riduceva alla minima efficienza la flotta italiana già logorata
dalla battaglia dei convogli. Il 10 aprile le « fortezze volanti », in una
incursione sulla Maddalena, affondarono l'incrociatore pesante « Trieste » e
colpirono il « Gorizia ». Il 19 un bombardamento a tappeto sul porto di
La Spezia affondava il CT. « Alpino ». In alto a sinistra l'incrociatore
« Trieste » in navigazione nell'alto Tirreno. In basso a sinistra alla
Maddalena grappoli di bombe cadono sul « Trieste ». In alto a destra il «
Trieste» centrato in pieno, prima di scomparire nei flutti. In basso anche
l'incrociatore «Gorizia» è centrato, ma potrà raggiungere la base di La Spezia. |
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![]() Nel tentativo ai alleggerire la enorme superiorità degli anglo-americani sul mare, la gloriosa « Decima Flottiglia Mas » si prodigò come non mai con i suoi sommozzatori ed i suoi mezzi d'assalto, e raggio a prezzo di alti sacrifici brillanti risultati. Dopo l'azione nel porto di Algeri, dove i nostri mezzi d'assalto distrussero 4 piroscafi per oltre 20.000 tonnellate, analoghi tentativi contro i porti di Sona e di Malta fallirono per le cattive condizioni del mare. Durante tutta la campagna di Tunisia, innumerevoli furono le riuscite azioni di sabotaggio compiute alle spalle degli schieramenti nemici dai nuotatori-paracadutisti della « Decima Mas ». Nelle foto in alto a sinistra il sommergibile Ambra ed il suo comandante, il capitano di corvetta Mario Arillo. A destra in alto il posto di pilotaggio di un « maiale ». Nella foto in basso i nostri sommozzatori imbarcano sull'« Ambra » un mezzo d'assalto. |
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| 8 maggio 1943. Il reparto della « Decima Mas » con base clandestina nel
ventre del piroscafo « Olterra » compì una nuova vittoriosa azione nella
rada di Gibilterra. La « Squadriglia dell'Orsa Maggiore », ricostituita dopo
le dolorose perdite delle azioni precedenti lanciò all'attacco nella notte
dell'8 maggio tre «maiali», comandati dal Capitano di Corvetta Ernesto
Notari, Tenente D. M. Camillo Tadini, Tenente Armi Navali Vittorio Cella,
con i rispettivi « secondi ». Superate tutte le difficoltà della strettissima
sorveglianza nemica e delle condizioni del mare (Tadini doveva tentare 6
volte l'attacco, prima di riuscirvi) i valorosi assaltatori italiani minarono
tre piroscafi che saltarono in aria all'alba. Erano il « Pat Harrison »
7 .000 tonn., il « Mahsud » (7.506 t.), e il « Camerata » (4.875 t.) In
alto la rada di Gibilterra. In basso a sinistra un eccezionale documento: un «maiale»
in navigazione subacquea verso il nemico. In basso a destra il Tenente Camillo
Tadini, distintosi nell'azione contro Gibilterra l'8 maggio 1943. |
![]() Prigionieri USA: ovvero, il crociato deluso. |
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