2a Guerra Mondiale 1943-9


La resistenza Italo - Tedesca


Inno Tonga 



La violenta offensiva anglo-americana contro la «5a» Armata germanica proseguiva per oltre 10 giorni, volta alla conquista delle alture che sbarravano la via di Tunisi e di Biserta. Particolarmente aspra la lotta intorno a due alture sulla strada di Tunisi, l'una denominata dagli inglesi « Longstop » e l'altra dai tedeschi « Stillstandshilgel ». In questi giorni sul fronte di Enfidaville l'artiglieria italiana ottenne un brillante successo: impiegata « in massa », distrusse col proprio tirola «56a» divisione britannica (unità fresca, appena giunta dall'Iraq) che si stava apprestando all'attacco, impedendo così a Montgomery di effettuare un nuovo sforzo offensivo nel nostro settore del fronte. Il giorno 3 maggio terminò l'offensiva anglo-americana nel settore della «5a» Armata tedesca: offensiva riuscita perchè, ad onta del valore delle truppe germaniche, diede agli anglo-americani il possesso delle posizioni dominanti a sud-ovest di Tunisi e ad occidente di Biserta. Nella foto in alto carri pesanti germanici da 30 tonnellate lanciati in azione controffensiva. Al centro una batteria di nuovi lanciarazzi germanici a 6 canne, impiegati anche in Tunisia, dopo che in Russia erano stati opposti alle « Katiusce » sovietiche. Nella foto in basso l'impressionante fuoco dei micidiali lanciarazzi tedeschi.

6 maggio 1943. Ha inizio l'ultimo attacco contro Tunisi. Appoggiate alle posizioni favorevoli conquistate nell'offensiva precedente, le truppe della «la» Armata britannica e del « II » C. A. americano dopo breve ma aspra lotta ruppero il fronte tedesco in due punti e lanciarono in profondità attraverso le brecce le loro divisioni. Il giorno 7, le avanguardie della « 7a » divisione corazzata britannica raggiunsero Tunisi e quelle della « 9a » divisione di fanteria americana Biserta, mentre sul resto del fronte si combatteva ancora furiosamente. Due giorni dopo, infine, la « 5a » Armata germanica cessava la resistenza. Continuavano invece a combattere ad oltranza i soli reparti italiani aggregati all'Armata: il Reggimento « S. Marco » ed i resti del «5a» e «10° » Regginiento bersaglieri, in gara ai eroismo con i camerati della «la» Armata italiana che restavano fermi sulle posizioni di Enfidaville. In alto a sinistra cannonieri del glorioso « S. Marco » si prodigano nella resistenza senza speranza. Al centro a sinistra un grosso cannone inglese catturato in un contrattacco. In basso a sinistra il carro americarno si è arrestato per sempre, mentre l'antichissima « nave del deserto » prosegue lenta ma sicura il suo cammino. In alto a destra fino all'ultimo le truppe italo-tedesche catturarono prigionieri. Al centro a destra: un aereo inglese abbattuto. In basso a destra soldati tedeschi che tentano di fuggire da Capo Bon su canotti di gomma vengono catturati dai britannici.

Finis Africa




Dal 9 al 13 maggio si svolse la tragedia della gloriosa «1a» Armata italiana invitta sul Mareth, sull'Akarit e ad Enfídaville, essa venne schiacciata dal peso dell'intero XVIII Gruppo di Armate alleate che, con la resa dell'Armata tedesca, poterono impiegare tutte le proprie forze per annientarla. Il 13 maggio, superata ogni possibilità umana di resistenza, ed avendo l'autorizzazione dal Comando Supremo italiano, il Comandante della, «la» Armata, generale Messe, ordina alle sue truppe di deporre le armi. Quello stesso giorno ebbe la promozione a Maresciallo d'Italia, come supremo riconoscimento della Patria al Comandante ed a tutta l'Armata. Nella foto in alto a sinistra il Maresciallo Messe prigioniero a Londra, al centro fra ufficiali britannici. Al centro a sinistra il generale von Sponeck, comandante della gloriosa 90a divisione leggera, la migliore unità germanica in terra d'Africa. In basso a sinistra all'aeroporto di Londra, scambio di saluti fra generali britannici ed italiani reduci dalla Tunisia. Nella foto in alto a destra il generale von Varest giunge prigioniero col suo Stato Maggiore a Londra. A destra in basso il generale von Arnim dopo la resa.

La guerra sul mare




Con il dominio delle coste dell'Africa settentrionale, gli anglo-americani si assicurarono il possesso di numerose basi aeree dalle quali gli apparecchi alleati potevano colpire con estrema efficacia la penisola italiana. Man mano che le nostre truppe cedevano terreno di fronte alla enorme superiorità del nemico, i bombardamenti delle città d'Italia si facevano sempre più pesanti e massicci. Particolarmente provate risultarono le basi navali, obbiettivi di primaria importanza per gli anglo-americani, poichè in questo modo si riduceva alla minima efficienza la flotta italiana già logorata dalla battaglia dei convogli. Il 10 aprile le « fortezze volanti », in una incursione sulla Maddalena, affondarono l'incrociatore pesante « Trieste » e colpirono il « Gorizia ». Il 19 un bombardamento a tappeto sul porto di La Spezia affondava il CT. « Alpino ». In alto a sinistra l'incrociatore « Trieste » in navigazione nell'alto Tirreno. In basso a sinistra alla Maddalena grappoli di bombe cadono sul « Trieste ». In alto a destra il « Trieste» centrato in pieno, prima di scomparire nei flutti. In basso anche l'incrociatore «Gorizia» è centrato, ma potrà raggiungere la base di La Spezia.



Nel tentativo ai alleggerire la enorme superiorità degli anglo-americani sul mare, la gloriosa « Decima Flottiglia Mas » si prodigò come non mai con i suoi sommozzatori ed i suoi mezzi d'assalto, e raggio a prezzo di alti sacrifici brillanti risultati. Dopo l'azione nel porto di Algeri, dove i nostri mezzi d'assalto distrussero 4 piroscafi per oltre 20.000 tonnellate, analoghi tentativi contro i porti di Sona e di Malta fallirono per le cattive condizioni del mare. Durante tutta la campagna di Tunisia, innumerevoli furono le riuscite azioni di sabotaggio compiute alle spalle degli schieramenti nemici dai nuotatori-paracadutisti della « Decima Mas ». Nelle foto in alto a sinistra il sommergibile Ambra ed il suo comandante, il capitano di corvetta Mario Arillo. A destra in alto il posto di pilotaggio di un « maiale ». Nella foto in basso i nostri sommozzatori imbarcano sull'« Ambra » un mezzo d'assalto.



8 maggio 1943. Il reparto della « Decima Mas » con base clandestina nel ventre del piroscafo « Olterra » compì una nuova vittoriosa azione nella rada di Gibilterra. La « Squadriglia dell'Orsa Maggiore », ricostituita dopo le dolorose perdite delle azioni precedenti lanciò all'attacco nella notte dell'8 maggio tre «maiali», comandati dal Capitano di Corvetta Ernesto Notari, Tenente D. M. Camillo Tadini, Tenente Armi Navali Vittorio Cella, con i rispettivi « secondi ». Superate tutte le difficoltà della strettissima sorveglianza nemica e delle condizioni del mare (Tadini doveva tentare 6 volte l'attacco, prima di riuscirvi) i valorosi assaltatori italiani minarono tre piroscafi che saltarono in aria all'alba. Erano il « Pat Harrison » 7 .000 tonn., il « Mahsud » (7.506 t.), e il « Camerata » (4.875 t.) In alto la rada di Gibilterra. In basso a sinistra un eccezionale documento: un «maiale» in navigazione subacquea verso il nemico. In basso a destra il Tenente Camillo Tadini, distintosi nell'azione contro Gibilterra l'8 maggio 1943.


Prigionieri USA: ovvero, il crociato deluso.

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